“Gli Arconti e la ricerca del Fuoco Sacro”

[Cerimonia del “Fuoco Sacro” a Gerusalemme]

Gli Arconti occupano un ruolo assoluto, predominante e di rilievo, in quella che è conosciuta come la Gnosi, specie in riferimento al destino ultimo dell’Uomo. Non volendo addentrarci nella “Genesi” degli Arconti e del Demiurgo loro Padre, tematica alquanto complessa da spiegarvi in breve e in questa sede (e che affronteremo in ulteriori studi), mi limiterò ad accennarvela in modo da darvi un’idea sui generis della tematica che mi accingo a svelarvi, scusandomi in anticipo se sarò approssimativo. I miti gnostici, più o meno unitariamente, sono concordi nel sostenere che il nostro Mondo sia stato il frutto dell’opera di un “Dio Minore“, solitamente chiamato con i nomi di Jaldabaoth – anche Samael – spesso descritto come cieco o arrogante, comunque una potenza intermedia, figlio, nonché frutto dell’errore di SophiaElla (dal greco “Sapienza”) prese forma come concetto a sé stante, nelle comunità gnostiche di scuola alessandrina, siriana, ma anche nell’ebraismo e nel primo cristianesimo, assumendo il significato di “Sapienza o Conoscenza Divina“, parte femminile o “Eterno Femminino” di Dio.

Essendo la componente femminile di Dio, divenne al tempo stesso “Sorella e Sposa del Cristo“, poiché, anch’Egli proviene da Dio, un Dio giustamente inteso come “Padre e Madre” allo stesso tempo, in quanto “Origine” di due princìpi, quello maschile (il Cristo) e quello femminile (Sophia). Nella tradizione gnostica, Ella provocò un’instabilità nel Pleroma, contribuendo alla creazione della Materia, e in quanto manifestazione ultima, generò così il Demiurgo che ne diventò poi l’Artefice (o l’Architetto). Sophia, per gli gnostici cristiani, divenne ben presto un elemento centrale per comprendere la straordinaria e complessa cosmologia universale, dal momento che Essa, essendo componente femminile di Dio (in quanto Madre), risiede in tutti noi sotto forma di “Scintilla Divina, un Punto di Luce“, e il Cristo (l’elemento maschile e di Padre), fu inviato nel Cosmo e sui pianeti per “accenderla“; come in séguito, Gesù prese forma umana anche nella nostra Terra, in qualità di Messia emissario per risvegliarla dagli inganni degli Arconti e del Demiurgo, portando la Gnosis.[1]

Ma l’intera storia è molto più complicata e intrigante di quanto si possa immaginare, perché presso tutti i sistemi gnostici, si insegnava che l’Universo ebbe inizio da un Dio Originario, “perfetto ed inconoscibile“, definito come PadreBythos o Monade. Questo “concetto divino” venne poi associato al Logos dello Stoicismo, dell’Esoterismo, all’Ein Sof della Qabbalah, al Brahman dell’Induismo, alla Trinità del Cristianesimo, etc. Nello Gnosticismo Cristiano era noto come “Primo Eone” e in quanto “Uno“, emanò spontaneamente altri “Eoni”, come descritto anche nel Taoismo cinese, “Entità” che poi si accoppiarono in una sequenza tale che la loro potenza andò via via sempre più scemando, divenendo inferiori e caduche nella Materia; l’ultima di queste coppie, alla fine, fu formata da Sophia e il Cristo. L’insieme degli “Eoni” costituiva il Pleroma, la pienezza o la “Totalità di Dio“, perciò non intese come” Entità” diverse o a lui separate, ma come astrazioni simboliche della sua stessa natura divina.

Sophia, a un certo punto, tentando di aprire una breccia nella barriera tra lei e l’inconoscibile Bythos, decise di generare senza la sua controparte maschile e tale gesto portò in sé un disequilibrio all’interno del Pleroma, contribuendo al formarsi di un vero e proprio abominio: il Demiurgo (Satana), identificato successivamente nel Dio ebraico YHWH, anche noto come Yaldabaoth (Samael), creatore di tutto l’Universo Materiale a oggi a noi conosciuto, un “dio minore malvagio”, dato che Ella lo generò senza la sua sigizia (unione o congiunzione), ovvero il Cristo. In sostanza, Sophia, stranamente fu assalita dall’angoscia e la paura di perdere la vita, memore della perdita della “Luce Originaria dell’Uno“, e tali sentimenti contrastanti le provocarono confusione e una brama morbosa di tornare a lui. A causa di questa paura, la Materia venne accidentalmente “in essere” attraverso la trasformazione (o trasmutazione) dei “Quattro Elementi“: Fuoco, Acqua, Terra e Aria.

Fu in questo contesto che il Demiurgo venne originato, ma essendo nato privo della sua forma più autenticamente divina, le sue sembianze apparvero subito mostruose: un “Essere” dalla testa leonina. Egli, ritrovandosi in questo limbo grezzo, plasmò tali elementi creando il “Mondo Fisico” nel quale viviamo ancora oggi, ignorante però dell’esistenza della stessa Sophia e che, comunque, riuscì ad infondere alcune scintille (Pneuma) nelle creature del Demiurgo suo figlio. All’interno di questo nostro viaggio è fondamentale soffermarsi un attimo sul reale significato dei termini di Arconte e Demiurgo. Demiurgo è l’artefice che ha ordinato una nuova realtà, seppur illusoria, ed è colui che ha schematizzato il Caos iniziale della Creazione dentro dei rigidi schemi mentali, oltretutto meccanici. In effetti, in quanto tale, si comporta come un vero e proprio artigiano, un Fabbro che ostinatamente batte in modo violento sul ferro incandescente, forgiandone la “Forma“, a suo capriccio e volontà; si evince che esiste un ulteriore realtà ultramondana dove la Materia-Oggetto del suo lavoro, è estranea e, così, precedente alla Genesi.

Arconte, inoltre, è un titolo che nella Grecia antica veniva riservato ad alti magistrati, ovvero uomini di alto lignaggio, delegati al governo o al potere, nonché al giudizio e all’ordine della cosa pubblica. Queste “Potenze Intermedie“, del tutto operanti nella Materia da loro plasmata e forgiata, intrisa di tutti i loro rigidi schemi mentali e meccanici che ne permettono un regolare funzionamento, dominano il “Mondo dei Fenomeni” dove lo gnostico, ritrovandosi prigioniero e separato dalla Casa del Padre, vi si riflette come in uno specchio, non riuscendo a vedere l’Oltre. In questa opprimente prigione, dove la nostra vita sembra circondata dal sonno, indotti dagli innumerevoli veli che ci oscurano la “Luce della Verità“, gli Arconti si nutrono della nostra Energia così da potersi mantenere in vita e continuare il loro dominio. In tutto questo dramma cosmico, l’anelito del “Ritorno alla Casa del Padre”, assume una duplice natura, perché rappresenta la volontà di tornare alla nostra patria natia tra le Stelle, non ritrovandosi più costretti a incarnarsi in questo pianeta straniero e per noi “alieno“, e per quanto possiamo sentirlo nostro, potremmo sfuggire così a un Ciclo, non solo di imposte reincarnazioni, ma anche dall’essere preda e cibo per potestà così astute e ingannevoli.

Del resto, su questo paradigma si sono fondati molti movimenti esoterici, specie di natura neo-gnostica, che ripropongono quel fastidiosissimo “dominio assoluto dell’Io-Demone sulla Mente dell’Uomo“, che lo costringe a compiere azioni e a ritrovarsi a vivere situazioni adatte alla loro manifestazione, e al nutrimento che ne consegue, attraverso l’assimilazione di emozioni positive e negative, etc. Ma la Gnosi scende anche più nel dettaglio descrivendo il “Mondo Inferiore” in cui vivono tali Entità (creato su modello del Corpo Umano), composto da un numero variabile fra “Sette e oltre Trecento Cieli“, presieduto dagli stessi Arconti e gli Angeli del Demiurgo, dimensione che li separa dal “Mondo Superiore” (Pleroma). Ora, finché l’Anima vive nel Corpo, essa ne rimane vincolata ed ogni fuga risulta impossibile, per cui, lo gnostico impegnandosi ad acquisire la Conoscenza, permette all’Anima di iniziare con successo quel “viaggio astrale” che riuscirà finalmente a liberarla, mentre al contrario, in mancanza della Gnosi, si troverebbe in balia delle “Potenze Arcontiche” che dominano lo Spazio, più propriamente galattico (la Terra e i Pianeti dei “Sistemi” che lo compongono), oltreché del Tempo del quale sono abili manipolatori.

A questo punto del nostro breve ma intenso percorso gnostico, abbiamo ben compreso come esistano, per questa dottrina, “Due Mondi“, dove quello “Terreno” altro non è che l’immagine contorta e ingannevole di quello “Celeste“. La visione della caducità della Terra, o dei pianeti in generale, con l’alto che è nel Cosmo, oltre la cortina imposta dal “Mondo Inferiore“, corrisponde alla visione spirituale dell’Uomo in quell’Io esteriore con quello interiore, tra il Conscio e l’Inconscio della Psiche. Viviamo la nostra vita, secondo lo Gnosticismo (e non solo), all’interno di quello che si potrebbe definire “Inconscio Collettivo” (e Cosmico) che si situa sotto il limite posto dal Cristo, sin dall’inizio dei tempi, per separare il “Mondo del Padre” dal “Mondo del Demiurgo“, così da impedirne la mescolanza. E all’interno dell’Uomo, brucia un “Fuoco Sacro” che corrisponde in modo paradossale, proprio a ciò che si trova sopra questo Limite, quindi al “Regno del Padre“, il Pleroma, e che lo collega direttamente allo stesso “Padre” da cui ha origine.

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Il Fuoco Sacro

Ma questo “Fuoco SegretoImperituroSacro o Divino” che sia, è presente in molte Cosmogonie della Terra, e se provassimo a risalire indietro nei secoli risulterebbe pressoché impossibile riuscire a datarne il culto, molto probabilmente antico quanto la scoperta del Fuoco da parte dell’Umanità primitiva. Nelle religioni antiche, che si perdono nella notte dei tempi, si distingueva un “Triplice Fuoco“: il Celeste (il Sole), il Terrestre (la Fiamma del focolare) e l’Acquatico (la Folgore che guizza dalle nubi). Molti popoli trattavano il Fuoco, a ben ragione, al pari di un “Essere Vivente“, e per questo lo ritenevano meritevole di tanti riguardi, a cominciare da quello dell’antica Grecia, di quando Zeus per la stima che riponeva in Prometeo, gli diede l’incarico di forgiare l’Uomo, ed egli lo modellò dal fango e lo “animò” con il “Fuoco Divino“. Un filo conduttore segreto unisce anche il “Culto del Fuoco Sacro“, dalla mitologia zoroastriana a quella romana (Vesta), o ai primi culti cristiani, specie quelli gnostici come abbiamo ben visto. Fu l’evangelista Luca che nel capitolo terzo del suo Vangelo, presentò il Battista come un profeta che “appicca dovunque il Fuoco della Parola del Signore“.

«Io vi battezzo con Acqua, ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco.» (Lc 3,16)

Dunque, l’annuncio del “nuovo battesimo” era fatto dal Battista con il chiaro riferimento al Fuoco. Il Fuoco, lo sappiamo, illumina e rende possibile il cammino anche nel buio della notte, riscalda e fa sbocciare il miracolo della Vita tra il gelo, purifica e fa risplendere ogni cosa, perché «piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato, accende il Fuoco dell’Amore» (Simeone 949-1022 d.C.). Simeone, teologo e santo della Chiesa Ortodossa, scrisse nei suoi “Trattati Etici“.

«Dio è Fuoco, egli è venuto come Fuoco e ha riversato il Fuoco sulla Terra. Questo Fuoco corre dappertutto, cercando una Materia da investire, ossia una disposizione d’animo e una volontà buona per gettarsi sopra di essa e infiammarla. In coloro nei quali il Fuoco si accende, la vampa sale alta, non lasciando requie o riposo a chi viene infiammato. Ne ciò accade in modo inconscio, come pensano alcuni, ignari delle cose dello Spirito. Infatti, l’Anima infiammata, che questo Fuoco consuma, non è esca insensibile, ma pienamente dotata di sensazione e conoscenza; perciò essa all’inizio prova un enorme dolore. Poi, dopo averla purificata perfettamente dalle macchie delle passioni, questo Fuoco le diventa cibo e bevanda, illuminazione e gioia incessante: per partecipazione trasforma il nostro Essere in Luce. […] Così è lo Spirito, è Luce potente di Verità che ci guida passo passo verso la Verità tutta intera.» (Gv 16,13)

La Gnosi, pertanto, è la “Suprema Purificazione“ mediante la quale ogni Uomo, tramite di essa, riprende contatto con il proprio “Sé Interiore o Superiore“, nel mentre viene ricondotto verso la “Luminosità Originaria“. Con il tempo, nondimeno, le passioni materiali possono oscurare quella Luce, e la Mente potrebbe contaminarsi automaticamente di pensieri impuri. Se di pari passo, però, viene portata avanti una continua purificazione interiore, le tenebre sì diraderanno. E se mentre il “Fuoco del Maligno” può essere oscurante, quello divino è al suo opposto ascendente e aiuta a portare distacco per le cose materiali, o terrene, per quelle pure e spiritualmente universali. Il “Fuoco Interiore” si compie con la continuità della propria ricerca spirituale, e più questo Fuoco divampa, più la Materia sottile controllata dalla Mente è soggetta a variare le sue caratteristiche, per questo motivo, non solo gli gnostici, ma anche molti artisti nel corso dei secoli hanno ricercato la “Conoscenza Interiore del Sé“, come una chiave per comprendere le verità universali: “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo“, e la convinzione che “chi esplora l’esperienza umana scopra nello stesso tempo la realtà divina“.

Simon Mago (Samaria, I secolo, considerato dagli eresiologi cristiani il primo degli eretici e proto-gnostico samaritano), ad esempio, sosteneva che ogni essere umano è un luogo abitato e “che in lui dimora un Potere Infinito… la radice dell’Universo”. Ma questo “Potere Infinito” esiste in due modi, uno “reale” e l’altro “potenziale“, perciò “esiste allo stato latente in ognuno”, ma “potenzialmente, non realmente”. Alla base della dottrina di Simon Mago, dal punto di vista filosofico, c’era il Monismo, una “Potenza Unica“, divisa in alto e in basso, riconducibile al “Fuoco Divino” (come nella Cosmogonia Zoroastriana), ingenerato e dotato di pensiero, principio creatore e ordinatore del Cosmo, immanente, principio della generazione di tutte le creature. Ma chi era questo misterioso personaggio? La fonte più diretta, dalla quale attingere informazioni sulla sua figura, ci viene offerta dal Nuovo Testamento, precisamente negli “Atti degli Apostoli“. Nel versetto 8,9-9,24 ci viene presentato in questi termini: “Vi era un tale, di nome Simone, che aveva esercitato nella città le arti magiche e faceva sbalordire le genti della Samaria, spacciandosi per qualcosa di straordinario“; Simon Mago – dice la nota – è “l’antagonista di Simon Pietro e pare che si spacciasse come Messia“.

Negli “Atti degli Apostoli“, Simon Mago ci viene descritto anche in questo modo: “Vi era nella città (Samaria) un uomo di nome Simone, che faceva il Mago e riempiva di stupore i Samaritani affermando di essere un personaggio importante. A lui prestavano tutti ascolto, i piccoli e i grandi, e dicevano: questi è la Potenza di Dio, quella che è chiamata Grande. Gli prestavano ascolto perché da lungo tempo egli con le sue arti magiche li aveva incantati.” Una delle più famose leggende narra che Simone, “meccanico“, si esibiva (sembra gratuitamente) come Mago dai poteri strabilianti, facendo eseguire voli agli attori nei teatri; diceva di possedere la “Chiave” per manipolare la Materia, di poter passare attraverso i solidi e sapeva fare “miracoli illusionistici“, animando le statue. Sembrerebbe essere stato seguace, sia di Giovanni Battista che del diacono Filippo (detto l’Evangelista) e che si fece battezzare, ma rimase colpito dai prodigi che erano in grado di compiere Pietro e gli altri Apostoli; avendo desiderato anche lui di disporre di tale potere chiese all’apostolo Pietro di poter acquistare queste facoltà prodigiose. Venne invece duramente rimproverato e maledetto per sempre (“Alla perdizione tu e il tuo denaro! Poiché hai creduto di ottenere il dono di Dio con l’oro.” – Atti degli Apostoli), da qui il termine “simonia” che indica la compravendita delle cose spirituali e sacre.

Che Simon Mago non fosse solo un impostore, ma un vero e proprio “iniziato“, ci viene confermato, sia dagli “Atti degli Apostoli” che da fonti successive (es. Giustino, Ireneo, ecc.) i quali lo descrivevano come “… l’iniziatore di una vera e propria setta religiosa caratterizzata da una dottrina a tratti accentuatamente gnostici” (M. Simonetti, “Testi gnostici in lingua greca e latina“). Una delle caratteristiche principali del “Sistema di Simone” era la pratica della Magia, che egli dovrebbe aver appreso in Egitto. Sempre secondo Simone e i suoi successori, la “Sapienza” si poteva ottenere mediante la pratica di operazioni magiche, e che quindi da sola, la fede, non sarebbe stata sufficiente. “L’impegno continuo e assiduo nel praticare operazioni magiche può portare l’essere umano a perfezionarsi tanto da divenire cosciente cooperatore del Logos.” Simone, secondo il suo “Sistema” (sviluppato in seguito dai suoi successori) era la personificazione del Logos, si immedesimava totalmente con l’dea del “Logos-Salvatore” ed era simboleggiato come il Sole, mentre Elena, la sua compagna, incarnava “l’Anima del Mondo” e la Luna (oltreché Sofia, ovvero la Sapienza).

Elena/Sapienza, secondo tale credenza, era intesa come la parte femminile “dell’Androgino Originario” che, separata dalla sua metà maschile (Simone/Sole) tende con tutte le sue forze alla reintegrazione “nell’Uno Primordiale“. Ireneo descrisse il seguente schema del “Sistema Simoniano“: “La Sapienza fu la prima Concezione della Mia Mente, la Madre del Tutto per mezzo della quale (…) concepii nella Mia Mente la creazione degli Angeli e degli Arcangeli. Questo Pensiero (…) discese alle più basse regioni e generò gli Angeli e le Potenze (…). E dopo averli generati fu da essi per invidia trattenuto, perocchè dessi non volevano esser creduti progenie di nessun altro. E la Sapienza fu fatta prigioniera dagli Angeli e dalle Potenze che da lei erano stati emanati. Ed essa soffrì ogni sorta di oltraggio (…) onde impedirle di risalire al Padre suo, sino ad essere imprigionata nel corpo ed a trasmigrare in altri corpi femminili come da un vaso all’altro… Così dessa, trasmigrando di Corpo in Corpo, e perciò altresì subendo continuamente oltraggio, finalmente stette pur anco a prezzo in un bordello; ed essa fu la ‘pecora smarrita’. Perciò, altresì, Io son venuto per la prima volta a portarla via ed a liberarla dai suoi ceppi; per far certa la salvazione degli uomini mediante la mia Gnosi.” Risulta evidente, nella sua dottrina gnostica, l’importanza che veniva data al “simbolismo femminile“, come alla mitologia che esso ha ispirato.

La figura di Elena, considerata come l’ultima e degradata incarnazione della “Sapienza”, costituiva lo strumento imprescindibile per la salvezza universale del Genere Umano; l’unione del Mago (Gesù) con la Prostituta redenta (la Maddalena), indicava pertanto la riunificazione di Dio (Simone) con la “Sapienza Divina” (Elena). Altro aspetto della dottrina simoniana fu quello riguardante il “Dualismo Cristo-Gesù“. Ireneo a tal proposito scrisse: “… cosicché Egli apparve agli uomini come un Uomo, benché Uomo non fosse; e fu creduto che avesse sofferto in Giudea, benché in realtà non soffrisse”. Qui affiorano retaggi della dottrina dei Doceti i quali, com’è noto, credevano nella “Non-Realtà della Materia” (da notare come il nome “docetae” significhi “illusionisti”, termine questo che rimanda allo stesso significato di Maya, o Illusione tra gli induisti); in breve: fu fatta una distinzione tra il Cristo detto anche “Eone Divino o Uomo Perfetto” e Gesù. A soffrire non fu il Cristo ma bensì il “Corpo di Gesù” (l’Uomo Imperfetto) in cui il Dio-Cristo albergava. Va qui puntualizzato che il Cristo non si incarnò nel Corpo di un uomo chiamato Gesù, ma bensì che prese e creò un “Corpo Illusorio umano chiamato poi Gesù“. Tutto ciò ricorda molto i concetti induisti di Maya e Samsara, dove Maya è per l’appunto, apparenza e illusione, mentre Samsara si esplica attraverso il “Mondo dei Fenomeni“, cioè il Mondo in cui siamo inseriti per fare esperienza illusoria della Vita.

Ma con ciò non si parlava della “Reincarnazione Fisica“, o della “Resurrezione della Carne“, concetti che gli gnostici non concepivano e che furono sempre causa di contrasti con la Chiesa ufficiale. A questo punto, si comprende come gli scritti canonici, e i Padri della Chiesa, ci abbiano sempre dipinto tale personaggio come un “Mago di Professione“, un ciarlatano, una degenerazione dei Magi Persiani (seguaci delle “Dottrine di Zoroastro”) e che erano invece considerati dei Grandi Sapienti. Quelli degenerati (alla stregua di Simon Mago) erano però degli avventurieri che speculavano, secondo la Chiesa, sulla credulità popolare spacciandosi per grandi conoscitori delle “Materie Occulte“, astrologi, esorcisti, indovini e interpreti di sogni, stregoni insomma e che per la costituenda Chiesa Cattolica Romana rappresentavano un pericolo. Ma se in fondo, Simon Mago fosse stato solo questo, appunto un ciarlatano, cosa avrebbe dovuto temere Santa Romana Chiesa? Perché, per un ciarlatano, si scomodarono i più illustri Padri della Chiesa, scrivendo trattati sulle sue ideologie? Ireneo lo definì “Maestro Gnostico“, e questo significa che non era uno sprovveduto, tutt’altro, inoltre aveva anche creato una “Scuola” e fondato delle “Chiese” con molti discepoli (tra cui Menandro e Saturnino[2]) che lo seguirono.


“[1] Non è un caso che, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, nella Chiesa Ortodossa Russa e nella Sophia, venne individuata da alcuni teologi, una figura chiave per la comprensione della Divinità stessa. I più famosi fautori di questa tesi furono Vladimir Solov’ëv, Nikolaj Berdjaev, Pavel Aleksandrovič Florenskij e Sergej Nikolajevič Bulgakov, il cui libro “Sophia: La Saggezza di Dio”, rappresentò l’apoteosi della cosiddetta “Sophiologia”, anche se tale opera venne denunciata dalle autorità religiose russe come eretica. Per Bulgakov, Sophia era sullo stesso piano della Trinità, operando come parte “Femminile di Dio” di concerto con i “tre princìpi maschili” del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

[2] Rispetto alla dottrina proto-gnostica di Simone, Menandro (eretico gnostico del II secolo) non si identificava più con il “Sommo Bene” ma come una manifestazione del Dio Primordiale. Egli sosteneva di essere stato mandato dal Cielo per insegnare la Magia, attraverso la quale gli Uomini avrebbero sconfitto gli “Angeli Cattivi” e raggiunto l’Immortalità: «Egli afferma che la Prima Potenza è sconosciuta a tutti; egli poi è il Salvatore mandato dagli Invisibili per la salvezza degli Uomini. Il Mondo è stato fatto dagli Angeli, che egli, come Simone, dice emessi dal Pensiero. Grazie alla Magia da lui insegnata è data la conoscenza per poter vincere gli stessi Angeli che hanno creato il Mondo.» (Ireneo, Contro le Eresie, I 23, 5)Saturnino (Satornil, II secolo) può essere considerato, invece, uno dei primi pensatori propriamente gnostici. Egli fu indicato da Ireneo di Lione quale discepolo di Simon Mago prima e di Menandro poi, ma la sua dottrina si differenziava da quella dei suoi due predecessori per il marcato aspetto anti-giudaico. Visse e predicò ad Antiochia nella prima metà del II secolo. «Saturnino come Menandro dichiara che c’è un solo Padre a tutti sconosciuto, che ha fatto Angeli, Arcangeli, Potenze, Dominazioni. Il Mondo e tutto quanto vi è contenuto è stato creato da Sette Angeli. Anche l’Uomo è creazione degli Angeli: poiché infatti apparve una luminosa immagine dal Sommo Potere, quelli non avendolo potuta trattenere perché era tornata subito in alto, si esortarono a vicenda dicendo: “Facciamo un Uomo a immagine e somiglianza”. Essi lo fecero, ma la loro creatura non poteva stare in piedi, a causa dell’incapacità degli Angeli, e si agitava come un verme. Allora la Potenza dall’alto ebbe compassione di lui […], ed emise una Scintilla di Vita, che eresse l’Uomo, lo articolò e lo fece vivere.» (Ireneo, Contro le Eresie, I 23,5). Saturnino fu tra i primi a identificare il Dio dell’Antico Testamento con uno degli “Arconti Creatori del Mondo“, il più potente (il Demiurgo), e a sostenere che il Padre aveva mandato sulla terra il Cristo per distruggerlo. Il Cristo, però, venne sulla Terra solo apparentemente, perché il suo scopo era quello di farci capire che la salvezza consisteva nel liberare lo Spirito dal Corpo che lo imprigionava e gli impediva di tornare al Padre. Per questo motivo Saturnino rifiutava tutto ciò che era materiale, conducendo una vita dedicata all’ascesi e alla castità.