“Lo Spirito, o colui che anela al ritorno”

[“The Ascension of Christ“, del 1958. Dipinto di Salvador Dalí]

«I selvaggi, come gli ignoranti, attribuiscono a qualche “Spirito” tutti gli effetti dei quali, per la loro inesperienza, non riescono a rintracciare le vere cause. Chiedete a un selvaggio che cosa fa muovere il vostro orologio: vi risponderà: “Uno Spirito”. Chiedete ai nostri savi che cosa fa muovere l’Universo: vi risponderanno: “Uno Spirito”.» (Jean Meslier)

Spirito è una parola di derivazione latina, da spiritus che significa letteralmente soffiorespiroalito, dal verbo spiraresoffiare, un termine con cui si traduce anche il greco pneuma, che nell’accezione più antica significava, per l’appunto, respiroariasoffio, identificato poi dagli Stoici come la stessa “Energia” che dà la Vita a tutta la realtà esistente, “Principio Vitale o Anima del Mondo“. La parola, dai diversi significati, in ambito filosofico e nelle religioni (a differenza di “quell’Essenza Metafisica del Tempo, Eterna non-ubiqua“, dimorante all’interno dell’Uomo e chiamata Anima), indica generalmente “l’Essenza Metafisica dello Spazionon-eterna“, dimorante anch’essa nell’Uomo, identificata nel corso dei secoli con termini quali: prāṇa dal sanscrito, ruach dall’ebraico, pnéuma dal greco, mentre Anima più propriamente deriva, sempre dal sanscrito, dalla parola Ātman, dall’ebraico nephesh, e attraverso il greco da psychḗSpirito o “Energia Spirituale“, sostanzialmente, è la manifestazione della potenza interna dell’Uomo e dell’Universo, oltre a costituire il “Mondo Spirituale“, dimora originale di tutti gli “Esseri“.

Principio immateriale della Vita, sede del pensiero, della volontà, delle attività mentali e dei sentimenti più alti, nel suo significato originario risiede il più antico concetto, in quanto “Principio vitale delle Cose“, concepito come un’Entità Materiale, ma formato da una sottilissima e mobilissima sostanza, assai affine al Fuoco, appartenente al Divino e che anima le cose e le guida secondo i propri voleri. Tale concetto, che trovò la sua giusta collocazione nello Stoicismo, venne fatto proprio dalla medicina greca, quando Erasistrato[1] ne distinse di due tipi, uno con sede nel Cuore e l’altro nel Cervello; tali concezioni sopravvissero anche in età medievale, dove la Medicina li concepì come “Sostanza Materiale” mobile e sottilissima (lo Spiritus Corporeus o Animalis). In tale contesto si insinuò anche un certo “Dualismo” tra Spirito e Materia, ove per Spirito si intese la “Sostanza” per definizione immateriale, e che apparve la prima volta in Platone e poi nella Filosofia Cristiana. Più tardi fu Cartesio a sostenere che lo Spirito è una “sostanza nella quale risiede immediatamente il pensiero”, abbracciando concetti come: CoscienzaRealtà Pensante e Intelletto.

«Il Mondo è diventato così povero che i suoi antichi tesori dello Spirito gli sono necessari. Ha preso l’abitudine di pensare a gruppi, a classi, a masse; e la Civiltà sta crollando sotto il peso di quest’errore.» (Charles Morgan)

Sin dalle sue origini, il pensiero cristiano intese il pneuma, anche da un punto di vista immateriale, come un “Soffio Divino” animatore dell’Universo, o come “Anima di Dio” (e poi dell’Uomo), concetti presenti anche in precedenza in Filone l’Ebreo e in San Paolo, che contrappose lo Spirito alla Carne. La Teologia e la Filosofia Cristiana descrivevano non solo lo “Spirito Santo“, ma anche gli “Spiriti Puri” (Dio e gli Angeli) e gli “Spiriti Infiniti“, distinti dagli “Spiriti Finiti“, ovvero le Anime Umane. Tale pensiero si perpetuò e trasformò nella Storia della Filosofia in vari autori rinascimentale come Agrippa di Nettesheim, Paracelso, Giordano Bruno, etc., che secondo le credenze magiche e le Scienze Occulte del tempo, intendevano il pneuma come uno strumento che si servirebbe della Divinità per influire sulle varie azioni umane. Nel Cristianesimo, il pneuma, fu derivato dal termine ebraico Spirito (ruach), nome di genere femminile che indica il vento, il respiro, oltre che con tale termine veniva indicata anche la “Potenza Divina” che può riempire gli uomini della sua sapienza, come nel caso dei Profeti. Questo “Concetto“, purtuttavia, non conobbe un particolare sviluppo in seno all’Ebraismo, come invece lo fu nel Cristianesimo, tanto da essere trattato nella Pneumatologia, termine introdotto in Filosofia da Leibniz.

Nel pensiero illuministico, invece, lo Spirito si distinse dall’Anima, in quanto si pensava che nella sua realtà psichica derivasse dalla “Natura“, mentre il primo veniva inteso come il prodotto dell’educazione e dei costumi sociali. Nel contempo, il termine, come oggetto di speculazione delle Scienze Occulte, divenne noto nel senso più moderno con il termine di “Spiritismo“, specie negli studi di Swedenborg[2] e in altri, cosa che suscitò la reazione critica di Kant. Kant preferiva l’utilizzo del termine Spirito (e quindi Spiritualità[3]) per designare il potere produttivo e l’originalità creativa della “Ragione“, termine che in questa accezione ispirò anche la Filosofia Romantica (in particolare Schelling), che ne fece un uso metafisico ben oltre i limiti formali del criticismo kantiano. Da qui, così come nella tradizione illuministica, derivò anche la prima accezione hegeliana del “Concetto di Spirito” (o Geist), elaborata nella “Fenomenologia dello Spirito” del 1807, e poi allargata a sistema complessivo nell’Enciclopedia con le distinzioni tra: Spirito SoggettivoOggettivo Assoluto.

Il “Concetto di Spirito” divenne un’Idea, una Filosofia o una Scienza (ritornata in auge solamente dopo essersi alienata nella “Natura“), dove lo Spirito, nel suo significato più ampio, assunse in sé anche tutta una serie di “Entità” con funzioni particolari e ben distinte, e che popolano il “Mondo Esterno“. “Entità” che possiedono poteri soprannaturali o fanno parte di una qualche “Gerarchia“, sovente divina, il più delle volte considerati come “l’Essenza nascosta delle Cose” e, come l’oggetto che “abitano“, possono mostrarsi sia benevole malefiche, come pure possono cambiare aspetto e caratteristiche. Gli Spiriti (al plurale) sembrano così possedere la caratteristica di mescolarsi fisicamente tra la gente e di intervenire nella vita quotidiana dei mortali, esisterebbero inoltre Spiriti di alberi, fiumi, sorgenti, montagne, rocce, animali, etc., definiti anche “Spiriti della Natura“, così come ci sarebbero anche: Spiriti dell’Amore, della Nascita o della Morte, o dei vari stati d’animo, come Spiriti della Felicità o della Tristezza. Per queste vaste e perduranti influenze degli Spiriti, sovente ritenute appartenenti alla superstizione, venivano eseguite pratiche magiche al fine di conciliarsi con le “Entità“, specie tramite persone specializzate in precise pratiche misteriche (StregoniSciamaniProfeti, etc.)

«Lo Spirito che si affina, posando appena lo sguardo sugli altri oggetti, trascurando i corpi e le forme comuni – dove rimane appena un’ombra di bellezza – ambiziosamente agogna di tornare alla propria fonte e scorge nell’intelligenza prima il paradigma della forma e dell’ordine.» (Anthony Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury)


[1] Erasìstrato di Ceo (Ceo, 305 a.C. – 250 a.C. circa) è stato un anatomista greco antico che ha lavorato come medico reale al servizio di Seleuco I Nicatore e, insieme a Erofilo, ha fondato la Scuola Medica di Alessandria d’Egitto. Egli considerava gli Atomi come i costituenti essenziali del Corpo e riteneva che essi fossero resi vitali dall’aria esterna (pneuma) in grado di circolare attraverso le arterie, riteneva, inoltre, che i nervi muovessero uno “Spirito Nervoso” proveniente dal Cervello, organo dal quale egli tracciò i nervi motori e i nervi sensori; pensava, infine, anche che le arterie muovessero uno “Spirito Animale” dal Cuore servendosi dell’aria fornita dai polmoni. Erasìstrato, insieme ad Erofilo, ebbe il merito di aver effettuato le prime autopsie e, forse, praticò anche laparotomie, concessioni avvenute grazie a speciali permessi legislativi dei tolomei, molto disponibili a conferire carattere di scientificità alle prime dissezioni anatomiche, altrimenti considerate causa di profanazione religiosa e contaminazione.

[2] Emanuel Swedenborg, nome di nascita Swedberg (Stoccolma, 29 gennaio 1688 – Londra, 29 marzo 1772), è stato un filosofo, mistico, teologo, medium e chiaroveggente svedese, considerato tra i precursori dello “Spiritismo“.

[3] La Spiritualità, termine che riguarda, a grandi linee, tutto ciò che ha a che fare con lo Spirito, presenta svariate accezioni ed interpretazioni. Il suo significato più semplice è il concetto che oltre alla Materia tangibile esista un “livello spirituale di esistenza“, dal quale la Materia tragga Vita, Intelligenza o almeno lo scopo di esistere; tuttavia può arrivare ad includere la fede in poteri soprannaturali (come nella Religione), ma sempre con l’accento posto sul valore personale dell’esperienza. L’attribuzione di Spiritualità a una persona non implica necessariamente che ella pratichi una religione o creda all’esistenza dello Spirito; in questo caso la Spiritualità è vista come un “modo d’essere” che evidenzia uno scarso attaccamento alla materialità.