“Memento”

[“The Last Day of Pompei”, di Karl Bryullov. 1799-1852]

Ascolto, nel silenzio, armoniose Essenze,

comprendersi, fondersi, annullarsi,

nell’attimo d’un amore perenne che stabilisce,

l’inizio e la fine del Tempo.

Comprendersi nell’assoluta inerzia,

nei vuoti siderali, nello spazio che separa

il Cuore dalla Mente, nei moti perpetui

noi tutti siamo una cosa sola.

Accendersi nel vento, tra le dense nebbie,

nell’Ovest attendo i tramonti,

di tanti ineffabili palpiti d’amore,

racchiusi in docili attese di tenebra.

Nell’Est ti guardo negli occhi,

tra le cime bianche delle montagne,

tra macigni di metallo fuso.

Il Mondo tutto è il risultato di azioni,

tra l’Io, l’insieme e la Divinità.

Ciò che nasce è un continuo contatto

di Spiriti e Essenze che danzano.

Il dolore viene disciolto in amare lacrime,

svanisce la speranza, ed io solitaria

presso l’arido tumulo che in breve spazio

diventa oscuro nella forma della vita.

Perduta, sospinta da angoscia eterna,

priva di forze, in me misera osservo,

avanzo ed indietreggio, mi aggrappo

e fuggo dalla sottile vita, spenta.

L’infinita nostalgia sono azzurre lacrime,

di altezze crepuscolari e tormentate,

brividi di un’antica beatitudine mi vincolano,

la nascita è come essere incatenati alla Luce.

Svanisce la magnificenza terrestre, tutta,

confluisce in un mondo nuovo, magnetico,

impenetrabile diventa l’estasi notturna.

Sulla nuda terra aleggia il mio Spirito nuovo,

liberato, la roccia diventerà polvere,

trasfigurata rivedrò le fattezze dell’Uomo.

Nei suoi occhi si posa l’Eternità.

Scintillante, inscindibile è il vincolo,

e i millenni si annienteranno come uragani,

perché l’estasi della vita è il primo sogno,

così come l’immutabile presenza delle Stelle.

(Federico Bellini)

*

Memento v. lat. [imperat. di meminisse «ricordare», quindi: «ricòrdati!»]. 1) Usato come nome (dalla parola iniziale) di due preghiere che fanno parte del canone della messa in latino: una all’inizio del canone (la Commemoratio pro vivis che comincia «Memento, Domine, famulorum famularumque tuarum»), e una dopo la consacrazione (la Commemoratio pro defunctis: «Memento, etiam, Domine, famulorum famularumque tuarum qui nos praecesserunt cum signo fidei, et dormiunt in somno pacis»). 2) Per influenza dell’uso ecclesiastico, la parola è talora adoperata (oggi raramente) sia come verbo, nel significato proprio di «ricòrdati». 3) Popolarmente, con lo stesso significato, o con quello più generico di ammonimento, severo monito, è in uso la forma mementòmo, in frasi come direrecitare il mementomo.