“C’erano una volta i Guru. E oggi?”

[Jiddu Krishnamurti in 1968. Photo by Mark Edwards Copyright Krishnamurti Foundation Trust]

«Quando si va a cercare un Guru, si va in cerca di quello che potremmo fare da soli: vuoi che un altro faccia per te quello che dovresti fare tu, perché pensi di non riuscire a farlo da solo. Ma il Guru non ha ricevuto questo dono dal Cielo, lo ha fatto lui, lo ha creato. Ha lavorato per riuscirci, riescici anche tu.» (Alejandro Jodorowsky)

Ve li ricordate? I celebri “Maestri Spirituali“, i “Guru“, per molti di voi non sono più un insondabile mistero del passato. Di alcuni sappiamo talmente tante cose da contare persino quante volte si recavano in bagno durante una giornata. La cosa singolare, però, che spicca in molte delle loro vite, è un’esistenza del tutto particolare. Pochi di loro erano sposati, avevano figli, relazioni stabili o durature (se non proprio celibi e casti), circondati giornalmente da pochi seguaci o adepti, ovvero da un cerchio interno ed intimo ben strutturato e selezionatissimo, oltre ad essere totalmente assorti nella loro missione e distaccati da ogni aspetto mondano. Eppure, molti di loro dispensavano consigli su come viverlo quel quotidiano, come trovarne equilibrio, persino come relazionarsi in coppia o come crescere addirittura i figli.

Singolare, dal momento che per scelta, non avendo deciso di fare quell’esperienza, finivano poi per insegnare agli altri come viverla davvero (un controsenso, non trovate?). Oggi al contrario, i nuovi “Guru” o presunti “Maestri Spirituali” (anche se sarebbe meglio definirli “Maestri Psichici“), hanno relazioni, raramente stabili, dei figli, e vivono talmente assorti in quel quotidiano da insegnarti persino il valore del denaro, degli investimenti in criptovalute, di come diventare un uomo di successo, pieno di seguaci o anche come raggiungere strabilianti orgasmi giocando con la propria Kundalini. Insomma, cambiano i tempi, cambiano pure i maestri e i loro insegnamenti, a quanto pare più al passo con i tempi del Marketing, piuttosto che con le vere esigenze o esperienze spirituali di ognuno.

«Un discepolo va dal suo Guru e gli dice che vuole la verità più di ogni altra cosa. Il Maestro non risponde. Lo prende per il collo, lo trascina al vicino torrente e gli tiene la testa sott’acqua finché il poveretto sta per soffocare. All’ultimo momento lo tira fuori. «Allora, che cos’è che volevi più di ogni altra cosa quand’eri sott’acqua?» «L’aria», dice quello con un fil di voce. «Bene. Quando vorrai la verità come un momento fa volevi l’aria sarai pronto a imparare.» (Tiziano Terzani, da “Un altro giro di giostra“)

Arrivati a questo punto del nostro insolito viaggio, mi viene spontaneo pensare ad alcune assurdità prettamente umane. Penso al riportino di Krishnamurti, ai mutandoni di Ramana Maharshi, ai vestitoni lunghi e arancioni di Sai Baba, a quelli scintillanti e megagalattici di Osho, ai turbanti bianchissimi e appariscenti di Yogi Bhajan, allo scettro con in cima un quarzo (o chissà quale pietra) di Omraam Mikhaël Aïvanhov… insomma, tutte peculiarità estetiche e appariscenti di maestri, che dediti alla ricerca spirituale, dovevano invece riscoprire il valore della semplicità. Vero, sono stati figli di altri tempi e di altre culture, ma sicuramente si facevano notare, e quando ti fai notare… ebbene, lo sappiamo cosa significa, no?

Tutti quanti ci facciamo notare, è innegabile, fa parte della nostra natura umana, anche io lo faccio con la mia barba selvaggia e incolta, le camicie e maglie bianche, etc., ma dietro questa appariscenza mi chiedo sempre cosa ci sia di superficiale o di profondo. Io lo faccio per provocare, loro per quale motivo lo facevano, lo stesso? Chissà… forse nessuno lo saprà mai. Ma se per molti sono rammentati per queste stranezze, e non per il loro messaggio più vero, due domande sarebbe meglio cominciare a farsele, così tanto per avere il dubbio che la realtà potrebbe essere anche diversa da quella che abbiamo sempre pensato…

«Abbiamo gli pseudoguru di tradizione indiana o simile Rajneesh (Bahgwan Shree, detto Osho), il Guru della Psicologia può costituire un esempio significativamente negativo.» (Josef Sudbrack)

Si! Guardateli, guardateli bene i vostri “Maestri di Vita o di Spiritualità“. Nessun capello fuori posto, sempre ben vestiti, nessuna piega, ben curati, spesso truccati, che parlano tutti con una voce flemmatica, rassicurante, che non fanno mai battute fuori luogo, non dicono mai parolacce, e che fanno sempre trasparire uno stile di vita irreprensibile, ineccepibile. Si guardateli bene, poi ditemi che differenza c’è tra loro e un religioso, un prete, o un politico? Nessuna, utilizzano tutti le stesse tecniche che fanno della Politica, della Religione, della Spiritualità, un nuovo “Dogma” da seguire, e da cui dipendere ancora, e ancora, e ancora… guardateli con i vostri occhi, non con i loro, e tutto vi sarà chiaro! E che sia ben chiaro...

A me non interessa cosa pensa qualsiasi “Maestro o Guida” che sia reputata tale. Ognuno di loro sta facendo, o ha fatto, un percorso, condivisibile o meno, e dalla quale si può cominciare un “Cammino“, una ricerca, anche solo un approdo, ma mai un fine ultimo. Personalmente mi interessano di più le vostre esperienze, i vostri percorsi, in quanto veri, genuini, quasi sempre non “costruiti“. Io non vi dirò mai “da tizio ho imparato tutto e fatelo anche voi“, perché ognuno di noi, anche coloro che reputiamo “Maestri“, sono Umani (e a volte “Alieni“) e in quanto tali non infallibili. Ma vi dirò sempre “tu cosa ne pensi?” e “tu, si proprio tu, cosa faresti?” Perché non sono i metodi, le tecniche o gli insegnamenti che fanno grande una persona, ma la sua esperienza, qualunque essa sia. E tutti voi, nessuno escluso, non valete meno dei tanti che si reputano, o vengono reputati “Maestri“, perpetuando una divisione tra loro e noi che non esiste.

«Ti batterai sempre, anche se avrai tra i tuoi nemici tuo fratello e il tuo guru. Ti batterai sempre se senti che la verità è con te.» (Krishna)