“Una rivoluzione? Dove? Quando?”

[Nell’immagine, “La libertà che guida il popolo” di E. Delacroix]

Non c’è nessuno all’esterno che con qualsiasi tecnica, metodo, religione o filosofia è in grado di liberarti!

La speranza risiede in questa certezza, perché se mettiamo qualcuno a fare un lavoro al posto nostro, non è liberazione, non è una propria speranza o desiderio di riscatto, cambiamo solo un padrone, aggrappandoci semplicemente alla sottana di qualcun altro. Dobbiamo quindi assumerci la responsabilità di essere parte integrante di questo “Sistema”, di esserne schiavi, pedine e agenti, consapevoli o meno, perché finché daremo la colpa all’altro, al “nemico” di turno da combattere, creeremo soltanto una nuova morale alla quale non faremo altro che legarci karmicamente (che brutta parola!) con un doppio filo, dove se a questo giro saremo stati in grado in qualche modo di allentarvi la presa, al prossimo, probabilmente, non saremo poi così tanto fortunati. Finché non si comprende che l’Altro, il Diverso, il Parassita, l’Entità, l’Alieno o il Sistema stesso “è il tuo amico“, perché ti permette di capire chi sei e cosa ti sta succedendo, non si arriverà mai a comprendere del perché abbiamo sempre lasciato a “Loro” la porta aperta, con la capacità di agire indisturbati su di noi.

Conosco persone che credono in “Leggi Cosmiche“, imperiture, come quella dell’Attrazione, persone che chiedono all’Universo di ricevere un milione di euro, ma poi si lamentano perché non hanno ottenuto risposta alcuna. Se non si capisce che esiste una gradualità, anche nel dispensare la ricchezza, forse si dovrebbe comprendere che iniziare a piccoli passettini per volta, alla fine ci porterà a conquistare quella ricchezza ambita. La verità è che vogliamo tutto e subito, senza essere mai stati abituati a pensare a progetti a lungo termine. Invece di pensare le nostre vite nei prossimi tre giorni, tre settimane o tre mesi, proviamo a pensare alla nostra vita nell’arco di trent’anni! “Quanta ricchezza e abbondanza avrò raggiunto in tre decadi della mia vita se avrò lavorato nella giusta direzione?

Tutti si attrae ciò che già abbiamo a nostra disposizione, specialmente ciò di cui abbiamo bisogno in un preciso momento della nostra esistenza, o ciò che è complementare al nostro Essere, eppure non abbiamo ancora compreso, quanto sia fondamentale arrivare a cambiare il “magnete” che permette tutto questo movimento. Anche quello che reputiamo essere Negativo, risulta esserci di grande insegnamento. Conosco una persona molto particolare, se vogliamo eccentrica, che a Pisa la si può incontrare a fare dei banchetti dove vende incensi e oggettistica indiana e tibetana, ed è talmente in pace con sé stesso, e con gli altri, che una volta mi disse: “Sai, se qualche volta mi rubano degli oggetti non me ne faccio un cruccio, perché evidentemente in una mia vita passata gli ho rubato qualcosa e adesso sto compensando questa dinamica, questa mancanza, nella mia esistenza attuale.”

Ed arrivare a capire un siffatto concetto è estremamente eccezionale: “perché chi di noi, se gli viene rubato qualcosa, arriverebbe a reagire in questo modo? Per dei furti, anche futili, quanto dolore, invece, è stato perpetrato, quante persone sono state persino uccise? Quanto abbiamo ancora da imparare? Soprattutto se non si comprende che essere così attaccati agli oggetti, alla Materia, è solo momentaneo ed effimero?” Se perdiamo qualsiasi forma di attaccamento, anche se un domani ci ritroveremo vittima di un furto, potremmo imparare ad osservarci per comprendere del perché è accaduto, di come io sto reagendo a tale situazione, se è possibile trovare una soluzione, o se semplicemente è giusto che il flusso scorra verso questa direzione, piuttosto che in una diversa, contraria o opposta. A volte leggendo i giornali rimaniamo colpiti da notizie come quella di una persona che, dopo aver rubato il parcheggio con la propria auto a un’altra, si è vista aggredita, a volte verbalmente, altre volte fisicamente, in casi tragici e per fortuna rari, uccidendola persino.

Anche in questo caso si sono attratte delle “Forze” e quelle persone, in qualche modo, dovevano farne esperienza, ma comprendendo che così agisce il “Sistema” (e imparando ad osservare questi schemi), potremmo renderci liberi anche di cambiare quei “codici” insiti all’interno della nostra Matrice, potendo scegliere, la prossima volta, di cambiare anche strada. Ma tutto questo condizionamento inizia sin da piccoli, da bambini, quasi sempre all’interno delle nostre famiglie, poi soprattutto nelle scuole. I bambini vengono estraniati dai loro “Cicli Naturali“, e questa condizione viene poi alimentata in modo distorto e abnorme per il resto della loro vita, ritrovandosi, poi in età adulta, a compiere gesti e azioni fuori da ogni logica. E gli Esseri Umani sono financo buffi, sono tutti quanti buoni a lamentarsi, perché non vogliono più pagare le tasse, le bollette, il mutuo, etc., ma quando poi vengono messi alle strette cominciano a piagnucolare del contrario, perché: “se non pagano le tasse perderanno i privilegi, se non pagano le bollette non otterranno più dei servizi, o peggio ancora, se smettono di pagare il mutuo, perderanno persino la loro casa.” Proprio come un bimbo piccolo a cui viene sottratto il suo divertimento, e mette il broncio!

Ebbene, allora perché continuiamo a lamentarci?

Coalizziamoci e smettiamo di alimentare il “Sistema”, e se ci pensate non è poi così difficile, perché tutte le mattine, autonomamente, lo facciamo e andiamo al bar a prenderci un caffè. Se un semplice gesto come questo siamo in grado di poterlo fare tutti quanti, indipendentemente gli uni dagli altri, possiamo anche unirci per smettere di alimentare la Matrix. Il “Sistema Capitalista” e “Politico” che lo sostiene è marcio, e per far cadere un “Sistema Marcio” basta non alimentarlo più. È un semplice meccanismo che ottiene la sua vittoria grazie alla frammentazione in cui l’Umanità è stata relegata a vivere. “Perché finché resteremo frammentati al nostro interno, non troveremo mai anche un’unione all’infuori di noi. Basterebbe che ognuno la smettesse di prendersi quel caffè! Nelle scuole si insegna dell’importanza delle antiche repubbliche marinare nel periodo medioevale: Pisa, Genova, Venezia e Amalfi. Nel mio caso, essendo pisano, ad un certo punto mi sono reso conto di come i miei antichi avi (ma potevano essere i fiorentini, i lucchesi o i senesi), quando avevano qualcuno al potere e non era più di gradimento al popolo, questa figura veniva tolta dal suo incarico, anche con delle vere e proprie rivoluzioni.

La città intera si rivoltava contro i governanti e mandavano a casa questi signori che avevano abusato del proprio potere, concessogli da quello stesso popolo. Noi oggi, al contrario, continuiamo a metterci sempre i soliti da decenni. E perché accade questo? All’epoca la società era comunitaria, era unita, non era frammentata, c’era un forte senso di appartenenza tra i residenti, da qui l’epoca dei “Comuni”, vere e proprie “Comunità” unite all’interno delle mura difensive. La Città, “il bene comune“, era vissuta totalmente, e ogni singolo individuo faceva parte di una grande famiglia, al giorno d’oggi, invece, dove viviamo in modo pressoché solitario, e dove ognuno pensa al suo orticello, la sua casa, la sua vita, il suo lavoro, non riusciamo più a comunicare e a coalizzarci con gli altri. E seppure abbiamo comunque un vago senso di appartenenza, perché ci consideriamo italiani, chi pisani, romani, milanesi, chi toscani, lombardi o siciliani, o ancor più europei (o peggio ancora Social), alla fine, ci rendiamo conto che ci siamo affibbiati solo dei nomi, delle etichette, un’identificazione a discapito di un rapporto a livello umano che anticamente, invece, era così forte e tangibile.

C’è divisione e questa divisione soffoca qualsiasi tentativo di Rivoluzione!

Le Rivoluzioni (quelle vere, intendo), specie se andremo avanti con questo passo, non ci saranno più, saranno destinate a scomparire e a rimanere una vaga memoria del nostro passato, un lontano eco di ciò che siamo stati. Oppure, se ci saranno, risulteranno essere così distruttive perché attenderemo sempre il momento massimo dell’implosione, proprio come avvenne con la Rivoluzione Francese nel XVIII secolo… o peggio ancora potranno risultare essere delle vere e proprie Rivoluzioni Guidate! In una massa così frammentata, se ci riflettiamo bene, è molto più facile attuarle perché cavalcando l’onda del malcontento, i poteri forti saranno sempre in grado di incanalarle temporaneamente verso nuove soluzioni di continuità dello stesso “Sistema”.

Una Rivoluzione? Dove? Quando? E perché?

Riflettiamo adesso sul “Sistema Politico Italiano” (e non solo). Nel nostro paese sono anni che non votiamo più veramente, l’Astensionismo è il vero partito maggioritario da decenni, ed ogni volta che lo facciamo, ritroviamo sempre i soliti “brutti ceffi“; e forse, se andremo avanti con questa classe dirigente e politica, probabilmente non voteremo proprio più; insomma, la nostra Democrazia ha già risolto un problema alla radice, auto-referenziandosi: la Democratura[1]. Ma se volgiamo lo sguardo di là dall’Oceano Atlantico, lasciando scorrere tutti quei mesi di disgustosa campagna elettorale tra una “democratica” come la Clinton, ed un presunto “repubblicano” e iper-conservatore come il magnate Donald Trump, attualmente presidente USA, ci rendiamo conto di come un popolo che conta quasi 300 milioni di abitanti e che comunque è leader nel Mondo, si sia ritrovato a scegliere tra due tra i peggiori candidati della propria storia.

Questo è il “Livello di Coscienza” dell’americano medio, della società più schietta e genuina, della massa così corposa numericamente, in grado di attrarre a sé il candidato che ne è la sua massima manifestazione, così come in Italia, dove abbiamo un vero e proprio partito di non votanti (la metà dei nostri connazionali), che non vogliono occuparsi di politica, e che uniti a coloro che se ne occupano, seppur la contrastano frammentandosi nei suoi giochi, ha portato il “Sistema” politico ad auto-eleggersi da solo, omettendo, speriamo temporaneamente, lo stesso popolo dal decidere del proprio futuro, attraendo a sé questa triste condizione di sudditanza[2].


[1] Una “Democrazia Illiberale“, detta anche “Pseudodemocrazia, Democrazia Parziale, Democrazia a bassa intensità, Democrazia Vuota, Democratura o Regime Ibrido“, è un sistema di governo nel quale, oltre al fatto che si tengano delle elezioni, i cittadini sono completamente tagliati fuori dalla conoscenza di tutto ciò che concerne il potere e le libertà civili. Essa non rappresenta un modello di società aperta. Sovente vi è una costituzione che limita il potere del governo, ma le sue libertà sono ignorate.

[2] L’articolo descrive la situazione politica italiana nel periodo in cui è stato scritto, il 2017, dopo anni di governi non eletti dal popolo italiano, o a séguito dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America.