“Visioni di un Viaggiatore Errante”

[The Great Day of His Wrath” del pittore John Martin. 1853]

Sussurri.
Si ascoltano nel silenzio atroce le nostre angosce.

Nessuno oserà credere alle visioni di quei giorni,
ove il Mondo, palese, manifesterà il cambiamento.

Appariranno nel Cielo filamenti di fuoco,
ognuno capirà che la fine di ogni tempo sarà vicina.
Allora come in un lampo, si avvicenderanno immagini
di lontane epoche remote, di storia passata,
e il Male si farà evidente come l’innocenza di un bambino.

Soldati marceranno al ritmo della morte,
circondati di gloria ed onori, mentre le grida e le urla
di tutti i popoli annientati o sottomessi,
canteranno l’inno della propria morte.
I fiumi diventeranno rossi dal sangue versato,
e la terra nera ricoperta di cadaveri.

La potenza delle mani dell’Uomo, le sue armi di distruzione,
carezze di civiltà e pugni allo stomaco, di istinti lontani,
persi negli oscuri e torbidi millenni primordiali.
Marceranno i soldati, cantando la gloria
dei propri stermini, degli insani massacri.

Quando apparve furtivo un lampo fluido
e dorato nel cielo, con passo lieve di bambino,
gridai agli altri quello che avevo visto.
Nessuno volle credermi, di troppa fantasia,
si diceva, fosse popolata la mia Mente.
Ma quando negli anni giovani
e sani della mia maturità, visioni estatiche
ogni tanto facevano visita, malato
nuovamente venni considerato,
e con un disperato bisogno di aiuto.
Nessuno poteva capire il perché
di tanto dolore, racchiuso in gesti folli
e colmi di sofferenza, alla ricerca costante
di una realtà mai appagata,
di una verità nascosta e mai conosciuta.”

E lui, apparirà risalendo la collina,
avvolto nella sua veste bianca.
Con il palmo della sua mano
toccherà l’erba più alta e dal dolce vento,
si lascerà cullare e dirigere verso
la meta, da tempo predestinata.
Si volterà ad oriente, in cerca di qualcosa,
normale e familiare, si accorgerà
della solitudine che terrà in una morsa
la sua Anima, e vedrà soltanto il verde deserto,
di quei campi sconfinati. Nemmeno l’orizzonte
sarà visibile, indistinto nella sua forma eccelsa,
da un alone misto a nebbia fittissima,
di bianco accecante attorno a un Sole rovente.

I petali dei fiori cadranno stanchi
dagli alberi come in una danza di morte,
volteggeranno felici sotto gli occhi
stupiti degli uomini, che imbambolati,
staranno a guardare. Nessuno oserà muoversi,
nessuno tenterà di interrompere
quell’attimo presente, tutto resterà
racchiuso in un momento silenzioso,
malato, funereo e mistico.

“Poi una voce di bambino
riecheggerà lontana,
una sola parola:
Mamma…”

Tempeste si innalzeranno dal deserto immoto,
dove lì per secoli, era esistito il mare.
Il confine tra la vita e la morte, sarà
raccolto in un Oceano di potenza sovrumana,
essenza stessa dell’esistente di ogni Uomo.
Gli occhi lacrimeranno sangue, il dolore un’evidenza,
il Male estirperà da ogni Anima la sua innocenza,
affliggendola con il solo rimorso della bellezza.

La sabbia, le lacrime, il sangue!

Soldati deformi, avanzeranno
cantando il loro inno di guerra.
Imponente, l’orizzonte racchiuso
in una nube nera vulcanica
dalle sfumature rosso fuoco,
si trasformerà continuamente.
Sbaveranno accecati
da un’insensata sete di sangue,
urleranno per la propria avanzata,
della finale ripida ascesa,
dell’arrivo ultimo alla meta.

Un vento improvviso porterà la morte,
silenziosa racchiuderà dentro
il suo marmoreo cuore, le vite
di quelle Anime, vestigia di un tempo
di tutti gli Uomini vissuti sulla Terra.

Ma i soldati svaniranno,
la nube nera di rosso striata,
sfumerà nel nulla etereo.
La città diventerà deserta
e tutto si ricoprirà di polvere.

A migliaia potrai vederli stesi sotto il Sole,
lasciarsi cuocere dai suoi raggi.
Altri invece, se ne staranno in piccole stanze
dall’aria chiusa, irrespirabile,
a pregare sommersi dai propri escrementi.
Molti avranno deciso di togliersi la vita,
e sperimenteranno ogni tipo di suicidio.
Pochissimi li potrai vedere passeggiare
per i giardini sempre verdi delle città,
a conversare amabilmente,
sui perché di quegli strani fenomeni.

“I bambini continueranno a giocare
e a ridere, mentre agli adulti
non resterà che piangere
le loro miserie. Corpi sparsi
con le viscere aperte a marcire
al Sole si potranno trovare a milioni,
pieni di vermi voraci, intenti
a mangiare le carni decomposte.
Perché le città saranno piene di morti!
L’odore acre si potrà sentire
a distanze incalcolabili.
Le città saranno piene di morti!”

L’Uomo non avrà volto,
ma una forma indefinibile,
tanto che nessuno ricorderà
il suo passaggio per quelle strade
sconvolte da tanto dolore.
Professerà una rinascita lontana,
di quando un giorno,
apparirà la bellezza sotto forma
di “Esseri di Luce Azzurra“,
dalla forma mutante come l’acqua.
Esseri” dal volto umano,
ma in grado di volare.

Il Sole rapidamente tramonterà
oltre l’orizzonte, lasciandoci soli,
in compagnia delle Stelle e
dei nostri oscuri pensieri.
Da ogni dove, indistinto,
nel buio della notte, si leverà
un semplice canto senza parole.
Solo la musica potrà ancora
rivendicare tale potenza, in grado
di far comprendere a tutti l’enormità
del suo inconcepibile significato.
Le Stelle silenziose,
dal loro immutabile confine,
veglieranno sulla piccola “Essenza“,
mentre ogni bambino dormirà
dolcemente tra le braccia
della propria mamma.

“Nel gesto sarà racchiuso ogni significato,
e tutto dipenderà inevitabilmente da esso.”

Non ora, né mai, ci sarà concesso
di capire quel grandioso disegno,
e dopo tutte quelle rivelazioni,
l’Universo intero sarà mutato.
È impensabile come le galassie
galleggino senza uno scopo,
in uno Spazio in espansione,
oltre al quale non deve esistere
null’altro che il vuoto delle paure.

Quante Stelle sono nate e morte
nel Cielo sin dalla sua Creazione?”

Da ogni morte rifiorisce la vita,
e solo allora potremo apprezzare
da come una Stella esplosa,
possano nascere dopo milioni di anni,
altre Stelle, pianeti e altre forme di Vita.

Nessuno ha mai compreso veramente
il Disegno Primigenio della Creazione,
il perché di un siffatto Universo,
gigantesco e immensamente infinito,
di una Terra piccola e insignificante.

E la sorte dell’Universo da chi mai dipenderà?
Da noi umani? Inutili e comuni mortali?”

Intelligenza e istinto animale,
questo è l’Uomo, bipede,
in grado di camminare eretto,
parlare e scrivere la parola stessa.
Discende da un animale
che viveva sugli alberi,
in un terra desolata e sconfinata
ma ricca di fascino e mistero
e che chiamiamo Africa.

Ma negli oscuri millenni che
caratterizzarono la sua evoluzione,
non ci è mai stato concesso di sapere,
quando, da quelle semplici scimmie,
scattò la scintilla che lo avrebbe portato
alla formazione di un’innata intelligenza.
Si sono susseguiti millenni in ascesa,
portando rivoluzioni continue, diventando
capace di inventare e domare il fuoco,
avviando una ricerca piena di curiosità
e che lo avrebbe condotto su, fino alle Stelle.

Nel susseguirsi di conquiste, ascese e cadute,
di regni, nazioni e imperi, solo una costante
è rimasta immutabile, la scoperta
di un’Anima. Fu così che le religioni
si imposero in ogni popolo, gettando
le basi di tutti i loro segreti, legati
ai tanti dogmi della fede. Si sono
avvicendate guerre, molte delle quali
causate dalle stesse religioni, legate
a profezie, sovente apocalittiche.

Uomini compiuti, semidei e Messia,
hanno popolato da sempre il nostro
immaginario collettivo, iniziando
Nuove Ere e Futuristiche Civiltà.

E fino a quando non si impadronirà
del Cielo e dei suoi segreti, l’Umanità
rimarrà repressa, pronta a esplodere
in un preciso istante, quando scoprirà
di essere arrivata così tanto in alto,
quasi da renderla simile a un Dio.

Mentre le Stelle aspettano, silenziose e solitarie,
il giorno in cui l’Uomo le andrà a cogliere
una ad una, come un succoso Frutto Proibito
del Giardino dell’Eden, da tempo desiderato.”

[Testo scritto nell’anno 2000. Work in Progress]