“Viviamo all’interno di una Matrix”

[Nell’immagine una scena tratta dal film “Matrix“]

La prima volta che vidi alla televisione il film “Matrix” ero un giovane dall’aspetto carino, sbarbatello, con i capelli lunghissimi, di belle speranze, studente di Composizione al “Conservatorio Cherubini di Firenze[1]. All’epoca seguivo i corsi di insigni Maestri della Musica ed ero considerato tra i più bravi allievi, non solo di questo prestigioso istituto musicale italiano, ma si diceva di tutta Italia. Lo stesso mio insegnante di Armonia e Contrappunto, o quello di Storia della Musica (che per inciso sono dei giganti della “Musica Colta” a livello internazionale), sostenevano che un allievo delle mie capacità non era più apparso nelle aule dei conservatori italiani da almeno 40 anni. Ricordo, all’epoca, i vari conservatori, erano ancora gestiti con le vecchie norme scolastiche e i voti venivano dati con il sistema decimale, comprenderete che quanti prendevano 8, 9 o 10, il massimo dei voti, venivano non solo considerati dei geni, ma persino esentati dal pagare le tasse annuali di iscrizione ai corsi, perché ancora vigeva, in quell’ambiente, un sistema meritocratico. Ebbene, a parte il primo anno di iscrizione, dove spesi undici mila lire scarse di tasse per iscrivermi, per i restanti quattro anni successivi fui esonerato dal pagare le ulteriori tasse di iscrizione, dal momento che il mio standard scolastico si aggirava sempre su voti oscillanti tra l’8 e il 10, e tantissimi 9. Da allora quante cose sono passate, perché il mio punto di svolta fu l’esame del quinto anno di Composizione e che, una volta superato, doveva farmi accedere agli ultimi quattro anni finali di studio. Quel giorno mi presentai alla commissione stanco, provato da cinque anni intensi di studio continuo, martellante, spesse volte cervellotico, dopo un mese di esami al limite della follia manieristica e davanti ad un gruppetto di professori, di luminari che, non solo criticarono ferocemente tutto il mio lavoro, senza alcuna pietà, specie il mio lato anarchico, libero (non certamente quello scolastico, a loro dire ineccepibile), ma quello artistico, creativo, il quale venne considerato illogicamente “Eretico“. Si, venni definito un “Eretico della Musica“, e dal 9/10 che continuamente prendevo ai corsi mi concessero un misero 8 e mezzo.

Educatamente uscii dall’aula ma poco dopo mi raggiunse l’insegnante di Storia della Musica, forse l’unico che mi abbia compreso e sostenuto in tutti quegli anni, e con gli occhi lucidi, gli dissi: “Sa, Maestro, fuori da questa porta esiste un Mondo fatto di persone a cui le nostre elucubrazioni mentali non interessano minimamente, perché con la Musica vogliono gioire e piangere, emozionarsi e arrabbiarsi, se necessario. Persone che lavorano, studiano, ma soprattutto vivono e amano, e se il nostro compito di artisti è solo quello di fare stupidi calcoli matematici per esprimere un vuoto esistenziale, allora questo mestiere e questo luogo non fanno per me. Mi sono sbagliato, la ringrazio per tutto ciò che ha fatto per aiutarmi, ma ho deciso di perseguire un’altra strada.” Lui mi prese per un braccio visibilmente commosso e preoccupato, e mi disse, sue testuali parole: “Federico, io ti comprendo, ma devi capire che se vorrai restare qua dentro, dovrai fare cosa dicono ‘Loro’, e magari un domani, quando sarai fuori di qui, potrai essere forse libero di esprimerti artisticamente come meglio credi…” Gli risposi con il sorriso sulle labbra che preferivo mille volte essere me stesso che prostituirmi. Mi abbracciò con forza e mi disse: “Hai coraggio da vendere, buona fortuna!

Dovrai fare cosa dicono ‘Loro’…” Fu questa la mia prima lezione all’interno della “Matrix“, proprio come accadde a Neo non appena venne risvegliato da Morpheus. Allora quel film non lo avevo tanto compreso, anche se mi affascinò moltissimo, perché ero ancora giovane, in piena tempesta ormonale, con quel vezzo da poeta o musicista maledetto che si aggirava come un bohemien tra le strade di una meravigliosa Firenze, ma quanta strada ho fatto da allora, forse troppa. Quando nel 1999 uscì il primo film della saga di “Matrix“, l’enorme successo riscosso in tutto il Mondo convinse i fratelli Andy e Larry Wachowski[2], diventate nel frattempo le sorelle Lilly e Lana, a girare altri due sequel, che a detta dei registi furono ideati insieme al primo, i quali però non ottennero lo stesso successo di critica, mentre per il pubblico solo il secondo, “Matrix Reloaded” (2003), si rivelò vincente (raddoppiando gli incassi ottenuti dal primo), mentre il terzo, “Matrix Revolutions” (2003), ebbe un risultato discreto ai botteghini, seppur inferiore al primo. Per completare l’intera storia, i fratelli, anzi le sorelle Wachowski decisero di utilizzare anche dei cortometraggi chiamati “Animatrix” e i videogiochi “Enter The Matrix“, “The Matrix – Path of Neo” e “The Matrix Online“, che racchiudono all’interno veri e propri spezzoni di film inediti e situazioni originali, venendo a formare, così, un corpus unico ed estremamente interessante. I tre film traggono chiaramente ispirazione da altri lungometraggi, come “Ghost in the Shell” di Mamoru Oshii, dal film “Metropolis” di Fritz Lang, “Terminator” di James Cameron, “Dark City” di Alex Proyas, dal film “Nirvana” di Gabriele Salvatores o dalla serie “Invisibles” di Grant Morrison.

Come è ispirato anche dai romanzi “Io, Robot” di Isaac Asimov, “Neuromante” di William Gibson, persino da un fumetto italiano del 1992, “Razzi Amari” (edito da Comix) di Stefano Disegni e Massimo Caviglia, il quale presenta una trama simile, dove si narra di una storia ambientata nel futuro in cui una dittatura oppressiva controlla le menti delle persone mediante un microchip, installato nel cervello dei neonati e che dona l’illusione di vivere in un “Mondo Perfetto“. La trilogia, pertanto, si presenta come un compendio delle precedenti esperienze artistiche, pieno di considerazioni simboliche. Il protagonista, Neo, si chiama in realtà Thomas Anderson e non è un caso che il suo nome alluda al Tommaso, l’apostolo del Vangelo Gnostico omonimo (“Il Regno dei Cieli è dentro l’uomo, e lui non lo sa“), quel discepolo di Gesù il quale non crede finché non vede e che si ritrova a mettere persino il dito nel costato del Cristo, pur di avere la chiara visione (nel film Neo mette il dito nello specchio al mercurio). Il cognome, inoltre, apre ad ulteriori speculazioni perché nella lingua inglese, Anderson significa “Figlio dell’Uomo” (son = figlio in inglese; anèr, andròs = uomo in greco), e “Figlio dell’Uomo” è uno dei nomi con cui si identificava Gesù. Ma Neo, oltre a significare “nuovo” è anche l’anagramma di One, l’Uno, ovvero “l’Eletto“, rappresentando l’archetipo del Cristo, dell’Uomo Nuovo, e Cosmico, il risvegliato che ha raggiunto la Conoscenza. Morpheus (Morfeo), menzionato per la prima volta nelle “Metamorfosi” di Ovidio, è il Dio del Sonno e dei Sogni. E i sogni sono uno dei fili conduttori del film, perché il protagonista, alla fine, si rivela essere il tramite tra un Mondo Reale e un Mondo Fittizio, la “Matrix“.

E poi c’è lei, Trinity, la quale non solo incarna con il suo nome l’idea della Trinità, specie dentro i confini della “Matrix“, composta da Morpheus, Neo e lei medesima, ma che da un punto di vista mitologico, e ancor più Gnostico, ella rappresenta la “Terza Forza“, neutra, l’unica in grado di portare a compimento la sua missione, in quanto è stata da sempre riconosciuta con i nomi di: Stella Maris, Maria, Ram-IO, Iside, Maya, Tonantzin (presso gli Aztechi), e ancora Divina Madre, Devi Kundalini, Vajravarahi o Dakini Rossa Danzante (nel Tibet), persino Maria Maddalena, presunta sposa vestale di Gesù nelle correnti gnostiche, e che nel film diventa non a caso la compagna di Neo, “l’Eletto“. Nella trilogia, inoltre, appaiono anche altri personaggi singolari e fondamentali per capire l’illusione in cui viviamo, tra cui il celeberrimo Agente Smith, incarnazione dei demoni interiori, gli Arconti operanti nel “Sistema“, coloro che si impossessano dei Corpi, trasformandoli in sé stessi pur di avere un controllo totale all’interno della “Matrice“. Gli Arconti sono i guardiani della soglia, del nostro risveglio, coloro che governano i piani astrali e mentali dell’Uomo, incanalandoli all’interno di una serie di aggregati psichici, meccanici o di credenze tali, con i quali, grazie all’utilizzo di chiavi di accesso, manipolano e controllano l’umanità intera: sono gli “Alieni“. Ma nel disegno eretico, nascosto e sottile, specie tra il presunto matrimonio del Cristo con la Maddalena, si insinua anche un altro personaggio, il Merovingio. Qui il riferimento è alquanto palese, perché il suo nome deriva dalla prima dinastia reale dei Franchi, i quali, secondo alcuni autori moderni, erano i diretti discendenti di un ipotetico figlio nato dall’unione amorosa di Gesù con Maria Maddalena.

Infine c’è lui, “l’Architetto“, la sorgente di tutta la” Matrix“, il quale non è altro che il “Demiurgo della Gnosi“, il grande regista di quella finzione che reputiamo essere la realtà. E a conclusione di questa disamina, degna di nota è la Città di Zion che corrisponde ovviamente a Sion, la Città di Dio, l’unica città in cui gli uomini possono essere liberi, seppure si trovi nelle profondità della Terra, invece di risiedere nell’Alto dei Cieli come la “Gerusalemme Celeste” descritta nella Bibbia. Ed è anche possibile che nella trilogia siano presenti concetti del Rastafarianesimo basato sull’antitesi “Babylon-Zion“: perché Babylon, per questa religione, rappresenta il Mondo Occidentale dello sfruttamento dei deboli, basato sul denaro e l’odio razziale, un vero e proprio “Mondo Disumano“, mentre Zion (o Sion), invece è il Mondo dei Sogni, un “Eden” fondato sul sostegno reciproco, il rispetto, la musica (come nel mio caso) e la gioia di vivere, la “Terra Promessa“, un luogo senza regole dove tutto è possibile. La trilogia di “The Matrix“, alla fine, si scopre essere un concentrato formidabile di filosofie e conoscenze eretiche, cosa alquanto singolare per un film prodotto in America e destinato al grande pubblico, eppure viene da domandarsi perché sia stata confezionata un’opera così illuminante su questioni scottanti e che ci riguardano da migliaia di anni. È lo stesso Morpheus a raccontare: “All’inizio del 21° secolo tutta l’Umanità si è unita per festeggiare dopo avere dato alla luce AI (intelligenza artificiale).” Morpheus descrive AI come “una coscienza singolare che ha generato una intera razza di macchine“, e seppure il nome di tale intelligenza artificiale, si ricolleghi in modo sorprendente a quella di HAL 9000, il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery nel film “2001: Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick[3], e dell’omonimo libro di Arthur C. Clarke, il quale si ribellerà all’equipaggio, è altrettanto evidente l’analogia con il “Dio Minore” creatore degli Arconti e del “Mondo Materiale” illusorio.

AI, successivamente, crea Matrix, una simulazione al computer che è “… una prigione per la Mente.” Così, Yaldabaoth-AI intrappola l’Umanità in una prigione materiale che non rappresenta la realtà ultima, come Morpheus spiega a Neo: “Finché Matrix esiste, la razza umana non sarà mai libera.” Ed è eloquente, in questo contesto, anche la rappresentazione degli Agenti (l’Agente Smith ne sarà la suprema manifestazione), e della loro opposizione contro chiunque cerchi di lasciare “Matrix“, Entità create da AI in qualità di programmi, affinché svolgano la funzione di “Guardiani” al suo posto. Essi sono simili agli Arconti, creati da Yaldabaoth, “l’Architetto“, per impedire l’ascesa dello gnostico, e non è un caso che Neo riuscirà a sconfiggere l’Agente Smith a conclusione di un epico scontro, dove scoprirà di essere parte integrante del “Sistema” e, riconoscendosi in quanto tale, potrà cambiarlo al suo interno poiché è lui stesso ad essere cambiato. A quel punto la disconnessione di Neo è totale, non è più quel ragazzo incredulo che si era svegliato sulla Nabucodonosor con gli occhi doloranti, questo perché, come poi gli spiegherà Morpheus, egli non li aveva mai utilizzati dal momento che era sempre stato cieco, e tutto ciò che aveva pensato di vedere fino a quel momento lo aveva visto con gli occhi della Mente, all’interno di un software di simulazione, una finzione, la “Matrix” appunto.

Del resto, all’interno di questo grande affresco immaginario si inseriscono anche idee buddiste, dove “la prigione per la Mente” è un sistema costituito da delle proiezioni digitali di miliardi di Esseri Umani e che ricorda quello buddista del saṃsāra, dove il Mondo in cui viviamo è costruito dalle nostre proiezioni sensoriali, dai desideri. Infatti, il livello più alto di perversione lo si raggiunge con la storia di Cypher, che non riesce più a tollerare il “deserto della realtà” e chiede di essere reintegrato all’interno del programma. Seduto con l’Agente o l’Arconte Smith, in un ristorante di lusso, fumando un sigaro e sorseggiando un liquore, spiega le sue motivazioni: “Sai, io so che questa bistecca non esiste. So che quando ne metto in bocca un pezzo, Matrix comunica al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni, sai cosa ho capito? Che l’ignoranza è beatitudine.” Per negare la realtà che egli sperimenta fuori da Matrix, usa addirittura una doppia negazione: “Non voglio ricordare niente. E voglio essere ricco e importante. Ad esempio, un attore famoso…” Dunque, non solo Cypher desidera dimenticare il “Nulla” della vera realtà, ma vuole anche diventare un personaggio importante, aggiungendo, così, un nuovo livello di illusione all’interno della stessa finzione in cui ha scelto di rientrare. Del resto, come biasimarlo, gli abiti logori, il cibo sciapo e disgustoso, o le celle spartane dell’equipaggio, raffigurano la “Via di Mezzo” insegnata dal Buddha, la quale incoraggia l’ascetismo assoluto e nega qualsiasi tipo di indulgenza che possa distrarre dalla propria missione.

E a distanza di tutti questi anni, quale insegnamento trarne ancora?

Ebbene, ringrazio quella commissione di esami, l’ambiente del Conservatorio fatto di professoroni con strani anelli massonici che portavano alle dita, di scale gerarchiche, servilismo, genuflessioni, silenzio-assenso, etc., perché tutto questo mondo mi ha fatto comprendere come il “Sistema”, inesorabile, forgia sin da giovanissimi le nostre menti, la psiche, lo spirito e l’animo, così da assoggettare qualsiasi follia creativa che non deve risvegliare le persone, ma addormentarle nell’inutilità di un’esistenza vuota, materialistica e fine a sé stessa. E quando a volte mi chiedono chi sia stato il maestro più importante che fino ad oggi ho incontrato nella mia vita, potrei rispondervi nessuno, o forse quell’insegnante di Storia della Musica il quale mi fece aprire gli occhi come Morpheus, o forse, si, Keanu Reeves, per aver avuto il coraggio di interpretare uno dei personaggi più rivoluzionari e controversi della Storia del Cinema


[1] Il “Conservatorio Luigi Cherubini” è un istituto superiore di studi musicali fondato a Firenze nel 1849. È situato in Piazza delle Belle Arti, all’angolo con via degli Alfani, nello stesso isolato dell’Accademia di Belle Arti, del Museo dell’Accademia e dell’Opificio delle Pietre Dure.

[2] Lana Wachowski, nata Laurence e nota un tempo come Larry (Chicago, 21 giugno 1965), e Lilly Wachowski, nata Andrew Paul e nota un tempo come Andy (Chicago, 29 dicembre 1967), definiti come Fratelli Wachowski prima del cambio di sesso, ad oggi come Sorelle Wachowski, sono due registe, sceneggiatrici e produttrici cinematografiche statunitensi, principalmente conosciute per avere ideato la saga di “Matrix” e la serie televisiva “Sense8“.

[3] Stanley Kubrick (New York, 26 luglio 1928 – St Albans, 7 marzo 1999) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense naturalizzato britannico. Considerato uno dei maggiori cineasti della Storia del Cinema, è stato anche direttore della fotografia, montatore, scenografo, creatore di effetti speciali, scrittore e fotografo. Le sue opere sono considerate dal critico cinematografico Michel Ciment “tra i più importanti contributi alla cinematografia mondiale del ventesimo secolo“. Ha diretto in totale tredici lungometraggi ed è stato candidato per tredici volte al Premio Oscar, vincendolo solo nel 1969 per gli effetti speciali di “2001: Odissea nello Spazio“. Nel 1997 gli è stato assegnato il Leone d’Oro alla Carriera al “Festival del Cinema di Venezia“. Tra i suoi vari film ricordiamo: “Spartacus, Lolita, Il Dottor Stranamore, 2001: Odissea nello Spazio, Shining, Barry Lyndon, Full Metal Jacket, Eyes Wide Shut“.