“Uccelli di Tuono e Serpenti con le Corna”

Nella mitologia e nel folklore di diverse tribù di nativi americani, “l’Uccello di Tuono” risulta essere tra i più importanti e predominanti. Il gigantesco rapace, che tra i Lakota viene chiamato Wakinyan (da kinyan, “alato“, e wakan, “sacro“) per i Kwakiutl risulta essere Hohoq, mentre per i Nootka, Kw-Uhnx-Wa. Descritto con un’apertura alare pari a due volte la lunghezza di una canoa, viene ancora oggi identificato con la Tempesta, capace di generare con le sue enormi ali il rombo dei tuoni, accompagnato dal lampeggiare del bagliore dei suoi occhi, mentre i fulmini sarebbero i “Serpenti Luminosi” che egli porta con sé, per poi lasciarli cadere a terra.[1]  Gli antichi Nativi pensavano fosse sovente un mostro individuale o a capo di un’intera “Specie di Creature a lui simili“, servo del “Grande Spirito” e non di rado con funzioni di vero e proprio “Messaggero Divino“. I Kwakiutl e i Cowichan credevano, addirittura, esistessero molti esemplari diversi, che potesse trasformarsi a suo piacimento, persino in Esseri Umani (spingendo indietro il becco, similmente all’atto di togliersi una maschera) e togliendosi le piume come lo si fa con un costume. In “Forma Umana“, questi “Uccelli del Tuono” si sposavano con le donne umane, infatti per le più importanti famiglie dei nativi, portarne il suo sangue era un vanto e indice di nobiltà.

Nella tradizione Sioux, questi “Thunderbird” si racconta che avessero sconfitto e distrutto i mostruosi “Rettili” detti Unktehila. Secondo le credenze di questo popolo, i “Rettili” erano innumerevoli e dalle varie forme, ma alla fine furono sopraffatti e annientati dagli “Uccelli del Tuono“, seppure risparmiarono solo piccole specie come le Lucertole e i nostri comuni Serpenti. Questi, noti con il termine di “Serpenti Cornuti“, erano creature che apparvero nella mitologia di moltissime “Culture Native Americane“, in quanto considerate forme antidiluviane originatesi prima della comparsa dell’Uomo. Fisicamente simili ad enormi “Rettili“, dotati di grandi corna e dalla pelle coriacea e squamata, alcune tradizioni li descrivevano simili ad enormi Lucertole o a Coccodrilli. Acerrimi nemici degli “Uccelli del Tuono“, dai quali (specie gli esemplari più grandi) furono annientati, queste figure non erano poi così distanti per simbologia e funzione dai Draghi europei e asiatici, e come loro, a seconda delle molte variazioni regionali, associati all’Acqua, alla Pioggia, ai Fulmini, al Tuono o al Fuoco. Gli Unktehila fecero la loro comparsa nella tradizione orale di numerosi popoli indigeni delle Americhe, specialmente in quelli che abitano nelle foreste sud-orientali e nella regione dei Grandi Laghi.

Le tradizioni del popolo Muscogee includono ancora “Serpenti Cornuti” e “Serpenti-Nodo“, chiamati estakwv-nayv. Entrambi sono variamente scambiati per la stessa creatura, o a volte come due creature differenti; differenti per dimensioni, in quanto il “Serpente Cornuto” sarebbe ben più grande della seconda specie descritta. Per il popolo Muscogee si tratterebbe comunque di un genere di serpente acquatico ricoperto di dure squame iridescenti e cristalline, e con un singolo grande “Cristallo sulla Fronte” (curioso, perché questo particolare richiama il radicato mito euro-asiatico delle cosiddette “Pietre di Drago“, preziosi cristalli che si trovano sulle “Teste dei Draghi“, dimostrando un ulteriore antichissima comunanza di questi miti); si racconta quanto le scaglie e il “Cristallo” fossero molto ricercati per via del loro potenziale divinatorio, mentre le corna erano invece usate negli usi medicinali e medicamentosi. Tra le varie popolazioni, come in quella Alabama, il “Serpente Cornuto” veniva chiamato tcinto såktco o “pesce-aragosta“, ed erano soliti classificarlo in quattro categorie ben distinte per il colore delle corna ritorte: blu, rosse, bianche o gialle. Nel popolo Yuchi, la figura del “Serpente Cornuto” è talmente sentita che le raffigurazioni più recenti sono arrivate sino al 1905.

La stessa “Danza Yuchi“, nota come “Danza della Grande Tartaruga“, onora lo “Spirito del Serpente Cornuto” il quale, nella loro tradizione, è associato al Fulmine, al Fuoco, al Tuono, la Malattia, l’Arcobaleno, etc. Eppure, questa figura era presente, similmente, anche in altre regioni del Mondo. Il “Serpente dalle Corna di Ariete” era un’immagine religiosa assai ben nota nell’Europa nord-occidentale, sia prima che durante il periodo romano. Presente nella Gallia romano-celtica (vedasi il celebre “Calderone di Gundestrup“), connesso al “Dio Cornuto Cernunnos“, in compagnia del quale è sovente raffigurato. Questa “strana coppia” mitologica apparve almeno dal IV secolo a.C. anche nell’Italia settentrionale, dove una grande figura cornuta con torque e serpenti fu intagliata nella roccia in Val Camonica, così come figure analoghe apparvero poi anche in alcune regioni della Francia. Altre divinità simili, accompagnate da “Serpenti con Corna di Arieti“, si presentarono nei secoli successivi in alcune varianti, quali il Marte e il Mercurio Celtico, persino l’orientale e poi gnostico Abraxas, non di rado combinato con la ruota solare.

Un precedente però è ben definibile nella mitologia mesopotamica, con la figura del Ningishzida, ancestrale prototipo del “Serpente Biblico” presente nel “Giardino dell’Eden“, sovente raffigurato come un “Serpente con le Corna“. In altre raffigurazioni è persino tratteggiato con sembianze e fattezze tipicamente umane, seppure sia accompagnato da alcuni bashmu, dei “Serpenti Cornuti“. Ningishzida era una divinità sumera dell’oltretomba, il suo nome in lingua sumera è stato poi tradotto col termine di “Signore dell’Albero Buono“. Veniva sovente rappresentato come un Serpente ed apparve le prime volte nel mito di Adapa in veste di uno dei due guardiani del “Palazzo Celeste di An“, assieme a Dumuzi.[2] A Ningishzida fu associato il primo esempio, assai celebre e conosciuto, di simbolo costituito da “Serpenti avvolti attorno ad un Bastone“, che anticipò il famosissimo “Caduceo di Ermes“, o il “Bastone di Asclepio“, e quello di Mosè. Uadjet (“la Verde“), la Dèa Serpente del Basso Egitto del periodo pre-dinastico, incarnava questo simbolismo, seppure il bastone fosse sostituito da una canna di papiro. Ningishzida a volte era rappresentato come il figlio di Ninazu e Ningiridda, anche se il mito del viaggio di Ningishzida nell’oltretomba (simile a quello dell’egizio Osiride) fa presupporre sia stato figlio di Ereshkigal; altri miti lo identificarono persino come figlio di An, il Cielo, marito di Azimua e fratello di Amashilama, nonché uno degli antenati del leggendario Gilgamesh.


[1] I paleontologi ritengono che i primi Esseri Umani a giungere nell’America settentrionale, abbiano incontrato gli enormi uccelli della specie Teratornis merriami, oggi estinta. Di conseguenza, il mito de “l’Uccello del Tuono” potrebbe corrispondere al lontano ricordo di queste creature, così come altre leggende amerindiane sembrano riferirsi ai Mammuth o ad altri grandi animali del Pleistocene, oggi non più esistenti.

[2] Il mito di Adapa cita Ningizzida e Tammuz (o Dumuzi) e fa riferimento al Serpente come se fosse un maschio.