“L’inaspettato Homo di Denisova (Siberia)” di Federico Bellini

L’Homo di Denisova o Donna X è il nome dato ad un ominide i cui scarsi resti sono stati ritrovati nei Monti Altai in Siberia. La scoperta di questa nuova specie all’interno della famiglia degli ominidi, venne annunciata nel marzo 2010, quando al termine della completa analisi del DNA mitocondriale (mtDNA) fu ipotizzato che poteva trattarsi di qualcosa di completamente nuovo. Questo esemplare di ominide è vissuto in un periodo compreso tra 70.000 e 40.000 anni fa in aree popolate principalmente da Sapiens e in parte da Neanderthal, seppure la sua origine e la sua migrazione appaiono ancora oggi distinte da quelle delle altre due specie, in quanto il mtDNA del Denisova risulterebbe addirittura differente. Un team di scienziati dell’Istituto Max Planck della facoltà di Antropologia di Lipsia, guidati da Svante Pääbo, sequenziò il DNA mitocondriale (che si eredita solo per linea materna), estratto dal frammento osseo di un dito mignolo di un giovane individuo di età stimata tra i 5 e i 7 anni, e di sesso incerto, nonostante gli fu attribuito il soprannome di Donna X.

Queste analisi rivelarono che la nuova specie di ominide sia stata il risultato di una migrazione precoce dall’Africa, distinta dalla successiva migrazione associata a Uomini di Neanderthal e Moderni Umani, ma anche distinta dal precedente esodo africano degli Homo Erectus, dimostrando così l’esistenza di un ramo molto più lontano all’interno di un quadro più complesso di tutto il Genere Umano, specie del tardo Pleistocene. La cosa che stupì maggiormente i ricercatori fu quando dopo ulteriori rinvenimenti ossei nella grotta dei Monti Altai in Siberia, e le loro conseguenti analisi, scoprirono che tutte e tre le forme umane (Denisova, Neanderthal e Sapiens) avevano vissuto forse insieme, o quasi sicuramente in diversi periodi temporali in quello stesso luogo. Sappiamo, comunque, che approssimativamente il 4% del DNA dell’Homo Sapiens non africano è lo stesso trovato nell’Homo Neanderthalensis, suggerendo quindi una comune origine, così come i test che mettono in comparazione il genoma dell’Homo di Denisova con quello di sei differenti Homo Sapiens (un sudafricano, un nigeriano, un francese, un papua della Nuova Guinea, un abitante dell’isola di Bougainville e uno della stirpe di Han), hanno dimostrato che dal 4 al 6% del genoma dei melanesiani (rappresentato dagli uomini dell’isola di Bougainville), derivano dalla popolazione di Denisova.

Verosimilmente, questi geni furono introdotti durante la prima migrazione umana degli antenati dei melanesiani nel sud-est asiatico, attraverso un’ibridazione tra Homo di Denisova e Homo Sapiens, che ha interessato, presumibilmente, le popolazioni antiche della zona e quelle loro dirette discendenti australiane. L’apporto genetico denisoviano alle altre popolazioni asiatiche, come in quelle europee e amerinde, appare invece molto limitato, derivante in buona parte per via dell’ibridazione avvenuta in precedenza con i Neanderthal (a loro volta ibridati con gli stessi Denisova). In conclusione, dalle ultime analisi del mtDNA e del DNA nucleare, risulta che l’Uomo di Denisova si sarebbe separato, inspiegabilmente, dal comune antenato di Neanderthal e dall’Uomo Moderno, circa 1.000.000 di anni fa e che in seguito si sarebbe incrociato con l’Homo Sapiens, progenitore dei moderni abitanti della Papua Nuova Guinea, con i quali condivide il 4-6% del genoma, e si pensa, quindi, che i Denisova ed i Neanderthal abbiano condiviso un ramo comune ancestrale che portò ai moderni Esseri Umani apparsi in Africa, e poi da lì diffusisi in tutto il Mondo.