“I Re Dragoni del Mondo Antico” [2]

[Disegno di Katsushika Hokusai. 1760-1849]

Il Drago ricopre un ruolo talmente egemone nella mitologia cinese, e in particolare nei miti dell’Asia Orientale, tanto che per questo motivo non stupisce se spesso, specie quello cinese, sia stato preso a modello archetipico per il Drago Asiatico. Nella sua raffigurazione standardizzata, il Dragone Cinese è un animale colossale (talune incarnazioni pantagrueliche lo vorrebbero lungo fino a cento chilometri!), avente corpo di serpente, quattro zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi, criniera e corna di cervo; la creatura raffigura dunque un miscuglio di tutte le specie animali. È stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folklore cinese, in contrasto con il Drago Occidentale che ha invece sempre avuto, persino prima della diffusione del Cristianesimo, dei connotati negativi. Il Drago Cinese incarna il concetto di Yang, il “Bene/Spirito-Fecondo” associato all’acqua ed è quindi una creatura portatrice di pioggia, il nutrimento per le messi e gli armenti, e non rappresenta quel mostro distruttore che sputa veleno e fuoco nella tradizione occidentale. I cinesi pregavano il Drago nei momenti di siccità e lo consideravano il “Padre” della loro civiltà, infatti, ancora oggi, i cinesi indicano sé stessi come i “Discendenti del Drago“, seppur la creatura mitologica sia oggi abbastanza in disuso quale simbolo ufficiale della Cina moderna.

I motivi di questa controversa situazione sono molteplici, seppure il Dragone sia a pieno titolo considerato il simbolo ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, tanto quanto della Repubblica di Cina, nonché di Hong Kong. Il Drago, inoltre, era un simbolo imperiale e si riteneva che, al momento della morte, lo stesso Imperatore rivelasse la sua vera natura Rettiliana, liberando il proprio Spirito di Drago svincolato, così, dalle catene terrene e libero di ascendere al Cielo. Questi Draghi, però, non erano solo apparentemente metaforici, ma pure concreti, reali. I Lóng, chiamati anche Lung Wang (Re Dragoni) assomigliano per molti aspetti ai Naga indiani. Si raccontava abitassero tanto nel “Regno Celeste“, cioè tra le Stelle e i Pianeti, quanto sotto la superficie della Terra. Si narra, inoltre, che possedessero una “Perla Magica” sulla propria fronte, simile a quella dei Naga, una sorta di “mistico occhio divino” o fonte di potere. Come i Naga alcune delle entrate ai loro palazzi, o territori, si potevano trovare sotto laghi e fiumi o dietro le cascate, e quasi sempre, tali accessi erano ben nascosti agli occhi o ai piedi invadenti di uomini o donne mortali. Una di queste entrate al Mondo Sotterraneo cinese, si sostiene fosse nella Montagna orientale di Taishan, presso la provincia di Qufu. Questa soglia degli Inferi Cinese era sorvegliata da selvaggi Demoni, chiamati Men Shen, spesso descritti come guerrieri che indossavano feroci maschere o facce animalesche.

C’erano, inoltre, interazione tra i Signori degli Inferi, com’erano conosciuti, e i Re Dragoni, tanto che i “Quattro Re degli Inferi“, chiamati Yan Luo o Yen Wang, regnavano su una vasta regione consistente in ben “18 Livelli” o località. Da ciò trae origine il mito dei “Re Dragoni” i quali presiedono i quattro mari della Cina: il Mare dell’Est (Mar Cinese Orientale), il Mare dell’Ovest (Mar Giallo), il Mare del Sud (Mar Cinese Meridionale) ed il Mare del Nord (Lago Baikal). Divinità potenti e largamente adorate, questi sovrani dalla “Testa di Drago” estendevano la loro influenza a tutti i fenomeni acquatico-atmosferici del loro regno di competenza. Sovente, in epoca pre-moderna, i villaggi cinesi prospicienti al mare o a grossi corsi/specchi d’acqua avevano templi dedicati al culto del locale Re-Dragone. Presso questi luoghi di culto si officiavano, in tempi di crisi idrico-correlata (siccità o inondazione), rituali di massa quali preghiere, sacrifici propiziatori, etc., per accattivarsi il favore della divinità. I Draghi, inoltre, non sono stati una prerogativa del solo immaginario collettivo cinese, ma persino indiano e più in generale di tutta l’Asia.

Nei miti cosmogonici indiani, appare sovente il mito di Vishnu che riposa sul “Serpente dalle Sette Teste“, Sesha (“Durata”) o Ananda (“Infinito”), mentre sogna la “Creazione dell’Universo“, e in un gesto di consapevolezza sparge il suo seme nelle acque cosmiche; proprio come il Ra egizio, il quale si muta in un Uovo d’Orouguale per splendore al Sole”, germe di ogni creatura vivente. Il sanscrito bija, seme, richiama pure il ferro meteorico incarnato dalla Fenice che torna ciclicamente sulla Terra per inumare il Padre dentro un Uovo, e persino Sesha incarna, in questo modo, lo scorrere di tutte le epoche, dove un suo sbadiglio provoca un fuoco rigeneratore che si abbatte sulla Terra: i meteoriti, serpenti delle profondità siderali, probabili portatori della Vita (vedasi il concetto di Panspermia, a quanto pare già presente all’epoca…) Allo stesso modo di Takasaka, uno dei Naga che incendiava col solo respiro, essi erano “Divinità Serpentiformi“, Re-Cobra detentori della supremazia celeste, dimoranti a Nagaloka. Come i Maya e gli Egizi, il pantheon Indù prevedeva nove deità, definite i “Nove Cobra di Brahma”, e tale origine si perse nei meandri del tempo, dato che i più antichi poemi epici indiani, quali il già citato Ramayana, li collocavano in un’epoca risalente a 870.000 anni fa.

Un rilievo in pietra di Orissa, del X sec. d.C., ritrae le divinità Naga e Nagini con lunghe code intrecciate sotto la vita (più tardi avverrà per Iside e Osiride tra i Frigi), scolpiti in forma di Cobra, così come un sigillo in terracotta di 3.000 anni fa ritrae un personaggio assiso in posizione yogica, con due Cobra ai lati e due fedeli in adorazione. La dottrina dello Yoga, diffusa nel globo intero, descrive numerosi centri vitali del Corpo, i Chakra, piccole ruote corrispondenti a precisi organi interni connessi a importantissime funzioni, e adeguatamente attivati, producono una frequenza elettromagnetica che interagisce con i condotti vitali, e l’energia Kundalini alla base della colonna vertebrale. Questa preme all’interno e sale sotto forma di “Serpente Energetico” sino alla Ghiandola Pineale, donando una sensazione di completezza nell’Uomo. Anche il Caduceo di Thot/Hermes, – derivazione del Bastone Brahmanico (attualmente rappresenta la Scienza Medica e l’Ordine dei Farmacisti, il quale viene spesso confuso con il Bastone di Asclepio) -, è avvolto dai serpenti, il “flusso energetico spiraliforme“, mentre la sommità sferica rappresenta il cervello con i ventricoli, due ali, segno di purezza spirituale.

Il Buddha, nona incarnazione di Vishnu, divenne l’illuminato quando il Re-Cobra, sempre a “Sette Teste“, Mucalinda, gli porse riparo durante una tempesta, metafora di elevatezza nel caos della vita; ancora oggi, i monaci tibetani utilizzano trombe ricurve decorate da serpenti attorcigliati per i loro riti. Del resto, si crede che questi Naga si siano insediati da tempi immemorabili in due importanti città (o civiltà) sotterranee, Bhogavati e Patala. Si crede come Bhogavati si trovi al di sotto della catena dell’Himalaya, e si dice che da lì i Naga muovano guerra ad altri esseri umani sotterranei dei regni inferiori di Agharta e Shamballa. Milioni di Indù, fino ai giorni nostri, hanno sempre creduto che il Patala (o Potala) abbia un accesso presso le Sorgenti di Sheshna, a Benares, e secondo l’erpetologo e autore Sherman A. Minton, nel suo libro “Venomous Reptiles“, questa entrata esiste davvero e dispone di 40 gradini i quali discendono in una depressione circolare per poi terminare di fronte ad una porta in pietra, chiusa e ricoperta da bassorilievi raffiguranti dei Cobra. Così come in Tibet vi è un importante, nonché mistico luogo sacro, chiamato anch’esso Potala (il Palazzo del Dalai Lama a Lhasa), dove le popolazioni del luogo affermano che si trovi in cima a un’antica caverna e a un sistema di gallerie esteso lungo tutto il continente asiatico.