“Oggetti Volanti (quasi) Identificati”

(Fotografia tratta da La Battaglia di Los Angeles)

«Siamo Corpi alla deriva in un Paradiso che ignoriamo.
Erranti alla ricerca dell’Impossibile. Incarnazioni
senza meta in cerca della Verità.»

La prima segnalazione storica di un U.F.O. da parte dei moderni mezzi di informazione, risale agli anni ’40 del XX secolo, nel periodo in cui la Seconda Guerra Mondiale stava volgendo al termine. Seppure le segnalazioni dei vari oggetti anomali siano documentati sin dall’antichità, durante gli anni del secondo conflitto mondiale, specie immediatamente dopo il primo test nucleare, avvenuto il 16 luglio del 1945 nel poligono di Alamogordo in Nuovo Messico (dove venne fatta esplodere la prima Bomba al Plutonio, “The Gadget”, in quello che passò alla storia come il “Trinity Test” (seguito nemmeno un mese dopo dallo scoppio delle due bombe su Hiroshima e Nagasaki), gli avvistamenti si moltiplicarono a dismisura nei decenni successivi, sino ai giorni nostri. Da allora, un numero sempre maggiore di giornalisti, scienziati, ricercatori di vario titolo e ruolo (insieme ad una cospicua schiera di semplici appassionati), hanno cercato in ogni modo di trovare una plausibile spiegazione a questo “Fenomeno” di portata mondiale. Testimonianze storiche e contemporanee, esperienze individuali o di gruppo, filmati, fotografie, rilevamenti strumentali, analisi di laboratorio, etc., hanno poi formato una base di ricerca che ha permesso di principiare una rivoluzione culturale senza precedenti, creando sistematicamente un substrato culturale nell’immaginario collettivo dell’Uomo Moderno. Secondo la logica razionale, sovente utilizzata nell’analisi scientifica, e tipica della nostra epoca attuale, accettare l’esistenza di un U.F.O., o di un Disco Volante (o addirittura di forme di Vita Aliena), significherebbe rimettere in discussione tutte le certezze dell’Uomo sino ad oggi acquisite nel corso della sua storia, oltre ad ammettere che i fondamenti della Fisica del XX secolo, sono in buona parte da rivedere se non da riscrivere completamente.

Nel Buddhismo, ad esempio, a tal proposito si narra la storia di un Rospo che aveva vissuto tutta la sua esistenza in fondo ad uno stagno, quando un giorno, un altro Rospo proveniente dal mare andò a fargli visita. “Da dove vieni?“, chiese il Rospo dello stagno. “Dal grande Oceano“, rispose l’altro. “Quanto è grande il tuo Oceano?” “È gigantesco.” “Vuoi dire che è grande come un quarto del mio stagno?” “Più grande.” “Più grande? La metà di questo stagno?” “No, molto più grande.” “È grande come questo stagno?” “Non c’è paragone.” “È impossibile voglio vederlo anch’io!” E quando se ne andarono insieme e il Rospo che viveva nello stagno vide per la prima volta l’Oceano, lo shock fu così forte che la sua testa esplose in mille pezzi[1]. In definitiva, chiedere ad un ricercatore di queste tematiche di portare prove dell’esistenza di “Civiltà Extraterrestri“, è come chiedere ad un uomo delle caverne di spiegarci cosa sia un’automobile. La distanza evolutiva che ci separa (dall’Extraterrestre) è così grande da non poter essere ancora compresa e spiegata con i nostri attuali modelli di Conoscenza. Risulta quindi necessario non essere scettici e miopi, quanto curiosi, cercando con mente aperta di trovare la verità da ogni informazione proveniente da qualsiasi fonte, seppur sulla base delle attuali conoscenze, ancora non si è in grado di dare alcuna spiegazione chiara se non quella di descrivere fatti e, cosa importantissima, focalizzare le coscienze di tutti gli uomini verso la presa d’atto che il “Fenomeno Esiste”, seppure ci troviamo soltanto all’inizio di una sua definitiva e totale comprensione. Le tematiche concernenti questioni “Aliene”, sono una recentissima conquista da parte dell’opinione pubblica, e la loro diffusione, specie attraverso i mezzi di informazione, ha interessato nel corso dei decenni vari aspetti della nostra società, specie in ambito culturale e popolare, dove nel genere fantascientifico (fumetti, romanzi, cinema) ha raggiunto gli esiti più eclatanti, contribuendo alla formazione di una nuova conoscenza del problema.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che da una cultura arcaica e rurale dalla quale provenivano i nostri nonni, – e in parte anche i nostri genitori -, con un immaginario collettivo popolato di FantasmiDiavoliAngeliFate e Spiriti, siamo poi passati ad un corpus mitologico nelle generazioni a noi più vicine, il quale ha visto trasformare quelle “Entità“, un tempo appannaggio della fantasia popolare e religiosa, in creature Aliene, Ultra o ExtraTerrene. Si concorda unitariamente che sia stato il 1938 l’inizio dell’Età dell’Oro della Fantascienza, esattamente un anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e celebre fu l’episodio della trasmissione radiofonica di Orson Welles, trasmessa il 30 ottobre di quell’anno, da una radio americana, che constava dell’adattamento del celebre romanzo di H.G. Wells “La Guerra dei Mondi”. Durante la trasmissione, con comunicati sempre più serrati, di impatto emotivo e con toni sempre più catastrofici riguardanti la disfatta dell’esercito americano da parte degli “Invasori Alieni”, sbarcati nel New Jersey e provenienti nientemeno che da Marte, questi marziani, secondo il racconto di Welles, si stavano propagando su tutto il territorio USA ad una velocità inusitata, travolgendo al loro passaggio ogni resistenza e distruggendo qualsiasi cosa. I comunicati si alternarono a realistiche interviste di sopravvissuti, alle cui voci facevano da sottofondo, come lontani e sinistri echi, effetti sonori alquanto terrificanti per lo spettatore dell’epoca (non certamente per quello attuale), e il realismo della trasmissione fu tale che su un pubblico di sei milioni di ascoltatori, circa due milioni furono presi dal più completo panico, riversandosi nelle strade urlando, piangendo, cercando scampo da questi “invasori” sconosciuti.

Welles riuscì, così, con una meticolosa e geniale regia, ad enfatizzare uno dei romanzi più importanti della letteratura fantascientifica dell’epoca, avendo intuito che per l’ascoltatore medio (ricordiamoci che accadde nel 1938) e la cultura degli uomini di quel periodo, creare uno shock nell’opinione pubblica poteva risultare un “Gioco da Ragazzi”. Ed è proprio in questo contesto che la Fantascienza, specie negli anni successivi, trovò piena padronanza e manifestazione di sé, specialmente in aspetti cupi e misteriosi riguardanti queste “Realtà Alternative e/o Parallele”, mostrando soprattutto l’uso e l’effetto di una innovazione sul piano politico, psicologico, antropologico e persino militare. Infatti, fu proprio attorno agli anni ‘50 e nei decenni successivi che si inserì anche la questione dei M.I.B. (Men in Black o Uomini in Nero), caratterizzati da impermeabili di colore scuro, e che avrebbero indotto al silenzio con varie minacce diversi testimoni di eventi ufologici, specie all’interno del continente americano; figure diventate poi centrali in molti racconti, libri o film anche recentissimi. Questo “Gioco da Ragazzi”, inoltre, nel giro di brevissimo tempo divenne talmente serio da far istituire varie commissioni governative, tra cui la “Commissione Robertson”[2], che nel 1953 sottolineò come gli avvistamenti U.F.O. dovevano essere costantemente monitorati, a causa dell’enorme e preoccupante influenza che potevano avere sull’opinione pubblica americana, specie se il “Fenomeno” si fosse manifestato diffusamente.

Del resto, dal dopoguerra sono iniziati proprio dagli USA non solo il boom di questo nuovo genere letterario, – imponendo così un possibile modello culturale costellato di “Extraterrestri” buoni, cattivi, belli o brutti che siano -, ma anche una formidabile corsa allo Spazio, duellata con i Sovietici, che condusse l’Uomo (forse) persino sulla Luna. Tra le tante cose accadute in quegli anni, non è nemmeno un caso che i primissimi episodi di “Abductions” (Rapimenti da parte di Entità Extraterrestri), accertati ufficialmente attraverso una cospicua e sempre più nutrita documentazione, si siano verificati attorno agli anni Sessanta; celebri per l’epoca furono i casi dei coniugi americani Barney e Betty Hill, e dell’italiano Camillo Faieta, tra i primi in assoluto censiti al Mondo. Del resto, secondo alcune stime ufficiali, dal 1947 al 2011 si pensa si siano verificati milioni di avvistamenti di U.F.O. in tutto il Mondo, migliaia sono le storie studiate, decine di migliaia sono le descrizioni di sbarchi di “Esseri Extraterrestri” dai loro veicoli avveniristici, altrettante migliaia sono le foto di U.F.O. documentate, così come le tracce rilevate sui terreni dovuti all’attività di questi oggetti di ignota origine, e per la maggior parte associate a delle particolari interazioni chimico-biologiche sulla vegetazione. Nel 1974, tramite il FOIA (Freedom Of Information Act) furono declassificati oltre 30.000 documenti del governo americano in materia di U.F.O., e si scoprì che alcuni di essi (provenienti da FBI, CIA, NSA, OSI, DoD, USAF) erano stati marchiati “Top Secret“.

In Italia, invece, a séguito della grande ondata di avvistamenti di “Oggetti Volanti non Identificati” (gli O.V.N.I.) del 1978, l’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, designò l’Aeronautica Militare quale unico Organismo Istituzionale deputato a raccogliere, verificare e monitorare le segnalazioni inerenti questi fenomeni; attualmente tale attività è svolta dal Reparto Generale Sicurezza dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Italiana. Ma propriamente un U.F.O. che cos’è? U.F.O. è l’acronimo inglese per “Unidentified Flying Object”, definiti anche “Unknown Flying Object”, ovvero “Oggetto Volante Non Identificato”, espressione con cui si indica ogni fenomeno aereo le cui cause non possono essere individuate facilmente (o immediatamente da un osservatore). La United States Air Force che coniò per prima il termine nel 1952, aveva inizialmente definito come U.F.O. degli oggetti che rimangono non identificati in séguito alle verifiche di esperti, anche se oggi il termine è comunemente utilizzato per riferirsi a qualsiasi avvistamento non identificabile, e il termine U.F.O., pertanto, è diventato erroneamente sinonimo quasi immediatamente di “Astronavi Extraterrestri“ o “Navi Spaziali Aliene”, in special modo nella cultura popolare.[3] Il concetto, poi, si è evoluto in un mito di primo piano della cultura moderna, con appassionati che hanno istituito nel corso degli anni, organizzazioni, associazioni varie, persino culti religiosi, arrivando in alcuni casi a modificare tale termine in “Unidentified Aerial Phenomenon” (o U.A.P.) ovvero “Fenomeno Aereo Non Identificato”, mentre l’acronimo utilizzato nella letteratura spagnola, francese, portoghese e sovente italiana, è O.V.N.I. (rispettivamente “Objeto Volador No Identificado”, “Objeto Voador Não Identificado”, “Objet Volant Non Identifié” o appunto “Oggetto Volante Non Identificato”).

Si iniziò a dare un termine a questi oggetti quando il 24 giugno 1947, il pilota Kenneth Arnold, mentre stava volando di giorno sullo Stato di Washington, vide una formazione di nove oggetti scintillanti solcare il Cielo. Calcolandone la velocità di circa 1800 chilometri orari, e basandosi sulla triangolazione dei picchi montagnosi sottostanti, sempre secondo il resoconto del pilota alla stampa, e ai suoi superiori, questi “Oggetti” volavano in formazione irregolare. Arnold descrisse ai giornalisti il movimento degli oggetti con queste precise parole: “Sembravano Piatti o Dischi che rimbalzavano sull’acqua.”; fu così il primo uomo a utilizzare il termine di “Flying Saucers, Dischi o Piatti Volanti“. Il pilota parlò liberamente alla stampa perché a quel tempo il governo USA non aveva ancora stabilito la censura, poi denominata “Congiura del Silenzio”, che impose successivamente per tutti quei casi che avessero dimostrato una qualche relazione con i “Fenomeni Ufologici”. Fu così che molte teorie vennero formulate prendendo a modello questo e i successivi casi, così come l’idea di sonde inviate da altre “Civiltà Stellari” ad osservarci, fu presa in considerazione nel 1961 con l’ausilio di un telescopio, dal ricercatore francese Jacques Vallèe, quando osservò un oggetto non identificato che si muoveva attorno alla Terra ad un’altezza di oltre quarantamila chilometri.[4] In quel periodo nessuna nazione, o organizzazione terrestre, disponeva di una tecnologia in grado di mettere in orbita un satellite ad altezze superiori di quelle misurate dal ricercatore francese, e dal momento che solo gli americani, più avanti, furono in grado di posizionare sonde a tali altitudini, il mistero resta ancora oggi del tutto irrisolto.

Un mistero, inoltre, che è serpeggiato sino ai giorni nostri sotto molteplici forme e aspetti. Decenni più tardi, infatti, lo scienziato russo Maskud Chernova, dichiarò durante una conferenza tenutasi a Ginevra agli inizi degli anni ’90, che la Russia e gli Stati Uniti sapevano della presenza dell’artefatto, dal momento che diversi astronauti lo avevano poi avvistato in diverse missioni spaziali attorno al nostro pianeta. L’oggetto, infatti, fu rilevato nel 1988 dai radar sovietici, e incrociando le diverse segnalazioni fu anche possibile ricostruirne la forma, intuendo che potesse assomigliare a quella di un diamante; tra l’altro, si dice di dimensioni notevoli, dato che si sosteneva fosse così potente da respingere qualsiasi cosa soleva avvicinarsi. Infine, l’11 dicembre 1998, l’equipaggio dello Space Shuttle Endeavour, durante l’ottantesima missione del programma spaziale, riuscì addirittura a fotografarlo, ribattezzandolo “Black Knight” (Cavaliere Nero)[5]. Insomma, a quanto pare uno strano oggetto, da almeno 30 anni in osservazione dalla Terra, era stato finalmente fotografato durante una missione spaziale americana, tanto da scatenare immediatamente l’insorgere di una serie di “Teorie Complottistiche”, e che videro la NASA impegnata a nascondere l’esistenza del misterioso satellite. Ben presto si fece largo la storia che durante una delle attività extraveicolari, necessarie per completare la prima missione di assemblaggio della “Stazione Spaziale Internazionale“, l’astronauta Jerry Ross perse una coperta termica che avrebbe dovuto installare sul modulo Unit, per isolare termicamente alcuni elementi di metallo che erano stati utilizzati per ancorare il modulo stesso, durante il trasporto nella stiva dello Shuttle.

Gli astronauti della NASA scattarono delle fotografie in sequenza dell’oggetto che si allontanava, ma nonostante la NASA avesse poi pubblicato le fotografie in questione, molti esperti e ricercatori, non convinti della versione dei fatti, accusarono l’ente di voler insabbiare la verità. Del resto, nel corso degli anni si susseguirono strane voci e teorie su questo artefatto, in parte già sopra menzionate, in parte qui di seguito esposte. Il grande scienziato Nikola Tesla, ad esempio, affermava di aver raccolto un segnale radio che si ripeteva più volte nel 1899 e che credeva provenisse dallo Spazio. L’ipotesi che il “Black Knight” sia un satellite artificiale e non terrestre, ebbe origine nel 1954, quando molti giornali, tra cui il St. Louis Post-Dispatch e il San Francisco Examiner, pubblicarono storie attribuite al ricercatore di U.F.O., Donald Keyhoe, il quale sosteneva che la US Air Force aveva individuato due satelliti di origine sconosciuta orbitare intorno alla Terra; come ben sappiamo, fatto impossibile all’epoca, poiché non esistevano ancora i satelliti artificiali. Addirittura, nel 1960, un anno prima della dichiarazione dell’ufologo Jacques Vallèe, la stessa marina militare americana dichiarò, destando un certo scalpore, di aver scoperto un “Oggetto Nero” volteggiare in un’orbita inclinata a 79° rispetto all’equatore e con un periodo orbitale di 104,5 minuti. Si notò inoltre che aveva un’orbita molto strana, con un apogeo di 1728 km (1074 mi) e un perigeo di soli 216 km (134 mi); si ipotizzò, poi, che fosse un frammento del rivestimento del lancio del satellite Discoverer VIII, che aveva un’andatura molto simile, teoria che poi venne ufficializzata.

Inoltre, nel 1973, lo scrittore scozzese Duncan Lunan analizzò i dati dei ricercatori radiofonici norvegesi, arrivando alla conclusione che essi avevano prodotto una mappa stellare, indicando la via per Epsilon Boötis, una stella doppia nella Costellazione di Boote. L’ipotesi di Lunan era che questi segnali fossero stati trasmessi da un “Oggetto Vecchio” 12.600 anni, situato in uno dei Punti di Lagrange della Terra; Duncan in séguito scoprì che la sua analisi era basata su dati imperfetti e la ritirò, senza mai menzionare il relitto nero orbitante. Accantonato questo “Cavaliere Nero”, recentemente si è presentata la storia di un altro presunto satellite di “Origine Aliena”, quella di Oumuamua (o 1I/2017 U1). Annunciato nell’ottobre 2017 dai responsabili del telescopio Pan-STARRS-1 alle Hawaii, i quali lo avvistarono 40 giorni dopo il suo passaggio più ravvicinato al Sole, quando si trovava a 0,25 unità astronomiche (solo un quarto della distanza Terra-Sole) dalla nostra Stella, nel mentre l’Oggetto allungato si dirigeva verso il limitare del Sistema Solare roteando vorticosamente, furono avanzate due principali ipotesi sulla sua natura (asteroide o cometa?), basate sui comportamenti osservati. 1I/’Oumuamua, noto anche come 2017 U1, è il primo asteroide interstellare conosciuto. L’esistenza di asteroidi interstellari, come pure di comete interstellari, venne teorizzata decine di anni fa ma fino alla scoperta di 2017 U1, la presenza di questi tipi di oggetti era rimasta solo un’ipotesi. La sua scoperta impose alla IAU la necessità di stabilire una nuova denominazione, nonché di dare un nome all’oggetto.

(Ricostruzione artistica di 1I/’Oumuamua)

In tempi molto rapidi l’oggetto venne denominato ufficialmente 1I/’Oumuamua, in cui il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I proviene dall’indicazione Interstellare, mentre ‘Oumuamua (con l’ʻOkina iniziale) significa “messaggero che arriva per primo da lontano” o “messaggero da un lontano passato“; in lingua hawaiana (ʻou significa “raggiungere” e muaprima, in anticipo“), in onore dell’arcipelago dove è situato l’osservatorio che ne ha effettuato la scoperta. Cosa aveva di strano questo oggetto? Le immagini ottenute da Hubble evidenziarono qualcosa di anomalo, perché questo oggetto dalla forma di un sigaro, aveva subìto ad un certo punto del suo viaggio all’interno del nostro Sistema Solare, una accelerazione; come se dei getti di gas lo stessero spingendo in avanti, comportamento, questo, che sovente viene notato sulle comete poco dopo il passaggio più vicino al Sole. Eppure, i ricercatori Shmuel Baily e Abraham Loeb[6], autori di uno studio dedicato ad Oumuamua, si resero conto che non presentava alcun segno di attività cometaria, nessuna coda o emissioni di gas. Praticamente, conclusero che il comportamento di questo presunto asteroide, era compatibile con quello di una vela a propulsione solare, in quanto l’eccesso di accelerazione mostrata, si era rivelata essere il risultato di una forza esercitata dal Sole sulla sua superficie. In sostanza, i due astronomi arrivarono a sostenere che poteva trattarsi di un detrito, simile ai rottami di una nave in mezzo al mare, o persino di una “missione di ricognizione”. L’ipotesi, ovviamente così audace, venne accolta con scetticismo dalla comunità scientifica: in quanto sostenere che tale oggetto possa essere il primo manufatto di origine interstellare osservato nel Sistema Solare, aprirebbe degli scenari speculativi senza precedenti.

Del resto, il suo comportamento insolito nello Spazio (fiondandosi verso il Sole, passando così vicino a Mercurio, Venere, Marte e in particolar modo la nostra Terra), la forma simile a quella di un sigaro (anomala ed unica per un asteroide), lungo 400 metri e largo 40, la sua accelerazione e il fatto che abbia cambiato persino traiettoria (viaggiava a 350 mila chilometri orari), potrebbe spiegare la sua “origine aliena” e la funzione di “sonda esplorativa“. Eppure, di strani oggetti e particolari avvistamenti nel Cosmo, la casistica ufologica e non solo, ne è letteralmente prodiga. Uno dei casi più eclatanti fu quello degli astronauti russi, Leonov e Belyaev, che ammisero di aver avvistato nel 1965 un misterioso satellite a meno di mille metri dallo scafo della loro navicella, la Voskhod. Il Cosmo, se andiamo a ben vedere, è stato visitato da centinaia di astronauti terrestri di diverse nazionalità negli ultimi cinquant’anni, tanto che buona parte di essi hanno sempre dichiarato di aver avuto esperienze “molto particolari” o “fuori dal comune”, alcune dai contorni “quasi mistici”, di cui solitamente preferiscono non parlare. Sovente classificate come allucinazioni, sia cosmonauti sovietici e americani, dichiararono di aver sentito “inquietanti presenze invisibili”, “latrati di cane e pianti di neonati”, o persino l’impressione di “sentirsi trasformare in altri Esseri”. Alcuni sostennero di aver udito strane voci, appartenenti a persone note o da loro conosciute, in altre occasioni del tutto sconosciute ed incomprensibili, frammenti di dialoghi, addirittura musiche inconsuete e bizzarre. Altri, anche in gruppo, affermarono di aver visto comparire a bordo della loro navicella, “strani oggetti luminosi“, in particolare durante l’avvicinamento dell’Apollo alla Luna, oggetti ai quali la Scienza ha cercato nel corso degli anni di dare le più svariate spiegazioni.

Lo stesso Jurij Gagarin[7], – il primo essere umano ad andare nello Spazio -, asserì di aver udito una musica celestiale e che, durante l’atterraggio, si mise improvvisamente a cantare, solo che la canzone non era “Rodina Slyshit…”, come dichiarato ufficialmente, ma una canzone completamente diversa e a lui ignota, stranamente insinuatasi nella sua testa. Sempre Gagarin dichiarò a degli amici che avrebbe potuto riferire di “cose sensazionali” se soltanto i capi glielo avessero permesso; morì il 27 marzo 1968 a soli 34 anni, sette anni dopo la sua grande impresa, a bordo di un piccolo caccia MiG-15UTI, schiantatosi al suolo nelle vicinanze della città di Kiržač… Stress? Delirio? Strane condizioni ambientali? Effetti delle radiazioni cosmiche? Chissà, ancora la stessa Scienza non è in grado di dare spiegazioni valide a questi fenomeni, eppure gli avvistamenti di U.F.O. nello Spazio, nel corso dei decenni, si sono fatti via via sempre più numerosi, sin dalle prime missioni fuori dall’atmosfera terrestre, dove “oggetti” sconosciuti sembravano quasi accompagnare le navicelle terrestri mentre oltrepassavano i confini del pianeta. Il cosmonauta sovietico Vladimir Kovalyonok, ad esempio, dichiarò di aver visto (il 5 maggio 1981) un “oggetto inspiegabile” mentre si trovava a bordo della stazione spaziale Salyut 6. Raccontò l’accaduto in un programma televisivo russo dell’emittente Rossiya 1.

«“Mi stavo allenando sul tapis roulant. Guardando fuori dalla finestra vidi un oggetto luminoso proprio sotto la stazione. Aveva la forma di un melone”, ricorda il cosmonauta. “Nel Cosmo è molto difficile determinare la distanza, un piccolo oggetto vicino può sembrare grande e lontano, ma quello che mi ha impressionato è che l’oggetto era al di sotto della Salyut 6 e si muoveva parallelo a noi. Poi ho detto al mio collega Victor (Savinyj) di andare a prendere la macchina fotografica. L’oggetto ha continuato il suo corso ed è rimasto visibile per un paio di minuti, mentre noi due cercavamo di comprendere di cosa si trattasse.” Improvvisamente accadde qualcosa di inspiegabile: “Ci furono due esplosioni, la prima a sinistra, poi la seconda a destra del misterioso velivolo, e dopo pochi secondi la stazione è entrata nell’ombra della Terra. Quando ne siamo usciti dopo un po’, guardammo dappertutto intorno a noi ma non vedemmo nessuna traccia dell’esplosione.” Che cosa videro i cosmonauti non si è mai scoperto, e ad oggi rimane ancora un mistero, ma Kovalyonok ammise: “Quella fu una giornata in cui, a parte i giornalisti televisivi, nessuno mi ha domandato nulla su questo incidente, e questo perché sono convinto che mantenere il silenzio sia più facile che dare una risposta.”»

Un altro cosmonauta russo, Sergej Kricevskij, raccontò anche di aver acquisito delle facoltà straordinarie durante la sua permanenza nello Spazio. Egli aveva trascorso sei mesi sulla “Stazione Orbitante MIR”, e un giorno si rese conto, improvvisamente, di essere in grado di prevedere e di conoscere in anticipo molti eventi che si sarebbero verificati solo più tardi sulla Terra, come catastrofi naturali e mutamenti politici; in sostanza, egli sembrava ricevere un potente flusso di informazioni da qualche fonte esterna, “al di fuori di sé”. La sua intuizione si era inoltre incredibilmente acuita, ad esempio era in grado di sapere quale settore o impianto della stazione orbitante si sarebbe guastato nell’immediato futuro, o che cosa fosse necessario riparare urgentemente. Pertanto, anche se queste operazioni non rientravano nelle procedure previste, si sentiva comunque obbligato ogni volta a eseguirle, constatando la fondatezza di queste sue premonizioni. Ebbe inoltre esperienze di OBE perché iniziò anche ad “uscire fuori dal Corpo” e a visitare “Mondi Sconosciuti”, e fu durante uno di questi viaggi cosiddetti astrali che sentì di avere assunto l’aspetto di una specie di Dinosauro: poteva sentire e vedere in modo assolutamente reale il proprio corpo fatto di: zampe, membrane fra le dita, scaglie, artigli… Ma in oltre cinquant’anni di missioni spaziali, molti cosmonauti americani e russi hanno visto volteggiare fuori dai loro abitacoli numerosi “oggetti volanti non di natura umana”, e a conferma di questo, di séguito, riportiamo i principali avvistamenti certificati e sui quali sono stati esclusi i casi dubbi, o riconosciuti come falsi.

1) Il satellite sovietico Sputnik (8-11-57), venne inseguito da un “piccolo oggetto luminoso che lo precede di una decina di secondi.” 2) Mercury MA6 Friendship 7, (26-2-62). John Glenn, durante il volo orbitale sopra l’Australia, avvistò migliaia di particelle luminose. Mercury MA7 Aurora 7, (24-5-62). Particelle luminose scortarono l’astronave Mercury. In fase di recupero, per un errore di calcolo, Scott Carpenter restò in acqua un’ora, ma quando lo ritrovarono asserì di essere stato “aiutato” da un alone arancione-verde, attorno alla capsula. 3) Vostok 4, (12-8-62). L’astronauta russo Pavel Popovich scorse delle particelle luminose durante 45 rivoluzioni attorno alla Terra. 4) Mercury MA8 Sigma 7, (3-10-62). Walter Schirra dichiarò: “Scott (Carpenter), le vedo anch’io le tue particelle luminose, mi scortano!” 5) Vostok, (18-3-65). Leonov avvistò “un misterioso oggetto rotondo.” 6) Vostok 5, (14-6-63). Valeri Bykosky comunicò: “Qui Nibbio, qui Nibbio, qualcosa mi accompagna nello Spazio. Vola accanto alla capsula, mi scorta.” È poi la volta di Valentina Tereshkova che, dalla Vostok 6, segnalò di essere inseguita da “un veicolo di origine ignota.” 7) La capsula Gemini (8-4-64), senza equipaggio, venne seguita da quattro U.F.O. registrati dal radar. 8) Gemini 1, (8-4-65). In fase orbitale la navetta venne avvicinata da quattro Dischi Volanti. 9) Gemini 4, (3-6-65). Mc Divitt fotografò sopra le Hawaii un cilindro bianco con una sporgenza (forse il Titan 2); avvistò altri U.F.O. quando la Gemini si trovava sopra le Canarie e sulle Antille; gli avvistamenti vennero confermati anche da Gordon Cooper nel 1996. 10) Un Disco Volante inseguì il satellite Eco II (14-11-65). 11) Gemini 7, (4-12-1965). Frank Borman e James Lovell avvistarono uno strano oggetto accanto alla capsula. 12) Gemini 8, (16-3-66). Vennero avvistate delle lucciole spaziali. 13) Gemini 9, (3-6-66). La navetta venne circondata da cinque oggetti volanti. 14) Gemini 10, (18-7-66). Young e Collins fotografarono dei Dischi Volanti, Collins ne parlò poi persino in televisione, intervistato da Gianni Bisach della RAI. 15) Gemini 11, (13-9-66). Conrad e Gordon fotografarono un oggetto misterioso ruotante, che li incrociò a distanza ravvicinata (forse il Proton 3). 16) Gemini 12, (11-11-66). James Lovell fotografò un U.F.O. 17) Apollo 7, (11-10-68). Schirra, Eisele e Cunningham fotografarono casualmente due oggetti sconosciuti sui monti pakistani Sulaiman. 18) Apollo 8, (21-12-68). Durante la missione con Borman, Lovell e Anders, venne registrata la comparsa di un’inspiegabile “Fenomeno Celeste” in direzione della Costellazione dell’Aquila. 19) Misteriose trasmissioni radio allertarono la capsula dell’Apollo 9. (3-3-69). 20) Apollo 11, (16-7-69). Armstrong e Aldrin registrarono di aver visto punti luminosi vaganti nel cratere lunare Aristarco. 21) Apollo 10, (18/26-5-69). Degli U.F.O. inseguirono la capsula durante l’orbita lunare ed il volo di ritorno. 22) Apollo 12, (14/24-11-69). Gordon, Bean e Conrad comunicarono a Houston di essere inseguiti da “oggetti misteriosi”, e particolarmente da un oggetto che rotolava nello Spazio, mantenendosi sempre alla medesima distanza. 23) Apollo 13, (12-4-70). Una forma luminosa cilindrica venne fotografata durante la missione. 24) Apollo 14, (31-1/9-2-71). Shepard avvistò delle “luci misteriose” che seguirono la sua navetta. 25) Apollo 15, (26-7/7-8-71). Un U.F.O. bluastro venne fotografato nella zona di atterraggio dell’Apollo 15. 26) Apollo 16, (4-72). Venne filmato quello che fu definito un “Piatto Volante”. 27) Apollo 17, (12-72). Vari U.F.O. vennero avvistati attorno alla Terra e alla Luna. 28) Phobos-2 (28-3-89). La sonda sovietica, programmata per fotografare Marte e la luna Phobos, perse il contatto con la Terra dopo aver inviato alcune foto, nelle quali si poteva distinguere chiaramente una strana sottile ellisse proiettata sulla superficie del pianeta rosso. L’Agenzia Spaziale Russa non diede mai spiegazioni riguardo alla strana forma, accantonandola come “un’immagine che non dovrebbe esistere.” 29) Atlantis, (3-8-91). Un U.F.O. largo un metro e mezzo seguì per alcune ore lo Shuttle e venne avvistato, filmato e fotografato da tutti e cinque gli astronauti; in séguito, la NASA dichiarò trattarsi di un pezzo di ghiaccio staccatosi dallo stesso Shuttle. 30) Lo Shuttle (15-11-91) filmò le evoluzioni di un U.F.O. al di fuori dell’orbita terrestre, che venne preso di mira da alcuni strani “missili”, apparentemente sparati da Terra o da qualche satellite. La NASA, in séguito, criptò il canale televisivo che aveva trasmesso la sequenza.

[1] “Il Libro Tibetano dei Vivi e dei Morti” di Sogyal Rinpoche.

[2] Il “Giurì Robinson” (in inglese Robertson Panel) fu una commissione d’inchiesta statunitense sugli U.F.O. promossa dalla CIA negli anni Cinquanta. Era composta da 16 membri, tra cui alcuni scienziati, e presieduta dal fisico Howard Percy Robertson. La commissione, inizialmente coperta dal segreto, cominciò a riunirsi nel 1953 e ad esaminare i dati emersi dal “Progetto Blue Book”. La sua esistenza venne rivelata ufficialmente dall’USAF solo nel 1958 e con l’occasione vennero resi noti i nomi degli scienziati che ne facevano parte (o ammettendo la partecipazione di altri membri), tra i quali si ricordano: il fisico Luis Álvarez, il fisico Samuel Goudsmit, l’astrofisico Thornton Page e l’esperto di missili Frederick Durant; in qualità di membri associati facevano parte della commissione anche il fisico Lloyd Berkner e l’astronomo Josef Allen Hynek. Il rapporto finale del Giurì venne reso noto nel 1967, e arrivò alla conclusione che gli U.F.O.: non costituivano una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA; non erano il prodotto della tecnologia di altre nazioni; non violavano le leggi fisiche conosciute.

[3] Recentemente (2019), la Marina Militare Americana li ha ridenominati con un nuovo acronimo: “Unidentified Aerial Phenomena” ovvero, “Fenomeni Aerei non Identificati”, U.A.P.

[4] Fonte non accreditata.

[5] Il nome riprenderebbe quello di un’Astronave Aliena che John Keel descrisse in orbita attorno alla Terra in “Disneyland of the Gods”nel 1988.

[6] Entrambi sono ricercatori all’Harvard Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge (Massachusetts).

[7] Jurij Alekseevič Gagarin (1934-1968) è stato un cosmonauta, aviatore e politico sovietico, primo uomo a volare nello Spazio, portando a termine con successo la propria missione il 12 aprile 1961.