“Il Mistero della Quinta Forza dell’Universo”

In questi ultimi anni una carrellata impressionante di studi, ricerche e scoperte scientifiche, specie provenienti dal Cosmo, ha letteralmente invaso i Social Media. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ad esempio, è stata annunciata la scoperta di un esopianeta (TOI 700 d) simile in tutto e per tutto alla Terra, collocato in una zona abitabile che ruota attorno alla sua stella, a noi distante “solo” 100 anni luce. Una scoperta estremamente importante, perché la sua distanza dal proprio sole è così perfetta che potrebbe avere acqua allo stato liquido in superficie, condizione necessaria per lo sviluppo della Vita per come noi, ovviamente, la conosciamo. Ma oltre la ricerca dei pianeti abitabili (o meno), si continuano le indagini anche su molti misteri ancora presenti nello Spazio profondo, tra cui l’arrivo, a volte, di veri e propri “segnali” o “messaggi”. Sovente si registrano delle onde radio provenire dall’Universo, di cui risulta difficile localizzarne l’origine, ma alcuni astronomi, in più di una occasione, sembrano esserci riusciti. Nel 2018 sulla Terra è pervenuta una di queste onde, individuata in una Galassia distante dalla nostra, ma la cosa che ha sconcertato gli studiosi è stata la sua posizione, diversa da quella di tutti gli altri segnali sino ad oggi recepiti. Questi “messaggi” sono molto particolari, perché si tratta di radiazioni elettromagnetiche rilevabili solo dai radiotelescopi (durano appena qualche millisecondo), ma in quest’ultimo ricevuto, quello che ha sorpreso è stata la sua posizione. Sino a non molto tempo fa si era convinti che in genere, questo tipo di onda, provenisse dal centro delle Galassie, mentre nella recente scoperta gli astronomi si sono accorti che si trovava quasi al bordo più esterno.

Senza però andare troppo lontano, restando comodamente all’interno della nostra Galassia, la Via Lattea, sempre agli inizi del 2020 è stata scovata una gigantesca onda di gas, lunga 9.000 anni luce e larga 400, che sembra abbia il compito di trasportare vere e proprie culle di Stelle interconnesse tra di loro. Con un fronte che arriva a quasi 500 anni luce dal Sole, praticamente dietro casa, anche questa onda è stata individuata grazie ad una nuova Mappa 3D della Galassia tracciata dal satellite Gaia, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Tale scoperta, fatta da un gruppo di astronomi coordinati dall’Università di Harvard, non solo ha ribaltato le teorie formulate negli ultimi 150 anni sulla nascita delle Stelle a noi più prossime, ma se osserviamo quelle più giovani nel Cielo, ci accorgiamo che non sono allineate con il piano della Via Lattea, ma si trovano in questa enorme struttura che ondeggia su e giù rispetto al piano galattico. L’onda, – chiamata “Radcliffe Wave” in onore del Radcliffe Institute for Advanced Study, dove ha sede la collaborazione dei ricercatori che ha prodotto la scoperta -, non solo è la più grande struttura coerente di gas che conosciamo nella nostra Galassia, ma potrebbe anche essere un’increspatura, come se qualcosa di straordinario e massiccio vi fosse atterrato, e che il nostro Sole interagisce con essa come se stesse surfando

Ma i misteri dell’Universo non si fermano certo qui, perché sono talmente tanti da lasciarci ogni volta meravigliati (e sovente anche sconcertati). Albert Einstein, nel secolo scorso, aveva previsto nei suoi straordinari studi, sia la Relatività Generale che l’Accelerazione dell’Espansione dell’Universo, entrambe confermate dalla più vasta osservazione mai condotta dal Telescopio Spaziale Hubble. La scoperta, pubblicata sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” sempre agli inizi del 2020, si deve allo studio internazionale coordinato dall’astronomo Tim Schrabback, dell’Università olandese di Leida, che ha confermato come nell’Universo si trovi una “Fonte di Energia” sconosciuta e che provoca l’accelerazione dell’espansione cosmica, spingendo lontano la Materia Oscura, proprio come aveva previsto Einstein. Hubble ha osservato più di 446.000 Galassie per oltre mille ore, studiando così la distribuzione della Materia Oscura, una Materia ancora oggi misteriosa che occupa ben il 25% del nostro Universo, mentre la Materia Visibile che noi siamo in grado di osservare (e di cui siamo costituiti), ne è solo un misero 5%, mentre la restante parte di Universo, altrettanto misteriosa, è costituita da un ben 70% di Energia Oscura!

Pensate, per comprendere la natura del Cosmo è stata persino istituita una ricerca, di cui fanno parte l’ESA e la NASA (compresa l’Italia, perché proprio dal nostro paese è iniziata la caccia a questa “Forza Oscura” dell’Universo), denominata Padme, un nome che è tutto un programma, perché non solo vi è ravvisabile un riscontro con il personaggio di Star Wars, Padmé Amidala (consorte del Cavaliere Jedi Anakin Skywalker e, di conseguenza, madre di Luke Skywalker e Leila Organa), ma è l’acronimo, inoltre, di “Positron Annihilation into Dark Matter Experiment”. Matter, Mater, Matrix, perciò Materia, ma anche Madre (“Madre Oscura“?) Un esperimento che, ricordo, è stato portato avanti nei Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) sotto la supervisione di una collaborazione internazionale a guida italiana, formata da una quarantina di ricercatori, a cui hanno partecipato gli statunitensi della Cornell University, la Iowa University, la William and Mary College, insieme agli ungheresi dell’Istituto MTA Atomki di Debrecen, e i bulgari dell’Università di Sofia. In sostanza, hanno tentato con questo esperimento di scovare una particella messaggera e che potrebbe fare da punto di contatto tra “Due Mondi” separati, quello della Materia Ordinaria e quello della Materia Oscura. La sua scoperta significherebbe l’esistenza di una “Quinta Forza” che non rientra tra le quattro fondamentali che conosciamo (Forza Gravitazionale, Elettromagnetica, Nucleare Forte e Nucleare Debole), e che potrebbe essere una tra le più importanti che regolano l’Universo intero.

Ma che cos’è questa “Quinta Forza”? Alcuni fisici hanno postulato che essa, collegata alla Massa, abbia all’incirca l’intensità della Gravità (ovvero, risulterebbe più debole dell’interazione elettromagnetica o delle forze nucleari), ed un raggio di azione che va da meno di un mm fino a vere e proprie scale cosmiche. Sino ad oggi dimostrarne l’esistenza è risultato molto difficile, dato che la sua gravità, in teoria estremamente debole, risulterebbe verificabile solo in presenza di un’interazione gravitazionale con una massa elevata. Negli anni scorsi, con la scoperta del “Bosone di Higgs” da parte del CERN, ovvero di quella particella dalla quale dipende la Massa di ogni cosa, lo studio della Materia Ordinaria è stato completato, tuttavia il resto dell’Universo, vale a dire il suo 95% ancora buio e oscuro, non solo non emette e non assorbe luce, ma non sappiamo nemmeno bene che cosa sia. Sappiamo però che una parte di esso si comporta proprio come una “particella”, e che ben il 70% dell’Universo sembra addirittura produrre una “Forza” repulsiva della quale sappiamo ancora meno, nota come Energia Oscura. Recenti scoperte, però, sembrano aver minato alla base ogni nostra convinzione, indicando come possibile la scoperta di una particella subatomica prima sconosciuta, e che potrebbe essere la prova tangibile di una “Quinta Forza Fondamentale della Natura“.

Lo studio, pubblicato su “Physical Review Letters“, porta la firma dei fisici dell’Università della California, sede di Irvine, nel quale si apprende che tutto è partito da un interessante studio dell’Accademia Ungherese delle Scienze, incentrato sulla ricerca dei Fotoni Oscuri (Dark Photons), indicatori dell’elusiva Materia Oscura, e che secondo le recenti teorie costituirebbe circa l’85% della Massa dell’Universo; lo studio degli ungheresi, in sostanza, ha rilevato un’anomalia di decadimento radioattivo, indice di una “Particella di Luce” trenta volte più pesante di un elettrone. Come sosteneva il grande astronomo Carl Sagan, “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie“, pertanto si dovrà ancora attendere per arrivare alle giuste conclusioni, ma il fatto di aver intercettato l’emissione di un’Energia di 17 megaelettronvolt, denominata Particella X17, diecimila volte più leggera del “Bosone di Higgs“, è sorprendente, perché potrebbe essere un “Portale tra Due Mondi” separati, il nostro e quello della Materia Oscura, ovvero di quella “sostanza” che forma circa un quarto, ancora ignoto, del Cosmo. Infine (e qui subentrano le mie considerazioni), mentre stavo svolgendo alcune ricerche mitologiche, più o meno nello stesso periodo in cui si sono diffuse queste notizie scientifiche sul Web, una suggestione (e come tale prendetela) si è insinuata in me, un’ipotesi di cui voglio farvi partecipi.

«Innumerevoli erano gli alberi spinosi, e sono passati senza farsi male. Poi hanno raggiunto il bordo del fiume di sangue, e l’hanno attraversato senza bagnarsi. Sono arrivati ad un altro fiume, solo d’acqua, ed è andata bene perché non sono stati sconfitti. Poi è arrivato là dove c’erano quattro strade incrociate: pensavano di sconfiggerli, là dove c’erano quattro strade incrociate. Una strada rossa, una strada nera, una strada bianca, una strada gialla, quattro strade.»

Questo è un estratto preso dal “Popol Vuh” (“Libro della Comunità“, o “Popol Wuj” nella moderna trascrizione Quiché), una raccolta di miti e leggende dei vari gruppi etnici che abitarono la terra Quiché (K’iche’), uno dei regni Maya in Guatemala. Il libro inizia con il “Mito della Creazione Maya“, seguito poi dalle storie di due eroi gemelli Hunahpu (Junajpu) e Xbalanque (Xb’alanke), figure salienti dove le loro avventure sono raccontate tra la nascita di entrambi e l’ascensione finale al Sole e alla Luna. [Il libro, inoltre, prosegue con i dettagli della fondazione e della storia del regno Quiché di Q’umarkaj, in cui si cerca di dimostrare come il potere della famiglia reale arrivava direttamente dagli Dèi.] Ma nella mitologia Maya si menziona anche Xibalbá (da pronunciare «Scibalbà»), l’Oltretomba governato dagli “Spiriti della Malattia e della Morte“. La cosa interessante è che il nome può essere collegato a «Xibinem» («Orrore») o a «Xibil» («Occulto»), un “Orrore Occulto” (o Oscuro), simile a quella stessa Materia e/o Energia Oscura presente nell’Universo.

A parte alcune zone del loro territorio dove si credeva vi fossero degli “accessi” a questa “Dimensione”, come ad esempio a Cobán in Guatemala, o alcune grotte nei dintorni di Belize, una delle manifestazioni più concrete dell’accesso allo Xibalbá era ritenuto essere, dai Quiché, la “linea scura di separazione visibile” nella Via Lattea. Xibalbá, inoltre, veniva descritto sempre nel “Popol Vuh“, come una corte dimorante al di sotto della superficie terrestre, seppure non era chiaro se i suoi abitanti fossero le anime dei defunti, oppure una vera e propria “Razza di Esseri” separata dagli Umani (tra l’altro di fattezze umanoidi), che veneravano la morte. Questo “Regno Infero” era quindi associato alla morte, oltre ad essere governato da “Dodici Potenti Sovrani” conosciuti come i “Signori di Xibalbá“, dove tra i primi di essi vi si riconoscevano Hun Camé, «Una Morte», e Uucub Camé/Vucub Came, «Sette Morte», perciò Uno e Sette (1 e 7, 17, vi ricordate il nome della “Particella X17” sopra menzionata?), mentre ci si riferiva spesso agli altri “Dieci Signori” come a Demoni ai quali veniva concesso il dominio sui vari modi di morire: morte improvvisa, violenta, per malattia, overdose, etc. Gli altri abitanti di questo regno, inoltre, venivano considerati dei veri e propri “Esseri Caduti“, soggiogati dal dominio di questi Signori, oltre a credere che vagassero sulla Terra (e tra i “Due Mondi”), dispensando piaghe inviate dai loro padroni.

La cosa più interessante riguardava la descrizione di Xibalbá, descritto come un luogo vasto, con numerose singole strutture e dove tra le principali vi erano: il “Concilio dei Signori“, le “Cinque/Sei Case” che servivano come sorta di “laboratori”, altre come vere e proprie “corti”. Quindi, si trovavano menzionate anche le “Case dei Potestà“, con dei giardini ed altre strutture che indicherebbero l’esistenza di un grande spazio, forse una “Città”, piena di trappole e di difficoltà logistiche. Persino la strada per accedervi veniva descritta colma di ostacoli e con un fiume riboccante di scorpioni, uno di sangue, e uno di pus. Oltre questi si trovava un crocevia, presso il quale i viaggiatori dovevano scegliere tra quali “Quattro Strade” percorrere, tutte non prive di inganni ed ostacoli e che, solo dopo averli superati, permettevano di raggiungere il luogo del “Concilio di Xibalba“, dove i visitatori avrebbero incontrato finalmente questi Signori. Qui, dei manichini realistici venivano descritti seduti vicino ai Padroni per confondere le persone li arrivate, mentre i confusi erano poi invitati a sedersi su di una panchina, ma che in realtà risultava essere una vera e propria piastra rovente utilizzata per “cuocerli”. Una strana “Dimensione”, senza alcun dubbio, sede di almeno sei pericolose Case, piene di prove per i suoi visitatori: la «Casa Buia», in cui per fare luce si devono usare delle torce da non consumare; la «Casa dei Rasoi», piena di rasoi, appunto, che si muovono di spontanea volontà; la «Casa Fredda», dove si verificano delle tempeste di ghiaccio; la «Casa Calda», brulicante di fuoco e lava; la «Casa dei Giaguari», in cui i Giaguari devono mangiare le persone; la «Casa dei Pipistrelli», o la “sfida” più pericolosa di Xibalbà, dove questi animali, insieme a Camazotz, tentano di uccidere con gli artigli le loro vittime.

Quest’ultimo personaggio, Camazotz (chiamato anche Cama-ZotzSotzZotz) nella mitologia Maya era un vampiro, più precisamente una divinità dalle sembianze di pipistrello dei Quiche del Guatemala. Il suo culto era nato presso gli Zapotechi, e poi si diffuse in ogni dove, tanto che il suo nome comparve ovunque nella mitologia dell’intera America Latina. Egli veniva rappresentato come un pipistrello (che in Mesoamerica è associato con la notte, la morte e il sacrificio) con un coltello sacrificale in una mano e la sua vittima dall’altra parte. Leggenda narra che sia stata la sete di sangue di Camazotz a causare il declino della Civiltà Maya, perché quanto più il suo culto si diffondeva, tanto più venivano richiesti sacrifici umani, mediante i quali i suoi vampiri si nutrivano della popolazione, tant’è che infine non rimasero più abbastanza persone per sfamare tutte quelle bestiacce, e soddisfare la sete di sangue della terrificante divinità. Eppure, chi vi ricorda questo pipistrello se non un personaggio dei fumetti, e poi del cinema e della televisione, conosciuto come “Cavaliere Oscuro” (si, c’è sempre di mezzo l’Oscurità in tutta questa disamina/suggestione), e divenuto celebre con il nome di Batman? E chissà, forse è in questo antico “Messaggio in Codice” che si trova la soluzione per trovare quel “varco”, o accesso, a quell’Universo sconosciuto ed “Oscuro” tra i “Due Mondi”, nel mentre la Scienza fatica enormemente ancora oggi nel portarlo alla “Luce”?