“In principio era il Sesso Androgino…”

Il “Mito di Aristofane“, conosciuto anche come il “Mito dell’Androgino“, è presente nel celebre dialogo platonico “Simposio”, il quale si propone di trattare l’immortale tema dell’Amore. Dopo l’esposizione di Fedro, Pausania ed Erissimaco, alla fine prende la parola Aristofane, il famoso poeta e comico, e che mediante il Mito veicola la sua opinione sull’Eros. Egli sosteneva che tempo addietro non esistevano soltanto due sessi (il Maschile e il Femminile), ma bensì tre, tra cui oltre a quelli già citati, il “Sesso Androgino“, proprio di “Esseri” che incarnavano entrambe le polarità. A quel tempo tutti gli Esseri Umani avevano due teste, quattro braccia, mani e gambe, due organi sessuali ed erano tondi, ma per via della loro potenza gli Umani erano diventati superbi, e tentarono così la scalata dell’Olimpo per spodestare gli Dèi. Zeus, però, che non poteva accettare un simile affronto, decise di intervenire a colpi di saetta e rimettere ordine.

«Finalmente Zeus ebbe un’idea e disse: “Credo di aver trovato un modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e, nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi.» (Platone, Simposio, 190c-d, trad. it. Franco Ferrari)

Nei suoi “Dialoghi“, come ad esempio il “Convivio” (189-193 ca.), il grandissimo filosofo greco asserisce che il risanamento dell’Umanità consisterebbe nel ritorno a quello stato precedente la “Caduta“, per mezzo dell’Eros sublimato. Secondo Platone, sarebbe, quindi, esistita una razza primordiale “la cui essenza è ormai estinta”, una “Razza di Esseri” dotati di ben due princìpi, maschile e femminile, ed essi erano così straordinari, per ardire e forza, che nutrivano nel cuore l’aspirazione ad accusare ed attaccare persino le “Divinità Olimpiche“. Analoga ribellione riguardò anche i Titani e i Giganti, i quali arrivarono a sfidare gli “Dèi Creatori” a più riprese, tenendo il pianeta Terra sotto scacco per migliaia di anni: tra essi rammentiamo, ad esempio, il “Mito di Prometeo” (Lucifero), somigliante a quello dell’Eden di Adamo, dove il Serpente mantenne la stessa promessa di “divenire simile agli Dèi” (Genesi, III, 5).

In Platone gli Dèi non folgorarono gli “Esseri Androgini” come invece avevano fatto con i Titani ed i Giganti, bensì li spezzarono in due paralizzandone la potenza, ossessionandoli con il desiderio di riunirsi per ridiventare un solo “Essere“. L’aspirazione al ricongiungimento di quello status primordiale (ovviamente secondo il filosofo greco), si manifestò poi mediante l’impulso sessuale, e in questo modo gli umani non solo furono divisi e s’indebolirono, ma iniziarono anche una ricerca perenne della loro antica unità e della perduta forza; da questa divisione nascerebbe il desiderio di ricreare “l’Unità Primordiale“, tanto che le parti non fanno altro che stringersi, quasi fondersi l’una nell’altra, durante l’amplesso.

«Dunque al Desiderio e alla ricerca dell’Intero si dà nome Amore.» (Platone, Simposio, 192e-193a, trad. it. Franco Ferrari)

Dal momento che i sessi erano tre, due sono ad oggi le tipologie di Amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte, in principio, di un essere umano completamente maschile o femminile), e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere Androgino). La parte interessante del discorso di Aristofane si trova nel fatto che la relazione erotica, fra due umani, non viene messa in atto per giungere ad una finalità, come ad esempio nella procreazione, ma ha valore per sé stessa a prescindere dalle conseguenze. Il “Mito dell’Androgino“, però, non è una prerogativa greca perché lo ritroviamo persino anche in altre tradizioni, come in India, l’Antico Egitto, presso i Fenici, in Persia e anche nella Bibbia. La nascita del nostro Mondo, pertanto, coincide con la separazione di Adamo ed Eva (o se vogliamo di Shiva e Shakti), in quanto la “Dualità dell’Androgino” scisso penetra così tutto l’Universo, e dove ogni individuo porta l’impronta di questa polarità del principio maschile (o solare) e di quello femminile (o lunare), le stesse polarità riscontrate in biologia dall’unione di due cellule germinali (lo spermatozoo e l’ovulo).

L’Androgino è, in realtà, l’Uomo Cosmico e che incarna in sé i due princìpi dell’Eterno Mascolino e dell’Eterno Femminino, di egli si accenna anche nella Bibbia e se ne parla in modo più dettagliato nei commentari esoterici cabalistici: “Egli lo creò maschio e femmina” (Genesi, I, 27). Nel Mito biblico il nome di Eva significa “la Vita”, “la Vivente”, “la Madre dei Viventi”, “Colei che dà la Vita” o “Colei che è feconda”. Per la tradizione, la separazione della “Donna-Vita dall’Androgino“, era visto all’interno del concetto di “Caduta” e che terminava con “l’esclusione di Adamo dall’Albero della Vita“, affinché questi “non divenga uno di noi (un Dio)” e “non viva in perpetuo” (Genesi, III, 22); per questo motivo gli Uomini nati prima della “Caduta” erano considerati i “Figli della Luce”, mentre quelli nati in séguito, i “Figli Erranti”.

 «E Dio li benedì e disse loro: – Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra e soggiogatela.» (Genesi, I, 28)

Nella “Caduta” nacquero, sempre dalla coppia cosmica AdamoEva (Adamo-Lilith nella Cabala, ShivaShakti nell’Induismo), anche gli Spiriti contagiati dallo squilibrio del peccato originale, influenzati da una “presenza spirituale demoniaca“. Persino quest’ultimi furono soggetti al processo evolutivo, la cui meta finale è il ritorno allo “stato androginico” prospettato dalle scritture cristiane, quando Gesù afferma che: “Nella risurrezione… tutti sono come Angeli di Dio nel Cielo” (Matteo, XXII, 29), o nelle stesse parole di papa Giovanni Paolo I, conosciuto anche come Papa Luciani (1912-1978), che dichiarò nel celebre Angelus del 10 settembre 1978, “Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. È Papà, più ancora è Madre”; morì dopo nemmeno 33 giorni di pontificato…