“Materia ed Energia, o il Corpo Primevo”

[“Maschio Nudo” di Edgar Degas, 1856. Olio su tela, Parigi]

«Cos’altro è la Materia, se non Spirito spento?» (Friedrich Schelling)

Il termine Materia (dal latino materia o materies) corrisponde nei suoi significati al greco hyle (selva, legna, legname materiale da costruzione), oltre ad essere stato utilizzato da Platone, e sovente da Aristotele, per designare il sostrato comune del mutamento unito al principio di individuazione. Lo stesso “Concetto di Materia” o “Matrix Originaria” (Matrix) del divenire corporeo, era già esposto nel “Timeo” di Platone: “perciò non diremo che la Madre è il ricettacolo di ciò che è generato, visibile e in genere sensibile, sia Terra o Aria o Fuoco o Acqua, né altra cosa nata da queste o da cui queste siano nate. Ma non ci sbaglieremo dicendo che è una specie invisibile e amorfa, che tutto accoglie e che in qualche modo molto problematico partecipa dell’intelligibile ed è assai difficile a comprendersi”. Aristotele, poi, riprendendo il concetto nel libro primo della “Fisica”, spiegò il fenomeno del mutamento concepito come passaggio da una “Privazione” a una “Forma“, come ad esempio dal caldo al freddo, postulando un “Soggetto Primo“, o sostrato originario, che per l’appunto sarebbe la Materia in essere. Oltre alla “Materia Sensibile” (o Mobile) dell’Essere Corporeo, vi sarebbe anche una “Materia Intellegibile”, sostrato degli enti matematici o astratti, assunto poi ripreso da Plotino e da lui esteso al “Mondo Intellegibile” (o delle “Idee”), o al coevo “Concetto di Pleroma” gnostico.

«Io considero la Coscienza come fondamentale, e la Materia un derivato della Coscienza. Non possiamo andare oltre la Coscienza.» (Max Planck)

La Materia, pertanto, insieme alla “Forma” e alla “Privazione” di essa, costituisce la “Triade dei Princìpi Aristotelici”, dato che un “qualcosa muta” mediante una “Privazione” a una “Forma“, grazie a un sostrato comune che è la “Materia-Uomo. L’Uomo a sua volta, essendo fatto di carne ed ossa, generato dagli elementi fondamentali come l’umido e il caldo (l’Acqua e il Fuoco), – parti costituenti di un’ipotetica Materia primigenia, “di cui non si dice più che è fatto di qualche altra cosa” -, non farebbe parte di nessuna categoria, essendo pura potenza. A partire dal greco Zenone di Cinzio (361 o 336/335-263 a.C.), considerato il fondatore dello Stoicismo[1], si iniziò a identificare la Materia col “principio passivo”, o sostanza inerte senza qualità che il “principio attivo divino”, attraverso le sue “ragioni seminali“, feconda rendendolo produttivo. Due princìpi che sarebbero aspetti inscindibili di un’unica sostanza, il “Corpo Attivo/Passivo” e che sta a fondamento dell’ontologia stoica, dove la Materia, peraltro senza qualità perché corporea, avrebbe almeno la capacità di estensione nello “Spazio e nel Tempo“. Plotino, contrario alle tesi sia aristoteliche che stoiche, ritornò ai postulati platonici sul “Principio Illimitato”, oltreché alle dottrine della diade indefinita del grande e del piccolo, dove la “Materia Sensibile” (o Ricettacolo), non solo diverrebbe incubatrice del “Male Originario” (vista come un’assoluta indigenza), specie secondo una interpretazione più propriamente religiosa, ma riaffermò anche l’assoluta indeterminatezza della Materia, ritenuta invece dallo Stoicismo come estensione e/o volume dei Corpi.

«L’Anima e la Materia, che la Natura abbraccia, sono mosse con la varia e multiforme qualità di tutte le immagini, di modo che, nella discontinuità delle loro qualità, si conosce che le specie sono infinite, sebbene unite perché possa essere evidente che l’Uno è Tutto e che il Tutto deriva dall’Uno.» (Ermete Trismegisto)

La “Materia Sensibile”, pertanto, sarebbe una copia della “Materia Intelligibile”, oltre ad essere chiamata a spiegare la pluralità delle specie dei “generi ideali”, mentre la sua copia, “Ricettacolo della Generazione” (e quindi corrotta), come uno specchio informe rifletterebbe le immagini degli eterni paradigmi del “Mondo Sensibile”, come ultimo riflesso del “Mondo delle Idee” (il Pleroma), in quanto estrema emanazione dell’Uno. Nella stessa direzione anti-aristotelica si è inoltre mossa anche la Moderna Scienza, culminata nel “Meccanicismo della Pura Estensione” (Cartesio) a cui Newton aggiunse i “Princìpi della Forza e del Movimento”, mentre Leibniz unì la “Tradizione Meccanicistica” della Scienza con la Metafisica, originando un “Concetto di Materia”, intesa come una “Forza Passiva” (Inerzia o Resistenza). In quanto tale, la Materia non sarebbe reale o sussistente, ma un aspetto dell’attività percettiva della “Monade“, attraverso il suo grado di rappresentazione inconscia ed oscura. Durante il Romanticismo, il concetto leibniziano di Materia divenne una sorta di “Spirito addormentato” o “Inconscio” (oppure “Spirito Degenerato” per ripetitività, abitudine), così come sempre da Leibniz prese l’avvio anche quel concetto di “Inconscio materiale” e che, passando per Schopenhauer, trovò infine nella psicoanalisi di Sigmund Freud il suo punto di arrivo.

«La Fisica moderna, quindi, rappresenta la Materia non come passiva e inerte, bensì in una danza e in uno stato di vibrazione continui, le cui figure ritmiche sono determinate dalle strutture molecolari, atomiche e nucleari. Questo è anche il modo in cui i mistici orientali vedono il Mondo Materiale. Essi sottolineano tutti che l’Universo deve essere afferrato nella sua dinamicità, mentre si muove, vibra e danza; che la Natura non è in equilibrio statico ma dinamico.» (Fritjof Capra)

Nella sua accezione più in generale, la “Sostanza” che va a costituire i “Corpi Naturali“, possedendo caratteristiche fisiche come la Gravità e l’Inerzia, viene definita “Materia Vivente“, ovvero, quell’insieme delle sostanze complesse di cui sono formati tutti gli “Esseri Viventi. Durante il corso della storia, nel nostro caso filosofica, vari “Concetti” sono stati formulati e tra essi ricordiamo la Materia intesa come principio: PassivoPotenzialità, EstensioneForza Attiva. Per Platone ed Aristotele, la Materia veniva intesa in primo luogo come “Passività“, paragonata alla cera, che riceve e conserva in sé qualsiasi impronta, o come a un ordinario materiale sul quale viene esercitata l’attività dell’artigiano (o del Demiurgo). Per gli stoici, Plotino e buona parte della Filosofia Scolastica, la Materia veniva così intesa e una tale concezione fu considerata come un momento negativo, nella stanchezza della ripetizione, del flusso creativo della vita. La Materia, inoltre, venne concepita anche come “Potenzialità“, pensiero che era presente sia in Platone e in Aristotele, ma in quest’ultimo prese un particolare rilievo, per il quale la Materia non è solo una possibilità per assumere delle “Forme”, ma perfino un’intrinseca “Forza” produttiva; suggestione poi ripresa più tardi anche nella corrente del Naturalismo Rinascimentale, in particolare da Giordano Bruno nei suoi scritti. In Cartesio invece, si arrivò all’identificazione della Materia con l’Estensione (visione tipica anche dell’Atomismo Classico), e che Spinosa concepì come una “Materia Prima” all’interno di una concezione spaziale. Leibniz la vedeva nella sola Estensione, insieme all’Inerzia e la Resistenza, concludendo che, lungi dall’essere una realtà a sé, rappresenterebbe solo uno stato particolare della “Monade“.

«La Materia, cioè ogni cosa finita, è un’illusione in un Mondo infinito.» (Pëtr Dem’janovič Uspenskij)

Che cosa sono la Materia e l’Energia? E quali sono le fondamenta invisibili della “Realtà Fisica“? Nel Mondo attuale è in continua crescita il numero di fisici e astronomi secondo i quali, appena al di là della nostra visione tecnologica, esisterebbe un immenso “Sistema di Energie Invisibili”. Nel corso degli anni, alcuni astronomi hanno scoperto che delle aree specifiche dello Spazio possiedono una Massa insufficiente a spiegare il loro movimento. Negli anni Ottanta questa misteriosa condizione fu definita “Materia Oscura“, specie grazie alle ricerche della celebre astronoma Vera Rubin. La scoperta della “Materia Oscura” (o “Massa Invisibile“) fornì la prova dell’esistenza di una sub-struttura invisibile dell’Universo, grazie alla quale negli ultimi vent’anni, gli scienziati, sono giunti ad una conclusione: “qualcosa di invisibile interagisce con la Materia Ordinaria”. Nel 1981 il celebre fisico e filosofo statunitense David Bohm, suggerì che la sub-struttura della particella subatomica abbia un senso solo se si parte dal presupposto dell’esistenza di altre e più complesse “Dimensioni”, site oltre la nostra percezione fisica. Infatti, l’abituale percezione dell’Universo tangibile si basa solo su di una minima frazione dell’Energia che lo circonda, ed essendo anche la Materia essa stessa Energia, possiamo iniziare a postulare una nuova visione di noi stessi e del Mondo che ci attornia. Il nostro ambiente fisico non è quello che sembra, seppure vi abbiamo costruito l’intera nostra “realtà”, così come la Materia non è il fulcro della “stessa realtà“, per come la vediamo e tocchiamo, ma il risultato di una serie di “interazioni energetiche” che si verificano su “Dimensioni Invisibili”.

«Nella Materia | che mai non dorme, | Re dei Fenomeni, | e delle Forme, | sol vive Satana.» (Giosuè Carducci)

A quanto sembra, la nostra percezione della Materia (e dell’Universo visibile, compreso il posto che pensiamo di occupare in esso) è del tutto imprecisa, perché ciò che vediamo intorno a noi non è il “Centro” di una realtà ma solo l’involucro esteriore, un sottile strato di epidermide di un “Cosmo Invisibile“, e dove la realtà considerata “solida“ ci appare tale perché siamo focalizzati solo sui sensi fisici. La stessa duplice natura della “Luce“, riconosciuta dalla moderna Scienza, si perpetua attraverso l’Energia in un “continuum di multi-frequenza (o dimensionale)” che si estende ben al di là delle dense particelle della Materia che vediamo attorno a noi, come al tempo stesso, tutte le forme di vita e gli oggetti fisici, sono composti sia da particelle fisiche che non-fisiche, dove mediante questo fluire interconnesso di Energia, viene a crearsi e sostentarsi l’intero Universo. Così come la “Luce” esiste in contemporanea in qualità di Particella e Onda, allo stesso modo tutti gli oggetti materiali sono “dense forme molecolari” e “forme spirituali non-fisiche”, tutte considerazioni che aprono la strada verso nuove frontiere dell’esplorazione e della ricerca.

«Sembra probabile che non ci sia sulla superficie della Terra nessuna particella della Materia che non abbia fatto parte dell’Uomo. Questo ragionamento poi non è limitato alla nostra specie, ma vale anche per qualsiasi altro ordine di animali e piante, o per ogni altro Essere; infatti tutti sono stati trasformati gli uni negli altri mediante innumerevoli e continue rivoluzioni, così che non c’è nulla di più certo del fatto che ogni cosa materiale è tutte le cose, e che tutte le cose si riducono a una sola.» (John Toland)


[1] Lo Stoicismo è una corrente filosofica e spirituale razionalepanteistadeterministadogmatica e ottimista, fondata attorno al 300 a.C. ad Atene da Zenone di Cinzio, caratterizzata da un forte orientamento etico e morale; con l’Epicureismo e lo Scetticismo rappresentò una delle maggiori scuole filosofiche dell’Età Ellenistica. Tale Filosofia prende il nome dalla Stoà Pecìle di Atene o «portico dipinto» (in greco στοὰ ποικίλη, Stoà poikíle) dove Zenone teneva le sue lezioni. Gli stoici sostenevano le virtù dell’autocontrollo e del distacco dalle cose terrene, spesso portando questi aspetti all’estremo dell’ideale dell’atarassia, come mezzi per raggiungere l’integrità morale e intellettuale. Il dominio sulle passioni o apatìa, ritenevano che potesse condurre lo Spirito al raggiungimento della Saggezza, compito individuale assai arduo e che scaturisce dalla capacità del saggio di disfarsi delle idee, i condizionamenti e le manipolazioni che la società impone; nonostante questo, lo stoico non disprezza la compagnia degli altri uomini e l’aiuto ai più bisognosi. Intendevano l’Universo, inoltre, come un luogo in cui la realizzazione di un piano universale razionale e perfetto, sarebbe insito nell’ordine della Natura, attraverso una coraggiosa sopportazione delle sofferenze e dei disagi che in esso comporta vivere. Tale Filosofia fu abbracciata da molti uomini di stato, sia greci e romani, rendendola adatta ad imperatori come Marco Aurelio (autore dei “Colloqui con sé stesso”), o a schiavi come il liberto Epitteto. Vi aderirono anche Cleante, Crisippo, Seneca, Catone Uticense, Anneo Cornuto, Quinto Giunio Rustico e Persio, e vi si ispirò Cicerone.