“Il Corpo, o il Mito della Caduta Divina”

[“Giudizio Universale” di Michelangelo Buonarroti. Cappella Sistina, Vaticano, Roma]

Il Concetto di Corpo nella Filosofia Occidentale

In buona parte delle tradizioni, le religioni, le scuole di pensiero orientali, sovente filosofiche ed esoteriche, il Corpo è considerato tutto ciò che, a più livelli, riveste e ricopre la “Vera Essenza Spirituale” di ogni individuo (o animale); inoltre, nell’Uomo attraverso le pratiche religiose, lo indirizza verso la liberazione delle necessità materiali per raggiungere i più alti gradi spirituali. Trattandosi di una “Essenza Nascosta“, il suo studio è sempre stato di attinenza dell’Anatomia Occulta, così come nella Filosofia il termine “Corpo” è stato poi inteso come appartenente ad ogni “Essere esteso nello Spazio”, percepibile attraverso i sensi. Le sue caratteristiche più peculiari, sia fisiche, biologiche e meccaniche, hanno interessato la Filosofia sin dai suoi inizi, passando poi allo studio e al pensiero scientifico (attualmente imperante), mentre nel campo filosofico si è continuato a indagare il Corpo, in particolare la sua relazione con l’Anima. Fu durante il periodo medioevale che emersero due concezioni su questa singolare relazione. La prima risale ad una interpretazione orfico-pitagorica, secondo la quale il Corpo sarebbe un’Entità di natura diversa e separata dall’Anima, teoria poi ripresa da Platone il quale affermò che “il Corpo è la Tomba dell’Anima“. L’Anima, decaduta dalla sua iniziale condizione di perfezione eterna, si ritroverebbe prigioniera in un’Entità corruttibile e mortale che la degrada, perciò per Platone, l’Anima non sarebbe più reale del Corpo, ma vi partecipa apportandovi la sua medesima realtà eterna trascesa dal “Mondo delle Idee”; inoltre, durante la sua vita materiale (o terrena), essendo congiunta al Corpo, ne risulterebbe “prigioniera” e solo attraverso la morte potrebbe liberarsene.

«Tutto quanto si sa dei Corpi non consiste solo nell’estensione, come sostengono i moderni. Questo ci costringe a reintrodurre quelle forme che essi hanno bandito.» (Gottfried Leibniz, “Discorso di Metafisica”, XVIII)

La seconda concezione di questo rapporto “Anima-Corpo”, si ritrova in Aristotele, il quale sosteneva che le due “Entità” non sono separate ma costituiscono elementi separabili di un’unica sostanza, dove il Corpo è la Materia, quindi una potenzialità che offre possibilità di sviluppo, mentre l’Anima è la Forma, mediante la quale è pensabile realizzare quelle opportunità materiali in condizioni attuali, o presenti. Il Corpo, pertanto, è un puro e semplice strumento dell’Anima che possiede “in sé stesso il principio del movimento e della quiete.” In questa condizione lo si ritrova nello Stoicismo, nell’Epicureismo e nella Scolastica, in quanto per Tommaso d’Aquino, ad esempio, il Corpo si prodiga a realizzare l’Anima e le sue attività razionali, così come la Materia aspira a realizzarne le forme. Un Corpo come strumento rispetto all’Anima non fu condiviso, però, nell’ambito della Scolastica e dall’Agostinismo, che vedevano nel Corpo la forma corporeitatis, indipendente dall’Anima, potenza di un atto in cui ella, come un’ulteriore sostanza, si aggiunge ad esso. Lo spiritualismo cristiano, che accettava sia l’esistenza dell’Anima e del Corpo (Dualismo), riteneva che l’Anima Immortale sopravvivrebbe al Corpo in cui Dio l’ha posta prima della nascita, tuttavia il “Dogma della Resurrezione” permetterebbe al Corpo di partecipare al destino glorioso dell’Anima così eletta.

«All’interno del Corpo esiste il Monte Meru e i sette continenti, i laghi e gli oceani, le montagne, le pianure e i protettori di queste pianure.» (Śiva Saṃhitā)

Nella concezione cartesiana, l’unione dell’Anima e del Corpo non fu mai ben definita, l’Anima veniva concepita come “cosa pensante” e come tale “più atta a conoscere il Corpo“, tanto che Cartesio arrivò a postularle come due sostanze, la prima, “res extensa”, sostanza estesa e non pensante, mentre la seconda, “res cogitans”, sostanza pensante e non estesa. In entrambe le sostanze non vi sarebbe alcun nesso causale, in quanto il Corpo è come un orologio, o un altro automa (ossia una macchia che si muove da sé)”, così che la separazione del Corpo dall’Anima diede origine a dottrine dualistiche e monistiche che cercarono di risolvere il problema del rapporto tra gli eventi corporei ed incorporei. In contrasto a questo pensiero, nella seconda metà del XVII secolo sorsero le dottrine dell’Occasionalismo[1] di Nicolas Malebranche[2] e di Arnold Geulincx, dove l’Anima e il Corpo venivano viste unite in modo imprescindibile dall’esistenza di Dio. Malebranche attraverso l’Occasionalismo spiegò l’influenza del Corpo sull’Anima (o viceversa), mentre Leibniz, poi, vi scorse un parallelismo tra gli eventi corporei e incorporei connessi, non tanto da un rapporto causale ma da un regolare e continuo legame, dove ad ogni evento materiale ne corrisponde uno immateriale secondo un “Armonia Prestabilita“: “i Corpi agiscono come se, per impossibile non esistessero Anime; le Anime agiscono come se non esistessero i Corpi; ed entrambi agiscono come se le une influissero sugli altri.” Tra il Monismo e il Pluralismo, inoltre, si collocò anche la Filosofia di Spinoza, che concepiva “la Mente e il Corpo come un solo identico individuo, che è concepito ora sotto l’attributo del pensiero, ora sotto quello dell’estensione.” Nella sola e “Unica Sostanza Divina”, infatti, Corpo e Anima sembrerebbero coincidere in quell’estensione del pensiero, pure mantenendo la loro diversità in quanto uniti solo in Dio.

«Colui che non sa distinguere la differenza fra il Sé e il suo Corpo pensa di essere solo un Corpo, e così non capisce che la vita del Sé continua in differenti Corpi.» (Bhāgavata Purāṇa)

Il Concetto di Corpo nelle Filosofie Orientali (e non solo)

La tradizione occidentale, riprendendo come modello le dottrine greche e giudaico-cristiane, ha generalmente tentato di spiegare l’Essere Umano con una divisione a tre livelli. Platone le intese con termini quali, razionale (loghistòn), volitiva (thumoeidès), e concupiscibile (epithymetikòn), oppure, in un altro contesto, nous (intelletto), thumos (passione), e epithumia (appetito); Aristotele differenziò invece le funzioni dell’Anima umana in intellettivasensitiva vegetativa. Tutte suddivisioni che vennero poi assimilate dalla successiva tripartizione evangelica fatta da Paolo di Tarso, il quale arrivò a distinguere il Corpo, l’Anima e lo Spirito, mentre la tradizione agostiniana immaginò in essere la “Trinità“. I “Corpi Sottili” così definiti, pertanto, possono essere intesi come veri e propri strati sovrapposti che ricoprono il Corpo Fisico o Grossolano, con ogni livello suddivisibile, compreso quello fisico, concepito come una composizione derivata dai “Quattro Elementi” (Aria, Acqua, Terra e Fuoco). Nel Medioevo, in seno all’Anima, la Filosofia Scolastica fece propria la tripartizione aristotelica dell’Essere Umano in “Anima Vegetativa” (comune alle Piante), “Sensitiva” (comune agli Animali) e “Razionale” (di esclusiva dell’Uomo). Più recentemente fu l’Antroposofia Steineriana che classificò l’Uomo-Materia con un primo livello (Fisico), e due superiori (Anima e Spirito), con ulteriori suddivisioni, a seconda dei vari livelli di densità, così descritte:

  • Corpo Fisico
    Corpo Sottile
  • Corpo Eterico (o Vitale)
  • Corpo Astrale (o Emozionale)
  • IO Razionale (Personalità Umana)
    Corpo Spirituale (o Causale)
  • Sé Spirituale (Coscienza Superiore)
  • Spirito Vitale (Individualità Universale)
  • Uomo-Spirito (Emanazione della Divinità)

Sette Corpi” in tutto e che nel lessico filosofico greco-latino trovano corrispondenza nei seguenti termini:

  • σῶμα (Soma) / Corpus
  • ψυχῆ (Psyche) / Anima
  • σκιά o ὅχημα (Ochema) / Umbra
  • εἴδωλον (Eidolon) / Imago
  • Φάσμα (Phasma) / Manes
  • διάνοια (Dianoia) / Mens
  • νοῦς (Nus) / Spiritus

«È tutta la vita che tolgo di scena il burattino, l’incubo di un pezzo di legno che ci si ostina a voler farcire con carne marcia. Precipitare nell’umano – che parola schifosa – questa è la disavventura. Gli anatomisti gridano al miracolo quando parlano del Corpo Umano. Ma quale miracolo?! Un’accozzaglia orrenda, inutilmente complicata, piena di imperfezioni e di cose che si guastano.» (Carmelo Bene)

In numerose tradizioni religiose e filosofiche orientali, oltreché esoteriche, il Corpo è sempre stato considerato tutto ciò che, a livello più o meno materiale, riveste e ricopre la “Vera Essenza Spirituale” di un “Essere Vivente” il quale deve, attraverso delle pratiche introspettive, liberarsi delle necessità materiali corporee per poter raggiungere i più alti livelli spirituali. Come abbiamo appena letto, la costituzione occulta dell’Uomo secondo l’Antroposofia di Steiner, sarebbe formata da un: Corpo Eterico (o Doppio), Corpo Astrale, Ego Razionale (Personalità Umana), Ego Spirituale (Coscienza Superiore), Spirito Vitale (Individualità Universale), Uomo-Spirito (Emanazione della Divinità). Avrebbe, inoltre, una forma ovoidale oltre ad essere percorso da correnti di forze psichiche che si manifestano in maniera luminosa, colorata o trasparente, conosciuta anche come Aura, i cui colori dipendono dalla natura delle forze o energie in azione, in quanto ogni passione si dimostrerebbe con una tonalità astrale ben precisa. Generalmente è pensiero comune che il Corpo Astrale non abbia, di per sé, un’influenza diretta sul Corpo Fisico, e la sua azione sulla Materia dovrebbe passare sempre per un altro sostrato eterico, che funge da sorta di guaina di protezione. Il Corpo Mentale è costituito dall’unione della Mente con gli “Organi di Percezione, oltre ad essere adibito alla formula del pensiero, essendo poi sede e motore delle operazioni intellettive più elevate (seppure in senso relativo) e delle intuizioni, ma al di sotto della percezione pura dello Spirito, gli orientali vi scorsero anche un “Corpo Causale“, prima origine di ogni altra manifestazione, dove questi “Corpi” andrebbero a costituire in una forma sincretica, la personalità dell’Uomo (storica e sociale), che rinnovandosi si trasforma mediante la reincarnazione.

«Il Corpo Umano è, nei fatti, una fabbrica chimica. Il mio comportamento e il mio modo di pensare sono il risultato dei prodotti chimici che entrano nel mio Corpo. Tra questi ci sono caffè, fumo di sigaretta e burro di noccioline. Ora, se pensate che io sia strano, e volete essere strani anche voi, allora bevete caffè, fumate sigarette e mangiate burro di noccioline.» (Frank Zappa)

Secondo il Vedānta, l’essenza spirituale dell’Uomo (detta Ātman) sarebbe rivestita da cinque involucri o guaine, chiamati Kosha, ovvero i Corpi di cui è composto l’IO fenomenico, che separano la Coscienza (il proprio Ātman, il proprio ) dal Brahman indifferenziato. Questi cinque Kosha sarebbero inoltre presenti in tutti i piani (grossolanosottile causale), partendo da quello più materiale per arrivare allo spirituale, riflettendo così la volontà, Advaita (e Non-Duale), che non saprebbe distinguere fra Fisica e Metafisica, considerandoli perciò gradazioni di un tutto. Tra i concetti di nostro interesse vi è l’Annamayakosa, il Corpo Grossolano formante un miscuglio di pelle, carne, sangue, la cui esistenza dipenderebbe dal Prana (Energia), assunto sotto forma di cibo e acqua, e anche da un Prana più sottile, assimilato attraverso l’aria che respiriamo. Quest’ultimo, assimilato attraverso la respirazione, è considerata la forma di Energia più importante relativa al Corpo Materiale, perché senza cibo la sua sopravvivenza risulta possibile fino ad oltre sei settimane, senza acqua tre giorni, senz’aria, invece, cessa soltanto dopo sei minuti. Un altro aspetto di estremo interesse per le nostre ricerche è il Pranamayakosa, o l’Energia Vitale, che nella filosofia vedantina (e sempre con il termine Prana) si intende il “Soffio-Energetico Vitale”, nel quale il cibo grossolano è considerato come una sorta di “Prana Cristallizzato”. Questo Corpo è simile, per dimensione e forma a quello fisico e, come tale ha una struttura fisiologica gestita da delle “Centrali Energetiche” conosciute come Chakra, nelle quali scorre l’Energia attraverso una sorta di rete sottile di “Canali di Collegamento”, le Nadi, la cui funzione è quella di distribuire il Prana, o l’Energia, all’interno dell’organismo umano.

«Sono poche, dunque, le cose davvero necessarie per natura al nostro Corpo, e sono quelle che, allontanando il dolore, ci procurano allo stesso tempo una sensazione di piacere.» (Tito Lucrezio Caro)

Per la Cultura Indù, il Corpo Materiale è il vestito temporaneo che ricopre l’Anima condizionata, nella filosofia tibetana, altresì, l’elemento centrale è il “Corpo Buddhico“, termine con il quale non ci si riferisce soltanto al “Corpo Fisico di un Buddha”, ma pure alle dimensioni, seppur variabili, con cui si presenta l’incarnazione di ogni individuo sulla “Via del Risveglio”. Il Corpo, in questo stadio, diventa la natura ultima o l’Essenza, tramite il quale la “Mente Illuminata“, increata, viene liberata dai limiti dell’elaborazione concettuale. Esiste anche un “Concetto Illusorio”, dove il Corpo è visto come il coacervo di un indivisibile unità di MateriaParola Mente, espressione naturale dell’interazione tra le varie energie da cui la stessa “Illusione” dipende.


[1] Con il termine Occasionalismo si identifica la dottrina filosofica secondo cui, tutti gli atti dell’Uomo, sia pratici che teorici, non sono che occasioni per l’intervento di Dio.

[2] Nicolas Malebranche (1638-1715) è stato un filosofo e scienziato francese. Religioso appartenente alla “Congregazione dell’Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia”, inizialmente studioso del pensiero di Agostino d’Ippona, si dedicò in séguito alla filosofia cartesiana, divenendo, con il filosofo olandese Arnold Geulincx (1624-1669), un importante esponente dell’Occasionalismo.