“Gli Elementi: Terra, Fuoco, Aria e Acqua”

Siamo Energia[1], “Energia Vitale” che utilizza l’involucro di un Corpo Fisico per istruirsi ed imparare a crescere in una “Dimensione Fisica e Spirituale”. Nella Filosofia Tibetana e nel Tantra, si sosteneva che esistono dieci tipi di “Energia Vitale” (o di Venti Sottili) che scorrono attraverso i sessantaduemila “Canali Energetici” presenti nel Corpo Umano, e in questi Canali simili alle vene, seppure eterici, fluisce questa “Linfa Vitale” che sostiene la Vita. Da un punto di vista strutturale, tre Canali principali corrono verticalmente dalla “Corona della Testa” sino ai Genitali, intersecandosi con i “Cinque Centri Energetici” (Chakra) della Corona, della Gola, del Cuore, dell’Ombelico e dei Genitali, gli altri “Canali Energetici Minori”, invece, escono da questi Centri e permeano l’intero Corpo. A livello più sottile, sia la “Mente Sottile e l’Energia Vitale” vengono considerate un’Entità unica, dove i dieci tipi di quest’ultima comprendono: le “Cinque Energie Interne”, che influenzano la motilità del Corpo, associate ai “Cinque Elementi” (Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Spazio) e i rispettivi colori (Giallo, Bianco, Rosso, Verde e Blu); le “Cinque Energie Esterne”, che hanno effetti specifici sulla motilità esterna del Corpo, comprendenti: il respiro vitale, il movimento muscolare, il movimento semiotico/vocale, la digestione, la riproduzione, etc.

Solitamente, in quegli individui che non hanno coltivato certe pratiche di lavoro interiore, “l’Energia Vitale e la Mente Sottile” si diffondono attraverso i “Canali Energetici”, giungendo a permeare l’intera rete di “Canali Minori del Corpo”. “L’Energia Vitale” dissipata è nota come “Energia Vitale delle Azioni Passate”, dove predomina un’influenza definita oscura e spesso di incerta origine, purtuttavia, quando si applicano determinate pratiche i nodi che bloccano i vari movimenti nei “Centri Energetici” (situati nel “Canale Energetico Centrale”), vengono sciolti, e sia “l’Energia Vitale e sia il Corpo Sottile”, entrano, permangono e si dissolvono raggiungendo una sorta di fusione o saggezza profonda conosciuta anche come “Mente Buddhica“. Nonostante tutti gli “Esseri Senzienti” siano in grado di raggiungere questa perfezione, la confusione psicologica, sovente dettata dalle mondane illusioni, le varie interferenze interne ed esterne, non solo corrompono la Mente ma impediscono anche la naturale espressione di questo potenziale innato. È chiaro, inoltre, che una volta raggiunta questa “Consapevolezza di Sé”, sovente anche a livello fisico, se si vuole mantenere una buona salute è importante, secondo la tradizione medica tibetana, che “l’Energia Vitale” resti in equilibrio.

Gli Elementi nel Pensiero Greco

La parola greca per “Elementi” è stoicheia, al singolare stoicheion, dal significato di “principioinizio“, e nella stessa tradizione ellenica essi sono sempre stati considerati quattro: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. Nella Filosofia, l’Aritmetica, la Geometria, la Medicina, la Psicologia, l’Alchimia, la Chimica, l’Astrologia, e la Religione, sono i “Regni del Cosmo” in cui tutto esiste e si manifesta. Platone fu il primo a riferirsi ai “Quattro Elementi” con il termine di stoicheion, rifacendosi a delle non meglio precisate origini pre-socratiche, dato che già erano elencati dal filosofo ionico Anassimene di Mileto (VI secolo a.C.), da Empedocle (ca. 450 a.C.) che li chiamò rizòmata (“radici“, rizoma al plurale) di tutte le “Cose”. L’unione di tali radici, immutabili ed eterne, determina la nascita delle “Cose”, la loro separazione e morte, seppure siano apparenti, dal momento che “l’Essere” non si crea e tanto meno si distrugge, essendo soltanto in continua trasformazione. Empedocle, inoltre, sosteneva che i processi della percezione sensibile e della conoscenza razionale, fossero possibili solo in relazione all’esistenza di una struttura o correlazione tra la Fisica e la Metafisica, tra il Soggetto (l’Uomo) e l’Oggetto (la Natura). Sarebbe stato questo scambio omogeneo a rendere possibile il processo della conoscenza umana, proprio come affermò lo stesso Empedocle: «noi conosciamo la Terra con la Terra, l’Acqua con l’Acqua, il Fuoco con il Fuoco, l’Amore con l’Amore e l’Odio con l’Odio». A questi “Quattro Elementi” Aristotele poi ve ne aggiunse un “Quinto” (o Quintessenza) che egli chiamava “Etere“, e che costituisce la “Materia delle Sfere Celesti”.

Gli Elementi nelle altre Filosofie

Nella letteratura Pali, i mahabhuta (“Grandi Elementi“) o catudhatu (“Quattro Elementi“) sono Terra, Acqua, Fuoco e Aria. Nel primo Buddhismo erano alla base per la comprensione della sofferenza e per la liberazione dell’Uomo, oltre ad essere raggruppati in base a delle reali sensazioni, intesi come “caratteristiche” o “proprietà”. I vari insegnamenti sostenevano che ogni cosa è composta da otto tipi di “kalapas“, il cui gruppo principale è formato ovviamente dai “Quattro Elementi”, mentre il gruppo secondario è costituito da ColoreOdoreGusto Alimento, derivati dai primi; in questo contesto gli insegnamenti del Buddha precedono quelli dei “Quattro Elementi” nella Filosofia Greca. Nella tradizione ebraica, invece, ampia è la conoscenza di essi di cui se ne riporta la simbologia e le corrispondenze nella stessa Creazione. Oltre allo “Zohar“, il testo più importante della mistica ebraica è nel “Sefer Yetzirah” (il quale si fa risalire persino ad AvrahamAbramo) che viene argomentato il confronto tra le Sefirot, i “Quattro Elementi”, le lettere ebraiche, i Pianeti, i Segni Zodiacali, i mesi e le parti del Corpo Umano. La discussione si fa interessante anche in altri testi della “Qabbalah” , come altresì è oggetto di studio in un particolare percorso esoterico denominato Ma’asse Bereshit, lo “Studio dell’Opera della Creazione”. Sempre lo “Zohar afferma che i “Quattro Elementi” (Fuoco, Acqua, AriaTerra) corrispondono ai “Quattro Metalli” (OroRameArgento e Ferro), mentre un’ulteriore corrispondenza la si riscontra nei punti cardinali (Nord, Sud, Est e Ovest). Dopo averne descritto le peculiarità e il rapporto, lo “Zohar continua l’esposizione sostenendo come esistano ulteriori corrispondenze tra gli Elementi, le “12 Pietre Preziose” assimilabili alle “Dodici Tribù d’Israele”, conoscenza confermata anche dagli Urim Tummim[2]. Infine, nella “Torah“, l’Uomo veniva elevato al di sopra dei “Quattro Elementi”, dominandoli addirittura nel proprio Corpo, collegando questo concetto anche alle quattro figure della Merkavah[3], tutte conoscenze che poi porteranno alla fase seguente del pensiero occidentale in seno al primo Cristianesimo, dove le figure dei “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”, vennero associate ai “Quattro Elementi” naturali e che daranno inizio alla “Fine del Mondo”.

Il Quinto Elemento o Quintessenza

La Quintessenza (dal latino medievale “quinta essentia“, a sua volta variazione del greco pémpton stoichêion, “Quinto Elemento“) era un “Elemento” che secondo Aristotele, da lui definito Etere, si andava a sommare agli altri “Quattro” già noti: FuocoAcquaTerra e Aria. La storia dell’Etere inizia con Aristotele, secondo il quale era “l’Essenza del Mondo Celeste”, diversa dalle “Quattro Essenze” (o “Elementi“) di cui si riteneva composto il Mondo Terrestre, credeva inoltre che l’Etere fosse eterno, immutabile, senza peso, trasparente, e grazie ad esso il Cosmo era da lui visto come un luogo contrapposto alla Terra, descritto come sito di cambiamenti. Anche nel pensiero orientale gli “Elementi” erano considerati “Cinque“, rappresentati di solito come ai vertici di un “Pentagramma”: gaia (Terra), hydor (Acqua), aer (Aria), heile (Calore o Fuoco), idea o hieron (Cosa Divina). Nell’Induismo, i pancha mahabhuta, o “Cinque Grandi Elementi“, sono: khsiti o bhumi (Terra), ap o jala (Acqua), agni o tejas (Fuoco), marut o pavan (Aria o Vento), byom o Akasha (Etere). Gli Indù sono convinti ancora oggi che Dio utilizzò l’Akasha per creare i restanti “Quattro Elementi”, e la conoscenza dell’Uomo sia interamente racchiusa in un immenso e cosmico “Archivio Akashiko”.

La tradizione giapponese contempla “Cinque Elementi” chiamati go dai (letteralmente “Cinque Grandi”), e sono: Terra, che rappresenta le cose solide; Acqua, che rappresenta le cose liquide; Fuoco, che rappresenta le cose distrutte; Aria, che rappresenta le cose mobili; Vuoto, che rappresenta le cose che non sono nella vita quotidiana. La Filosofia Tradizionale Cinese è quella che contiene delle similitudini con quella Greca Classica, seppure tali associazioni o origini si confondano nella preistoria di entrambi i popoli. I “Cinque Agenti” (Wu Xing o Wuxing) sarebbero in relazione tra di loro, contribuendo a dar vita a molte altre serie di cinque combinazioni complementari: i punti cardinali, i pianeti, le note musicali, i colori, i cereali, le sensazioni, etc. Nello “Shijing“, alla sezione detta “Grande Norma“, si fanno seguire ai Wuxing le “Cinque Funzioni”, e i Cinque Pianeti maggiori del nostro Sistema Solare sono associati agli “Elementi”: Venere è Oro, Giove è Legno, Mercurio è Acqua, Marte è Fuoco e Saturno è Terra, inoltre la Luna rappresenta lo Yin e il Sole lo Yang[4].

I “Piani Sottili” nella visione Egizia e Indù

Anche nell’Antico Egitto si concepiva una sorta di “Economia Spirituale” costituita da una complessa struttura nella quale, svariati “Veicoli“, considerati essenziali per raggiungere determinati “Piani Sottili”, venivano così suddivisi: “IL SAHU o Corpo Spirituale” o intimamente astratto; “IL KHU o Spirito”, la magica essenza; “LA BA o Anima”, probabilmente il Corpo Etereo; “IL KA o Doppio Astrale” o il Corpo Astrale; “IL SEKHEM o Potere”; “L’AB o Sede dei Sentimenti”; “IL KHAIBIT o l’Ombra”, ovvero l’Inconscio; “IL REN o Nome” o il suono personale; “IL KHAT o Corpo Fisico” e deperibile. A questo punto è facile notare una certa somiglianza tra la Filosofia e la Religione egizia con quella proveniente dalla Valle dell’Indo. Per gli Egizi gli “Elementi” erano raffigurati ovviamente tramite particolari combinazioni geroglifiche, dove il Fuoco rappresentava la fonte di vita degli individui, che si manifestava come un Sole splendente (“l’Energia dei Tre Mondi”, doppiamente nascosta, o interiore, ma che durante il giorno diventa evidente nel semi-arco diurno spazio-temporale). L’Aria veniva rappresentata con una vela, sorta di magnetismo indifferenziato e personale, legandolo quindi con i “Tre Mondi”. L’Acqua era associata all’Anima Individuale, indicante ciò che si trova “Dentro l’Uomo“, la Terra invece si esplicava con un simbolo indicante lo “Spazio-Tempo del Principio”, come primo simbolo legato al nome del Dio della Terra, Geb. Ai “Quattro Elementi” venivano associate anche le relative componenti essenziali del respiro, seppure nella tradizione antica, solo nella cultura orientale e nello Yoga sono rimaste sino ad oggi ben vive e presenti, dimostrando ancora una volta una certa analogia tra queste due antiche culture. Comunque sia, sappiamo che gli Egizi distinguevano “Quattro Forme di Respiro”: Respiro Fisico, l’Inalazione del Principio Vitale, l’Assunzione del Magnetismo Mentale, l’Assunzione della Pura Spiritualità Bianca. “Osiride che dona il respiro come canale di acqua“, rappresentava un ulteriore forma di “respiro energetico“, vitale, astrale, simile a quello che gli Indù definiscono Prana.


[1] L’Energia è la grandezza fisica che misura la capacità di un Corpo o di un “Sistema Fisico“. Il termine “Energia” deriva dal tardo latino energīa, a sua volta desunto dal greco ἐνέργεια (enérgeia), ed è stato introdotto da Aristotele in ambito filosofico per distinguere la dìnamis, la possibilità, la “potenza” propria della “Materia Informe”, dalla reale capacità (ἐνέργεια) di far assumere una realtà formale alle “Cose”. La parola italiana “Energia” non è direttamente derivata dal latino, ma è stata ripresa nel XV secolo dal francese “énergie“. Il “Concetto di Energia” può emergere intuitivamente dall’osservazione sperimentale, in questo senso può essere definita come una proprietà posseduta dal “Sistema” e che può essere scambiata fra i Corpi attraverso la loro interazione.

[2] Urim Tummim, parole trascritte a volte anche in forme leggermente diverse (per esempio ThummimThummin) e solitamente tradotte come “Luci Perfezioni” o “Rivelazione Verità“, designavano uno strumento o una tecnica divinatoria usata dagli antichi Ebrei per interpretare il “Volere di Dio”. La natura esatta di Urim Tummim non è nota, secondo la Bibbia, il pettorale dell’Efod (un abito del sommo sacerdote) indossato da Aronne, fratello di Mosè, era decorato con due pietre che (in una possibile traduzione) “servivano per Urim e Thummim“.

[3] MerkavahMerkabah Misticismo Merkavah (o anche “Misticismo del Carro”), è una corrente del misticismo ebraico tra le più antiche, che deriva da visioni estatiche come quella di Ezechiele o della letteratura heikhalot, che riportano storie di “ascese a palazzi celesti” e al “Trono di Dio“. Il corpus principale della letteratura Merkavah fu composto in Israele nel I secolo, sebbene gli sviluppi più importanti e duraturi si ebbero a Babilonia tra i secoli VII e XI; riferimenti posteriori alla tradizione del “Carro” si possono trovare anche nella letteratura dello chassidismo medievale (nell’ambito del movimento “Chassidei Ashkenaz“). Uno dei testi principali di questa tradizione è la “Maaseh Merkavah” (Opere del Carro).

[4] Lo Yin, Yang e i “Cinque Elementi” sono temi ricorrenti dello “I Ching”, il più antico testo classico cinese, che descrive la Cosmologia e la Filosofia Cinese, e dove la dottrina delle “Cinque Fasi” descrive due “Cicli di Equilibrio”: uno generativo e creativo (shēng), e l’altro dominante e distruttivo ().