“Gli Spiriti Solariani e la Civiltà Atoniana”

In Fisica e in Chimica, il Plasma è un gas ionizzato costituito da un insieme di elettroni e ioni, globalmente neutro (la cui carica elettrica totale è nulla), essendo però costituito da particelle cariche. I moti complessivi delle particelle che lo compongono, sono in gran parte dovuti alle forze a lungo raggio e che, creandosi continuamente, lo mantengono neutro. In quanto tale, il Plasma, è considerato come il “Quarto Stato della Materia“, distinguendosi dal Solido, il Liquido e l’Aeriforme, e il termine Ionizzato significa, in questo specifico caso, che una frazione significativamente grande di elettroni è stata strappata dagli Atomi. Le cariche elettriche libere fanno sì che il Plasma sia anche un ottimo conduttore di elettricità, e che risponda fortemente ai “Campi Elettromagnetici“. Mentre sulla Terra la presenza del Plasma è relativamente rara (ad eccezione dei fulmini[1], le aurore boreali e le fiamme), nell’Universo, invece, costituisce più del 99% della Materia conosciuta: si trovano sotto forma di Plasma sia il Sole, le Stelle, le Nebulose, tanto che si ha persino una sua formazione sullo scudo termico dei veicoli spaziali al rientro nell’Atmosfera. Anche i potenti brillamenti solari (i flare), emettono Plasma dalla Corona Solare, diffondendosi in tutto il Sistema Solare, conosciuto dagli scienziati anche con il termine di Vento Solare.

«Attorno agli anni ’60 del XX secolo, il Premio Nobel per la Fisica, Hannes Afven, teorizzò la “Cosmologia del Plasma”. Esperto nel campo della magnetodinamica, Afven sostenne che i campi magnetici hanno avuto ed assumono un ruolo fondamentale nella composizione delle strutture cosmiche. Fu lui a dimostrare che la Via Lattea aveva un campo magnetico che non era la semplice somma di quelli stellari, ed ipotizzò che tale campo magnetico galattico fosse dovuto ai moti del plasma interstellare. […] Gli elettroni del plasma sono liberi di spostarsi sotto l’influsso di una tensione applicata o di un campo magnetico, generando con il loro spostamento una corrente elettrica. Questo significa che il plasma ha come proprietà principale quella di trasportare l’energia elettrica, formando filamenti di energia che seguono le linee dei campi magnetici: infatti nel Cosmo questi filamenti si trovano ovunque

Il Plasma, quindi, potrebbe essere un “brodo” in cui nascono e crescono creature senzienti, “Entità” formate della stessa sostanza delle Stelle, in grado di potersi muovere nei meandri del Cosmo e di entrare in contatto con altri esseri viventi. Micah Hanks in “Creature di energia nell’atmosfera terrestre?”, ricorda che, fra gli altri, Charles Fort, Ivan Sanderson e Trevor James Constable, proposero la teoria di “forme di vita atmosferiche”, tanto che quest’ultimo, nel saggio “The Cosmic pulse of Life”, arrivò a teorizzare l’esistenza di “Esseri” che vivrebbero negli strati superiori dell’atmosfera, ove si muoverebbero per recarsi sulla Terra saltuariamente. Ma per quanto strana possa apparire quest’idea, persino il grande astronomo Carl Sagan, discusse sulla forma di presunti “Alieni Sferici” in grado di vivere nell’atmosfera dei pianeti giganti gassosi, ad esempio Giove, come si è a conoscenza di avvistamenti, da parte di alcuni astronauti, di singolari forme energetiche nello Spazio, – e che a tali storie abbiano contribuito per degli studi della NASA -, i quali suggeriscono che forme di vita basate sul Plasma possano essere state scaturite dal “vacuum” (Vuoto Cosmico).

Come ampiamente spiegato in precedenti scritti, circa la trasformazione e la successiva trasmigrazione delle Anime da parte di una “Coscienza Cosmica” (il Demiurgo), dallo “Spazio Siderale“, e attraverso le Stelle, negli “Strumenti del Tempo“, ovvero i Pianeti (fra i quali Timeo-Platone annovera anche la Terra), si scopre che in un dato momento dell’incommensurabile storia universale, avvenne una vera e propria opera di inseminazione, mediante una selezione, e dove: “ciascuna venne inserita in quello che le era più appropriato.” Le Anime, pertanto, vennero tolte dalle loro Stelle fisse e trasferite sui rappresentanti planetari corrispondenti, non prima di essere rivestite di un “involucro spirituale”, quantunque “diversi” tanto dall’Eternità che risiede nell’Unità, quanto dal moto regolare della “Sfera delle Costellazioni“, pur rimanendo “Sé stesse”. E se nel mentre lo Spirito rimane immutato, in quanto si espande lungo “l’Asse dello Spazio“, l’Anima, invece, non solo si reincarna di continuo espandendosi lungo “l’Asse del Tempo” ma, – poiché i corpi ospitanti si moltiplicano -, essa si suddivide sempre più.

Il Demiurgo (la Mente che si espande lungo “l’Asse delle Energie“) non ha creato solo le singole Anime di tutte le forme Umane destinate a germogliare nel Cosmo, bensì un vero e proprio “Seme dell’Uomo” (l’Adam Kadmon o i Primi Uomini), destinato a moltiplicarsi macinato come farina impalpabile nel “Mulino del Tempo“. L’idea che vi siano “Anime delle Stelle Fisse”, da cui ebbe origine la vita mortale e tra esse ve ne siano anche di eccezionalmente virtuose (le quali, “una volta liberate”, possono ritornare in qualsiasi momento scegliendo liberamente il proprio cammino), non è solo una parte del vitale “Sistema Arcaico del Mondo“, ma spiega anche l’interesse ossessivo delle antiche culture del pianeta, di trovare una spiegazione plausibile alla complessa mitologia dalla quale attingevano. Da qui deriva il concetto, ad esempio, secondo cui in Adamo erano contenute le 600.000 “Anime di Israele“, simili ad un intricato sistema di fili intrecciati, tanto più che viene persino spiegato come: “Il Figlio di Davide (il Messia) non verrà prima che tutte le Anime che sono state sul Corpo del Primo Uomo siano terminate”. Così come inconfondibile è anche il Mito dell’ultimo giorno presso i Pawnee Skidi delle grandi pianure nordamericane: “L’ordine per la fine di tutte le cose verrà dato dalla Stella del Nord, e la Stella del Sud eseguirà gli ordini. La nostra gente fu creata dalle Stelle. Quando verrà il tempo della fine di tutte le cose, la nostra gente si trasformerà in piccole Stelle e volerà sino alla Stella del Sud, al luogo che le spetta.

Arrivati a questo punto del nostro “Cammino“, appare assai evidente che le Stelle incarnino una vera e propria Coscienza a sé stante all’interno della complessa architettura universale, una vera e propria “Coscienza Solare“. Essa è un’energia spirituale, pura e senziente, che dimora in tutti gli “Astri del Cosmo“. Chiamato anche “Sé Superiore o Super-Spirito“, viene sovente associato anche al “Terzo Occhio” (o Sesto Chakra), che sta alla radice delle più disparate esperienze mistiche, in quanto definito anche come “Testimone”, essendo la parte di noi che durante l’auto-osservazione può essere sperimentato come “Colui che Osserva”. Essendo la primordiale forma energetica maschile, costituisce il collante universale del “Tutto“, la forma spirituale che rivestendosi di un Corpo fa esperienza della Materia, “animandola” (Anima). Una Coscienza di cui tutti siamo portatori, da me denominata Atoniana (da AtonDivinità Solare dell’Antico Egitto), all’epoca rappresentata da un grande globo luminoso che esercitava la sua benefica influenza, dispensando vita attraverso i suoi raggi splendidi e pieni di calore.

Decine di Divinità affollavano il pantheon egiziano, ma il Sole fu sempre al centro di una particolare venerazione, come molto probabilmente, meglio di altri Dèi, rappresentò il divino in senso più propriamente universale. E proprio questa forma divina e stellare fu protagonista dell’unico episodio, nell’ambito della religione egiziana, di eresia monoteistica, o più correttamente enoteistica, in quanto un Dio arrivò a rappresentare persino tutte le Divinità all’epoca conosciute e venerate. Fondatore di questa rivoluzionaria visione fu il faraone Amenofi IV (Tebe, 1375 a.C. circa – Akhetaton, 1334/1333 a.C. circa), insieme alla sua consorte Nefertiti, durante la XVIII dinastia del Nuovo Regno, quando assieme diedero vita ad un innovativo modo di intendere il “Culto Solare“, riunito così nella figura di un unico Dio e Re, con il nome di Aton, sostituendolo alla teologia tebana che adorava Amon. Il Sole, precedentemente rappresentato come un uomo dalla testa di Falco, venne simboleggiato dal Disco dal quale partono i raggi terminanti in mani tese, che porgono l’Ankh, la “Chiave della Vita“, agli umani e a tutto il Creato. Celebre in tal senso è “l’Inno ad Aton” che il faraone scrisse, si dice di suo pugno, come nuovo testo religioso dedicato interamente al Sole.

Nel quinto anno di regno, il Faraone diede inizio alla costruzione di una nuova capitale e che chiamò “Akhet-Aton” (l’Orizzonte di Aton), corrispondente con l’odierna El-Amarna, città che, con i suoi templi e con i grandi cortili aperti, celebrava i riti del nuovo culto, la grandezza, la vitalità e la possibilità per tutti di riceverne i frutti. La nuova fede, però, ebbe breve vita, dal momento che colui si suppone essere il genero di Akhenaton, Tutankhaton, sebbene molto giovane, restaurò quasi subito l’antico culto non appena divenne il nuovo sovrano, riportando inoltre la corte a Tebe, e cambiando il proprio nome in Tutankhamon (“Immagine vivente di Amon”); un nome che lo ha reso celebre, poi, in tutto il Mondo, a séguito della scoperta nel XX secolo della sua tomba pressoché intatta. Simboleggiato dal Sole da cui si irradiano i raggi che trasmettono, attraverso le sue mani, la vita sulla Terra, Aton non aveva altre forme tangibili se non quella visibile del proprio “Disco Solare“, ovvero, della Stella a noi più vicina e che ogni giorno splende nel Cielo. Non poteva essere rappresentato con un’immagine scolpita, un idolo, come i fedeli non avevano bisogno di sacerdoti a fare da intermediari tra gli Uomini e la Divinità, perché lo potevano vedere ogni giorno nella loro quotidiana visione naturale, rivolgendosi direttamente a lui attraverso preghiere o invocazioni. Il primo monoteismo, ufficialmente apparso nel Mondo, durò però solo 18 anni o poco più, anche se è alquanto probabile che questo culto sia stato trasmesso alle generazioni successive, influenzando la nascita di alcune religioni apparse secoli dopo.

Molti secoli più tardi, infatti, la “Centralità del Sole” ritornò in auge in alcune correnti orientali e che andarono poi ad insinuarsi fin dentro il vasto Impero Romano. Tra essi vi fu il “Culto di Abrasáx” (o Abrasáx, o Abracax), d’incerta etimologia, il suo nome venne ritrovato su pietre e gemme utilizzate come talismani magici (successivamente il termine si trasformerà nella parola Abracadabra[2], termine tanto caro anche ad una certa magia mistica antica e moderna). Di origine gnostico-mithraica, rappresenta principalmente la mediazione fra l’Umanità e il Dio Sole, mentre presso la tradizione persiana simboleggiava l’unione/totalità fra Ahura Mazda (Ohrmazd) ed Arimane (Ahriman), ossia tra Bene e Male. A parte la visione dei Padri della Chiesa che vedevano nella sua figura, come in altre, quella di Satana/Shaitan, per le principali fonti dirette risalenti al primo e più antico Gnosticismo, specie in quelle facenti parte dei codici di Nag Hammadi (il “Vangelo degli Egiziani” e “l’Apocalisse d’Adamo“), egli si rivelò come un grandissimo “Eone Solare” (dove per alcuni si tratterebbe persino di un altro nome del Cristo); mentre altri mostravano riserve sulla sua natura di “Dio Supremo“.

Sovente, però, specie nella “Cosmologia Gnostica“, Abraxás risultava essere il nome del “Dio Altissimo“, il “Padre Ingenerato“, un nome che si riteneva avere un potere apotropaico, attribuendo anche un valore numerico alle sue “Sette Lettere“, e che sommate secondo la numerazione greca, davano il numero 365. Secondo Basilide[3], 365 è il numero dei Cieli di cui è costituito il “Mondo Materiale“, e in questa visione (influenzata dal Neoplatonismo), ognuna di queste “Dimensioni” è governata da un Dio dove, – ascendendo da una verso l’altra -, si aumenta la propria “perfezione divina“, così come 365 sono anche i giorni contenuti in un anno terrestre. Abraxás, veniva visto assiso al primo di questi Cieli, mentre in generale, gli gnostici, tendevano a identificare il Dio veterotestamentario come la potenza inferiore del Demiurgo, figura a cui veniva data una caratterizzazione negativa, contrapponendolo a lui nelle fattezze di sommo Eone.

«Il silenzio è popolato da innumerevoli Esseri: nelle foreste, nei laghi, negli oceani, nelle montagne e anche sottoterra, il Creatore ha posto ovunque degli abitanti. Anche il fuoco è abitato, l’etere, il Sole, le Stelle, tutto è abitato. Allora, ovunque andiate, sulle montagne, nelle foreste, sulle rive dei fiumi, dei laghi o degli oceani, se volete manifestarvi come un figlio di Dio che aspira a una vita più sottile e più luminosa, non turbate il silenzio di quei luoghi. Mostratevi coscienti della presenza delle creature eteriche che li abitano. Avvicinandovi ad esse, cominciate col salutarle, testimoniate loro il vostro rispetto, il vostro amore, e pregatele di darvi le loro benedizioni. Incantate dal vostro atteggiamento, quelle creature, scorgendovi da lontano, accorreranno per riversare su di voi i loro doni: la gioia, la luce, l’amore, l’energia pura. E voi tornerete a casa vostra con un più vasto senso della vita.» (O.M. Aïvanhov[4])

Platone, sia nel “Timeo” che nel “Fedone” aveva riportato delle verità imperiture e non soltanto delle semplici locuzioni filosofiche, perché all’interno dei suoi concetti si nasconde qualcosa di molto più importante da studiare e comprendere. È chiaro che le Stelle (e nel nostro caso l’Astro a noi più prossimo, il Sole) sono degli “Elementi” essenziali per la nascita, lo sviluppo e la conclusione di ogni possibile forma di vita nell’Universo. Senza il Sole non potrebbe esistere la Vita sulla Terra, compreso il nostro Genere Umano, perciò, è evidente che le Stelle sono da sempre state la fonte o il veicolo per trasmigrare informazioni nei confronti di tutte le Creature ad esse collegate.

«Se entrate nell’altro Mondo, se questo esiste, se è una realtà, cambieranno subito le vostre concezioni. Se quel Mondo non esiste dopo la morte tutto finirà. Ma se dopo la morte la vita continua a un livello superiore e non inferiore, allora che cosa si dirà? Noi abbiamo anche altre prove, ma non ci sforziamo di provare in modo logico che Dio esiste. Ci basiamo su una verità scientifica, non abbiamo dubbi che l’altro Mondo esista. È una realtà così come vediamo il Sole, come percepiamo il cibo. Se una persona si nutre di illusioni quest’ultima perde il suo peso. Se pesa 5 chili dopo si alleggerirà così tanto che comincerà a volare. Ma se una persona si nutre con qualcosa di reale non perderà nulla del suo peso iniziale. L’altra vita non è separata da questa. Questa vita rientra come una parte nell’altra. L’altro Mondo è la vita completa. Noi sulla Terra formiamo solo una parte dell’altra vita. La vita non esiste soltanto qui sulla Terra. Esistono così tanti miliardi di soli con i loro pianeti e satelliti! Pensate che essi siano soltanto dei deserti? Esiste una vita organica su alcuni dei corpi celesti. Anche su Marte esistono degli Esseri, dei canali. Su Venere esistono degli Esseri e altrove ce ne sono di molto avanzati. Un’autrice russa scrisse un racconto sugli abitanti di Venere. Non è solamente un’affermazione: è una realtà. Ma secondo le condizioni presenti su Venere, esiste una varietà di forme esterne di vita. Alcuni vanno ancora più lontano e dicono che anche nel centro del Sole esista vita. Il calore del Sole è esterno, mentre nel suo interno esiste un’ottima atmosfera – primavera, giardini. Gli Esseri sul Sole vivono una vita magnifica. La vita più bella nel Sistema Solare è quella sul Sole. Sono delle affermazioni. Voi potete chiedervi se sia davvero così. Alcuni si permettono perfino di dire che sono andati sul Sole e ne sono tornati, ma non sono bulgari. Persone bulgare non vi sono ancora andate, ma vi sono degli Indù che affermano di essere stati sul Sole. Gli scienziati Indù, gli adepti affermano che per andare sul Sole l’uomo deve fermare perfettamente il suo impulso e poi quando ritorna deve risvegliarlo. In Europa esiste un solo chiaroveggente, Swedenborg[5], che si è recato sul Sole. È stata una persona molto erudita sotto ogni punto di vista. Raccontava che si era recato sul Sole, su Venere, su Giove: è andato ovunque e vi descriveva la vita.» (Peter Deunov[6], o Beinsa Duno)

(Peter Deunov, conosciuto anche come Beinsa Duno)

Sicuramente esiste una qualche differenza sostanziale (se vogliamo anche nella forma), tra il Sole e i suoi possibili abitanti (i Solariani Atoniani), ma questa simbiosi spirituale deve aver contribuito a forgiare, entrambe queste forze, in un continuo e gigantesco scambio di Energia e Conoscenza, perpetuandosi attraverso le varie Creature che si sono formate, evolute o estinte all’interno del nostro Sistema Solare, dal preciso istante della sua primigenia formazione. Gli Atoniani, inoltre, sappiamo che nascono e si sviluppano direttamente nel prodotto finale delle Nebulose, le Stelle, e in quanto composti degli stessi elementi, sono pertanto una forma senziente di Energia allo “Stato Puro“.

«Il nostro Sole può essere paragonato ad una lente la cui focale principale si troverebbe, per la nostra Terra, presso l’equatore, ma nel mare, non sulla terra. Non è brillante e ardente come noi ce lo immaginiamo. Man mano che ci innalziamo nell’atmosfera, ci accorgiamo che la sua luminosità e il suo calore diminuiscono, il suo colore diventa rosso e più scuro. Esso non è altro, in effetti, che il riflesso di un’altra sorgente luminosa situata al di là. Solo un velo ci impedisce di vederlo così com’è, e persino di esservi. Allo stesso modo un Velo ci separa dal Mondo Lunare. Basterebbe togliere questi veli perché fossimo coscienti della vita e della natura lunare o solare. Luce smagliante e calore non sono dovuti che all’azione condensante della nostra atmosfera terrestre che agisce come una lente. Visto dallo stesso Sole, il Sole ha una tonalità pallida e bianca; lui stesso non è che il riflesso di un altro Sole. Luce e calore sono il prodotto, per tutti i pianeti, della loro propria natura (poli, magnetismo proprio, attrazione). Il Sole ci dona non soltanto la sua luce, ma riflette la luce degli astri e quella di altri Soli. Poiché però questa luce non viene riflessa che da un punto di una sfera, essa non toccherà che un certo punto (una regione della Terra, per esempio). Ivi cresceranno delle piante che hanno bisogno di quel nutrimento, e la luce nutrirà ugualmente dei minerali. Quando si conoscono le piante e i metalli, o minerali, che si nutrono della stessa luce, si sa dove trovare i metalli ecc., poiché verranno trovati là dove ci sono quelle piante. Il nostro Sole è abitato da Esseri che non sono organizzati come noi. Il Sole dà asilo alle anime di tutti i grandi uomini di tutti i pianeti, a tutti gli uomini che sono stati grandi nel bene.» (Nizier Anthelme Philippe, conosciuto anche come Maître Philippe[7])

Comprendere chi siano realmente gli Atoniani o Solariani, quale forma fisica possano avere, il tipo di Civiltà o Società in cui vivono e operano, etc., è un compito assai arduo e tendenzioso. Da pochi decenni siamo riusciti a vedere chiaramente la superficie del Sole attraverso gli ultimi modelli di Satelliti, sempre più all’avanguardia e sofisticati, ma ancora molta strada resta da fare per arrivare a sondare ogni suo più abissale segreto. La Luce, seppure fonte di Vita, è anche in grado di accecare la nostra vista e tenerci celato ogni mistero che in essa vi si nasconde, eppure dal poco che sappiamo, gli Atoniani sarebbero comunque in grado di poter vivere sulla superficie del Sole e di addentrarsi al suo interno, in una simbiosi pressoché catartica con la nostra Stella. Pensate solo che se nel lontano 1842, il mistico austriaco Jakob Lorber[8], avesse cercato di comunicare agli scienziati di quell’epoca che “il Sole è abitato da Esseri Umani”, egli sarebbe stato quasi sicuramente dichiarato pazzo e internato in qualche ospedale psichiatrico, non prima di venire imbottito di psicofarmaci! Quando nel marzo 1996, la sonda spaziale Soho (Solar and heliospheric observer) e lanciata in orbita attorno al Sole, iniziò a trasmettere i primi dati, mise in crisi gli astrofisici di tutto il Mondo, perché la teoria scientifica che “il calore del Sole è generato dalla reazione atomica del suo nucleo”, fu messa a dura prova nel mentre veniva scoperto che la temperatura della Corona Solare ha una temperatura di 2 milioni di gradi, mentre sulla fotosfera o l’atmosfera interna non raggiunge che poche migliaia di gradi. Tale fenomeno, conosciuto come “Il Paradosso della Corona Solare”, dimostrò che il Sole è “caldissimo esternamente ma freddo internamente”! Ma non è tutto, perché il Sole visto ai raggi UV risulta come costellato di punti luminosissimi (luce puntiforme e non più uniforme).

Nel 1842, il “Signore” comunicò al mistico Jakob Lorber che il nostro Sole non è una Stella generatrice di Luce e Calore, ma un “Grande Pianeta abitato da Esseri Umani”, poiché l’intensissimo splendore non proviene dal suo nucleo, in quanto è causato da due fenomeni che avvengono nella Calotta Solare, e più precisamente: «il calore e una discreta luminosità [elettrizzazione dell’atmosfera] sono causati dall’attrito dovuto alla rotazione del Sole intorno al proprio asse, e dall’enorme velocità con cui esso orbita sia attorno al suo Sole Centrale chiamato Sirio, sia da altre velocità. (Cfr. GVG10/ 159/6 – GVG4/255/5 – SN/4-5); la luce intensissima e accecante è dovuta alla calotta solare che riflette la luce di un miliardo di Soli [1 miliardo di punti luminosissimi] (Cfr. SN/4).» Secondo questa esternazione pseudo-scientifica, la brillantissima Luce e l’enorme Calore del Sole sarebbero generati dal riverbero e dall’attrito che avvengono all’esterno della sua Calotta (che è trasparente, e/o riflettente), mentre sulla “superficie” (il suo improprio terreno) del Sole, ci sarebbero normali condizioni di luminosità e calore, e sul quale gli abitanti vivrebbero tranquillamente.

A parte le incredibili visioni del grande mistico sloveno, quello che sappiamo, – unendo tali fonti storiche e le nostre più recenti ricerche -, è che questi Esseri Umani abitanti sul Sole (Atoniani e/o Solariani), non hanno una Società simile alla nostra, non vi sono abitazioni, strutture, ambiti lavorativi o qualsiasi forma somigliante ad una nostra realtà propriamente terrestre, in quanto la loro esistenza e/o dimensione è completamente diversa. Sono “Energia Spirituale“, pura e senziente, probabilmente con all’interno della loro “Società” una struttura gerarchica in grado di darle una qualche logica di sostentamento, ma non vi sono piani esistenziali come possono essere qui concepiti attraverso il mero parametro umano. Gli Atoniani, o Solariani, sono il fine primo ed ultimo dell’Estasi Stellare, ovvero sono il luogo iniziale dalla quale gli Spiriti provengono, e che rivestendosi di un’Anima si incarnano sui Pianeti facendo esperienza della Materia (i Corpi), così come una volta raggiunta la morte fisica, lasciano nuovamente quell’esistenza materiale per ritornarvi, prima di decidere se continuare ad incarnarsi nuovamente in quel Sistema Planetario, oppure di intraprendere il lungo viaggio universale verso nuove soluzioni esperienziali e di continuità.

Tra i più potenti “Spiriti del Cosmo“, non di rado assurgono a ruoli di “Guida” grazie ad una propria indole naturale, del tutto assimilabile a quella “componente spirituale demiurgica” dalla quale sicuramente provengono, o in quanto emanazione diretta dello stesso “Spirito Demiurgico“, dato che il loro compito è quello di monitorare una certa evoluzione animico-spirituale dei Corpi di cui vanno a rivestirsi nei Pianeti, per farne esperienza Materiale. Così come descritto da Platone, in una normale situazione evolutiva, e quindi non soggetta ad alcun tipo di interferenza e/o manipolazione, dovrebbero svolgere quel compito di “Guardiani” che incanalano le proprie “Energie” nel regolare flusso tra le Stelle ed i Pianeti, ma quando subentra l’intervento di “Entità Esterne“, per un controllo o un predominio, non solo su queste “Energie Spirituali“, ma anche Animiche, alterandone così il regolare processo, non di rado la loro influenza viene imbrigliata o rinchiusa, quasi imprigionata all’interno della stessa Stella in cui dimorano, come nel caso del nostro Sole e parimenti della Terra. Rarissimi, ma non eccezionali, sono quei casi in cui gli Atoniani hanno deciso di prendere sembianze fisiche, quasi sempre umane, cercando di intervenire in prima linea all’interno di quelle Civiltà vittime di un qualsiasi “Giogo Alieno“, ed ogni volta che hanno optato per questa soluzione, la forma prescelta è sempre stata quella dei cosiddetti Avatāra.

«Così ogni volta che l’ordine (Dharma), viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l’ordine, di era in era, io nasco.» (Bhagavadgītā IV, 7-8, corrispondente al Mahābhārata VI, 28, 7-8)

Avatāra (spesso presente nella sua resa anglosassone di Avatar) è un sostantivo maschile della lingua sanscrita con cui si indica, in numerose teologie hindū, l’apparizione o la discesa sulla Terra della Divinità avente lo scopo di ristabilire o tutelare il Dharma. Tale termine deriva dal verbo avatṝ, “discendere in” (accusativo, locativo) oppure “discendere da” (ablativo) ancora “arrivare a” (accusativo) o “essere al posto giusto“, “essere adatto” e infine “incarnarsi” (nel caso di una Divinità). Tale azione, diventata poi nozione religiosa in quanto “discesa sulla Terra della Divinità”, comparve in India presumibilmente tra il III e il II secolo a.C., quando nella Bhagavadgītā, Viṣṇu, qui inteso come il BhagavatDio, la “Persona Suprema“, espresse l’intenzione di assumere diverse forme al fine di restaurare “l’Ordine Cosmico” (Ṛta/ Dharma). Ed è così che gli Atoniani hanno deciso di agire nel corso della lunga storia umana (ma non solo), perché figure di questo tipo, associabili al Sole, sono sempre comparse in momenti cardini della nostra esperienza terrestre, cercando di modificarne il corso, portare nuove conoscenze, istruire verso inusuali cambiamenti o veicolare inaspettate prese di Coscienza. Come la storia ci insegna, in alcuni di questi casi i loro interventi sono risultati vincenti, altre volte assai meno, oltre ad essere sempre stati reinseriti all’interno del “Sistema” vigente, così come non di rado, lo stesso Sole è intervenuto direttamente mediante cicli di “Tempeste Geomagnetiche“, in azioni su ampia scala, cercando di sbloccare determinate realtà di controllo attraverso l’invio di vere e proprie ondate energetiche.


[1] Il fulmine è un esempio di Plasma presente sulla Terra. I valori tipici di una scarica di un fulmine sono: una corrente di 30.000 ampere; una tensione di 100 milioni di volt; l’emissione di luce e raggi X; temperature che arrivano a 28.000 kelvin; una densità di elettroni che possono arrivare a 1024/m3. Un Plasma, quindi, si caratterizza per alcune grandezze, fra cui alcune (temperatura e densità di particelle cariche) sono tipiche di un fluido, altre, come la lunghezza di Debye e la sua frequenza, sono caratteristiche di un insieme di cariche in movimento. Si comprende subito come la maggior parte dei plasmi siano caratterizzati da alte temperature elettriche: si va dai quasi 30.000 gradi di un fulmine, ai milioni di gradi della Corona Solare, o degli esperimenti di fusione termonucleare.

[2] Negli antichi talismani, Abraxas, è spesso raffigurato con la testa di un Gallo o di un Leone, ed il corpo di un Uomo con parte inferiore composta da due Serpenti, mentre regge nella mano destra un bastone o un correggiato e nella sinistra uno scudo tondo o ovale.

[3] Basilide (117-138 d.C.) fu un maestro religioso dello Gnosticismo Cristiano delle origini. Attivo ad Alessandria d’Egitto, alcune fonti affermano che per un certo periodo insegnò tra i Persiani. Si ritiene che abbia scritto oltre due dozzine di libri di commento sui Vangeli, oggi perduti, intitolati “Exegetica“, cosa che lo individua come uno dei più antichi commentatori. I sostenitori di Basilide, i basilidiani, formarono un movimento che durò per almeno due secoli dopo la sua morte; è però probabile che la scuola si sia fusa con il filone principale dello Gnosticismo nella seconda metà del II secolo.

[4] Omraam Mikhaël Aïvanhov (Srpci, 31 gennaio 1900 – Bonfin, 25 dicembre 1986) è stato un esoterista e pedagogo bulgaro, inserito nella tradizione spiritualista giudaico-cristiana e universalista della “Scuola Bulgara” di Peter Deunov (1922). Arrivò in Francia nel 1937 dove ha dato l’essenziale del suo insegnamento mediante migliaia di conferenze, esplorando la natura umana nel suo ambiente, a scala individuale, familiare, sociale, planetaria. Colui che noi chiamiamo “Maestro“, nell’accezione orientale del termine e che si riferisce alla maestria personale e al talento pedagogico, ci dice: “quel che io desidero con questo insegnamento, è di darvi delle nozioni sulla vita, su voi stessi, come siete costruiti, che relazioni avete con l’Universo intero e quali scambi dovete poi fare tra voi e l’Universo che è la Vita.”

[5] Emanuel Swedenborg, nome di nascita Swedberg (Stoccolma 1688 – Londra 1772), è stato un filosofo, mistico, teologo, medium e chiaroveggente svedese. Viene considerato tra i precursori dello “Spiritismo“.

[6] Peter Deunov (1864-1944) fu figlio di un pope ortodosso, destinato anche lui a far parte del Clero. In gioventù compì studi di TeologiaMusica e Medicina negli Stati Uniti. A partire dal 1900, cominciò a tenere, in tutta la Bulgaria, conferenze pubbliche nelle città e nei villaggi, apportando una nuova linfa alle dottrine cristiane tradizionali. Fondò la “Fratellanza Bianca Universale” ed iniziò ad organizzare riunioni fraterne e a poco a poco il suo movimento fu conosciuto in tutta Europa. Ciò gli attirò le ire della religione ufficiale; fu accusato d’eresia e riuscirono a farlo esiliare a Varna, sul Mar Nero, dal 1907 al 1919. Fu qui che nel 1917 Omraam Mikhaël Aïvanhov incontrò Deunov che aveva il nome spirituale di Beinça Duno. Deunov compose anche dei canti, formulò la paneuritmia, ed elaborò i metodi e gli esercizi di base della “Fratellanza“, diretta poi fino alla sua morte avvenuta nel 1944.

[7] Anthelme Nizier Philippe nacque il 25 aprile 1849 a Le Rubathier, Loisieux, Savoia, Francia. Figlio di contadini, in vita fu conosciuto anche come “Maître Philippe” o “Maître Philippe de Lyon“. Dall’età di quattordici anni rimase con suo zio Vachod, un macellaio a Lione, e si guadagnò poi una reputazione come guaritore. Sposò Jeanne Julie Landar (1859-1939) il 6 ottobre 1877, e i due ebbero una figlia, Jeanne Marie Victoire, nata l’11 novembre 1878 ma che morì il 29 agosto 1904 all’età di 25 anni, poco prima del suo settimo anniversario di matrimonio. Si dice che si rifiutò di guarirla, dicendo che era il desiderio del Cielo che lei dovesse “andare oltre” e predisse il corso preciso della sua malattia e morte. Presto si guadagnò una certa reputazione tra gli occultisti di Parigi, ma essendo stato osteggiato per aver praticato la medicina senza patente, si recò a San Pietroburgo, dove ricevette il suo diploma di dottore in riconoscimento di straordinarie imprese di guarigione a distanza, condotte sempre a San Pietroburgo. La granduchessa Militza Nikolaevna della Russia, in séguito presentò Philippe all’imperatrice Alexandra Feodorovna della Russia verso il 1901, e Philippe ebbe una breve influenza sulla coppia imperiale, fino a quando fu esposto come ciarlatano nel 1903 e venne poi espulso. Nell’ottobre 1884 presentò un articolo (pubblicato in francese) dal titolo “Princìpi di igiene applicabili in gravidanza, parto e infanzia” presso l’Università di Cincinnati, Ohio, dove gli fu conferito anche un dottorato in medicina; vari altri riconoscimenti accademici e sociali gli furono conferiti durante gli anni, 1880 e 1890, sia in Francia che in Italia. Philippe morì il 2 agosto 1905 all’età di 56 anni, a L’Arbresle, nel Rodano, in Francia, dove viveva. Fu sepolto nel cimitero di Loyasse, a Lione.

[8] Jakob Lorber (1800-1864) è stato un mistico, scrittore, musicista, insegnante e chiaroveggente sloveno, che parlava di sé stesso come dello “Scrivano di Dio“. Scrisse nelle sue memorie, che dal 15 marzo del 1840 iniziò a udire una “voce interiore” proveniente dall’area del suo cuore, e da allora cominciò a trascrivere quello che la voce gli avrebbe suggerito. Al momento della sua morte, 24 anni più tardi, aveva scritto un volume di manoscritti equivalenti a 10.000 pagine stampate, da questo lavoro non ottenne alcuna ricompensa finanziaria, che del resto non chiedeva né si aspettava. L’opera di Jakob Lorber si divide in circa 24 libri, che nel loro insieme, sono chiamati la “Nuova Rivelazione“. Anche se soltanto poche pagine del suo manoscritto furono pubblicate durante la sua vita, Lorber predisse che infine, tutti i suoi scritti, sarebbero stati pubblicati e studiati per l’intero vasto Mondo, come accade al giorno d’oggi.