“Costellazioni dello Zodiaco, Case degli Dèi”

Numeri racchiudono un “Codice Segreto” per interpretare l’Universo, e la loro valenza simbolica è data dal valore e dalle diverse interazioni con tutti gli altri elementi strutturanti il Cosmo. Ogni componente presente nel Cosmo è caratterizzata da una sequenza numerica che stabilisce il rapporto con tutto ciò che la circonda, così come le interazioni composte dai Numeri vanno ben al di là del mero calcolo quantitativo, dato che da un punto di vista “Spirituale“, l’Uno rappresenta l’Unico, ovvero l’Unicità divina del “Tutto“. Così è stato per i cinesi che da millenni hanno riconosciuto ai Numeri una funzione ordinatrice, energizzante e persino armonizzante del Mondo o della stessa Materia vivente (e non), dove ai Numeri pari è sempre stata riconosciuta una polarità femminile, passiva e rappresentante gli “Stati dell’Essere“, rispetto ai Numeri dispari che, in quanto polarità maschile, sono più attivi e rappresentano il “Cambiamento“. Ma per comprendere meglio la loro peculiarità, importante ai fini di questo studio, prenderemo in considerazione solo un gruppo di numeri che parte dall’1 e arriva sino al 14.

Il numero 1 è il principio divino, ogni cosa nasce dall’Uno, per questo motivo è il numero del “Tutto“, dell’Eterno che non ha forma ma la possiede, che non ha nome ma è tutti i nomi. Essendo indivisibile, indica principalmente l’Unità, la forza originante primordiale, e per questo motivo è sempre stato considerato da ogni popolo della Terra come il “numero sacro” per eccellenza.  

Il numero 2 deriva dalla divisione dell’Unità ed è il primo simbolo della separazione, in quanto tale è perciò l’Essenza Una ed Unica (doppia). Da esso deriva la Dualità e la visione dualistica del Mondo e dell’Universo, della separazione, del principio Materiale e Spirituale, del Maschile e Femminile, ma anche del Giorno e della Notte, del Bene e del Male, etc; in quanto tale, anticamente era sovente associato alla Natura e alla “Grande Madre“.

Il numero 3 è il simbolo ternario, perciò incarna la combinazione di tre elementi, dell’Uno e del Due. Esso è sempre stato considerato uno dei simboli maggiori in ambito esoterico, in quanto primo numero dispari, dal momento che l’Uno non è considerato nemmeno un numero, mentre il tre è profondamente attivo, energico, conciliante per il suo valore unificante; mitologicamente ha sempre incarnato l’espressione della “Trinità” (una riunione di Dèi in gruppi di tre).

Il numero 4 è il più perfetto, essendo la radice degli altri numeri e di ogni cosa, rappresenta la prima potenza matematica, la generazione da cui derivano tutte le successive combinazioni, pertanto è sempre stato visto come emblema del moto, l’Infinito, descrivendo sia il corporeo che l’incorporeo. Rappresenta anche la Monade (1+3) ed è il numero della Materia, dal momento che 4 sono gli “Elementi“: Fuoco, AcquaTerra e Aria, così come rappresenta l’ordine e l’orientamento, con i punti cardinali e la “Croce Cosmica” (nord-sud, est-ovest).

Il numero 5 simboleggia la vita universale, l’individuo umano, la volontà, l’intelligenza, la genialità creativa. È il numero dell’evoluzione, del progresso, dell’ascesi, essendo il “Numero dell’Uomo“, come mediano tra la Terra e il Cielo. Ad esso sono associati i “Cinque Sensi“, come l’articolazione quinaria dell’essere umano nella raffigurazione leonardesca dell’Uomo Vitruviano, in quanto “Stella a Cinque Punte“. Ma è anche un numero dispari che genera attività, – se positivo conduce verso l’elevazione, ma se negativo, porta verso l’involuzione -, valore Duale rappresentato dalla figura geometrica del Pentagramma, che se identificato con l’Uomo (la “Stella a Cinque Punte“), sa essere positivo, ma se capovolto, assume un valore negativo e attribuito alle forze maligne.  

Il numero 6 è mistico quanto mai ambivalente, simboleggia l’equilibrio, l’ordine perfetto, predisponendo “all’Unione con il Divino” ma al tempo stesso può generare confusione. La sua ambivalenza viene graficamente espressa dalla “Stella a Sei Punte“, formata dall’unione di due triangoli, con la punta rivolta verso il basso che indica la Materia, mentre quella rivolta verso l’alto, la Spiritualità. Il numero 6 nell’antichità era consacrato a Venere, considerato simbolo della bellezza e della perfezione.

Il numero 7 è l’emblema della “Globalità“, dell’equilibrio perfetto, rappresentando un ciclo compiuto e dinamico. Da sempre considerato un simbolo magico e religioso, era legato al compiersi del “Ciclo Lunare“, alla Monade in quanto increato, alla “Santità dai Pitagorici“, denominato Venerabile o da Platone “Anima Mundi“. Per gli Egizi era il simbolo della Vita, legato anche a quello della Piramide (formata dal triangolo, il 3, e dal quadrato, il 4) in quanto perfezionamento della natura umana, coniugando il ternario divino con il quaternario materiale, espressione della mediazione perfetta tra l’Uomo e la Divinità.

Il numero 8 è l’Infinito. L’Infinito è indissolubilmente legato al Karma, alla fecondità, la prosperità, riflesso dello “Spirito nella Creazione” e di quell’incommensurabile di goethiana memoria. Rappresenta anche la Giustizia con la sua bilancia, ma anche l’incognito verso la ricerca della propria “natura soprasensibile“. Essendo un numero pari, l’Otto è un’energia femminile e passiva, simboleggia quindi anche la morte ma in termini di transizioni e di passaggio: la “Trascendenza“. Perfetta metafora dell’equilibrio cosmico, in oriente troviamo templi costruiti su pianta a base ottagonale, ovverosia sulla figura che fa girare la ruota del “Centro dello stesso Universo“. Dopo i 6 giorni dalla creazione, e il giorno 7 dedicato al riposo, l’8 simboleggia la “Resurrezione del Cristo e dell’Uomo“, annunciandone la sua Eternità.

Il numero 9 rappresenta la generazione e la reincarnazione. Numero dispari e dinamico, non per questo indica il periodo della gestazione, dato che nell’Uomo sono necessari nove mesi per la nascita di un figlio. Dopo l’8 indica, inoltre, il superamento stesso della Creazione e conduce verso la “Permanenza“, conservando anche uno stato fisso e immutabile, accomunandolo persino all’Uno, quasi come se fosse una sua manifestazione. Il suo simbolo grafico, perciò, è il “Cerchio“, così come per l’Uno, in quanto si riproduce continuamente (come sosteneva lo stesso Pitagora) in ogni moltiplicazione, simboleggiando la Materia che si scompone e ricompone incessantemente. Composto da 3 volte il numero 3 (la perfezione al quadrato), con l’aggiunta di un quarto 3 genera il 12, simbolo della “Perfezione Assoluta” e del cammino evolutivo dell’Uomo.  

Il numero 10 simboleggia la “Perfezione” ma anche “l’Annullamento” di tutte le cose (1+0=1), alludendo all’eterno ritorno, ed essendo il totale dei primi quattro numeri, contiene persino la globalità degli stessi princìpi universali. Corrisponde alla Tetraktys pitagorica, che insieme al 7 lo considerava il numero più importante, in quanto somma delle prime quattro cifre (1+2+3+4=10), esprimendo, così, la “Totalità“. Il 10 è identificato con il Cielo e con la sua analogia con il Punto entro il Cerchio (nella tradizione esoterica il valore numerico di un Centro o Punto è 1, mentre quello di una Circonferenza è 9), e suggerisce l’ipotesi che la decade rappresenti la perfezione relativa allo Spazio-Tempo circolare, e “all’Immanenza“.

Il numero 11, insieme al 22 e al 33 è un numero “Maestro” (e palindromo) e rappresenta la Potenza, la Giustizia e l’acquisizione dei meriti e dei valori in senso positivo; in senso negativo, invece, rappresenta la paura e la decadenza morale. Considerato come il numero della “maturità spirituale” e della “conoscenza oltre il limite dello scibile umano“, è associato all’apertura mentale, l’idealismo, la visione di insieme (11=1+1=2), fondendo la geniale ispirazione del numero 1 con le capacità intuitive del numero 2, diventando un simbolo visionario e profetico. Caratterizzato dall’uguale presenza sia di proprietà maschili che femminili, è sovente associato ai segreti, i legami, i vincoli, gli amori clandestini, gli affari loschi, etc.

Il numero 12 indica la ricomposizione della “Totalità” originaria, la discesa in Terra di un modello cosmico fatto di pienezza ed armonia, così come indica anche la conclusione di un “Ciclo” compiuto. È il simbolo della prova iniziatica, del passaggio da un piano ordinario ad uno superiore e “Sacro“, assumendo un valore esoterico così marcato in quanto è sempre stato associato alle prove fisiche e mistiche che ogni iniziato deve compiere. In molte culture i riti iniziatici si compiono all’età di 12 anni, dopo che si entra nell’età adulta, ma 12 furono le “Fatiche di Eracle” (o Ercole), 12 erano i principali “Dèi del Monte Olimpo” nella mitologia greca, 12 erano i “Titani e le Titanidi“, 12 erano gli “Apostoli del Cristo“, i “Cavalieri della Tavola Rotonda” di Re Artù, i “Paladini” di Carlo Magno, come 12 sono i “Segni dello Zodiaco“, etc. Il numero 12 viene perciò considerato il più sacro, insieme al 7 e al 3 (12=1+2=3), poiché è dato dalla moltiplicazione di 3×4.

Il numero 13 indica la rottura dell’Armonia, incarnando così il “Disordine“. È quel numero che con l’aggiunta di una unità al 12, interrompe la ciclicità obbligando l’iniziato ad una trasformazione radicale. È un numero negativo, aritmico che infrange la legge dell’equilibrio e della continuità; per contro, dalla riduzione del numero 13 (13=1+3=4) si ottiene il 4, che indica stabilità, solidità e certezza. Numero ineluttabile e del cambiamento, il suo significato è una sorta di monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene l’evoluzione, rappresentando karmicamente la “Morte e la Trasformazione“. Si dice che chi vive sotto la sua influenza avrà la concreta possibilità di riparare e di completare ciò che nelle vite passate è rimasto incompiuto.

Il numero 14 rappresenta la libertà, l’esplorazione e il cambiamento. L’energia del 4 educa a vivere nel “Mondo Materiale e Sensuale“, senza smarrire la percezione del “Trascendente” e della “Ricerca Spirituale dell’Essere“, simboleggiato dall’1; coloro che sono influenzati da questo numero, si sostiene hanno la grande occasione di apprendere l’uso del libero arbitrio con saggezza ed equilibrio. Il numero 14, se in negativo, rappresenta invece la debolezza, l’esilio, la prigionia, o tutte quelle situazioni che rendono schiave le persone, esprimendo persino l’impotenza anche sotto l’aspetto sessuale. Descrive, inoltre, tutte quelle situazioni attive e passive, legate alle attività faticose e impegnative, come all’imprigionarsi delle cose, alle reazioni violente, le offese, il distacco e la lontananza.

Nell’antico Egitto c’è un Mito che raffigura la perfetta incarnazione del numero 14. Narrano le leggende che Nut, la Dèa del Cielo, avrebbe avuto una relazione clandestina con suo fratello Geb, la Terra. Il dio-sole Ra, venuto a conoscenza del segreto, si sarebbe infuriato e avrebbe proibito a Nut di partorire durante una qualsiasi data dell’anno. Thot, altro fratello di Nut, allora: «Giocando a dadi [il “Cubo“] con la Luna, guadagnò da lei la settantesima parte di ciascuno dei suoi periodi di illuminazione, e da tutta la vincita egli compose i cinque giorni e li intercalò come un’aggiunta ai trecentosessanta giorni [già creati da Ra].» (Plutarco, “Su Iside e Osiride“) E questi “Cinque Giorni” aggiunti all’ultimo mese dell’anno, che era all’epoca diviso in 12 mesi da 30 giorni ciascuno (12×30=360), rappresentavano la nascita di ulteriori forze, tra le quali OsirideHaroeris (Horus il Vecchio), SethIside e Neftis; infatti nel primo di questi “Cinque Giorni” (detti anche “epagomeni“) nacque Osiride: «… e, nel momento della sua nascita, una voce discese: “Avanza verso la luce il Signore di tutte le cose”» (Plutarco, “Su Iside e Osiride“). Horus il Vecchio nacque nel secondo giorno, Seth nel terzo e in un modo cruento (“con un colpo squarciò il fianco materno e balzò fuori“), dimostrando subito la sua indole maligna, Iside nel quarto, fra le paludi del Delta (“nelle regioni che sono sempre umide“), e Nefti nel quinto ed ultimo. Plutarco insinua che il vero padre di Osiride e Horus il Vecchio sarebbe stato RaThot il padre di Iside e i soli Seth e Nefti figli di Geb. Menziona però una seconda versione della paternità di Horus il Vecchio: all’interno del ventre materno, prima di venire alla luce, Iside e Osiride avrebbero concepito Horus il Vecchio.

Tra Osiride, che divenne il primo sovrano d’Egitto e Seth, dalla testa d’asino, malvagio e crudele, vi fu sin dall’inizio un odio implacabile, soprattutto da parte di Seth che per combattere il fratello, radunò 72 complici e fabbricò un cofano tempestato di pietre preziose delle misure esatte di Osiride, e lo convinse con l’inganno ad entrarvi; una volta che Osiride vi entrò, lo sigillò all’interno con del piombo fuso. Iside, sorella e moglie di Osiride, tentò invano di liberarlo ma Seth ne smembrò il “Corpo in 14 pezzi” (come 14 sono i giorni che impiega la Luna a passare da piena a nuova, o viceversa, perdendo o acquistando 14 frazioni della sua luce), che vennero dispersi nel Nilo (la Via Lattea). Cominciò allora una lunga ricerca durante la quale, la Dèa, aiutata da Thot e da Anubis, nume dalla testa di Cane, e da un pesciolino del Nilo, l’Ossirinco, recuperò 13 dei 14 pezzi del Corpo del coniuge, fatta eccezione del pene, si racconta divorato da 3 pesci, restando così nelle acque del fiume (il Cielo), rendendole feconde; il membro di Osiride fu poi rimpiazzato da un fallo ligneo. Iside concepì, poi, dal suo sposo così ricomposto, un figlio, Horus il Giovane, che venne cresciuto in segreto e a cui fu insegnato che avrebbe dovuto vendicarsi dello zio Seth. Quando fu cresciuto abbastanza, si scontrò ripetutamente con lui, e durante uno di questi duelli, Seth cavò un occhio ad Horus e lo smembrò in 6 pezzi (a quanto pare si dilettava ad essere un novello Jack lo Squartatore ante-litteram), spargendoli per l’Egitto, proprio come fece tempo addietro con suo padre. Queste 6 parti divennero le 6 parti dell’Udjat (l’Occhio) e le 6 frazioni dell’Hequat (le Parti dell’Occhio); Horus, infine, si vendicò di Seth evirandolo (evidentemente doveva trattarsi di un vizio familiare) ed in séguito fu proclamato Re dell’Egitto, mentre lo zio divenne il “Dio del Male” per eccellenza.

Osiride assurge a simbolo vivente, diventa il Faraone per antonomasia che si comporta e governa il Mondo conformandosi sulla Terra mediante l’ordine cosmico voluto da Maat. Incarnazione del Bene, della polarità positiva, è una “forma” come lo sarà l’Adamo (o l’Adam Qadmon della “Kabbalah“) che vive nel primigenio “Giardino dell’Eden“, regno dell’armonia. Per contro, Seth, è un Dio Minore che rappresenta il Disordine, il Male, una figura o un simbolo simile a quello biblico dello stesso Adamo, ma decaduto, o all’Angelo Caduto cristiano, il Lucifero che sceglie di opporsi all’ordine divino o cosmico. Seth non vuole che sulla Terra si stabilisca l’ordine e l’armonia, o si conformi alla “Legge Universale“, identificata con la Dèa Maat e le sue 42 prescrizioni, perciò uccide il fratello per simboleggiarne la discesa dell’Uomo, la sua caduta, la “Cacciata dall’Eden“, la perdizione dello Spirito, il “Peccato Originale” in quanto scelta di volersi incarnare e di conoscere la Materia stessa. Ed è così che Osiride, una volta morto, scende negli Inferi e indossa le vesti del “Giudice delle Anime Morte“, assistito poi dal dio Thot e da 42 giudici, rappresentanti le 42 provincie egizie[1]. Durante il rituale del defunto, era Thot in persona che sistemava una bilancia con due piatti, in uno dei quali vi era la raffigurazione di Maat, mentre sull’altro il cuore stesso del defunto (il defunto implorava 14 dèi-giudici, 7 dei quali recavano l’Ankh, il “Simbolo della Vita“). Implacabile, poi, con uno stilo scriveva il risultato del giudizio, mentre accanto a lui sedeva un Mostro, “il divoratore” (il Coccodrillo), pronto a mangiarsi il defunto se sarebbe risultato colpevole. Al contrario, se si fosse rivelato buono, sarebbe passato nel “Regno di Osiride“, nel luogo luminoso, la diretta continuazione della vita terrena; i cattivi, i non degni, gli esclusi, giacevano affamati e assetati nel buio regno sotterraneo, illuminato solo nell’ora in cui il Sole, durante il suo viaggio notturno, attraversa lo “Spazio” che sta sotto la Terra.

Il “Trono di Osiride” era posizionato su di una sorta di predella rettangolare o cubica, con il rialzo attraversato da linee ondulate che rappresentavano, appunto, le “Onde dell’Oceano delle Acque Primordiali“, quel Nun dal quale emerse insieme ai suoi fratelli, e da dove, da un monticello primigenio, sorse un “Fiore di Loto“. Da questo “Fiore” nacquero poi i quattro figli di Horo: “Duamutef, dalla testa di Sciacallo; Hapi, dalla testa di Scimmia; Hamset, dalla testa Umana, e Qebeshenuf, dalla testa di Falco, ovvero i protettori degli organi asportati al defunto e contenuti nei vasi canopici.” Cerimoniere indiscusso era Thot, deità della Sapienza, della Scrittura, della Magia, della Misura del Tempo, della Matematica e della Geometria. Egli aveva infatti il compito di vigilare sul puntuale rispetto delle regole indicate dalla dèa Maat, e il suo ruolo non era solo quello di registrare i peccati e sanzionare le colpe compiute nel “Mondo degli Inferi“, ma di vigilare anche durante la vita e il comportamento dei singoli, una sorta di vigile che controlla i vari “Cammini Iniziatici”. Inoltre, fu persino “il Vigile del Cielo”, a cui gli Dèi affidarono il compito di garantire il rispetto del “Codice Cosmico“, come era colui che aveva vinto la maledizione di Ra, permettendo a Nut di dare alla luce i suoi cinque figli, come fu colui che aiutò Iside, una volta ritrovati i 13 pezzi (più il fallo di legno ricostruito) del “Corpo di Osiride” – dilaniato e disperso dal malvagio Seth -, a riportarlo in vita, come fu sempre lui ad allontanare il veleno magico di Seth dal figlio di Osiride e di IsideHorus, etc. [A quanto pare una Divinità molto più potente di tutte le altre…]

Ergo, una volta che tutte le Stelle vengono riportate sullo stesso piano, disegnarne una Costellazione sembra quasi un gioco da ragazzi, perché unire i puntini è come dilettarsi in un tipico passatempo degno della “Settimana Enigmistica“. Ed è stato proprio quello che hanno fatto gli antichi unendo certe Stelle, tra loro lontanissime fisicamente ma così apparentemente vicine, ma tale unione, la scelta di quelle figure, non fu dettata dal caso, ma da una complessa sapienza antica, molta della quale andata purtroppo perduta. Ad oggi, l’elenco delle Costellazioni è ben noto e ufficiale, tanto che la volta celeste è stata divisa in 88 Costellazioni stabilite dall’Unione Astronomica Internazionale (UAI), e delimitate da archi di meridiani e paralleli; sicché, ogni punto della “Sfera Celeste“, appartiene ad una sola “Costellazione“. Durante il corso della nostra storia le Costellazioni sono cambiate, e molto, seppure hanno poi mantenuto la loro struttura di fondo. Le prime di cui si ha memoria risalgono ai tempi della Mesopotamia, dalla popolazione degli Accadi, sicuramente da loro ricavate dalle osservazioni preesistenti originatesi nella Valle dell’Indo. Le prime raffigurazioni, che ne documentano la loro decifrazione, sono alcune tavolette contenenti immagini di Costellazioni risalenti più o meno al 2300 a.C., seppure una prima rappresentazione sistematica risale al 300 a.C., dove vennero iscritte, tali effigi mesopotamiche, in base alla mitologia del luogo. A più riprese, tutti i popoli della Terra tentarono di disegnare le Stelle su papiri, tavolette, documenti, etc., dalla Cina al Giappone, sino all’Egitto o nelle grotte americane, ma furono i Greci a dargli una loro dignità, specie quando nel II secolo d.C., Tolomeo introdusse le 48 Costellazioni Boreali, le uniche visibili dall’allora “Mondo Conosciuto“. Ad oggi si contano:

  • 13 Costellazioni Zodiacali, mentre 12 sono le Costellazioni Zodiacali in Astrologia;
  • 38 Costellazioni sono elencate nell’Almagesto di Tolomeo (in origine erano 36 dato che la Costellazione della Nave di Argo fu scissa nella CarenaPoppa e Vela);
  • 38 Costellazioni furono inserite in epoca moderna (dal 1600) e che riempirono gli spazi lasciati vuoti dai greci, coprendo il Cielo Australe, generalmente popolato di configurazioni deboli.
  • Di tutte queste Costellazioni, 18 sono boreali, 34 equatoriali e 36 australi.

I nomi delle Costellazioni dell’emisfero boreale sono antichissimi e derivano dalla mitologia greca, seppure con quasi certezza provengono da conoscenze preesistenti tramandate nel corso dei secoli e dei millenni. I Greci reinterpretarono tutte quelle figurazioni celesti unendole ai loro miti, spesso alle vicende e i continui amoreggiamenti di Zeus. Gli antichi greci vedevano il Cielo come un alternarsi tra “Costellazioni e Vuoti“, quindi le loro configurazioni sono state nel tempo allargate o integrate, con lo scopo di coprire l’intera volta celeste. Al contrario, le Costellazioni dell’emisfero australe sono molto più recenti, dal momento che sono state studiate soltanto con l’avvento dei grandi viaggi navali del periodo rinascimentale, e molte di esse portano nomi di uccelli e strumenti scientifici. Costellazioni tipiche ed importantissime del Cielo, però, sono quelle dello “Zodiaco“, ovvero una fascia della volta celeste che si estende per 9° da entrambi i lati dell’Eclittica (il percorso apparente del Sole nel suo moto annuo), comprendente anche il percorso apparente della Luna e dei pianeti[2]. Le “Stelle dello Zodiaco” sono ancora oggi raggruppate in Costellazioni alle quali, da tempo immemorabile, furono assegnati nomi di esseri viventi, reali o fantastici. Ciò spiega l’etimologia del nome stesso, derivante dal greco ζῳδιακός, “zōdiakòs“, parola a sua volta composta da ζῷον, zòon, “animale, essere vivente” e ὁδός, hodòs, “strada, percorso“, perché a causa del moto di rivoluzione della Terra, il Sole sembra percorrere lo “Zodiaco” come in una sorta di cammino. Le Costellazioni che fanno da sfondo al movimento apparente solare lungo l’Eclittica, sono definite con i nomi: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Ofiuco, Sagittario, Capricorno, Aquario e Pesci. Si, vi è anche l’Ofiuco, perché astronomicamente parlando (e non astrologicamente), le “Costellazioni dello Zodiaco” sono 13, dal momento che a dicembre, il Sole, attraversa la Costellazione dell’Ofiuco (dal 30 novembre al 17 dicembre).

«Vedi come da indi si dirama / l’oblico cerchio che i pianeti porta, / per sodisfare al Mondo che li chiama.» (Dante Alighieri, “Divina Commedia”, Paradiso)

Pensate che molti simboli, sovente animali, attribuiti alle Costellazioni Zodiacali (e ancora oggi in uso), sono di origine mesopotamica. Simboli più antichi come il Toro, lo Scorpione, il Leone e l’Aquario, indicavano i “Quadranti del Cielo” corrispondenti agli equinozi e ai solstizi, com’erano localizzati nell’Era del Toro, risalente al IV-III millennio a.C. Con la “Precessione degli Equinozi”, la funzione passò poi alle Costellazioni successive, rispettivamente ad Ariete, Bilancia, Cancro e Capricorno: Toro e Ariete corrispondono all’equinozio di primavera, quando le greggi ricominciano a figliare; la Bilancia rispecchia l’equilibrio tra notte e giorno nell’equinozio autunnale; il declino del potere solare è ricordato dallo Scorpione, simbolo dell’oscurità; il Leone, raffigurante il fuoco, è l’emblema del caldo estivo; il Cancro (o gambero), procede indietreggiando e rappresenta la ritirata del Sole dal suo punto più settentrionale nel solstizio d’estate; l’Aquario, che porta l’acqua, corrisponde così alla stagione delle piogge, mentre i Pesci simboleggiano il ritorno della vita e l’inizio dell’agricoltura. Il Mondo successivo e attuale giudaico-cristiano, ereditò una tradizione antica anche nell’utilizzo della simbologia zodiacale, seppure dimostrò di essere ideologicamente contrario, in quanto ritenuto appannaggio di un paganesimo barbaro e in certi casi eretico, ma la nostra cultura si appropriò comunque di quelle immagini, conservandone e replicandone le rappresentazioni soprattutto in funzione del calendario, associandole nuovamente alla sequenza delle stagioni e dei lavori agricoli, o all’influenza dei segni e del passaggio degli astri sulla vita umana.

A conclusione di questo bellissimo viaggio sulle “influenze astrali“, nei confronti della nostra storia e della singola vita umana, appare evidente come ogni rappresentazione celeste non sia stata il frutto del caso, ma di una precisa e abile costruzione mentale, filosofica, esoterica e soprattutto astronomica senza precedenti. Sia che si osservi Orione (Osiride), Sirio (Iside), Andromeda (Sara la Nera, figlia del Cristo e della Maddalena), Pegaso (il “Cubo” originario della Creazione o il Paradiso, o “Eden Celeste“), come tutti i segni dello Zodiaco, raffiguranti animali ed umani, così come rappresentano molte deità antiche (Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Ofiuco, Sagittario, Capricorno, Aquario e Pesci), – che grazie ad un sincretismo mai visto prima divennero poi gli stessi Arconti della Gnosi -, risulta chiaro come il Cosmo sia sempre stato il fulcro di ogni attività e conoscenza umana, seppure gli Dèi, a un certo punto, specie in ambito prima giudaico, e poi cristiano, arrivarono a intimare all’Umanità di non osservarlo e a non occuparsi mai più delle faccende del Cielo, regione a loro esclusivamente riservata e per i propri loschi affari… A questo punto, viene però da chiedersi come una certa numerologia, così presente e pressante, abbia da sempre stuzzicato la fantasia umana, dove numeri come il 12, il 13 e il 14 (e molti altri, ovviamente), si ritrovino sempre incessantemente, simboleggiando perfezioni e imperfezioni, creazioni e distruzioni.

A cominciare dai 14 pezzi di Osiride, il “Corpo dell’Uomo Primordiale” smembrato e disperso nel Nilo (la Via Lattea) dal fratello maligno Seth (il suo riflesso, o la controparte), all’interno di tutte quelle 13 Costellazioni che diventarono poi lo “Zodiaco“, poiché la 14esima parte mancante, in realtà, sarebbe la posizione del Sole, il “Pene” che feconda tutte le altre Costellazioni, dato che come spiega lo stesso termine greco, (ζῳδιακός, zōdiakòs) “l’animale, o essere vivente” che viaggia nel Cosmo in quella “strada, percorso” (ζῷον, zòon) tracciata, è il cammino iniziatico di un vero e proprio “codice genetico solare” e che, dopo essere stato diffuso nelle altre Costellazioni, portò alla concezione di ognuna di quelle figurazioni divine (ed in quanto Esogene, “Extraterrestri“) a noi note fin dall’antichità. Un eterno “Ciclo di Creazione e Distruzione“, una danza cosmica forse senza precedenti, e che condusse l’Uomo Primordiale alla formazione dei suoi stessi “Dèi-Figli e/o Carnefici“, per poi ritornare alla completezza originaria, ma trasmutata in una perfezione assoluta e totale: il “Super-Uomo“[3] ed attuale, summa estrema ed eterna di codici genetici originari (Umani), ibridati con il frutto delle sperimentazioni (Alieni), proprio come attuavano tutte le antiche Divinità (pensate solo ai tanti amori di Zeus) quando si univano con i mortali, generando figli, umani e divini, eroi o forme antropomorfe, di generazione in generazione (infiniti ibridi), anche all’interno della stessa linea dinastica. Per questo motivo non esiste una 14esima Costellazione Zodiacale, perché in apparenza, la parte mancante, non più ritrovata dopo lo smembramento del “Gigante Primordiale” (e poi ricostruita artificialmente)[4] siamo noi, è il nostro Sistema Solare, che sul piano dell’Eclittica osserva tutte le altre 13 parti (i “Segni dello Zodiaco“), le “Case dei nostri Padri” (poi ribellatisi in quanto “Figli di un Nume Superiore,” gli “Angeli Caduti“) e che si trasformarono, infine, nei nostri stessi carcerieri.


[1] Al numero 42 sono associate le seguenti analogie: si ipotizza che la massa della Via Lattea sia 1042 kg; è il numero di generazioni intercorrenti tra Abramo Gesù Cristo nel “Vangelo secondo Matteo“; nell’Apocalisse biblica, l’impero “che assomiglia all’Impero Romano” regna sulla Terra per 42 mesi; è il numero dell’imperfezione (6) moltiplicato per il numero di Dio (7); è il numero dei comandamenti (o regole) della divinità egiziana Maat; nell’antico testo cinese “Tao Te Ching” di Lao Tzu, il capitolo 42 contiene una spiegazione dell’Universo; nell’antico Egitto era il numero dei giudici dell’oltretomba che ponevano domande ai defunti per conoscere le loro mancanze; nella tradizione popolare giapponese il 42 è considerato un numero funesto. Le sue due cifre lette separatamente, shi ni, ricordano la frase “verso la morte“.

[2] La grande quantità di gas, polveri e particelle che riempie lo spazio interplanetario non si distribuisce in maniera uniforme ma si addensa soprattutto lungo il piano dell’Eclittica. Questo pulviscolo riflette, esattamente come il pulviscolo terrestre, la luce del Sole e la diffonde, con il risultato che al crepuscolo, con un’aria molto pulita, è possibile scorgere un debole cono luminoso di luce lungo la stessa Eclittica. Si tratta della “Luce Zodiacale“, una debole luminosità del cielo notturno, centrata approssimativamente sull’Eclittica e dovuta alla diffusione della luce solare su una nube di polveri interplanetarie, che si estende a forma di lente intorno al Sole (Nube Zodiacale).

[3] Il concetto di “Oltreuomo” o “Superuomo” (dal tedesco Übermensch), introdotto dal filosofo Friedrich Nietzsche, portato poi alle estreme ed esasperanti conseguenze dal Nazismo Esoterico e dal Comunismo, attraverso la filosofia sovietica Cosmista, nonché in una certa cultura militare e spionistica americana post-bellica.

[4] Questa parte, corrispondente al “Pene Ligneo” ricostruito da Iside a Osiride, sarebbe la nostra attuale Umanità Terrestre.