“La Monade, o la Perfezione dell’Abisso”

[“Mermaids Dancing at Sea” di Karl Wilhelm Diefenbach. 1851-1913]

«Non sei una Monade isolata, ma una parte unica e insostituibile del Cosmo. Non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell’Umanità.» (Epitteto, filosofo greco antico, 50-138 d.C.)

La parola Monade deriva dal greco monas (a sua volta derivante da monos che significa “uno“, “singolo“, “unico“) e ha assunto differenti accezioni a seconda dei contesti in cui è stata utilizzata. Il termine, nel senso di “ultima unità indivisibile“, comparve molto presto nella Storia della Filosofia Greca, quando Archita e poi Proco, distinsero la Monade da “l’Uno Assoluto” e del quale essa costituisce il “Principio di Limitazione Intelligibile“. Platone definì a sua volta le Monadi come “Idee“, per evidenziarne l’essenzialità e la lontananza dalla “Realtà Empirica“. Nella dottrina di Pitagora, si ricorreva a questo termine per indicare il “Principio” (arché) da cui derivavano tutti i “Numeri“, la molteplicità di “Entità MonodimensionaliTridimensionali” e i “Quattro Elementi” (Terra, Acqua, FuocoAria), costituenti il Mondo intero. Nei dialoghi platonici veniva usato al plurale (Monadi), specie come sinonimo di “Idee“, mentre nella “Metafisica” di Aristotele si presentava come “Principio del Numero“, privo di quantità, indivisibile e immutabile. La parola Monade veniva usata, inoltre, anche dai neoplatonici per indicare l’Uno, infatti nelle lettere del cristiano Sinesio di Cirene, Dio fu descritto come la “Monade delle Monadi“, termine che seppur mantiene le connotazioni di semplice e irriducibile, acquisisce un significato trascendente in quanto viene indicato come “un’Unità Ultima” ed essenziale. Durante il Rinascimento il “Concetto di Monade” venne utilizzato da Nicola Cusano. Secondo il suo pensiero sarebbe un microcosmo, “un’Unità in piccolo o uno specchio del tutto“, ma in special modo fu Giordano Bruno a svilupparne il “Concetto“, facendone la base della sua matematica magica (“De minimo, De monade“).

Per Bruno le Monadi sarebbero le parti componenti minime dei Corpi, oltre a ciò che ne definisce la struttura. In una modalità analoga, la nozione di Monade venne ripresa da H. More (“Enchiridion Metaphysicum“) e poi passò a Leibniz che su di essa fondò un vero e proprio modello dell’Universo, la “Monadologia“. Per capire la dottrina relativa a questo argomento è sufficiente ricordare come Leibniz, nel tentativo di definire la Materia, era stato spinto da alcuni validi motivi, quali: il desiderio di riconciliare la “Dottrina degli Atomisti” con la “Teoria Scolastica della Materia” e della “Forma” (evitando così il “Meccanicismo” di Cartesio), i quali sostenevano come tutta la Materia fosse inerte; il “Monismo” di Spinoza che insegnava dell’esistenza di una sola sostanza (Dio); la speranza di raggiungere questi obiettivi attraverso lo studio della “Dottrina delle Monadi“. Leibniz definiva la “Sostanza” in termini di azione indipendente, evitando così il pensiero di Cartesio, secondo la quale la Materia sarebbe di Natura inerte. Gli Atomisti, pur sostenendo l’esistenza di una molteplicità di sostanze minute, erano giunti però al rifiuto materialistico dell’esistenza degli “Spiriti e delle Forze Spirituali“, mentre al contrario, gli Scolastici, avevano rigettato il “Materialismo Atomistico“, una querelle in cui Leibniz si insinuò cercando di riconciliarli. Per raggiungere tale scopo, formulò l’idea che tutte le “Sostanze” sono composte da particelle minute, in parte materiali e in parte immateriali, auspicando come il contrasto tra il “Materialismo Atomistico” e lo “Spiritualismo Scolastico“, potesse svanire una volta riconosciute le differenze tra “Sostanze e Entità“.

«In principio le cose cominciarono ad esistere per opera del Punto e della Monade. Di più quelle cose che sono poste alla periferia – per quanto grandi siano – non possono in nessun modo essere prive della funzione del punto centrale.» (John Dee, matematico, geografo e alchimista inglese, 1527-1608)

Le Monadi, a quanto sembra, sono semplici sostanze puntiformi, e se per sostanza intendiamo un “Centro di Forza“, esse non possono avere inizio o una fine se non tramite la creazione o l’annichilimento. Hanno un’attività interna ma non possono essere fisicamente influenzate da elementi esterni, in questo sono indipendenti, inoltre ogni Monade è unica, nel senso che non ci sono due Monadi uguali tra loro. Allo stesso tempo le Monadi devono possedere altre caratteristiche, come il potere di rappresentazione attraverso il quale esse riflettono ogni altra, in maniera tale che un occhio possa osservarvi l’intero Universo, specchiandovisi. Un potere di rappresentazione diverso in ogni Monade, tanto che nelle sostanze di grado più basso, esso sembra diventare “inconscio“, mentre in quelle di grado più alto, sarebbe completamente consapevole. In ogni Monade, inoltre, possiamo distinguere una zona di “rappresentazione oscura” e un’altra di “rappresentazione chiara“. La regione “chiara” viene definita la “dominante“, caratterizzata dal potere di pensiero intellettuale e autocosciente, definita anche “Appercezione“, ed è identificata col Divino. Tra questi due estremi, tutte le Monadi (minerali, vegetali e animali) si differenziano dalla Monade di “genere inferiore” per il possesso di una più grande area di “rappresentazione chiara“; in ogni Monade, pertanto, sarebbe presente un “Elemento Materiale” (un’area di “rappresentazione oscura“) e un “Elemento Immateriale” (un’area di “rappresentazione chiara“).

Dai tempi di Leibniz il termine Monade è stato utilizzato da svariati filosofi per designare dei “Centri di Forza Indivisibili“, ma, come regola generale, queste “Entità” non possiedono il potere di rappresentazione o percezione, le quali sono caratteristiche distintive nella ricerca filosofica. In certe frange dello Gnosticismo, specialmente quelle ispirate dal “Monismo“, la Monade era sovente identificata con una “Entità Superiore” che creò degli “Dèi Minori” (o “Emanazioni Primordiali“), dove Dio era riconosciuto come: la Monade, l’Uno, l’Assoluto, l’Aion Teleos (l’Eone Perfetto), il Bythos (la Profondità), lo Proarkhe (Prima dell’Inizio), l’Arkhe (l’Inizio), o il Padre Inconoscibile, fonte del Pleroma, la “Regione di Luce“, mentre le varie “Emanazioni del Divino” erano chiamate “Eoni“. Da notare che in alcune versioni dello Gnosticismo Antico, specialmente quelle derivanti dalla “Scuola di Valentino“, una “Divinità Minore“, nota come Demiurgo, assunse un ruolo importante nella creazione del Mondo Materiale, oltre a quello svolto dalla Monade. In queste forme di Gnosticismo, il Dio dell‘Antico Testamento, venne spesso identificato con questa figura demiurgica ma non con la Monade, la fonte spirituale di tutto ciò che è emanato dal Pleroma.

«Non sapere di sé vuol dire vivere. Sapere poco di sé vuol dire pensare. Sapere di sé, all’improvviso, come in questo momento lustrale, vuol dire avere subitamente la nozione della Monade intima, della parola magica dell’Anima. Ma una Luce improvvisa brucia tutto, consuma tutto. Ci lascia nudi perfino di noi stessi. È stato solo un attimo e mi sono visto. Poi, non so più dire ciò che sono stato. E, alla fine, ho sonno, perché, non so perché, penso che il senso è dormire.» (Fernando Pessoa, poeta, scrittore e aforista portoghese, 1888-1935)

Il “Concetto di Monade”
La Monade è il “Principio Attivo” di ogni organismo vivente, dove in virtù della sua unità o semplicità, è raffigurabile al modo degli “Atomi” di Democrito, con la differenza che non si tratterebbero di “Atomi Materiali o Fisici“, ma “Formali“, inestési, dotati di “azione o percezione“, caratteristica in base alla quale ogni Monade si distingue da tutte le altre. Sempre Leibniz sosteneva come le Monadi siano numericamente infinite e differenti tra di loro, ma si possono raggruppare in: “Monadi Entelechie, Monadi Anime e Monadi Spirito“. “Monadi Entelechie” sono lo stadio in cui tutte le sostanze semplici (le Monadi) acquisiscono per nascita una certa definizione o perfezione, un’autosufficienza che le rende la fonte delle loro stesse azioni interne, oltre a farle essere degli automi incorporei. “Monadi Anime” sono tutti quei soggetti capaci di “percezione” (tra cui Leibniz annovera anche le piante), perché interne ad una “Gerarchia di Esseri Viventi” dove il sentimento (percezione accompagnata da memoria) è qualcosa di più, probabilmente uno stadio di Coscienza più elevato. Per “Monadi Spirito“, infine, si intende l’Anima Razionale, la Monade più evoluta capace di ragione e riflessione, dove lo Spirito è “l’Essere” più affine e vicino al Divino. Le Anime, in questa visione, sono come degli specchi viventi o immagini universali e di tutte le creature in esso contenute; gli Spiriti, invece, sono anch’essi immagine della “Divinità“, in quanto capaci di conoscere il “Sistema Cosmo” e di imitarne qualche aspetto con imprese formali, poiché ogni Spirito sarebbe come una “Piccola Divinità” nel suo ambito. Inoltre, nel complesso processo di reincarnazione e formazione delle Monadi, la nostra vera “Essenza Divina” si esplica secondo tre princìpi dominanti: “l’Evoluzione, il Libero Arbitrio e il Karma.”

Il primo principio è l’Evoluzione, dove la nostra “Essenza” nasce in condizioni specifiche che ci metteranno in grado di sviluppare le qualità e le caratteristiche di cui si ha più bisogno, nonché di creare quelle condizioni atte a favorire un sempre più idoneo cambiamento. Il quadro in cui si inseriscono il cambiamento e la crescita è fornito dall’ereditarietà, dal periodo e dalle condizioni al momento della nascita, dove anche i fattori ambientali possono influenzarci e assìsterci, e tra questi fattori troviamo elementi quali: la razza, il sesso, la famiglia, la religione, gli amici, le conoscenze, nonché altre esperienze accumulate durante la nostra esistenza. Il secondo principio è quello del “Libero Arbitrio“, in quanto tutti abbiamo la possibilità di fare delle scelte, intraprendere azioni, prendere o meno delle decisioni, oltre a non essere obbligati a portare a termine degli obiettivi per cui siamo venuti al Mondo. Una volta assunta “Forma Fisica” alcuni fattori non possono essere cambiati, quali: la razza, i tratti ereditari, alcuni problemi congeniti, etc. Seppure non si possano ignorare certi aspetti, d’altra parte, ci vengono offerte ampie possibilità di scelta e di percorsi e che possono cambiare le nostre azioni. Il terzo principio è persino il più incompreso, perché il Karma, all’interno di esso, opera quella che a volte viene definita la “Legge della Compensazione o Legge dell’Equilibrio“. Il modo in cui è stato usato il “Libero Arbitrio“, in passato, è servito a determinare le caratteristiche essenziali delle condizioni ambientali per il potenziamento personale, ed è in questo ambito nel quale si possono prevedere aspetti del proprio futuro attraverso le azioni. Karma, infine, è un termine sanscrito dal significato di “fare o costruire“, in quanto è “Energia in Azione“, dato che qualsiasi cosa facciamo ci fornisce una possibilità per crescere, dove lo stesso Karma incarna la forza regolatrice della nostra presa di “Coscienza Spirituale“.

«Dalla Perfezione dell’Autore Supremo segue inoltre che non solo l’Ordine dell’intero Universo è il più perfetto possibile, ma pure che in ogni specchio vivente, cioè in ogni Monade o Centro Sostanziale, in quanto rappresentazione dell’Universo dal proprio punto di vista, le percezioni e le appetizioni devono essere al meglio regolate e compatibili con tutto il resto.» (Gottfried Wilhelm von Leibniz, matematico e filosofo tedesco, 1646-1716)