“Il Concetto di Caos dall’antichità ad oggi”

Nell’Antico Egitto, il “Concetto di Caos” raggiunse livelli tali di ricerca da lasciarci ancora oggi sconcertati, frutto di una raffinata speculazione filosofica raggiunta da una Civiltà che, ricordiamo, è durata nella Valle del Nilo ininterrottamente per ben 3000 anni. Per gli egizi il Caos era un concetto astratto, un determinismo associato “al Caso prima della Creazione del Mondo“, risultante essere il concorso di più teorie intrecciate, provenienti da epoche e località differenti, ma ognuna di esse parte di un processo naturale evolutivo di teologie, spesso senza continuità ed apparentemente contraddittorio. Centro focale di tale sviluppo, nei secoli, furono ovviamente i Templi, veri e propri luoghi di potere, dove la casta sacerdotale aveva anche una rilevanza politica, oltreché teologica. Principali centri dove fiorirono le “Dottrine della Creazione” furono Eliopoli, Ermopoli e Menfi, ma non mancarono di dare pure il loro contributo le città di Abydos e Tebe, ognuna con la propria organizzazione filosofica. Tutte, però, erano accomunate da una stessa visione: il Mondo era stato creato da Ra, il Nun, l’elemento primordiale e nel quale si ricercava la Maat. E tutte raccontavano, seppur con le dovute differenze, che dal Caos esistente nacque successivamente il Cosmo, inteso come Maat, unica forza positiva in grado di contrastarlo nella sua casualità indifferenziata, e nella sua voluta causalità distruttiva. L’equilibrio primigenio era molto delicato, e l’antico popolo egizio viveva nel costante terrore che la forza negativa di Isef, contrapposta a Maat, in quanto manifestazione terrena del Male, sarebbe riuscita a sopraffare quella positiva contribuendo così alla distruzione dello stesso Mondo.

Questa eterna lotta, secondo “la Magia Egizia o la Sacra Scienza“, era rappresentata da Ra, “Divinità Suprema“, e dal serpente Apopi. Ogni giorno, Ra, con l’aiuto della Luce e quindi dell’energia positiva, identificata nella magica e divina Heka, vinceva l’oscuro Caos simboleggiato dal nero serpente e rigenerava il Mondo. Così, Atum-Ra, con la sua barca solare percorreva il Cielo durante il giorno fino al tramonto, invecchiato spariva dietro l’orizzonte occidentale per potersi incarnare in Atum-if-Ra, divinità con la nera testa di Ariete e dove, alla settima ora della notte, affrontava il serpente Nehahor, una forma di Apopi che voleva in tutti modi impedire il rigenerarsi costante della “Creazione“; poi, finalmente sconfitto il nero serpente, Atum-if-Ra, proseguiva il suo cammino sino a riapparire all’alba come Khepri, una delle settantacinque forme di Ra-HarakhtiApopi, per gli egizi, era una potenza autorigenerante e che doveva essere sconfitto ogni notte, fino alla fine del tempo, sino a quando il Nun non avesse nuovamente travolto il Mondo. La “Scienza Sacra“, pertanto, aveva lo scopo di procrastinare il più possibile nel tempo questo momento, in quanto il Caos, con la sua incessante opera di disgregazione, minacciava persino “le Divinità generate dalla stessa Creazione” e che, per quanto potenti, non vi si potevano opporre, salvo farsi poi rigenerare successivamente da Osiride con i suoi immensi poteri.

L’opporsi al Caos da parte della casta sacerdotale, e i loro complessi riti, altro non era che la conoscenza donata da Ra all’Uomo, la quale per mezzo della sua Mente poteva agire sulla causa delle forze; in questo contesto, il sovrano e il sacerdote si facevano strumenti divini mediante il rituale e dove “l’Offerta a Maat“, ne costituiva il fulcro. Il Faraone operava anche con le Divinità, per la sopravvivenza di entrambe queste “Forze” all’interno dell’Armonia Cosmica e della Società Umana, in un atto di difesa che veniva realizzato con particolari offerte nella “Sala delle Due Maat“, specchio di quella cosmica e umana. Ma non è tutto, perché secondo la Cosmogonia Ermopolitana, fu il Caos che generò quattro coppie di Divinità, “l’Ogdoade“, ognuna con una caratteristica ben precisa: la coppia Nun e Nunet incarnava l’elemento “dell’Acqua Primordiale“, la coppia Huh e Huhet caratterizzava il “Concetto di Infinito“, la coppia Kuk e Keket le “Tenebre“, mentre Amon e Amonet erano espressione “dell’Invisibile“. In questa visione, pertanto, il Caos era un liquido primevo, infinito nel Tempo e nello Spazio, buio ed invisibile. Adesso, dall’Antico Egitto, proiettiamoci millenni più avanti e arriviamo ai giorni nostri. Coincidenza vuole, come nella moderna Cosmologia esista una “Teoria dell’Inflazione” (dal termine inglese inflation che nel suo significato originario derivato dal latino inflatio, sta per “gonfiaggio”). Fondamentalmente, questa teoria ipotizza come l’Universo, poco dopo il “Big Bang“, abbia attraversato una fase di rapidissima ed estrema espansione, dovuta all’intervento di una grande pressione negativa.

La Teoria stima che l’Inflazione sia avvenuta intorno a 10 alla meno 35 secondi dal “Big Bang“, sia durata intorno a 10 alla meno 30 secondi, e abbia aumentato il raggio dell’Universo di un fattore enorme, tra 10 alla 25 e 10 alla 30 (circa un miliardo di miliardi di miliardi di volte). L’ipotesi più accreditata spiega che sia stata generata da un “Campo di Energia” chiamato inflatone, forse originato da uno stato instabile dovuto alla non immediata rottura spontanea di simmetria delle forze fondamentali, dopo una transizione di fase quantistica. Questo campo, caratterizzato da una “Grande Energia di Punto Zero“, avrebbe avuto il ruolo di costante provocando l’espansione quasi esponenziale dell’Universo, ma al termine della breve fase, l’espansione sarebbe ripresa al ritmo precedente seguendo un processo riconosciuto standard dalla Cosmologia. Sostanzialmente, a differenza del modello tradizionale del “Big Bang“, questa forza avrebbe allontanato due oggetti ad un ritmo sempre più rapido fino a superare la barriera della “Velocità della Luce“, creando così i presupposti di una disgregazione “dell’humus cosmico primordiale“, e che in qualche maniera è stato poi successivamente ripristinato.

Oltre a “l’Orizzonte Cosmico“[1], tale ipotesi risolve diversi rilevanti problemi concettuali o paradossi, fra questi il dilemma della presunta piattezza dell’Universo (geometricamente a curvatura pari a 0), o l’assenza di difetti topologici osservati (come i monopoli magnetici), previsti invece da altre teorie. Le varie fluttuazioni quantistiche, interne alla regione microscopica ingrandita, o dell’Inflazione a dimensioni cosmiche, sarebbero all’origine di piccole disomogeneità gravitazionalmente instabili, che, con il passare delle ere cosmiche, sarebbero cresciute fino a dare origine a strutture sempre più complesse quali: GalassieAmmassi di Galassie, etc. Secondo alcune teorie, sarebbe stato l’inflatone a stirare lo Spazio grazie alla creazione di una “Forza Antigravitazionale“, quindi, in base al modello inflazionario, la piattezza dell’Universo (a scapito di una geometria chiusa o per inverso aperta) sarebbe strettamente collegata all’uniformità stessa del Cosmo, seppure recenti osservazioni svolte in questi ultimi anni (specie su alcune supernove o ammassi di galassie) hanno indotto gli astronomi a optare per l’ipotesi di un Universo curvo e aperto.

Adesso ritorniamo nell’Antico Egitto. Apopi, come ben sappiamo, rappresentava una sorta di estrema incarnazione archetipica delle Tenebre, del Male e del Caos, vera e propria antitesi della dèa Maat e che invece rappresentava “l’Ordine e la Verità“. L’etimologia del suo nome è forse da ricercare in qualche lingua semitica occidentale, nel significato di “strisciare” unito a quello egizio di “volare attraverso il Cielo, viaggiare”; più tardi gli furono attribuiti ulteriori significati, quali anche: “Colui che fu sputato fuori”. Nemico oscuro del Dio-SoleRa, portatore invece della Luce e garante di Maat (impersonificazione de “l’Ordine Cosmico“), cercava ogni giorno di impedirgli di sorgere minacciandolo durante il suo viaggio attraverso il Duat, l’Aldilà egizio, grazie alla barca solare della notte, Mesektet. “Signore del Caos“, incarnazione del MaleApopi, veniva immaginato come un gigantesco serpente o un possente pitone, con epiteti quali “Serpente del Nilo e Malvagia Lucertola”, altre volte associato anche ad un ippopotamo, un orice, una tartaruga o persino figure umane come morti ribelli, nemici stranieri, etc.

Sovente riconosciuto anche nel ruolo di Demiurgo (figura di cui parlerò più in dettaglio in ulteriori studi), la storia della perpetua guerra tra Apopi contro Ra, fu elaborata durante il Nuovo Regno (ca. 1550 a.C.- 1069 a.C.) e narrava di come questo “Essere” doveva costantemente trovarsi al di sotto dell’Orizzonte (Cosmico?), e in quanto tale identificato come una “Creatura dell’Oltretomba“. In altre narrazioni veniva raccontato come egli tendeva un agguato appena prima dell’aurora nella “Decima Regione della Notte”, tanto che la moltitudine di luoghi nei quali si riteneva potesse trovarsi, gli guadagnò anche l’epiteto di “Colui che cinge il Mondo”. Altri miti lo descrivevano originariamente a “Capo degli Dèi“, spodestato poi da Ra e relegato nel “Mondo Inferiore“, oppure li imprigionato a causa della sua natura. Derivante dal “Caos Primordiale“, poteva essere combattuto e reso innocuo per un certo tempo, ma non poteva essere totalmente distrutto, rappresentando così, nell’eterno conflitto con Ra lo scontro ancestrale della “Dualità“. Dal momento che si riteneva vivesse nel “Regno Infero“, con i suoi versi, oltre a procurare terrore e paura, si diceva potesse divorare le anime e per questo motivo, nel mentre Ra veniva venerato, Apopi era oggetto di una vera e propria contro-venerazione. Nel grande tempio di Amon a Karnak, i sacerdoti svolgevano dei particolari rituali per aiutare Ra a resistere ai suoi attacchi, in modo da poter continuare il suo ciclo vitale sulla Terra.

In un rito annuale, detto de “La Messa al Bando del Caos”, i sacerdoti costruivano una sua effigie che ritenevano potesse contenere tutto il Male e la Tenebra dell’Egitto, per poi bruciarla e assicurare l’Ordine nel paese per un altro anno; in un modo poi non tanto dissimile dai falò che durante le festività invernali si facevano anche in Italia, o in molte altre culture del Mondo, ancora oggi riproposti in contesti folcloristici. L’Universo “da bambino” era molto diverso da quello attuale, non c’erano StelleGalassiePianeti, forme di vita. Dopo lo “scoppio” iniziale vi fu un lungo periodo oscuro, un’epoca remotissima dove non esisteva niente se non un grande buio che inghiottiva ogni angolo del Cosmo. I ricercatori attraverso le loro indagini sono riusciti a risalire ad un’emissione o radiazione cosmica più prossima a quel periodo, e attualmente sono arrivati a studiare un tempo che corrisponde a 380 mila anni dopo il “Big Bang“, quando avvenne il disaccoppiamento tra Materia e Luce, ma prima di esso l’Universo era caldo, denso e dove la Materia e la Luce erano completamente “mischiate”. Nel momento in cui avvenne però questo disaccoppiamento, la Luce poté finalmente sfuggire alla Materia, iniziando a propagarsi nello Spazio e consegnandoci la sua immagine. L’Universo, pertanto, ha attraversato un’Era di completa oscurità, un’epoca che gli astrofisici chiamano “Età Oscura”, dove non si erano formate ancora le prime stelle e tutto era completamente al buio. Non è chiaro quando si sono accese le prime Stelle, concludendo questo periodo di tenebra ed iniziando una nuova fase di reionizzazione, facendo così sospettare che questo nuovo passaggio sia stato indotto persino da una qualche sorgente esotica di “Energia“…

Il nostro attuale Universo, come abbiamo già letto, non è che una piccola zona dell’esistente, il cosiddetto “Universo Osservabile“, corrispondente ad un misero 5% della Materia visibile. Il suo aspetto attuale non è che una lunghissima sequenza di fasi e di processi trasformativi, i quali lo hanno portato ad essere il Cosmo ad oggi conosciuto, forgiato da forze in buona parte sconosciute e che cerchiamo in ogni modo di comprendere attraverso le moderne speculazioni scientifiche, così come i “Miti delle Civiltà” del passato, attraverso le loro archetipiche metafore, ci dimostrano ancora una volta l’alto livello di conoscenze raggiunto o acquisito in quel lontano passato. Infatti, nell’Apopi egizio è evidente la straordinaria somiglianza con quella fase di buio o inflazione dell’Universo appena nato, dove la voracità di questa “Divinità del Male” è ravvisabile in quel “gonfiaggio”, in quella “schiuma” originaria di “Materia Ibrida“, dove poi si è giocato velocemente uno scontro titanico di forze (da condizionare pesantemente tutte le successive fasi di sviluppo cosmico) e che hanno poi portato alla condizione attuale in cui ancora oggi viviamo e facciamo esperienza, cercando al tempo stesso di studiarla e comprenderla. Perché è proprio nel momento in cui si accesero le prime Stelle che tutto cambiò, e la Luce per continuare ad essere iniziò a compiere un proprio rituale magico, così come Ra (ma pure il successivo Apollo, sino ad arrivare al Cristo) aiutato dalle sue Divinità, intraprende ogni giorno ed ogni notte, passando per l’intero arco del Cielo


[1] “L’Orizzonte Cosmico” è (secondo la “Teoria del Big Bang“) il fronte più avanzato dell’espansione dell’Energia nell’Universo. Ad oggi, l’analisi scientifica, postula un Universo finito ed in espansione dove l’Energia e la Materia si espandono propagandosi in tutte le direzioni. Per comprenderlo si prenda ad esempio un palloncino che viene gonfiato: l’Orizzonte sarà la superficie del palloncino, il quale aumenta con il Tempo. Recenti studi sembrano dimostrare come esso è in continua espansione, e sempre più veloce, come dimostrato dalle osservazioni del red shift (l’aumento continuo della velocità di espansione tra i “Corpi Celesti“), e dove la radiazione appare spostata verso il rosso quanto più una Galassia è lontana da noi.