“Gli Emisferi e l’Origine di ogni Pensiero”

«Anche se rappresenta solo il 2% del peso del Corpo, il Cervello riceve un buon 20% del sangue circolante, e ne ha motivo. Ci sono più cellule nel Cervello che lampadine a Las Vegas.» (Neal Barnard)

L’Uomo possiede un organo meraviglioso, il Cervello[1]. Formato da due emisferi uniti dal corpus callosum, essi sono collegati da diversi generi di attività mentale, come “la memoria, la parola, la scrittura e il pensiero astratto.” L’Emisfero Sinistro, basato sul tempo interno o lineare, è collegato alla logica, le capacità analitiche, le faccende pratiche o mondane, concependo una concezione spirituale del proprio “Essere“. L’Emisfero Destro, invece, governa la creatività, la percezione spaziale, il pensiero astratto, il gusto artistico, musicale, pittorico, letterario, funzionando secondo il “Tempo-Esterno” seppur mediante uno stato “Senza-Tempo” e/o “animico” di base. Queste due parti, a loro volta individuate, formano una “Unione di Anima o Animo” (di elementi femminili e maschili), interni alla personalità e atte a produrre uno stato di stabilità o equilibrio nella psiche, divenendo così “Pensiero“. Anticamente definito dai greci con il termine di Logos, “la parola, la ragione o ragione cosmica“, dalla Filosofia veniva inteso come la “Fonte dell’Ordine e dell’intelligibilità del Mondo”. Ovvero un “pensiero” ove si rivela a sé stesso tramite il volere della “Divinità“, tanto che nella Metafisica, tale termine venne applicato anche a quelle intelligenze alla guida dei Pianeti, i Soli, le Stelle, e a tutti i “Corpi Cosmici“, definiti Genii.

Questo concetto, inoltre, è stato ampliato arrivando ad assumere funzione di unione tra l’IO Umano e quello Astrale, infatti il passo consequenziale a queste speculazioni filosofiche è stato l’approdo a un concetto di “Logos Solare”, il quale si fa risalire all’evoluzione stellare, quindi ivi presente in ogni Galassia e in tutti i piani o livelli di esistenza dell’Universo visibile e invisibile. Lo stesso nostro Pianeta, in quanto “Entità Vivente”, si ritiene essere dotato di intelligenza e auto-regolamentazione e che, citando il professor James Lovelock, possiamo identificare in Gaia o il “Logos o Genio Terrestre”. Comunque siano le varie strutture universali, per certo sappiamo come il “Pensiero” è soggetto ad un proprio “Tempo Interno“, lineare e che possiamo constatare in ogni momento della nostra vita attraverso gli orologi, movimento causato oltretutto dal moto del pianeta in relazione alla propria stella, il Sole. Esiste, però, anche un “Tempo Esterno“, o un’assenza temporale (o un “Tempo Mancante”; Missing Time) esistente nelle “Dimensioni Sottili”, sperimentato sovente dalla psiche quando si libera dal “Ciclo del Tempo Interno”, proprio del Mondo Fisico. In questo “Tempo Esterno” si teorizza che il Tempo esista simultaneamente, benché la Psyché (l’Anima), sia in grado di afferrare solo quella porzione del “Tutto” concessa dall’età del contenitore (il Corpo Fisico) in cui fa esperienza, o dall’ampiezza delle esperienze stesse accumulate.

«Il Cervello | è più ampio del Cielo.» (Emily Dickinson)

Secondo questo modello, la reincarnazione si inserirebbe all’interno di un regolare svolgimento o “flusso temporale animico” (età animica), non di rado in disaccordo con la credenza popolare che, al contrario, è convinta invece di un progresso delle incarnazioni nel “Tempo Lineare Interno”. In questa ottica, “l’Essenza Integra” (o “l’Anima Intera o Unitaria“, da non confondersi con l’Anima Mundi) verrebbe vista come un ologramma frantumato, dove i frammenti si depositano simultaneamente in tutti i periodi del “Tempo e delle Dimensioni” di questo Universo, immagazzinando dati esperienziali. Dal momento che in ogni pezzo sarebbe contenuta la stessa immagine del “Tutto“, in quanto frazione, “l’IO Essenziale (o l’Essenza)” permane ad ogni vita collegato a “l’Essenza Fondamentale” (l’Anima Mundi), originando così quella fase “Transpersonale o dell’IO superiore“, conosciuto anche in qualità di “Principio della Monade”. In sostanza, noi tutti sperimentiamo diverse vite come “Frammenti di Anime“, passando così diverse “fasi” o “età” (bambine, giovani, mature, anziane, etc.)

Nelle altre Filosofie

Mentre in Occidente è prevalsa, almeno sino al XIX secolo, una “visione dualistica”, nelle culture dell’Oriente è perdurata una “visione unitaria” con una Mente o Anima Globale (l’Ātman), riflessa nella “Mente degli Uomini” come Jivatman (Anima Individuale); il Paramatman è invece l’Anima Cosmica. Questa prospettiva, interna del pensiero filosofico orientale, ha caratterizzato il suo corso in modo completamente differente rispetto a quello occidentale. Tra di essi, ad esempio, spicca il pensiero buddhista secondo cui la Mente non è una “Entità” e nemmeno un “Sistema” che esercita delle funzioni, piuttosto un continuo processo. Sarebbe una sorta di ponte tra l’Anima (“Parte Eterna dell’Individuo“) e il Corpo (“Parte Mortale dell’Individuo“), questo processo, inoltre, innescherebbe anche un movimento “irrequieto” per unire due parti di per sé incompatibili tra loro, ossia, l’Assoluto e la Morte. Sempre secondo il Buddhismo, la Mente è un flusso di singoli istanti di esperienza consapevole, dove nella sua condizione “Non-Illuminata”, grazie alla Consapevolezza, esprime le proprie qualità sotto forma di pensieri, percezioni e ricordi. Diventa “Vera-Essenza-Illuminata“, libera dall’attaccamento ad un , sperimentando l’inseparabile come consapevolezza aperta, chiara, illimitata e cristallina all’interno dello Spazio.

La Coscienza assume, inoltre, un ruolo fondamentale che sta alla base di tutti gli aspetti in cui sono immagazzinati o raccolti, per così dire, i segni delle passate esperienze. Mediante le “percezioni“, l’Uomo riconosce e identifica forme e oggetti, sensazioni piacevoli o spiacevoli, le quali sorgono come immediata reazione alla sollecitazione dei nostri sensi, in questo contesto si riscontra anche il manifestarsi delle “formazioni mentali“, ossia di quegli stati ove si originano le emozioni, gli impulsi motivazionali sovente nascosti dietro i pensieri, i discorsi, le azioni, sempre collegate agli oggetti percepiti. Sul “Piano Sottile”, sono possibili persino stati di avversione che impediscono all’individuo di percepire la realtà correttamente, per questo motivo il Karma[2] svolge una funzione dinamica tra le azioni e le conseguenze di tali azioni, andando a formare un “continuum mentale“, una catena causale che prosegue nel presente e nelle successive incarnazioni, pur restando come “memoria cristallizzata nel passato”.

«[L’Anima Individuale,] dotata di qualità determinate, compiendo azioni che producono una ricompensa, fruisce dell’azione compiuta. Passibile di ogni forma, soggetta ai tre guṇa, avendo a disposizione tre strade [come Dio, come Uomo, come Animale] essa, signora delle facoltà sensorie, vaga [nel “Ciclo delle Esistenze”] secondo le sue proprie azioni.» (Śvetāśvatara Upaniṣad, V,7. Traduzione a cura di Carlo Della Casa. In Upaniṣad. Torino, UTET, 1983)

Un potenziale, quindi, che agisce interagendo con determinate circostanze e condizioni, portando alla fruibilità dei suoi effetti. Nel “conoscere” o “essere consapevoli” può pertanto assumere diversi e distinti significati, seppur non slegati e dove tutte le esperienze mondane (e gli stati mentali) vertono verso una disciplina intima basata sul più alto apprendimento. Tale condizione sarebbe una facoltà inerente al “continuum mentale” di tutte le creature viventi, che permette loro di saper esaminare le caratteristiche degli oggetti o degli eventi, rendendo possibili giudizi, decisioni, scelte, atti, azioni, etc. Di fatto, è imprescindibile il concetto che la natura (e la qualità dell’esperienza più genuina e autentica) non potranno mai essere pienamente comprese per mezzo del linguaggio e della parola, ma attraverso l’Archetipo, così come è solo mediante il Mito che l’Umanità tutta potrà comprendere le dinamiche stesse della sua più intima e profonda esperienza terrena.

Sempre nel Buddhismo, la Mente è definita un processo dinamico che consiste semplicemente nel prendere consapevolezza di un oggetto o di un evento, con la funzione primaria di esserne informati come di un tutto. La Mente, inoltre, non viene concepita come qualcosa di statico o che abbia una sostanza spirituale, sebbene identificata col fondamento de “l’Essere o dell’Identità Personale“, non è comunque un elemento essenziale per la sua stessa comprensione. Nonostante tutti gli “Esseri Senzienti” possiedono in potenza la capacità di attingere alla “Saggezza Originaria” nel proprio “continuum mentale“, la confusione psicologica data dall’Illusione e che corrompe costantemente le facoltà mentali, ne impedisce la naturale espressione, sovrapponendogli la “Coscienza Mondana” ed effimera. La “Saggezza Originaria” diviene, quindi, una purezza naturale di quell’aggregato che è la Coscienza, libera da ogni Illusione, davanti alla quale tutti gli “Elementi Essenziali” componenti il nostro “Essere“, conducono a formare l’unione del proprio “IO“.

«Il Cervello Umano è il pezzo di materia organizzato nel modo più meraviglioso di tutto l’Universo conosciuto.» (Isaac Asimov)


[1] Il Cervello è l’organo principale del sistema nervoso centrale, presente nei vertebrati e in tutti gli animali a simmetria bilaterale, compreso l’Uomo. Nei vertebrati è situato all’apice del nevrasse, all’interno del cranio. Il termine corretto per indicare l’insieme delle strutture contenute all’interno della scatola cranica è encefalo, di cui il Cervello è una parte. Esso si occupa, insieme al sistema endocrino, di parte della regolazione delle funzioni vitali ed è sede delle regolazioni omeostatiche e delle funzioni cerebrali superiori. Nell’Uomo la sua attività è studiata dalle neuroscienze, mentre la Mente, con le sue funzioni cognitive superiori e più in generale la psiche con le varie funzioni psichiche, sono studiate nell’ambito della psichiatria.

[2] Karma (adattamento del sanscrito trascritto nel vedico kárman o più comunemente karman), è un termine in uso nelle lingue occidentali traducibile come “azione“, e nei Veda inteso come “atto religioso“, “rito“. Il Karma indica, presso le religioni e le filosofie religiose indiane o originarie dell’India, il generico agire volto a un fine, o attivazione del “Principio di Causa-Effetto“, quella legge secondo la quale questo agire coinvolge gli “Esseri Senzienti” nella fruizione delle conseguenze morali che ne derivano, vincolandoli così al Saṃsāra, il “Ciclo delle Rinascite (o delle Esistenze)”.