“Lemuria: fantascienza e realtà geopolitica”

Nel 1894, Frederick Spencer Oliver pubblicò con lo pseudonimo di Phylos il Tibetano, il romanzo “A Dweller on Two Planets“, nel quale dichiarò che i sopravvissuti di un continente sommerso, chiamato Lemuria, vivevano all’interno del Monte Shasta nel nord della California. I Lemuriani avrebbero vissuto (o forse vivrebbero ancora oggi) in un complesso sistema di tunnel scavati nella montagna e, in alcuni casi, sarebbero stati avvistati fuori da essa, mentre camminavano coi loro abiti bianchi. Queste idee furono riprese pure da Guy Warren Ballard, che negli anni Trenta formò la “I AM Foundation“. Eppure il nome di Lemuria comparve in un buon numero di opere di narrativa fantastica tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, incluse alcune del filone del “Mondo Perduto“. Ad esempio è citata assieme ad Atlantide e Mu nelle storie fantasy di “Kull di Valusia” di Robert E. Howard, e nelle storie di Howard P. Lovecraft scritte negli anni Venti/Trenta. Ne riprese la storia anche Richard S. Shaver in una serie di episodi di fantascienza, presentati come veri, pubblicati dal 1945 al 1949 sulla rivista pulp “Amazing Stories” e in séguito sulla rivista “Other Worlds“, dove fecero il loro debutto nel 1949 con il racconto “The Fall of Lemuria“.

In queste storie Shaver sosteneva l’idea di una “Terra Cava“[1], presentando la storia di una razza superiore preistorica che sarebbe sopravvissuta nelle profondità della Terra. Ulteriore e affascinante variante del Mito è quella targata dall’Universo Marvel, dove Lemuria viene identificata come la città sommersa dei “Devianti“, creature umanoidi dal codice genetico instabile e in continuo cambiamento, tanto che ognuno di loro non appartiene alla stessa specie dell’altro. Parenti stretti dell’Homo Sapiens Sapiens e degli “Eterni” (con i quali sono in perenne competizione), essi furono creati insieme alle altre razze umane dai “Celestiali“, divinità cosmiche dall’enorme potere. Dopo secoli di assenza dal pianeta Terra, tornarono a séguito di una rivolta dei “Devianti“; dopo aver decimato queste creature fecero sprofondare la loro città-capitale nell’Oceano Pacifico. Lemuria è presente nel videogioco “Golden Sun: L’era Perduta“, il secondo titolo di una serie per Game Boy Advance. In questo capitolo viene raffigurata come un’isola al centro dei mari, circondata da nebbie perenni, dove la sua popolazione risulta immortale perché su di essa il tempo si è fermato, grazie all’acqua che sgorga da una fonte posta al centro dell’unica, antica, città presente; qui, i Lemuriani, vengono raffigurati come “Esseri” magici e belli, dalla pelle bianca e i capelli azzurri.

Una singolarità (nell’attuale situazione geopolitica mondiale) è data da un piccolo territorio britannico d’oltremare, situato nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, proprio a metà strada tra l’Africa e l’Indonesia, ovvero, il “Territorio Britannico dell’Oceano Indiano” (British Indian Ocean Territory, abbreviato in BIOT) il quale ha per motto la seguente frase: “In tutela nostra Limuria” (“Lemuria è sotto la nostra protezione“). Il territorio comprende sei atolli dell’arcipelago Chagos e che conta più di 1000 isolette di varie dimensioni, dove l’isola più grande, Diego Garcia, presenta addirittura un’importante base militare anglo-americana; gli abitanti, infatti, sono per lo più militari di stanza nella base. Questo territorio appartiene al Regno Unito dal 1965 ed è stato concesso in uso agli USA l’anno seguente per la costruzione della base militare, punto di partenza, tra l’altro, per gli attacchi aerei durante la Prima Guerra del Golfo (1991), la Guerra in Afghanistan e della Guerra in Iraq (2003). Ma quando gli americani sbarcarono sull’isola nel 1961 per farne una delle basi più grandi al Mondo[2], l’allora governo laburista inglese di Harold Wilson, cospirò in gran segreto con due amministrazioni americane per “ripulire” e “bonificare” le isole di tutti i suoi abitanti indigeni e di ciò che vi era presente…

«Non dobbiamo cedere di un passo. Lo scopo dell’operazione è di conquistare degli scogli che continueranno a essere nostri. Non rimarranno indigeni, a eccezione dei gabbiani». Segue una nota scritta a mano da D. H. Greenhill, poi barone Greenhill: “Insieme ai gabbiani c’è qualche Tarzan e qualche Venerdì…”» (Sir Paul Gore-Booth, sottosegretario del Ministero degli Esteri, 1966)

All’inizio gli isolani vennero ingannati e indotti ad andarsene, chi si trovava alle Mauritius per cure mediche urgenti non poté ritornare, e nel mentre gli americani cominciarono a sbarcarvi per costruire la base, sir Bruce Greatbatch, governatore delle Seychelles incaricato della «bonifica», ordinò che tutti i cani di Diego Garcia venissero uccisi. Quasi mille animali furono radunati ed eliminati con i gas di scarico dei veicoli militari americani: «Portarono i cani in una fornace dove lavoravano i nostri», racconta Lizette Tallatte, sessant’anni (2013), «e mentre i cani ci venivano strappati via sotto gli occhi, i bambini strillavano e piangevano». Fu una vera e propria deportazione di massa, la gente lo prese come un avvertimento. Chi era rimasto fu caricato sulle navi e poté portare con sé solo una valigia, si lasciarono dietro le loro case, i mobili, le loro vite. Arrivati alle Seychelles, vennero condotti a passo di marcia in una prigione sulla collina dove rimasero fino al trasferimento alle Mauritius; lì vennero poi scaricati sulla banchina. Durante i primi mesi di esilio, la lotta per la sopravvivenza fu segnata da frequenti suicidi e morti di bambini. Lizette perse due figli: «Il dottore disse che non poteva curare la tristezza».

Rita Bancoult, settantanove anni (2013), perse due figlie e un figlio, e raccontò che quando il marito seppe che non sarebbero più potuti tornare a casa, ebbe un infarto e morì. La comunità di Diego Garcia fu devastata dalla disoccupazione, dalla droga e dalla prostituzione, fenomeni un tempo sconosciuti. Il comportamento del “Governo Blair“, inoltre, fu il peggiore di tutti. Nel 2000 gli isolani avevano riportato una storica vittoria presso l’Alta Corte, che giudicò illegale la loro espulsione. Ma a poche ore dalla sentenza, il Ministero degli Esteri dichiarò come gli isolani non avrebbero potuto tornare a Diego Garcia per via di un «trattato» con Washington, un accordo tenuto segreto dal parlamento e dal Congresso degli Stati Uniti. Nel 2003, nel corso di un ulteriore causa, sempre presso l’Alta Corte, gli isolani non solo si videro negare il risarcimento, ma addirittura la corte permise all’avvocato del governo di aggredirli e umiliarli durante le loro deposizioni, mentre il giudice Ousley parlava al plurale, come se la Corte e il Ministero degli Esteri formassero un’unica fazione. Infine, venne emanato un decreto che bandiva per sempre il ritorno degli isolani alla loro terra.


[1] I discendenti di questa razza, noti come i “Dero“, vivrebbero nelle caverne usando macchine fantastiche abbandonate da razze antiche con le quali, a volte, si avventurerebbero sulla nostra superficie; Shaver fu infine bandito dalla rivista “Amazing Stories” e non ammise mai che si trattasse di semplice fiction.

[2] Al momento vi si trovano più di duemila soldati, l’ancoraggio di trenta navi da guerra, un deposito nucleare, una stazione satellitare, vie commerciali, locali, un campo da golf; gli americani la chiamano anche «Camp Justice».