“Il misterioso continente scomparso di MU”

Mu è un ipotetico continente scomparso presumibilmente nell’odierno Oceano Pacifico, descritto per la prima volta dal ricercatore angloamericano James Churchward (1851-1936), sulla base di una traduzione del XIX secolo poi rivelatasi completamente errata, – da parte dell’abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg -, di un manoscritto Maya. Secondo le attuali conoscenze scientifiche l’esistenza di un tale continente, di così vaste proporzioni, non sarebbe compatibile con la geologia del Pacifico.

«Il continente Mu, situato nell’Oceano Pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l’isola di Pasqua e le Fiji. Da est a ovest misurava 8000 Km e in senso verticale 5000 Km. Mu era ricca di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi animali. Era una sorta di grande Giardino dell’Eden. Il continente era abitato da sessantaquattro milioni di abitanti, divisi in dieci tribù o stirpi e governati da un re unico (che aveva poteri sia spirituali che temporali), detto Ra-Mu. Il regno di questo monarca venne chiamato ‘Impero del Sole’. La religione seguita su Mu era unica per tutti i suoi abitanti: essi adoravano una Divinità che veniva indicata con il nome fittizio ‘Ra il Sole’, poiché gli abitanti non ne pronunciavano mai il vero nome. Gli abitanti di Mu credevano nell’immortalità dell’Anima e del suo futuro ritorno a Dio. Nel continente Mu non c’erano mai state violenze e si viveva nel benessere e nella prosperità. Mu, popolata da diverse razze, era dominata dalla Razza Bianca; le altre genti non avevano posizioni politiche rilevanti. La navigazione era una delle attività preponderanti dei ‘muani’, tuttavia essi erano anche ottimi architetti e scultori. Il materiale principale utilizzato in queste arti era la pietra. Mu era divisa in tre grandi zone ed aveva sette città principali. Da Mu partirono navi che raggiunsero tutto il Mondo e portarono scienza, religione e commercio. Mu fondò diverse colonie tra cui l’impero coloniale di Mayax in America, l’impero Uighur nell’Asia centrale e nell’est Europeo e il regno dei Naga nell’Asia meridionale.»

Nel 1864 l’abate Charles Étienne Brasseur, detto de Bourbourg, ritenne di essere riuscito a decifrare il “Codice Troano” (facente parte del “Codice Tro-Cortesiano” o di “Madrid“), un antichissimo e misterioso manoscritto Maya, applicando un metodo inventato nel Cinquecento da Diego de Landa, anch’egli un monaco (ma spagnolo) e che divenne vescovo dello Yucatan. Egli, inizialmente, dal 1562 fece bruciare i testi dei nativi americani ritenendoli “superstizioni e menzogne diaboliche”, poi, ad un certo punto cambiò idea e si interessò così tanto a quelle culture che cercò di apprenderne la scrittura e la storia. De Landa partì dal presupposto errato, convincendosi come la lingua Maya fosse stata concepita in qualità di alfabeto fonetico (similmente alla lingua spagnola e latina), mentre in realtà era basata su logogrammi. Ricavò così una tavola comparativa tra le lettere dell’alfabeto latino e i caratteri Maya del tutto inaffidabile e tre secoli dopo, quando Charles-Etienne Brasseur (1814-1874) rinvenne nella biblioteca dell’Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, – libro che nel frattempo era finito in disuso, come del resto buona parte dell’interesse sulla scrittura Maya -, si applicò di buon animo e subito alla traduzione di uno dei pochissimi Codici Maya superstiti, il “Codice Troano“, utilizzando però l’Alfabeto Maya inventato dal de Landa, ottenendo così un testo alquanto incoerente e che sembrava parlare di una terra sprofondata a séguito di un cataclisma[1].

Prima di allora non si era mai sentito parlare di Mu, in nessuna cultura preesistente, sia preistorica o protostorica, e questo presunto malinteso si creò quando Brasseur trovò un paio di simboli sconosciuti, ottenendo così quella parola che ritenne essere il nome di questa misteriosissima terra posta chissà quando nell’Oceano Pacifico, con una storia analoga a quella di Lemuria o dell’Atlantide. L’interpretazione dell’abate, però, fu così convincente che venne ripresa, ampliata e resa popolare dal conosciuto colonnello dell’esercito britannico in pensione, James Churchward (1851-1936). Nel corso dei suoi innumerevoli viaggi in Oriente compiuti verso la fine dell’Ottocento, volente o no, finì con l’imbattersi nella storia di una remota civiltà scomparsa nella notte dei tempi, “Mu – l’Impero del Sole” (fonte di tutte le antiche civiltà planetarie), storie raccolte sembra in una serie di antichissime tavolette di terracotta, le “Tavolette dei Naacal“, custodite in un tempio indiano del cui riši egli era divenuto amico. I Naacal sarebbero stati una sorta di “Confraternita di Saggi” provenienti dalla terra di Mu, i quali avrebbero scritto delle tavolette prima della sua rovina, – per poi spostarle in Birmania e da lì in India -, nonostante non siano mai state viste da nessuno dopo di lui, supponendo che magari, per avvalorare le sue tesi, si fosse inventato questa storia di sana pianta. Dopo aver trascritto queste “Tavolette“, Churchward iniziò una serie di viaggi in tutto il Mondo, allo scopo di avvalorare ulteriormente la sua tesi e che rese poi nota con il libro “Mu, il Continente Perduto” (Mu: The Lost Continent, 1926).

I suoi libri conobbero una così vasta eco e notorietà che contribuirono all’apparire di tutta una serie di pubblicazioni fantastiche, e fanta-archeologiche, le quali asserivano di mostrare come gli antichi documenti, (quando indiani, amerindi, cinesi, etc.), potessero avere riferimenti a questo continente scomparso. Secondo le sue descrizioni, seppur viziate, questo continente situato nell’Oceano Pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii, e confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l’isola di Pasqua e le Figi. Da est a ovest misurava 8000 km e in latitudine 5000 km, un territorio inoltre ricco di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi e sconosciuti animali; insomma, per l’ennesima volta la descrizione di un magnifico “Giardino dell’Eden“. Al momento della sua distruzione e scomparsa, avvenuta circa 12.000 anni fa, sempre secondo l’esploratore inglese era abitato da 64 milioni di persone di varie razze, sulle quali predominava ancora una presunta “Razza Bianca“, così come possedeva molte grandi città e colonie sparse sugli altri continenti. Nonostante queste supposizioni, nel corso degli ultimi decenni, in varie zone del Pacifico sono state comunque fatte delle scoperte alquanto misteriose e che ancora oggi non trovano spiegazione alcuna. Una di queste sono le strutture sottomarine vicino a Yonaguni in Giappone, delle rovine al largo dell’Isola di Okinawa più volte definite essere quelle possibili di Mu, così come la misteriosa Isola di Pasqua e che alcune teorie l’hanno collocata tra le cime più alte di questo continente sommerso e scomparso, seppure l’Isola sia vulcanica e di recente formazione[2].

Ma un tale mito non poteva certo latitare nell’immaginario fantastico, infatti fu così che fece la sua comparsa nel celeberrimo “Ciclo di Cthulhu“, di quel grandioso romanziere conosciuto con il nome di Howard Phillips Lovecraft. Secondo l’autore di Providence, il continente perduto doveva essere situato tra la Nuova Zelanda e il Cile, sempre nel Pacifico, e su di esso regnava la stirpe di Cthulhu, abitato da umani primitivi (infatti, sembra sia qui che l’Uomo abbia fatto la sua prima apparizione), un luogo dove si parlava il Naacal. Qui, gli abitanti adoravano innumerevoli Dèi, ma tra questi primeggiavano i tre figli di CthulhuGhatanothoaZoth-Ommog e Ythogtha, oltre a Shub-Niggurath e Cthulhu stesso; infine Cthulhu e Ghatanothoa sprofondarono negli abissi insieme ai loro continenti. Ma Lovecraft ci rivela anche particolari degni di un grande esoterista, dedito allo studio di pratiche e conoscenze occulte, perché ci svela persino come su Mu troneggiava il monte di basalto Yaddith-Gho, sulla cui cima si trovava una fortezza di pietra costruita dai funghi di Yuggoth. Dentro la fortezza era situata, inoltre, un’immensa botola e che sigillava l’entrata all’interno della montagna, dove probabilmente il dio Ghatanothoa abitava. E così, pure le “Tavole di Zanthu” (simili a quelle del “Codice Maya” o alle “Tavolette di Naacal“), si narra che furono scritte dall’alto sacerdote di Ythogtha, Zanthu appunto, offrendo la miglior spiegazione alla scomparsa delle isole. Secondo tali scritti l’alto sacerdote scatenò l’ira dei “Grandi Antichi” tentando di evocare Ythogtha, per sfidare così il potere di Ghatanothoa, e per vendetta i “Grandi Esseri Semidivini” distrussero Mu e la affondarono sotto i mari.


[1] Si scoprì in séguito che il “Codice” trattava in realtà di tutt’altro argomento, di Astrologia… (?)

[2] La cosiddetta “Via Trionfale” che Pierre Loti ha affermato correre dall’isola alle terre sommerse intorno è in realtà costituita da un letto di lava. / Pierre Loti, pseudonimo di Louis Marie Julien Viaud (1850-1923), è stato uno scrittore francese, membro dell’Académie Française. Ufficiale di Marina, i suoi viaggi gli hanno ispirato numerosi romanzi, tra cui “Pêcheur d’Islande” (Pescatore d’Islanda). Ogni suo romanzo rappresenta un paese diverso, dove egli s’immerge nella cultura e la studia profondamente. La visione che ha degli altri non è intellettuale ma sensitiva (si lascia trasportare dalle sensazioni provate), infatti da lì emerge il suo grande fascino per l’Impero Ottomano, dove la tolleranza si confonde con la sensualità, sensualità incarnata dalla figura della donna che diviene il passaggio obbligato per conoscere le altre Civiltà. Egli fu sempre alla ricerca di una certa purezza nel contatto con le donne straniere (mito d’una purezza primitiva che secondo la sua visione, doveva rigenerare il Mondo Occidentale).