“Vai a far la Puttana (bofonchia l’Arconte)”

[“Bagno Turco Femminile” dipinto di Ferdinand Max Bredt]

E con un “Vai a far la puttana…”[1], come scriveva Karl Krauss ad inizio del XX secolo, magari bofonchiato da qualche vecchio burbero che puzza di Arconte, si palesa una metafora la quale ha attraversato interi secoli di storia umana, marchiando con la sua impronta fallica il corpo della Donna. Mentre lei, “Sovrana dell’Amore“, ha cercato da sempre, e in ogni modo, di radunare attorno a sé tutti i tipi di virilità, pronti ad accogliere quanto lei aveva da donare: sé stessa. La Donna che viene distrutta e distrugge a sua volta, costretta a sostituire l’Uomo nel farsi carico della croce della responsabilità morale, racchiusa in una Cultura che ha sempre vissuto di parassitismo nei suoi confronti, traendone profitto psicologico, specie dagli infiniti rapporti sessuali, destinandola così a servire l’egoismo dei suoi innumerevoli padroni, costretta a vedere la propria libertà come una “Chimera“, o la bellezza che la incanta agli occhi del Creato, quasi fosse lo scorrere della sabbia tra le dita del Tempo. Seppure l’Uomo abbia da sempre cercato di farne una schiava, una serva, quale massaia o amante, – perché per lui, il bisogno di rispettabilità sociale è più importante di qualsiasi sogno -, in quanto le nuove “Leggi del Manu” e della follia demiurgica si sono spinte nei secoli a scendere più in profondità del quotidiano scibile umano, essa non si è mai ritrovata costretta ad essere una Donna virtuosa”, fedele (perché “Essi” la vogliono solo per sé), tramutandosi come un desiderio che è divenuto, ben presto, la fonte primaria di tutte le “Tragedie dell’Amore“.

Imprigionata, la Lulu, la Sophia e poi la Eva della Gnosi, – ma pure la Shakti e la Maya indiane, o la Iside egizia -, nel mentre riflette se la sua bellezza sia un castigo divino, dal momento che gli schiavi a lei devoti di tutte le epoche e di tutti gli angoli del Cosmo, credendola di amare, hanno covato un romantico piano per liberarla, spingendosi poi ad immischiarsi in progetti inconcepibili, spesso inclini all’orrido, alla fine non hanno fatto altro che alimentare un archetipo antico e perpetuo quanto l’Universo, il quale di epoca in epoca si è ripetuto e dove, il sacrificio eterno della Donna, della “Dèa Madre” da parte del Maschio, o del suo Padrone, ne è diventata la massima inconscia aspirazione. Liberarla, certo, ma assoggettandola all’interno di un altro programma ove è divenuta musa ispiratrice ed oggetto delle più infime perversioni, di un sacrificio amoroso che si è tramutato in una tragedia senza fine. E così si è aperta la sfilata dei torturatori, perché gli uomini, desiderosi e bramosi, eccitati come gli Arconti, si sono da sempre ed ogni volta presentati a Lulu per farle scontare, con la loro infamia, i peccati che hanno commesso contro la propria natura.

Esausta, in ogni epoca, ha sempre incontrato l’ultimo vendicatore dal sesso maschile, il Jack lo Squartatore di turno e, come la “Falena sulla Luce“, Lulu vi si è sempre gettata tra le braccia, incosciente della natura del proprio carnefice, il quale con il suo coltello ancora fumante (e che diviene un simbolo) ha cercato ad ogni occasione di toglierle anche quell’ultimo pezzo di umanità rimasta, il cuore, in un’azione catartica e liberatrice. Perché è nella raffigurazione della Donna che tutti gli uomini credono di possedere (quando in realtà è lei a possederli), della Donna ritenuta essere un’Altra (e ad ognuno mostra un diverso buco su cui eiaculare) che risiede l’intera tragica storia della nostra “pietas umana“, in quello stereotipo dove la Donna, per essere considerata ed accettata in quanto tale, deve essere magnificamente Bella quanto mai Puttana. Vera, genuina, e che con la sua geniale capacità di essere priva di memoria è sempre vissuta senza inibizioni, pervasa di desiderio ma non generatrice (se non per continuare la specie), non riproduttrice consapevole, ma produttrice di piaceri per “uomini-zombie” succubi di ogni suo orifizio, e che senza il pericolo continuativo di una concezione spirituale ha lasciato in balia della tempesta (consapevolmente o meno), la serratura scassinata della sua femminilità, quell’eterna Vagina perennemente aperta e chiusa, sottratta alla volontà del generare, rinascendo ogni volta nel magico atto sessuale.

«Proseguì nuovamente Maria, e disse a Gesù: – Di che genere sono le Tenebre Esteriori, o meglio quanti luoghi di punizione ci sono in esse? Gesù rispose e disse a Maria: – Le Tenebre Esteriori sono un grande Drago con la coda in bocca, sono fuori del Mondo e circondano tutto il Mondo. Dentro di esse, i luoghi di condanna sono molti: Dodici sono le terribili camere di tormenti, in ogni camera c’è un Arconte, e l’aspetto di ogni Arconte è diverso l’uno dall’altro. Il primo Arconte, quello che si trova nella prima camera, ha l’aspetto di Coccodrillo e con la coda in bocca: dalle sue fauci di Drago viene fuori tutto il ghiaccio, tutta la polvere, tutto il freddo, tutte le infermità; nel suo luogo è chiamato con il suo autentico nome, cioè “Enchthonin”. L’Arconte che si trova nella seconda camera ha l’aspetto di un Gatto, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato “Charachar”. L’Arconte che si trova nella terza camera ha l’aspetto di Cane, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato “Archaroch”. L’Arconte che si trova nella quarta camera ha l’aspetto di Serpente, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato “Archrochar”. L’Arconte che si trova nella quinta camera, invece, ha l’aspetto di Toro nero, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato “Marchur”. L’Arconte che si trova nella sesta camera ha l’aspetto di Cinghiale, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato “Lamchamor”. L’Arconte della settima camera ha l’aspetto di un Orso, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato con il suo autentico nome, ovvero “Luchar”. L’Arconte dell’ottava camera ha qui l’aspetto d’Avvoltoio, questo è il suo autentico aspetto; ed il suo nome, nel suo luogo, è “Laraoch”. L’Arconte della nona camera ha l’aspetto di Basilisco, questo è il suo autentico aspetto; il suo nome, nel suo luogo, è “Archeoch”. Nella decima camera vi è una quantità di Arconti, ognuno ha Sette Teste di Drago, nel suo aspetto autentico; quello che è al di sopra di tutti, nel suo luogo è chiamato col suo nome, “Zaramoch”. Nell’undicesima camera si trova una quantità di Arconti, ognuno ha Sette Teste con l’aspetto di Gatto nel loro aspetto autentico: il grande, quello che è al di sopra di essi, nel suo luogo è chiamato “Rochar”. Nella dodicesima camera si trova una grande quantità di Arconti, ognuno ha Sette Teste con l’aspetto di Cane, nel suo aspetto autentico; il grande, quello che è al di sopra di essi, nel suo luogo dimorante, viene chiamato “Chremaor”. Ora, questi Arconti di queste Dodici Camere si trovano all’interno del Drago delle Tenebre Esteriori: ognuno ha un nome a seconda delle ore, ognuno cambia d’aspetto a seconda delle ore; inoltre, ognuna di queste Dodici Camere ha una porta che conduce verso l’alto. Sicché, il Drago delle Tenebre Esteriori consta di Dodici Camere oscure, ed ogni camera ha una porta che conduce verso l’alto. Un Angelo dall’alto vigila ogni porta delle camere: li ha posti Jeu, il Primo Uomo, il sorvegliante della Luce, l’inviato del Primo Comandamento, come Custodi del Drago affinché sia lui, sia tutti gli Arconti, che sono nelle sue camere, non si ribellino.»[2]

Ipostasi degli Arconti, o La Natura degli Arconti” (III d.C.), è un trattato gnostico in lingua copta interno ai Codici di Nag Hammadi, si tratta di un’esegesi di Genesi 1-6 che espone la mitologia gnostica sulla creazione del Cosmo e dell’Umanità. Seppure l’inizio e la fine di questo testo siano gnostico-cristiani, il resto si presenta come una narrazione mitologica dell’origine e la natura degli Arconti che popolano i Cieli tra la Terra e l’Ogdoade, e di quanto il destino umano ne sia influenzato. L’opera, perciò, si presenta sotto forma di trattato in cui il Maestro affronta vari temi suggeriti dal dedicatario, iniziando con un frammento di Cosmogonia e che conduce ad una rivelazione della vera storia degli eventi della Creazione, raccontati nella Genesi, rivelazione riflettente la sfiducia nei confronti di un “Mondo Materiale” e nei riguardi del Demiurgo, suo forgiatore. Il Demiurgo, come sappiamo, non potendo operare da solo fu costretto a circondarsi di fidati scagnozzi e fu così che creò gli Arconti (dal greco Arkhonontos), figure le quali svolgono il ruolo di giudici e controllori dello stesso “Mondo Materiale“. Nella dottrina gnostica questo Mondo è del tutto diviso dalla “Sfera Divina” (il Pleroma[3]), un luogo atemporale e adimensionale preesistente ad ogni cosa. Questa divisione si originò da un “Peccato Iniziale”, ove una “Emanazione Divina” si frappose tra il “Mondo Materiale” da essa generato, e dove l’Uomo si trova ancora oggi imprigionato.

Nello Gnosticismo Iranico, nel quale il “Dualismo” raggiunse l’apice, si assiste persino ad uno scontro eterno e dai contorni titanici tra “Due Divinità“, mentre in quello ellenico e giudaico, opposta alla figura del “Dio Occulto” si erge quella del “Dio Minore” (Demiurgo), che viene coadiuvato da una serie di emanazioni da lui generate, gli Arconti. In questo enorme affresco cosmogonico “Essi” incarnano, quindi, le potenze responsabili della “Creazione Umana e del nostro Mondo“, ma sono pure quelle potenze che grazie al loro ricordo de “l’Armonia e dell’Ordine del Pleroma“, danno le regole al Cosmo e al Tempo. La loro funzione, inoltre, non si limita solo a questo, ma sono anche gli artefici del maggior ostacolo al ritorno dell’Uomo verso l’Assoluto, e la loro opera si esplica proprio nel soggiogare l’Umanità con delle regole fittizie ed illusorie (il “Sistema“). Nel testo di séguito menzionato (“Ipostasi degli Arconti o La Natura degli Arconti“), ritrovato a Nag Hammadi nel 1945, è possibile leggere una versione della Genesi, originaria in lingua copta e nella quale viene esposta la “Creazione del Cosmo e dell’Umanità“, un testo antico, quanto mai essenziale, per comprendere come ci siano forti evidenze tra la sempre più eloquente equazione: Arconti= Alieni.

«Nello Spirito del Padre della Verità, il grande Apostolo[4] disse: – la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i Dominatori di questo Mondo di tenebra, contro gli Spiriti del Male che abitano le regioni celesti. – Vi invio questo scritto affinché siate informati sulla realtà di queste Potenze. Il loro grande Dio, reso cieco a causa della sua ignoranza e della sua arroganza, ha detto: – Io sono l’unico Dio, non vi è nessun altro al di fuori di me. – Questa affermazione raggiunse l’Eone Incorruttibile dal quale uscì una voce che disse: – Ti sbagli Samael, tu sei il Dio dei Ciechi! – I suoi pensieri erano ciechi e, avendo lanciato la sua Potenza, la bestemmia aveva parlato. Egli ha imitato sua Madre fin nel Caos e nell’Abisso, attraverso la Pistis Sophia, ed ha fondato la sua progenie, ciascuno secondo il suo potere, avendo come modello gli Eoni che sono nella regione superiore, perché le cose visibili erano copiate ed inventate dall’Invisibile. Come l’Incorruttibilità guardò in basso nelle regioni delle acque, la sua immagine apparve nelle acque e le autorità delle tenebre si innamorarono di lei, ma non poterono impadronirsi di tale immagine, a causa della loro debolezza perché “quelli dell’Anima” (mpsychikos) non potevano impadronirsi di “quelli dello Spirito” (mpneumatikos), perché erano al di sotto e l’immagine proveniva dall’alto. Per questo motivo, l’Incorruttibilità, guardando verso il basso, avrebbe potuto congiungere la totalità con la Luce, secondo la volontà del Padre. Allora i Governanti (gli Arconti) cospirarono e dissero: – venite, creiamo un essere umano con la polvere della terra – e modellarono la loro creatura come uno fatto interamente di terra. I Governanti presero un po’ di terra e modellarono la loro creatura secondo il loro corpo e secondo l’immagine del Dio che era apparsa loro nelle acque. A causa della loro impotenza non capivano la potenza del Dio: soffiarono sull’Uomo, ma questo non poteva vivere a causa della loro impotenza e rimase sulla Terra per molti giorni. Insistettero come venti impetuosi per far acquisire all’Uomo l’immagine che era apparsa loro nelle acque, ma non conoscevano l’identità del suo potere. Ora, tutte queste cose avvennero per volontà del Padre della Totalità. Poi, successivamente lo Spirito vide l’Uomo che giaceva sulla Terra, e scese dalla regione adamantina e venne ad abitare in lui che divenne un’Anima vivente. Egli ebbe infine il nome Adamo da quando cominciò a muoversi sulla Terra ed una voce venne dall’Incorruttibilità per dargli assistenza. I Governanti [gli Arconti] radunarono tutti gli animali della Terra e tutti gli uccelli del cielo e li portarono a Adamo per vedere che nome Adamo avrebbe dato loro, poiché egli aveva il potere di dare il nome a tutti gli uccelli ed a tutti gli animali. Presero Adamo e lo posero in un Giardino che avrebbe potuto coltivare e vegliarono su di lui. I Governanti dettero a Adamo questo comando: – Tu puoi mangiare liberamente da ogni Albero del Giardino, ma dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male non puoi mangiare né toccare. Il giorno che mangiassi da esso, conoscerai la morte. – Essi non capivano quello che gli avevano comandato. Hanno parlato in questo modo per la volontà del Padre e consideravano Adamo come uno fatto solo di Materia. I Governanti, poi, si consultarono uno con l’altro e dissero: – venite, portiamo il sonno a Adamo – ed egli si addormentò, ma il sonno che avevano portato su di lui era l’ignoranza. Aprirono un suo lato e fecero sorgere una donna vivente, poi ricoprirono questo lato con un po’ di carne e Adamo venne ad essere interamente di Anima (mpsychikos). E la donna spirituale venne da lui e parlò con lui dicendo: – Alzati Adamo! – Lui, quando la vide disse: – Sei tu che mi hai dato la vita e ti chiamerai Madre dei Viventi – perché è lei che è mia madre, è lei che è il medico e la donna, è lei che ha partorito. – Poi i governanti si avvicinarono a loro e quando videro la donna parlare con lui, furono presi da un grande turbamento e si innamorarono di lei e si dissero l’un l’altro: – venite, seminiamo il nostro seme in lei – e lei rideva per la loro insensatezza e la loro cecità. Nelle loro grinfie divenne un Albero e lasciò la sua ombra su di loro, che l’avevano contaminata vergognosamente. E contaminarono anche la sua voce e si resero passibili di condanna da parte della loro creatura modellata secondo la loro forma e la loro immagine. Poi venne un essere spirituale (mpsychikos), l’istruttore, il Serpente e disse loro: – Cosa vi è stato comandato? Potete mangiare liberamente da ogni Albero del Giardino ma dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male non potete mangiare? – La donna carnale rispose: – non solo ci è stato detto di non mangiare, ma anche di non toccare, perché, se lo facessimo, conosceremo la morte. – Ed il Serpente, l’istruttore disse: – voi non morirete. Vi è stato detto questo per gelosia. Piuttosto i vostri occhi si apriranno, diventerete come Dio e conoscerete il Bene ed il Male. – E l’istruttore fu portato via dal Serpente e la donna rimase sola sulla Terra. La donna carnale prese un frutto dall’Albero e lo mangiò e ne diede al marito ed a sé stessa ed a “quelli dell’Anima” (ampsychikos) e la loro carenza si mostrò nella loro ignoranza e riconobbero di essere nudi nello spirituale (apneumatikon) e presero foglie di fico e se le legarono sui loro fianchi. Poi il Grande Sovrano venne e disse: – Adamo, dove sei? – Non sapeva quello che era successo. E l’uomo disse: – Ho udito la tua voce e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto. – Il sovrano disse: – perché ti devi nascondere? Forse hai mangiato dal solo Albero da cui ti avevo comandato di non mangiare? – Adamo disse: – La donna che mi hai dato lo ha dato a me ed io ne ho mangiato. – E l’Arrogante maledisse la donna. La donna disse: – È stato il Serpente che mi ha portato fuori strada ed io ho mangiato. – Non sapeva che il Serpente era la sua forma modellata. E da quel giorno il Serpente cadde nella maledizione dell’Autorità, finché non fosse apparso l’essere umano perfetto (pteleios nrome) e la maledizione sarebbe cessata. I Governanti presero Adamo e lo gettarono fuori dal Giardino insieme a sua moglie ed anche loro caddero sotto la maledizione. E gettarono tutta l’Umanità in grandi distrazioni e grandi difficoltà, in modo che il genere umano fosse occupato in cose terrene e non poteva dedicarsi così allo Spirito Santo. […]»

Arrivati a questo punto, ci sembra superfluo commentare oltre un testo antico così esplicito. La verità è che siamo dei sonnambuli dell’Amore e il ribrezzo che l’Uomo nutre per i propri sentimenti appartiene ad un’epoca arcaica, alchemica e barbara. L’Umanità è ridicola quando sostiene di non avere segreti, ed è codarda nel momento in cui non osa guardare in faccia la realtà, o alzare lo sguardo di fronte alle sue “Divinità” e fissarle dritte negli occhi. In questo modo si sono perpetuati millenni di antica superstizione, ed è da queste ancestrali barbarie che poggiamo le nostre esistenze, credendo di avere qualità morali ed estetiche, artistiche e creative, le quali sono nulla ed effimere contro il “Dominio Demiurgico della Materia“. In altri termini, nonostante l’immenso cammino spirituale compiuto dall’Uomo nel suo costante incedere evolutivo, – e che dovrebbe aiutare chiunque assista alla dura lotta nel raggiungere il massimo della felicità terrena -, egli, però, non è riuscito mai a scuotersi dal giogo della maledizione che lo opprime, come infelice retaggio di una sterile battaglia dell’Anima.

L’esperienza dimostra, – come sovente purtroppo non insegna -, che nel momento in cui si fronteggiano gli opposti, alla fine si arriva sempre a convergere in un punto, non senza aver attraversato conseguenze alquanto estreme; non a caso i farmaci e i veleni si differenziano solo per il modo in cui vengono usati, essendo di base la stessa cosa. Del resto, – se ci pensiamo bene -, da quasi due millenni la nostra Civiltà si è attenuta di fronte ai fatti, nelle stesse modalità che vi ho descritto in questo studio, sulla risibile condanna a morte del Sinedrio di Gerusalemme nei confronti di quell’iniziatore della religione cristiana, giudicato essere, a loro dire, un bestemmiatore, scambiando l’Amore venale per immoralità e il suo esercizio come una pubblica oscenità. Non fu proprio il Cristo che disse ai sacerdoti, e ai giudici del tempo: “In verità vi dico, i pubblicani e le meretrici andranno innanzi a voi nel Regno di Dio.” (Matteo, XXI, 5, 31)


[1] Questo scritto è ispirato ad un articolo di Karl Kraus. Jičín, 28 aprile 1874 – Vienna, 12 giugno 1936, è stato uno scrittore, giornalista, aforista, umorista, saggista, commediografo, poeta e autore satirico austriaco. Viene generalmente considerato uno dei principali autori satirici di lingua tedesca del XX secolo, noto specialmente per le sue critiche altamente ironiche e taglienti alla cultura, la società, ai politici tedeschi e ai mass media.

[2] “Pistis Sophia Svelato” di Samael Aun Weor.

[3] Il termine Pleroma (greco πληρωμα) generalmente si riferisce alla totalità dei “Poteri di Dio“. Il termine significa pienezza, e viene usato sia in contesti gnostici che in quelli cristiani (Colossesi 2,9).

[4] San Paolo.