“La Civiltà Umana degli Hathorsiani”

Il Mito antico è straordinario, perché in esso non solo è possibile ravvisare tutta la nostra attuale storia, ma persino l’intera “Genesi del Cosmo“. Gli Egizi erano convinti che all’inizio dei tempi siano esistite “Otto Entità” contrapposte (maschio e femmina), riconoscibili in: NunNunet, HehHehet, KekuKeket e AmonAmonet, rispettivamente incarnanti il liquidosolido, infinitodelimitato, oscuroluminoso e nascostoconosciuto. La Creazione, pertanto, si sarebbe manifestata con l’apparire nel “Grande Oceano Cosmico“, Nun, di un qualcosa che era solido, delimitato, luminoso, dove man mano gli elementi primordiali presero ad aggregarsi sempre più, finirono poi per evidenziare pure i primi astri e da lì le prime Galassie conosciute, compresa la nostra, la Via Lattea. Anche nel futuro Sistema Solare vi furono presenti questi elementi primordiali, inclusa quell’energia cosmica ravvisabile in Hathor, la “Vacca Celeste” dal manto ricoperto di Stelle, perché in quanto “Madre” (o nebulosa-nursery stellare) le inglobava al suo interno. Quando l’aggregazione fu sufficientemente elevata da innescare le successive reazioni termonucleari, non solo grazie ad una forza esterna dovuta all’esplosione di una Supernova, o dal passaggio di una Stella Gigante (l’Horus il Vecchio), si accese anche il nostro Sole (l’Harsomtus o il “Sole Infante“) e che, crescendo, divenne un nuovo Horus Celeste (il “Giovane“); la “Nebulosa Madre” (Hathor), poi, l’accolse tra le sue possenti corna di “Vacca Sacra“, portandolo nel Cielo, al cospetto degli altri Dèi e di tutto l’Universo[1].

I sacerdoti, poi, non si fermarono e andarono al di là del proprio lessico, perché nella loro ricerca di sintetizzare tali concetti, ipotizzarono come oltre al Sole (principio maschile), potesse esistere anche una Stella (principio femminile), creando così una dicotomia che ancora oggi fa parte del nostro vocabolario, tra l’astro inteso in quanto Sole (maschile) e lo stesso astro inteso pure come Stella (femminile)[2]: Spirito e Anima. Questi straordinari sacerdoti/astronomi avevano intuito che il Sole, e altri pochi astri, percorrevano una traiettoria particolare, l’Eclittica, mentre altri astri apparivano fissi, non cambiando la loro posizione reciproca, pur muovendosi apparentemente nel Cielo. Gli Egizi, quindi, associarono gli astri del Sistema Solare a dei Falchi che per loro natura volano alti nel Cielo, il Sole Maschile fu associato a Horakhty, “Horus del Doppio Orizzonte”, mentre il Sole Femminile (la Stella) venne associata a Horus il Vecchio, ovvero la sua prima apparizione di protostella nascente all’interno della “Nebulosa Madre Hathorsiana“. Come ai Falchi, anche ai due Soli furono associati due Occhi: al Sole Horakhty fu associata la dèa leonessa Sekhmet e la dèa gatta Bastet, rispettivamente l’occhio punitivo e l’altro benevolo, mentre al Sole Femminile (l’Horus il Vecchio), fu associata la dèa Hathor (occhio destro) e il dio Sah (occhio sinistro).

Questi “princìpi maschili e femminili” diedero poi vita a dei pianeti, tra i quali il primo fu Mercurio, il pianeta del mattino e della sera associato a due Divinità, rispettivamente Horus il Giovane e il dio coccodrillo Sobek, seguirono poi la Terra (Geb), Marte (Horus il Rosso), Giove (Horus che conosce il Mistero, Atum/Min), Saturno (Horus e il Toro, e Ptah)[3], Shu (Urano), Tefnut (Nettuno), etc. E in tutto questo, il fulcro fu la posizione dell’Umanità e della stessa Civiltà Egizia, considerata figlia di Ra e di Hathor, e personificata nel loro figlio Ihy (nuovamente l’Harsomtus o il Sole Infante). Gli Egizi, inoltre, non si accontentarono, perché al pari dei Sumeri sapevano che nel Sistema Solare si verificò addirittura una grande catastrofe a causa dell’arrivo di un “oggetto estraneo“, personificato dal serpente alato Apophis (o Apopi), e tale suo ingresso causò un urto gravitazionale che modificò letteralmente l’assetto planetario. Ma cosa accadde realmente? Eugenio Siragusa è stato un personaggio alquanto insolito all’interno dell’altrettanto variegato panorama ufologico italiano, e non soltanto. Nato a Catania il 25 marzo del 1919, egli sosteneva che sin da bambino fosse seguito da non meglio identificati “aiuti invisibili particolari”; i quali lo accompagnarono silenziosi sino al 25 marzo del 1952, quando dopo essersi sentito spinto ad andare verso l’Etna[4], fu investito da un raggio di luce uscito da un globo luminoso.

Da quel momento la sua vita cambiò in modo così radicale che una nuova personalità fece largo dentro di lui, iniziando una missione da vero e proprio “contattista cosmico“. Dopo ben 11 anni di preparazione interiore, sostenne di avere incontrato fisicamente questi “Esseri” provenienti dalle profondità siderali, “Entità” da lui definite di “Luce” e con le quali, da quel giorno, fu sempre in continuo contatto, divulgando in tutto il Mondo i loro messaggi e le preoccupazioni che via via dimostrarono nei nostri confronti, specie legati all’inquinamento, i disastri ambientali, il proliferare delle armi atomiche e dagli esperimenti condotti. Lasciò questo Mondo il 27 agosto del 2006, non prima di averci donato una serie alquanto sterminata di messaggi, tra i quali spicca l’interessante storia del pianeta Mallona. Siragusa, facendo sua una storia raccontata decenni prima dall’occultista Leopold Engel[5], a sua volta ripresa dagli scritti del mistico Jakob Lorber, suo maestro, raccontava che il Sistema Solare ai suoi esordi era molto diverso da quello attuale: la Terra, ad esempio, si trovava nell’orbita del pianeta Venere, mentre quest’ultimo era posto in quella del pianeta Mercurio. Tutti i pianeti occupavano orbite diverse da quelle conosciute attualmente, inoltre, sosteneva come al suo interno sia esistito anche un ulteriore pianeta, oggi non più presente, denominato Mallona o Lucifero, del quale sono rimasti un numero enorme di asteroidi[6].

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L’evoluzione spirituale dei Pre-Adamitici
(Jakob Lorber, “Grande Vangelo di Giovanni”, vol. 8 – cap. 74)

1. Disse Marco, pieno di stupore: «Signore e Maestro dell’Eternità, io, e si spera che anche tutti gli altri abbiamo capito la Tua benigna chiarificazione, ma per noi non si può nemmeno parlare di una completa comprensione penetrante in profondità, dato che a noi manca ciò cui Tu stesso hai accennato; tuttavia siamo giunti ad avere in noi una chiara visione delle cose, anzitutto perché ora sappiamo che cosa sono effettivamente i resti fossilizzati da noi trovati nelle profondità della Terra, e pure come sono andati a finire in tali profondità in séguito ai molti sconvolgimenti della stessa ed ai susseguenti spostamenti del mare. In secondo luogo, ho appreso, almeno io, che cosa il grande profeta Mosè intendeva velatamente con i sei giorni della Creazione. Questo ci basta per il momento, così possiamo attendere tranquillamente fino a quando, grazie al nostro stesso perfezionamento spirituale, apprenderemo di più, però io scorgo pure che questi sono solo insegnamenti per pochi, e tali anche rimarranno. 2. Ora è rimasta una sola domanda, per lo meno a me, e Tu, o Signore e Maestro, mi concederai di grazia di lasciarTi ancora una volta importunare?» 3. Dissi Io: «Tu sai che ti ascolto volentieri, perciò puoi senz’altro parlare!» 4. Disse il romano Marco: «Signore e Maestro! I pre-adamitici, dei quali si è ora parlato, per quanto fossero dotati di un’intelligenza istintiva e di poca libera volontà, avevano però anche anime che, come tali, non erano mortali, quantunque forse potevano essere mutabili; che cosa ne è di loro? Dove e che cosa sono esse ora in questo sesto periodo della Terra, e che cosa riserva poi loro il futuro? Certo, si potrebbe qualificare una simile domanda come presuntuosa e temeraria; dato però che io sono un romano sempre bramoso di sapere, e non un ebreo sonnolento, Tu vorrai passar per buona questa mia domanda e darmi una breve risposta!» 5. Dissi Io: «Oh, certo, perché non lo dovrei fare? Abbiamo tempo più che a sufficienza, cosicché tu puoi ora ascoltarMi. Vedi, se perfino le anime delle pietre, delle piante e degli animali continuano a vivere e, quando sono libere dalla Materia, passano unite perfino nelle anime umane e nel Corpo di un uomo possono diventare veri uomini, così pure le anime dei pre-adamitici avranno una sopravvivenza al pari delle anime degli uomini di tutti gli altri mondi nell’infinito spazio della Creazione, le quali continueranno a vivere eternamente. 6. Però, quali anime che continuano a vivere nel Regno degli Spiriti, esse sono condotte su uno dei grandi Corpi Mondiali, e precisamente sul corrispondente piano spirituale del Corpo Mondiale, e là guidate ad una più profonda conoscenza di Dio, della Sua Potenza e della Sua Sapienza, cosicché continuano a vivere completamente beate, e possono anche diventare sempre più beate. Tuttavia, dove si trova un tale grande Corpo Mondiale all’interno di questo globo involucro, sarebbe completamente inutile che Io te lo dicessi, dato che tu, con i tuoi sensi, non potresti scorgerlo, come pure non potresti trarne il convincimento che le cose stiano proprio così come Io te le descrivo. Di ciò non è nemmeno il caso di parlarne durante il tempo della tua vita corporale, per lo meno finché tu non sia pienamente rinato nel tuo Spirito. Perciò, fino allora, ti devi accontentare che Io ti dica: “Nella Casa del Padre Mio ci sono molte dimore! Un giorno nel Mio Regno, per tutti voi, ogni cosa diventerà chiara”. Mi hai compreso?» 7. Disse Marco: «Oh, sì, Signore e Maestro! Ora però dovrei farti ancora una domanda, poiché da cosa nasce cosa! 8. Al tempo dei pre-adamitici, questa Terra era già quella camera della vita nel cuore del grande Uomo Cosmico?» 9. Dissi Io: «Se non ancora nella realtà operante, certo lo era nella sua destinazione per tale scopo. In quel tempo primordiale, infatti, come operante era un altro Corpo Mondiale [Mallona], i cui uomini caddero preda di un immenso orgoglio e di una completa dimenticanza di Dio, e coloro che ancora credevano in Dio non si curavano di Lui e del Suo Amore, ma Lo sfidavano e, nella loro cecità, cercavano – per così dire – di farLo precipitare dal Trono della Sua Eterna Potenza. I maligni sapienti di quel Mondo dicevano che Dio aveva la Sua dimora nel centro del loro Corpo Terrestre, e che si doveva perciò farsi strada e andarLo a cercare fin lì con delle mine e farLo prigioniero. Essi, infatti, scavarono in quel Mondo anche buche terribilmente profonde, in séguito al che molti perirono. 10. Quando Io inviavo loro dei messaggeri, e li ammonivo, essi venivano come ricompensa tutti strangolati, e gli uomini non miglioravano per nulla. Ed allora Io permisi che quella Terra fosse squarciata dal di dentro in molti pezzi! E questo avvenne all’inizio del sesto periodo di questa [vostra] Terra, e questa [vostra] Terra divenne la camera della vita [nel cuore del grande Uomo Cosmico]. Dove però si trovava quella Terra che girava pure intorno a questo Sole, lo stabiliremo ora; ma prima diciamo a Lazzaro di portarci un po’ di vino fresco, e poi continueremo il nostro discorso!»

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Abbiamo già studiato la parte dedicata agli “Spiriti Solari” e di come alcune forme di vita possano essersi sviluppate all’interno del Plasma, presente in gran quantità nello Spazio, quando negli anni 60 del XX secolo, il premio Nobel per la Fisica (1970), Hannes Alfven, teorizzò la cosiddetta “Cosmologia del Plasma“. Il Plasma, quindi, potrebbe essere un “brodo” in cui nascono e crescono creature senzienti, “Entità” formate della stessa sostanza delle Stelle, in grado di potersi muovere nei meandri del Cosmo e di entrare in contatto con altri “Esseri Viventi“[7]. Ebbene, queste sono le basi nel quale nasce, cresce e si sviluppa “l’Essere Hathorsiano“, in quanto forma vivente di plasma che va a formarsi in alcune risacche di nebulose galattiche, trovandovi tutti gli elementi di base costituiti dalla Materia, capace di generarlo in “Forme di Energia Senziente“. Nel corso dell’evoluzione universale, queste “Forme Energetiche“ (al pari delle Stelle) hanno sviluppato una loro capacità vitale del tutto unica ed atipica, totalmente diversa da quella che si evolve non solo all’interno dei Soli (in quanto “Spiriti Solari“), ma persino su tutti quei pianeti in grado di ospitare la vita, trovando nel Cosmo, nello Spazio, la “Casa” o l’ambiente più idoneo dove nascere e proliferare. Gli Hathorsiani sono la pre-forma o il modello grezzo dello Spirito, – e che formandosi all’interno delle Nebulose si trasmuta in un “Essere Pre-Solare” –, pronti eventualmente ad incarnarsi in maniera fisica, facendo esperienza della Materia e diventando così Anima, ma in quanto forma primigenia, e seppur operante in ambiente galattico, sono in grado di essere dei grandi conoscitori dei segreti del Cosmo, pur restando fermi in una fase evolutiva dove la non-esperienza, attraverso i vari passaggi universali, permette loro comunque di realizzarsi.

Infatti, sono numerosi quei casi di Civiltà Hathorsiane decadute e diventate col passare del tempo “parassita“, uno stadio finale della loro discesa che viene definito “Luciferino“. In quanto tale, diviene un cancro il quale si autorigenera, una metastasi talmente diffusa in grado di proliferare in ogni angolo dell’ambiente galattico di azione, o comunque dove il Plasma possa permettere di muoversi, comportandosi alla stregua dei tumori che si formano nei nostri corpi umani e animali, consumandoli. Sia gli Hathorsiani o i Luciferini, in quanto incompleti da un punto di vista dell’evoluzione del Cosmo, vanno a formarsi in quelle risacche di nebulose dove la Materia in avanzo, non essendo più in grado di formare nuovi “Sistemi Solari“, o al contrario viene spinta lontana dall’eccessiva esplosione iniziale di un novello Sole che l’ha generata, arriva a condensarsi in “strutture materico-energetiche” che lentamente, attraverso un lungo e tortuoso percorso evolutivo, finiscono per unirsi in una massa originariamente informe, definita “Entità-Madre“. Questa “Entità-Madre” va poi a formare tutta una serie di reticoli o filamenti all’interno del proprio “Sistema“, esteso diversi anni luce, dove il continuo scambio di informazioni a livello elettrico, consente un costante flusso evolutivo con le risacche minori (i Figli).

La quantità abnorme di “Energia e di Materia” richiesta per il sostentamento di tali strutture, porta però ad un sempre più veloce esaurimento della “Fonte Primordiale“, costringendo questi “Esseri“, se Hathorsiani, ad incarnarsi fisicamente all’interno di eventuali pianeti, creando così nuove Civiltà, se Luciferini, invece, a vagare nel Cosmo con l’unico scopo di trovare altre forme di vita da parassitare, sfruttando il Plasma come veicolo per potersi muovere e nel mentre nutrirsene; non è escluso che i Luciferini arrivino a parassitare persino Civiltà Hathorsiane incarnatesi in creature planetarie. Data la loro peculiarità, sia gli Hathorsiani che i Luciferini fanno parte della grande famiglia dei “Mutaforma“, ovvero, sono capaci di cambiare “forma” ed acquisirne di nuove, specie in base agli “Esseri” con cui entrano in contatto. Per questo motivo, e grazie alla presenza massiccia del Plasma cosmico che permette loro uno scambio di informazioni di base per la propria sussistenza, sono in grado di muoversi in ogni angolo dello spazio locale galattico in cui si formano, così come possono entrare in contatto con qualsiasi essere vivente ivi presente. Attualmente si stima che soltanto nella Via Lattea, la loro popolazione raggiunga un numero imprecisato di individui, calcolato in miliardi di miliardi.


[1] Il fatto che “l’Energia Cosmica Nebulare” incarnata da Hathor, sia stata rappresentata sotto forma di “Vacca Celeste” è quasi sicuramente legato alla circostanza che la sua figura cosmogonica fu ideata durante “l’Era del Toro“. Avendo associato il Sole ad un Toro creatore e fecondatore, risultò consequenziale associare Hathor ad una “Vacca Celeste“.

[2] Horus, il Falco, figlio che Iside riceve dal seme di Osiride è nato grazie alla forza della Dèa. Si tratta di un grande mistero che Iside, nel suo lamento per il marito morto, ci presenta con le seguenti parole: “Pur essendo nata donna, mi sono fatta uomo.” Si tratta del mistero di un “femminino universale” che assume in parte i tratti del “grande ermafrodita alchemico“, il Rebis, “l’Essere Perfetto” degli inizi, il doppio che contiene in sé i due caratteri opposti, femminile e maschile. Il Rebis è un “Essere” neutro, il simbolo del superamento ideale e armonico dei contrari, infatti la prima Divinità in assoluto che appare nei testi religiosi è androgina: “Uno padre dei padri e madre delle madri”. Da questo Uno asessuato nacquero Shu e Tefnut, potestà portatrici degli attributi, rispettivamente maschile e femminile.

[3] Seppur scoperti negli ultimi secoli, Shu (Urano) e Tefnut (Nettuno), sembra, per logica deduzione che nella cosmogonia egizia fossero già noti.

[4] Tipica è la storia di molti “Contattati”, da parte di specifiche Civiltà Extraterrestri, i quali furono invitati a salire su delle montagne vulcaniche dove poi subirono visioni e rivelazioni: nell’antichità è da menzionare Mosè sul Sinai, Eugenio Siragusa sull’Etna, o Claude Vorilhon, fondatore del “Movimento Raeliano” che il 13 dicembre 1973 salì sul cratere del Puy de Lassolas, una delle formazioni vulcaniche che dominano Clermont-Ferrand, in Francia.

[5] Leopold Engel (1858-1931) è stato uno scrittore e occultista russo. Suo padre, Karl Dietrich Engel (1824-1913), era un famoso violinista nella Russia del periodo. Dopo essersi trasferito a Dresda in Germania, Leopold scrisse molto sulla leggenda di Faust e divenne presto un seguace del mistico Jakob Lorber. Nel 1891 una “voce interiore” gli ordinò di proseguire l’opera del maestro scrivendo “Il Grande Vangelo di Giovanni“. Nel decennio 1890-1900 fece parte di una serie di iniziative irregolari massoniche, non riconosciute da nessuna delle logge ufficiali tedesche e per riportare in vita gli “Illuminati“. Nel 1903 venne tuttavia espulso e allontanato da questi ambienti.

[6] Alcune teorie scientifiche (e non), sostengono che gli Anelli di Saturno o i numerosissimi asteroidi che orbitano tra Marte e Giove, appartengano ad un pianeta estinto disintegràtosi a séguito di un enorme cataclisma.

[7] Si ricorda come anche il grande astronomo Carl Sagan, discusse sulla forma di presunti “Alieni Sferici” in grado di vivere nell’atmosfera dei pianeti giganti gassosi, come ad esempio Giove. Inoltre, si è a conoscenza di avvistamenti, da parte di alcuni astronauti, di singolari “Forme Energetiche nello Spazio“, e che tali storie abbiano contribuito anche ad alcuni studi della NASA, i quali suggeriscono che “Forme di Vita basate sul Plasma” possano essere scaturite dal “Vacuum” (il Vuoto Cosmico).