“La Civiltà Venusiana, ascesa e caduta…” [2]

[“La Nascita di Venere“, dipinto a tempera su tela di lino (185 cm × 286 cm). Sandro Botticelli.]

Ancora una volta è il mito a darci tutte le risposte che cerchiamo, attraverso la reinterpretazione dei maggiori studiosi e scrittori del Novecento. Uno è il già ampiamente citato J.R.R. Tolkien, il quale narra nel “Silmarillion”, come non solo gli Elfi nacquero sulle rive del Lago Cuiviénen, sotto un Cielo Stellato (unendoli quindi alle “Stelle del Cielo“), ma successivamente, durante il viaggio di Eärendil con un Silmaril nelle volte dello stesso Cielo, per la prima volta vennero associati a Venere.

«Ti saluto, o Eärendil, la più luminosa delle stelle!» (“Il Signore degli Anelli”, J.R.R. Tolkien)

Eärendil, detto “Eärendil il Beato, il Lucente o il Marinaio” (secondo altre anche “il Navigatore”), è un personaggio di Arda, l’Universo immaginario creato da Tolkien su modello mitologico terrestre, e che compare ne “Il Silmarillion”, così come sarà ripetutamente citato nel romanzo “Il Signore degli Anelli”. In quest’ultimo libro, la sua storia viene narrata quasi per intero in un canto composto da Bilbo Beggins a Gran Burrone, il regno del figlio di Eärendil, il mezzelfo Elrond. Il suo nome, nella lingua elfica Quenya, pare significhi “amante del mare”, mentre Gil-Estel, “Stella dell’alta Speranza“. Tuttavia, fu lo stesso Tolkien ha rivelare che il nome deriva dall’antico anglosassone, dove éarendel (termine presente in versioni leggermente diverse anche in altre lingue nordiche antiche: aurvandil in norvegese antico, auriwandalo in longobardo, orentil o erentil in tedesco), veniva usato per indicare un astro luminoso, tipicamente la “Stella del Vespro o del Mattino“, per l’appunto Venere. Nel “Signore degli Anelli”, infatti, viene spesso utilizzato per indicare sia la Stella e il personaggio (ad esempio l’esclamazione di Frodo al valico di Cirith Ungol, «Aiya Eärendil Elenion Ancalima!» che in Quenya significa: «Ti saluto o Eärendil, la più luminosa delle stelle!»). Sembra che la scelta di questo nome sia stata ispirata a Tolkien da due versi del poema religioso anglosassone “Crist“, il quale recita:

«éala éarendel engla beorhtast ofer middangeard monnum sended.»

«Ti saluto o Earendel, il più luminoso degli Angeli, inviato sugli Uomini della Terra di Mezzo.»

Infine, la “leggenda” di Eärendil nella forma raccontata da Tolkien avrebbe anche numerosi punti di contatto con leggende medievali dell’Irlanda celtica: sia quella di Immram che quella cristianizzata di san Brandano “il Navigatore”. L’altro è il collega e carissimo amico di Tolkien, C.S. Lewis, autore di una singolarissima “Trilogia dello Spazio“. Denominata pure “Cosmic Trilogy” (Trilogia Cosmica), è una saga di tre romanzi dove il filologo di nome Elwin Ransom è il protagonista dei primi due libri, mentre nel terzo diventa una figura meno decisiva ma sempre importante. Il primo libro “Out of the Silent Planet” (o Lontano dal pianeta silenzioso, scritto nel 1938) è ambientato principalmente su Marte (Malacandra), dove il protagonista, Ransom, viaggia alla volta del pianeta rosso e scopre che la Terra è stata esiliata dal resto del Sistema Solare. Si scopre come indietro nel tempo, in un lontano passato, il nostro pianeta cadde sotto il controllo di un essere angelico noto col nome di Bent Oyarsa, e che per prevenire la contaminazione del restante Sistema Solare (definito “Il Campo di Arbol”), venne isolata divenendo così Thulcandra, il pianeta silenzioso. In “Perelandra”, del 1943, ci troviamo invece su Venere, dove il dottor Ransom viaggia all’interno di questo pianeta incontaminato nel quale sono appena emersi i primi “Esseri Senzienti Umanoidi“, mentre in “That Hideous Strength” (Quell’orribile forza), pubblicato nel 1945, ci troviamo sulla Terra dove un team scientifico chiamato N.I.C.E. (L’Istituto Nazionale di Esperimenti Coordinati) è segretamente in contatto con “Entità Demoniache” che pianificano di devastare l’intero pianeta.

Esiste persino un quarto libro, un manoscritto incompleto pubblicato postumo nel 1977 intitolato “The Dark Tower”[13] (La Torre Nera), dove Elwin Ransom seppure in un ruolo meno centrale, viene coinvolto in un esperimento che consente ai suoi partecipanti di visualizzare su di uno schermo speciale, la loro posizione in un Universo Parallelo. Analizzando più nello specifico le trame dei libri, nel primo, “Lontano dal pianeta silenzioso”, viene raccontata l’avventura del protagonista, Elwin Ransom, professore di filologia in vacanza, rapito da due scienziati per un loro losco disegno e trasportato sul pianeta Malacandra (Marte). Sfuggito ai rapitori il giorno dell’imbarco, solo e in un Mondo dalle tinte acquerello, dove le foreste sono dei veri e propri labirinti di fragili steli colorati alti una dozzina di metri, Ransom incontra Hyoi del popolo dei hrossa, agricoltori e poeti dal nero corpo lucente, e gli altri abitanti del pianeta, gli altissimi e sapientissimi sorn e i pfifltriggi simili a ranocchi, e maestri di tutte le arti della pietra e del metallo. Attraverso il loro aiuto disinteressato scopre i segreti del pianeta Malacandra, come viene a conoscenza del segreto della Terra, il «pianeta silenzioso» che da millenni ha cessato di conversare con tutti gli altri Mondi. Il protagonista incontra, pertanto, una “Comunità Aliena” ove sono impensabili il razzismo, l’intolleranza, o tutte quelle caratteristiche le quali rendono il genere umano irrazionale. Le tre razze malacandriane (o marziane), e che coabitano nello stesso pianeta, formano una società pacifica in cui ogni membro riveste un ruolo predeterminato e felicemente accettato. Arte, Conoscenza, Tecnologia sono i tre grandi filoni della Civiltà di Malacandra, riassunti e vivificati nella conoscenza mistica dell’Ente Supremo del pianeta o “Grande Spirito” (Oyarse), che ne è l’unità e la guida di un “Mondo Felice“, nella quale ogni differenza e diversità contribuiscono a rendere pienamente libera una realtà nuova.

«“La Vita, naturalmente […] essa ha spietatamente abbattuto ogni ostacolo e liquidato ogni fallimento e oggi, nella sua forma più nobile, L’Uomo Civile, si appresta a compiere il salto interplanetario. […] Ed è in nome della Vita stessa che io sono pronto a piantare senza alcun timore la bandiera dell’Uomo sul suolo di Malacandra; sono pronto, passo dopo passo, ad andare avanti, prendendo il posto, dove occorre, delle forme di vita inferiori che incontreremo, rivendicando un pianeta dopo l’altro, un Sistema dopo l’altro, fino a quando i nostri discendenti dimoreranno nell’Universo ovunque esso sia abitabile.”»

Come contraltare, in questo luogo quasi paradisiaco vi è la figura di Wenston, lo scienziato ideatore e costruttore dell’astronave con la quale i tre uomini sono giunti sul pianeta rosso, e dove nelle sue sopracitate parole, si riscontra l’intero pensiero occidentale moderno, dal darwinismo sociale, base ideologica del Nazionalsocialismo, o al concetto di progresso in quanto destino, di un finalismo evolutivo che pone come scopo ultimo lo “Sviluppo dell’Uomo Bianco Occidentale“, braccio destro del Divino nel migliorare, secondo le sue logiche fanatiche, il Creato, non disdegnando una certa intolleranza culturale e il disprezzo per le minoranze etniche, specie quelle retrogradate tecnologicamente. Il secondo libro di questa ambiziosa quanto singolare “saga fanta-teologica” di Lewis, è un romanzo complesso, straordinario ed affascinante, dove in un mondo da sogno, Venere, si dipana la storia di due novelli Adamo ed Eva, rinnovandola e riproponendola in chiave cosmica. La storia inizia con lo stesso Lewis, protagonista all’interno di questo romanzo che viene chiamato a far visita al suo amico Ransom, nella sua abitazione vicino Worchester, e dove gli spiega di aver ricevuto l’incarico di dirigersi su Perelandra (Venere), per una missione da compiere. Dopo essere stato aiutato a collocarsi dentro una specie di cassa, grazie con l’aiuto dell’Oyarsa di Malacandra (Marte), viene trasportato sul Perelandra dove soggiornerà un anno e, una volta ritornato, Ransom racconterà quanto accaduto a Lewis stesso e ad un dottore chiamato ad assisterlo, descrivendo la seguente storia.

Perelandra (Venere) è un pianeta fatto di isole galleggianti, dove non appena arrivato vi incontra un piccolo drago e una donna nuda che egli chiamerà “la signora verde.” Parlando con lei con la lingua “Solare Antica“, imparata su Malacandra, Ransom capisce come la donna, insieme alla figura denominata il Re (il quale apparirà solo alla fine del libro), non sono altro la Eva e l’Adamo del pianeta prima della loro caduta nel peccato originale; di non poco conto è il contatto che la donna ha anche con un altro personaggio, Maleldil[14] (il “Cristo o Figlio di Dio“) con cui parla direttamente. Ransom scopre come oltre alle isole galleggianti, esiste persino una terra ferma e che la donna e il Re possono andarvi solo di giorno, mentre la notte Maleldil vuole dimorino su un’isola. Nel mentre vede poi arrivare il dottor Weston atterrare con la sua astronave, ormai in preda al Male, sbarcato con l’unico intento di diffonderlo sul pianeta, Ransom capisce lo scopo della sua missione. Weston spinge la donna a disobbedire ai comandi di Dio e Ransom constata come del vecchio Weston non sia rimasto più nulla, essendo ormai completamente manipolato e in preda del maligno, arrivando a definirlo “il Non-Uomo”. Weston convince la donna a dormire sulla terra ferma, andando così contro il comando di Maleldil, dicendo che egli sarebbe stato contento di vederla prendere le sue decisioni da sola, matura come una donna di Thulcandra. Lei, dapprima interessata, poi scettica, fa però trapelare quanto sia a conoscenza dell’incarnazione di Maleldil, il “Figlio di Dio“, avvenuta sulla Terra, e Weston usa questo argomento per affermare lucifericamente che dalla prima disobbedienza venne fuori, dunque, un bene più grande[15].

Ransom e il “corpo” di Weston iniziano così un inseguimento estenuante fin dentro le caverne della terra ferma, dove infine il primo ha la meglio ed uccide il corpo del “Non-Uomo”, pur restando ferito con un taglio permanente al tallone, procuratogli da un morso di quest’ultimo durante lo scontro. Alla fine, negli ultimi capitoli, Ransom incontra l’Oyarsa di Perelandra e quello di Malacandra che si manifestano a lui insieme al Re, chiamato Tor, ed alla signora verde, chiamata Tinidril. Tor spiega ora che essi hanno imparato cosa sia il Male, ma in modo diverso dalle aspettative del maligno. Dopodiché il protagonista fa ritorno sulla Terra, nella cassa trasportata dall’Oyarsa. L’ultimo libro, “Quell’orribile forza”, è invece il più problematico. Ransom non è più uno dei protagonisti principali e il nemico, questa volta, non è il Male evocato dalle “Scritture” ma l’intera stessa modernità, esemplificata nel N.I.C.E. (National Institute of Coordinated Experiments), opera in realtà di “Entità Extraterrestri“[16] malvagie che altro non sono gli “Angeli Caduti“. Scopo di questa organizzazione (quindi del Diavolo e della Modernità), è quello di deumanizzare l’individuo secondo una visione ultra-materialistica e amorale dell’esistenza. Lo scontro, perciò, si dipana tra due schieramenti, tra chi vuole rendere il Mondo “Perfetto”, e chi invece accoglie la realtà con tutte le imperfezioni e cerca faticosamente di amarla. Fulcro di questa ideologia è un esperimento che nel capitolo nono, intitolato “La Testa del Saraceno”, presenta un uomo, un criminale condannato a morte, di fatto ridotto ad essere soltanto una grande testa, collegato e tenuto in vita solo da apparecchi elettronici, un vero e proprio burattino di carne e bit attraverso cui parla “La Forza.” E questa “Forza” non è quella di “Guerre Stellare” o l’Amore che muove gli Astri, decantato negli ultimi versi della “Divina Commedia” di Dante, ma è un “Orribile Forza“, a cui allude pure il titolo del libro, e che come dice Weston, il “cattivo luciferino” di turno della trilogia, è “una grande impenetrabile Forza, che si precipita dentro di noi dalle oscure basi dell’Essere”, una “Forza” la quale guida e ispira gente verso un grandioso progetto.

«”Ecco quello di cui sto parlando: spirito, intelligenza, libertà, spontaneità. Ecco la meta verso cui si sta muovendo l’intero processo cosmico. L’affermazione finale di questa libertà, di questa spiritualità, è il lavoro al quale dedico la mia vita e la vita di tutta l’Umanità. La meta, Ransom, la meta: ci pensi! Puro spirito, il vortice finale dell’attività auto-pensante e auto-producente“.»

A Ransom, il “buono” del romanzo, lo “spiritualista” Weston illustra i suoi propositi: «”Ma proprio non capisce, Ransom, che Bene e Male sono solo dicotomie illusorie, partorite da un primitivo antropomorfismo religioso, che tutto è Uno, puro Spirito? Esiste una sola Forza.”» L’obiettivo finale di questa rivoluzione è la creazione di “Uomini Incorporei” (“le Teste Elettriche che non muoiono mai”), perché lo scopo è l’abolizione dell’Uomo, separare conoscenza ed etica che porti alla costruzione di una “Macchina“, di un “Uomo Nuovo o Tecnocratico e Obiettivo” il quale riduca il Mondo a misura perfetta e non preveda l’ingombro del Corpo Fisico ma il dominio assoluto e incontrastato della Mente. Abbandonare perciò il “Vecchio Ordine“, ove la Materia e lo Spirito erano e sono confusi per aprirsi al “Nuovo Ordine“, dove la natura, vista come qualcosa di morto, venga soppiantata da una “Macchina” che deve funzionare perfettamente, e possa essere smontata se non funziona correttamente.

«”In noi la vita organica ha prodotto la Mente. Ha fatto un buon lavoro, ma adesso non ne abbiamo più bisogno. Non vogliamo più un Mondo incrostato di vita organica. Dobbiamo liberarci di tutto ciò. Impareremo a mantenere in vita il nostro Cervello con sempre meno Corpo: impareremo a nutrirlo direttamente con sostanze chimiche, senza doverlo più rimpinzare di animali morti e di erbacce. Impareremo a riprodurci senza la copula… Il Mondo cui io tendo è il Mondo della perfetta purezza. Mente pura e minerali puri. Quali sono le cose che offendono maggiormente la dignità dell’Uomo? Sono la nascita, la procreazione e la morte. E se stessimo per scoprire che l’Uomo può vivere senza queste cose?“»

Si scopre, quindi, che i reali intenti della N.I.C.E. sono lucidi, quanto mai spietati:

«”Al momento, è la questione più importante: da quale parte si sta, dalla parte dell’Oscurantismo o da quella dell’Ordine. Sembra proprio che noi come specie avremo finalmente il potere di costruirci un futuro sbalorditivo, di controllare il nostro destino. Se veramente le si darà mano libera, la Scienza potrà impadronirsi della razza umana e rimetterla in funzione rendendo l’Uomo un animale veramente efficiente. Altrimenti. be’, sarà la nostra fine”. “Prosegua. Questo mi interessa moltissimo”. “L’Uomo deve farsi carico dell’Uomo, il che significa, tenga bene a mente, che certi uomini devono farsi carico di tutti gli altri – il che è un ulteriore motivo per trarne tutto il vantaggio possibile, appena si può. Lei e io vogliamo essere quelli che si fanno carico, non quelli di cui ci si fa carico, questo è ben chiaro”. “A cosa si riferisce in particolare?”. “Cose semplici e ovvie, tanto per cominciare. La sterilizzazione dei disabili, l’eliminazione delle razze arretrate (non vogliamo pesi morti), la riproduzione selettiva. Poi l’educazione vera, compresa l’educazione prenatale. La vera educazione infallibilmente trasforma chi la subisce in ciò che essa si prefigge, senza che il soggetto in questione o i suoi genitori possano farci nulla. Naturalmente si tratterà all’inizio di un influsso soprattutto psicologico, ma alla fine arriveremo al condizionamento biochimico e alla diretta manipolazione del cervello.”» Vengono addirittura spiegati anche dei meccanismi ad oggi utilizzati nella nostra società. «È curioso che la parola ‘esperimento’ sia mal accetta, ma non la parola ‘sperimentale’. Non si devono fare esperimenti sui bambini; ma se ai cari ragazzini si offre istruzione gratuita in una scuola sperimentale collegata alla N.I.C.E., tutto andrà benissimo!”»

La “Caduta”, pertanto, inizia sempre con queste modalità: «È l’inizio di un potere assoluto.» Lewis, come era suo solito fare, e così come fece il suo collega e amico Tolkien, inserì nei suoi romanzi tutta una serie di conoscenze mistiche ed esoteriche di prim’ordine, spiegandoci in chiave fantastica la vera realtà del nostro pianeta, e la storia di tutto il Sistema Solare, passata, presente e futura, e che vede al centro, specie nel libro secondo della sua “Trilogia“, il pianeta Venere. «”Questo Istituto servirà a sconfiggere la morte o a sconfiggere la vita organica, se preferisce. È la stessa cosa. Servirà a trarre fuori dal bozzolo della vita organica che ha protetto l’infanzia della mente l’Uomo Nuovo, l’Uomo che non morirà. L’Uomo artificiale, indipendente dalla Natura. Le offriamo di diventare uno di noi. È l’inizio di un potere assoluto; vivrà per sempre”. “È l’inizio dell’Uomo Immortale e dell’Uomo Ubiquo” disse Strik “L’Uomo sul trono dell’Universo: è questo il vero significato di tutte le profezie.”»


[13] Ancora oggi è oggetto di discussione la paternità di Lewis.

[14] Gli Eldil (Angeli o Arcangeli che siano) sono “Entità” divine in grado di passare da un pianeta all’altro, nel nome del “Dio Unico“, per rispettare i suoi disegni e le sue volontà, contrapponendosi ai luciferini nemici del pianeta silenzioso, la nostra Terra, dove qui gli altri Eldil sono ostili all’Uomo e nemmeno comunicano con l’esterno. Maleldil è l’incarnazione fisica terrestre del “Figlio di Dio” (il Cristo).

[15] Weston, prima di cadere, era giunto ad una confusa visione dell’esistenza fondata sulla Spiritualità – sorta di mostruoso panteismo assai postmoderno, fusione indiscriminata di Bene e Male a qualunque prezzo, perché Dio e Satana sono visti, nella sua visione, come immagini della stessa “Forza“; Dio è la meta, il dinamismo è Satana.

[16] Queste “Entità“, in sostanza, sono del tutto simili ai Grandi Antichi del “Ciclo di Cthulhu” di H.P. Lovecraft, che lega con un sottile filo persino la visione di Robert W. Chambers, di Dion Fortune, anch’essa scrittrice ed esoterista, affiliata alla “Golden Dawn” di Aleister Crowley.