“Metamorfosi Alchemica del Sistema Solare” [2]

In questa prolissa disamina sul significato esoterico del numero Sette, non poteva certo mancare anche l’industria cinematografica, e tanti sono i film che nel proprio titolo menzionano il numero Sette, da: “Sette Anime”, “Sette minuti dopo la mezzanotte”, “Sette orchidee macchiate di rosso”, “Settembre”, “Seven”, “Seven swords”, “Sette anni in Tibet”, “Sette opere di misericordia”, “Settimo Cielo”, “I Magnifici Sette”, “I Sette Samurai”, “Seven Sisters“, etc. Ma uno in particolare menzionerò all’interno di questo studio, “Sette Spose per Sette Fratelli” (Seven Brides for Seven Brothers), un film del 1954 diretto da Stanley Donen. La trama di per sé alquanto semplice, racchiude però dei significati nascosti e reconditi di ben altra levatura. La vicenda si svolge sulle montagne di un villaggio dell’Oregon, attorno al 1850, dove vivono i Sette fratelli Pontipee: Adamo, Beniamino, Caleb, Daniele, Efraim, Filidoro e Gedeone (tutti nomi che sono già un programma); sono giovani e scapoli, preoccupati a “spaccar legna e menar le mani” invece di mettere la testa a posto e trovare moglie. Adamo, il fratello maggiore e figura “paterna”, si rende conto che una presenza femminile è indispensabile, specie per tenere in ordine e pulita la baita, poter mangiare dei pasti decenti e adeguati, perciò decide quando scende al villaggio a valle, per acquistare provviste, di trovare la sua futura moglie. La ricerca lo porta a conoscere Milly[1] (altro nome che è tutto un ulteriore programma), cameriera dell’osteria-locanda del luogo e tra i due scocca il colpo di fulmine, coronato da immediate nozze.

Durante il viaggio per fare ritorno alla dimora dei Pontipee, Adamo però non rivela alla moglie dell’esistenza dei fratelli e non appena mette piede in casa, si rende conto della situazione, ovvero che Adamo sembrerebbe averla sposata solo per fare da sguattera a lui e ai fratelli; solo la decisione di Adamo di dormire su di un albero per lasciarla tranquilla, la persuade dei suoi veri sentimenti e propositi di rispetto per lei. I primi giorni comunque non sono facili, i fratelli Pontipee non sono stati educati alle buone maniere a tavola ed alla pulizia, ma la buona cucina della ragazza, e le sue drastiche e decise maniere, iniziano a dare dei risvolti positivi sul comportamento di tutti, insegna persino ai fratelli del marito a ballare e a corteggiare una donna. Arriva il giorno della festa del paese, Milly, Adamo e i sei fratelli scendono a valle, dove è in programma tra l’altro una gara di velocità con tutti i giovanotti della zona, e che consiste nella costruzione di un magazzino in legno. La competizione è preceduta da un ballo, durante il quale i Pontipee dimostrano la propria abilità alle ragazze appena conosciute e cominciano a corteggiarle. La costruzione del magazzino, il cui premio è una vitellina, finisce però in una gigantesca rissa, dove i Pontipee, invisi agli altri giovani del villaggio per le conquiste fatte in così breve tempo, specie tra le ragazze, conducono tutti a fare a pugni con la conseguenza che il magazzino, appena costruito, cade distrutto mentre sul terreno rimangono molti di essi, pesti e malconci.

Tornati alla baita, Milly si prende subito cura dei cognati feriti, ma i fratelli non hanno altro pensiero che per le ragazze incontrate al villaggio, in quanto ognuno di loro, nel cuore, ne ha già scelto la propria futura sposa. Neanche uno tra loro osa però farsi avanti, poiché tutti sanno come i genitori delle fanciulle non approverebbero mai al matrimonio con dei rozzi taglialegna di montagna. Adamo, tra il comprensivo e lo scanzonato, ricorda ai fratelli la storia del “Ratto delle Sabine” e li istiga a regolarsi allo stesso modo, dicendo loro che una volta le ragazze saranno state rapite e portate lì alla baita, i genitori non potranno più opporsi alle loro unioni; inoltre, raccomanda di rapire persino il pastore per regolarizzare subito le coppie. I fratelli si mettono subito all’opera e in breve portano a compimento il vero e proprio “sequestro”, ma non riescono a prendere anche il pastore. Le ragazze si trovano così a svernare nella casa dei Pontipee, poiché il passo tra le montagne che porta al villaggio è stato ostruito, durante la fuga, da una valanga e solo il disgelo primaverile potrà liberare. Milly, furente se la prende con Adamo, il quale aveva istigato i fratelli nell’illecito atto, le ragazze a loro volta sono furenti con i sei fratelli, sfrattati poi di casa da Milly ed obbligati a dormire nella stalla per rispetto delle ragazze; frattanto Adamo, rabbioso per le terribili parole della moglie, decide di andarsene in una baita in alta montagna ad attendere la primavera.

I mesi passano, le ragazze iniziano a conoscere sempre meglio e ad apprezzare i sei uomini e finalmente arriva anche la primavera. I genitori delle rapite, non appena le condizioni lo permettono, radunano concittadini, cavalli ed armi per andare a riprendersi le figlie. I Pontipee, ricondotti alla ragione da Adamo prendono la decisione di riconsegnare le ragazze in modo pacifico, onde evitare che il tutto possa degenerare. Ma le ragazze non intendono più ritornare indietro e si impuntano per restare con i loro compagni, tanto che i Pontipee devono acciuffarle per ogni dove, in modo da poterle caricare sul carro e riportarle a casa, nel mentre, durante la generale colluttazione, arrivano pure i parenti i quali credono che le loro figlie siano vittime di violenza e bloccano i sei ragazzi, tenendoli sotto il tiro dei fucili. Proprio nel momento critico si sente il pianto della figlioletta di Milly e Adamo, il pastore che ha accompagnato i concittadini, spera non sia di una delle ragazze e le incoraggia a confessare, ma le sei fanciulle rispondono insieme che il figlio è di tutte loro. Non potendo perciò sapere di chi sia figlia, le nozze riparatrici si rendono quindi obbligatorie per le sei ragazze e i sei fratelli. Una classica storia del cinema americano degli anni ’50 del XX secolo, eppure racchiude in sé tutta una serie di conoscenze di non poco conto.

A cominciare dalla numerologia del titolo, “Sette Spose per Sette Fratelli”, così come i vari personaggi scelti che ricalcano nomi di ben chiara connotazione ebraica, o di una origine semitica, compreso quello di Milly, “deus ex machina” della situazione in qualità di sposa sacra, iniziale Vestale (lo saranno poi le future ragazze), ovvero quella figura che nella Roma antica, incarnava la sacerdotessa addetta al Culto di Vesta, custode del “Fuoco Sacro” e legata allo stato di verginità come stato sacrale. Ella si cura del fuoco domestico, e in quanto novella Iside, porta conoscenza e novità nell’ambiente chiuso e grezzo dei fratelli Pontipee, rendendoli uomini anche interiormente, e non solo come rudemente sanno esserlo nel quotidiano. Inoltre, possiamo scorgere persino la correlazione tra le “Sette Stelle” della grande Costellazione dell’Orsa Maggiore (il “Grande Carro“), con le “Stelle delle Pleiadi“, con i “Sette Sposi” per le “Sette Sorelle“? Dubhe, Merak, Phecda, Megrez, Alioth, MizarAlkaid (o Benetnash) sono le Stelle che compongono l’Orsa Maggiore, come Asterope, Merope (o Dryope o Aero), Elettra, Maia, TaigeteCelaeno Alcyone, sono le Stelle che compongono le Pleiadi. Ma i Sette astri del Grande Carro, nell’antica Valle dell’Indo incarnavano pure i Rishi, gli ispiratori dei Veda, le guide della prima epoca successiva al “Diluvio Universale“. Si scopre, così, che: Kratu incarna o proveniva dalla stella Dubhe, Pulaha dalla stella Merak, Pulastya dalla stella PhecdaAtri dalla stella Megrez, Angiras dalla stella AliothVashista dalla stella Mizar e Bhrigu dalla stella Alkaid.

La loro conoscenza vivente, inoltre, si rifletteva proprio nelle Pleiadi, l’ammasso stellare della Costellazione del Toro, da quella porta cosmica (o Portale) da cui si dice il nostro Sistema Solare entrò nell’Universo. Nell’antichissima iniziazione indiana, le Pleiadi raffiguravano le spose delle Sette Stelle dell’Orsa Maggiore, chiamati i “Sette Sposi delle Sette Sorelle“, proprio come nel celebre film sopra descritto; così i santi Rishi sono sposati alla “Conoscenza” che proviene direttamente dalle stesse Stelle. Questi due sistemi stellari sono, inoltre, due tappe di un ben preciso percorso iniziatico, concepito guardando alle Costellazioni come una mappa del Mondo animico-spirituale, in cui la via è tracciata verso dei gradi di “Coscienza Superiore“. Secondo il Mito, infatti, si procedeva: dalle “Sette Stelle dell’Orsa Maggiore” (chiamati i “Sette Fratelli“), alle “Sette Stelle del Toro“, le Pleiadi (chiamate anche le “Sette Sorelle“), e superate queste “Sette Coppie” si arrivava a Sirio, la “Stella dell’Ottava Superiore“; Sirio, per gli Egizi, era Iside, la sposa di Osiride (la Costellazione di Orione). Iside, che per la tradizione cristiana diventò poi la divina Sophia della Gnosi, venne “portata, condotta o infusa” sulla Terra dagli stessi Rishi, i quali incarnando gli insegnamenti del Manu[2], avevano intessuto nel proprio “Corpo Eterico” la saggezza delle “Origini“.


[1] Deriva dal cognome latino Camillus. Presso i romani, il camillus e la camilla erano fanciulli di condizione libera che assistevano il sacerdote durante i riti sacri. Il termine ha probabilmente origine etrusca e fenicia.

[2] Manu (dal sanscrito man=pensare), in Mitologia e nell’Esoterismo è un “Essere Divino“, un maestro di antica sapienza identificato, da René Guénon, come il «Re del Mondo» dotato di intelligenza cosmica e contrapposto all’oscuro «Re di questo Mondo». Guénon vide in Manu una figura ricorrente in diverse religioni e resoconti spirituali, appartenente ad una sorta di dottrina universale. Egli lo riscontrò, ad esempio: nel Manu degli hindu, nel Menes degli Egizi, nel Menew dei Celti, nel Minosse dei Cretesi, nel Melchisedek ebraico.