“Il Fabbro dei Mondi e la Non-Creazione”

[Ptah*, o Tanen, Ta-tenen, Tathenen, Peteh, Phtha, è una divinità dell’antico Egitto]

«Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell’Intelletto Divino, traduce o rappresenta questo Principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d’esistenza; e, così, da un ordine all’altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’Armonia Universale e Totale, che è come un riflesso dell’Unità divina stessa.» (René Guénon, Il Verbo e il Simbolo, gennaio 1926, ora in Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, Milano 1975, p. 22)

Ptah (il “Creatore“) o Tanen[1], Ta-tenenTathenenPetehPhtha è una divinità appartenente al pantheon dell’Antico Egitto, patrono degli artigiani, gli architetti, nonché “Dio del Sapere e della Conoscenza o Demiurgo del Cosmo“, definito pure come “IngegnereMuratoreFabbro e Artista“. Veniva considerato il solo “Creatore Non-Creato” dell’intero Universo, oltre ad essere ritenuto una personificazione della “Materia Primordiale” (Ta-tenen), successivamente venne poi assimilato a Ptah (Ptah-Tatenen), secondo un processo non dissimile a quello accaduto al più noto e posteriore Amon-Ra. La sua importanza fu inoltre testimoniata dai vari riconoscimenti ottenuti nel corso dei secoli: dapprima con l’etimologia del termine “Egitto” (una corruzione greca del lemma Het-Ka-Ptah, ḥwt-k3-ptḥ, o “Casa dello Spirito di Ptah“; dall’attribuzione di Api come suo oracolo; per la connessione con le divinità Seker e Osiride (che andranno a costituire il Ptah –SekerOsiride); in qualità di sposo di Sekhmet (secondo alcuni Bastet); per essere stato padre di Nefertum, Mihos e Imhotep. Iconograficamente era raffigurato sovente come un uomo mummificato con la barba, avente tra le mani uno scettro composito con l’ankh (il Simbolo della Vita), l’uas o il bastone del potere, e il djed (Simbolo della Stabilità); mentre sul capo portava una calotta di pelle.

Egli era quindi l’incarnazione de “l’Abisso Primordiale” e sin dall’antichità era stato descritto simile a un “fondo di risonanza”, nel quale il suono che venne scaturito fu considerata similmente a una “Prima Forza Creatrice“, proprio come deve essere risultato il fragore (o vagito), accorso immediatamente dopo l’iniziale esplosione del “Big Bang” descritto pure dalla Scienza e che, guarda caso, nella maggior parte delle mitologie dava poi personalità ai primi “Spiriti-Cantori del Cosmo“. Questo “Vuoto”, inoltre, può essere ulteriormente descritto in quanto persino nella Genesi si menziona come lo “Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (o lo stesso Abisso). Tale metafora la ritroviamo anche a migliaia di chilometri di distanza dal Medio Oriente, ad esempio nelle isole Marshall, dove si racconta “in principio tutto era un mare e al di sopra scorreva la Divinità” (The Maker), o in Micronesia, dove sopra il mare primordiale addirittura volteggiava un “Ragno“, così come gli Egizi descrivevano che esisteva il Nun, termine di difficile traduzione indicante una condizione pre-universale ancora astratta. E che dire degli Esquimesi? Raccontavano di quando un giorno, Tulungersaq (Padre Corvo), si svegliò dal sonno eterno ed iniziò a dare sfoggio della sua creatività. In un mito irochese si racconta persino fu la morte dell’Uomo che viveva nel “Regno dei Cieli“, a dare inizio ad una serie di vicende le quali portarono alla “Creazione del (nostroMondo“.

Ancora più sconcertante è la mitologia Achomawi della California, che narra del Coyote e della Volpe galleggianti sul Vuoto per molti, molti anni, ma finirono poi per annoiarsi a stare sempre lì fermi ed immobili, tanto che la Volpe creò il Mondo nel mentre il Coyote dormiva; proprio come fecero Osiride e Seth nella ben più lontana terra fertile in riva al fiume sacro Nilo. Questo Creatore, o suprema “Fonte Primordiale“, sembra improvvisamente scuotersi da una necessità quasi compulsiva “del fare“, – da nessuna azione a lui esterna imposta -, in quanto pare essersi messa in moto nelle regioni più insondabili del suo Io, forse senza una causa precisa ma mediante una presa d’atto di una ragione cosciente, dove l’esperienza creativa esplode letteralmente come un vero e proprio impulso improvviso, autonomo ed assolutistico. In tale contesto, la figura che meglio esprime questo atteggiamento è il mito cinese di P’anku, un Maker primordiale, sempre di forma umana: “il cui soffio diventa vento, la cui voce diventa tuono, il cui occhio sinistro diventa Sole e quello destro Luna, il cui sudore diventa pioggia e i cui Parassiti diventano il Genere Umano.” Questa figura mitologica sembra illustrare, persino, che “l’Uomo Totale” possa essere contemporaneamente l’attore e il destinatario della stessa esperienza creativa messa in moto.

«Nulla posso vedere. Niente posso toccare. Percepisco solo il riflesso della Morte e della Vita in ognuno di noi.» (cit.)

Questo mio vecchio pensiero riflette, come per incanto, l’atto stesso della “Creazione Primordiale” perché se andiamo a ben vedere, secondo il Mito Antico, all’inizio di tutto “Il Grande Morto” enunciò un “Primo Creatore” a cui affidò l’incarico di creare un Mondo di suoni e di luce, dove agiva senza entrare in contatto con oggetti materiali e, per dare origine alla sostanza, si specchiò associandosi ad un “Secondo Creatore“, il quale poi divenne successivamente il “Signore della Materia”. Secondo le correnti filosofiche occidentali, e di molte culture vicine ed affini, all’inizio di ogni cosa c’era solo “Il Grande Morto” (la Coscienza), colui che le maggiori correnti spirituali, filosofiche e religiose, hanno identificato a più riprese con termini quali l’Uno, il TuttoDio (quest’ultimo da non confondere con la figura omonima delle Religioni). Questa “Coscienza” per comprendere sé stessa, gettò i germi della “Creazione“, intuendo come solo attraverso l’esperienza diretta sarebbe riuscita a dare vita ad un processo infinito di rigenerazione. L’Uno, (il Tao), si scisse e si specchiò in sé stesso dando forma alla “Dualità“, ovvero a due manifestazioni uniche ed indipendenti dalla sua “Essenza” originaria e che, iniziando ad esplorare il Vuoto, via via facevano esperienza trasformandosi in Spazio, acquisendo una vera e propria personalità e funzionalità.

«Il Tao è il Vuoto e non potrà mai essere pieno. È un abisso senza fondo, e sembra essere l’antenato di tutte le Creature.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

Entrambi i “Creatori“, arrivati a comprendere l’origine della loro “Essenza“, cercarono, poi, diversificandosi nei modi e nelle azioni, di emulare l’Uno dal quale si erano generati, e il passo successivo in questo processo fu quello di riprodurre la loro stessa “Creazione“, divenendo a loro volta dei novelli Demiurghi. Tale assioma è magistralmente spiegato nella Filosofia Induista, attraverso il “Concetto di Lila“. Esso in sanscrito significa “Gioco“, identificante la Natura dell’intera realtà che reputiamo essere oggettivamente tale, come il fine prodotto di uno straordinario “Gioco Divino e Cosmico“; in altre parole, quanto possiamo vedere, sentire o percepire, è solo il frutto di questo grande “Gioco Cosmico di Brahman“.

«C’era qualcosa di caoticamente completo, perfetto, prima che il Cielo e la Terra nascessero.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

La mitologia induista continua ancora oggi a descriverci che la “Creazione del Mondo” avvenne per mezzo del “Sacrificio” del suo stesso ideatore, in questo caso inteso con il significato di “rendere sacro”, il quale dette vita al Mondo attraverso Sé stesso, divenendo “Essenza” di tutte le cose e dove l’Universo è la stessa sua “Forma Fisica” osservata al fine di sperimentare ogni punto di vista, comprese tutte le infinite possibilità racchiuse al suo interno. «Silenzioso, Senza-Forma esiste autonomamente ed è immutabile, e pervade ogni cosa senza esaurirsi. Non ne conosco il nome, ma la considero la “Via” e può essere considerata la “Madre dell’Universo”. Sforzandomi di classificarla, la definisco “Grande”.» (Lao Tsu, Tao Te Ching) Questa “Essenza Primordiale” riscopre Sé stessa attraverso l’Uomo, essendo l’Uomo oltre il “Gioco Cosmico“. Si trasforma nel Mondo ed alla fine del “Ciclo” si distrugge privandosi della sua “Forma“, per ritornare ad essere nuovamente pura “Essenza Creatrice“.

«Essere “Grande” significa “oltrepassare”. “Oltrepassare” significa “andare lontano”. “Andare lontano” significa “ritornare”.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

E per fare in modo che questo grandioso progetto si concretizzasse, assumendo sostanza, fu necessario per l’Unità (poi Trinità), munirsi di una “Forma Fisica” nella Materia (l’Universo), in modo da poter contenere questa “Energia” (Animico/Spirituale), o di poterla ospitare (l’Uomo) e farvi così esperienza diretta, o di Sé stessa (Tu/Lui sei/è Quello): «Il Tao è grande, il Cielo è grande, la Terra è grande ed anche l’Essere Umano è grande. Nell’Universo vi sono quattro grandezze e l’Uomo è una di esse.» (Lao Tsu, Tao Te Ching) Nella cosmogonia ebraica, in special modo nelle varie correnti più mistiche ed esoteriche, si parla sovente del principio pre-incarnato denominato Ein Sof (En Sof o Ayn Sof) nel quale l’Assoluto viene concepito come prima della sua auto-manifestazione con i termini: “l’Uno Infinito”, il “Senza Fine”, il “Nulla Infinito”, “l’Interminabile” o semplicemente “l’Infinito”. Presente anche nello Zohar, tradotto letteralmente dall’ebraico in italiano in “Nulla Infinito”, si riferisce all’immensa grandezza divina omnicomprensiva del Tutto, specie un momento prima che il Mondo fosse, ora e per sempre, esistente.

«Prima che Egli desse qualsiasi Forma al Mondo, prima che Egli producesse qualsiasi Forma, Egli era solo, Senza-Forma e senza somiglianza a nessuna altra cosa.» (Zohar)

Così come: «L’Uomo si conforma alla Terra, la Terra segue la Via del Cielo, il Cielo ha per modello il Tao, il Tao si identifica con Sé stesso.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

Nel corso delle lunghe “Ere Universali” (Eoni), tutte le innumerevoli forme e/o Creature apparse, in quanto sue manifestazioni, si atteggiarono a veri e propri Demiurghi, successivi artefici e padri putativi di quell’Universo di cui si riconobbero come Figli (ma persino “Creatori“), in qualità di veri e propri inventori con il compito di “ricreare”, ovvero, manipolare, ordinare, imitare, plasmare, trasformare e formare tutta la Materia e la Vita in esso contenuto, ma tali ruoli li spinsero talmente oltre nel creare quel divario dualistico fittizio, da cadere sempre di più in un circolo vizioso e che ben presto divenne senza senso e senza fine (la “Caduta degli Dèi“). E fu una di queste “Innumerevoli Creature“, dopo aver preso coscienza della sua “Forma“, mutevole e mutante, che la usò come un Carro (il Grande Carro o Orsa Maggiore di mormonica e massonica memoria) per discendere negli abissi della Materia, ed Egli volle poi essere chiamato con la sua più ultima e alta manifestazione, il nome sacro impronunciabile (o YHWH). Ed è nel lungo incedere delle immense “Ere Cosmiche” che iniziò a mostrarsi come il “Creatore del Tempo” (o della Matrix illusoria), in veste di Vasaio, Falegname, Scultore, Fabbro (Demiurgo), il quale dopo aver forgiato i Corpi Fisici, comunicò loro la Vita mediante un “Grido“, un’espirazione sonora, la saliva, lo sperma, tutti mezzi che permisero a “l’Idea del Suono” di esserne così la sua forza.

Tutte queste azioni divennero un tratto tipico pure delle sue dirette creature, infatti le cosmogonie vediche, indù, persiane, etc., ci insegnavano già nei tempi mitici come gli Dèi e i Demoni, conoscendo la potenza di questo “Sacrificio Sonoro“, si accanirono tra di essi imitando dei duellanti per il possesso de “l’Energia Creatrice” (o Monadica), non esitando spesso a farne anche un uso cattivo. Un potere sfuggente e sfuggevole e che per incanalarlo, necessitarono di una sempre più massiccia materializzazione di quel “Mondo Acustico” ove si aggiunsero ulteriori Dèi, aspiranti Demiurghi, “Spiriti Decaduti“, i quali per raggiungere i loro obiettivi, fecero un ampio e smodato uso di un altrettanto potente fonte di “Energia“: la Violenza. Per certo la Violenza, e di conseguenza il Male, non nascono come princìpi assoluti, quanto in seno all’Ignoranza e alla smania spasmodica di ottenere il Potere. La non-conoscenza e la poca coscienza spingono il soggetto a compiere atti di inaudita violenza contro tutto ciò che non comprende, e considera diverso da sé stesso, a cui si aggiunge addirittura una fame mai sazia di acquisire un continuo e crescente dominio sulla libertà altrui, che porta a reprimere ogni forma di ribellione all’interno di un preciso ordine formale, manipolando i propri sottoposti; atteggiamento, tra l’altro, riscontrabile in tutte le nostre dittature umane le quali si sono presentate nel corso della Storia.

Sono questi gli strumenti che tali Demiurghi fecero propri quando decisero di utilizzare sistematicamente la Violenza, come arma per plasmare l’Inconoscibile e manipolare la Materia, un atteggiamento il quale si ripercuoterà in tutto l’Universo, compreso il nostro Sistema Solare, esasperando così un principio dualistico che al contrario, condurrà l’altra parte speculare a perseguire un modello di Non-Violenza nei confronti della Natura, per mezzo di un principio spirituale unico e rivoluzionario: la Trascendenza. La Trascendenza, in Filosofia, è quella proprietà o qualità protesa verso l’al di là, o oltre un determinato ambito (l’Illimitato), ed in questo senso è l’opposto (e Duale) dell’Immanenza, indicante invece ciò che si risolve o permane dentro un determinato contesto (il Limite). Viene così a formarsi un paradosso, in quanto se la Non-Violenza (il Bene) è vista erroneamente come un limite nei confronti dell’esperienza fisica e materiale, la Violenza (il Male), ne esalta invece ogni aspetto, ricercando in essa quella perdizione ritenuta addirittura liberatoria.

Caso emblematico è quello della figura del giudaico-cristiano Satana, il Diavolo tentatore alla perenne ricerca, tramite l’Uomo, dei vari piaceri fisici e carnali, facendo credere, inoltre, all’ignara vittima che solo attraverso di essi potrà raggiungere la conoscenza e la libertà. Tale concetto, comunque, affonda le sue radici nell’Illusione (l’antica Maya o la moderna Matrix) in quanto la vera liberazione non la si può raggiungere senza trascendere i limiti della Materia, e del Sistema che la rende funzionale mediante l’esperienza fisica, ma nell’immateriale essenza astratta (persino oltre a quella spirituale e animica) che permea l’intera creazione (il ) e trova nella corporeità un mezzo per fare esperienza diretta dell’Universo (l’Uomo). Il Fabbro, così, continua a battere il ferro incandescente modellandone la “Forma“, come faceva anche il “Fabbro Celeste” riconosciuto nello sciamanesimo asiatico, erede del Divino e del Cosmo, l’Efesto dell’Antica Grecia, costruttore delle dimore stellate degli Dèi e che forgiò capolavori d’arte, il Manu indù o lo Yaldabaoth gnostico, numi tutelari e ispiratori di Codici e Leggi, creatori materiali di questo Mondo e dei successivi Arconti, ibridi di fattura “Aliena”, generati oltre la linearità intrinseca di “Madre Natura“.


[1] Tatenen fu una divinità egizia originaria di Menfi. Essa incarnava “l’Energia” generata prima della “Creazione” e che poi germoglia (nel senso che nasce spontanea), “Energia” la quale poi feconda (in questo caso con germogliare si intendeva il nascere). Era anche considerata una divinità funeraria rappresentante la Terra emersa dal “Caos Primordiale“, per questo motivo venne poi associata alla principale divinità menfita, Ptah, nella forma di Ptah-Tatenen, in qualità di “Creatore dell’Energia Primordiale“. Generalmente veniva rappresentato con aspetto mummiforme (un “Grande Morto”), con la barba e il copricapo “nemes” adornato con due piume, corna ritorte e disco solare, inoltre gli veniva attribuito l’aver portato nel Mondo il pilastro djed, e che in séguito sarà associato ad Osiride.

[*] Non molti sanno che il famoso “Premio Oscar” assegnato dall’Academy Award (USA) in qualità di massimo riconoscimento cinematografico, presenta una certa somiglianza con Ptah, divinità egizia della “Creazione“, vera e propria “Entità Demiurgica” (vedasi l’immagine di copertina). Del resto, il “Premio Oscar” non si assegna a una realtà “fittizia” che viene creata dalla “Magia del Cinema“? Proprio come illusoria è questa realtà creata dal Demiurgo attraverso la sua “Magia“?