“Il Mulino del Tempo del Grande Morto”

Mettendo a confronto i più disparati miti presenti sul pianeta, viene spontaneo iniziare a fare dei distinguo, nei quali un presunto “Dio Onnipotente” è riconoscibile e indipendente da un altro “Dio Minore“, incaricato di creare fattivamente il Mondo. Questo “Onnipotente“, ad un certo punto della grandiosa iniziativa, sembrò decidere di non immischiarsi più direttamente nell’azione; egli sembrava avesse, così, solamente lanciato “l’Idea della Creazione“, limitandosi ad “enunciarla” con una voce quasi impercettibile, incaricando, poi, un “Dio Minore o Inferiore” dell’attuazione vera e propria della sua “Idea“. Così si ritrovò ad agire Prajapati, la divinità vedica quando creò il Cielo, le Acque, l’Atmosfera e la Terra, come in America fu il Dio del Tuono, o “Grande Urlatore”, ad eseguire la sua opera per ordine del Gran Manitù. Eppure, era ancora un “Dio Inferiore“, o più propriamente un Creatore, posto ancora troppo in alto per potersene occupare attivamente, specie del “Mondo Materiale“, in quanto capace solo di produrre “Idee Acustiche“, e per portare a termine l’opera si ritrovò a designare a sua volta un Demiurgo, incaricandolo della materializzazione parziale di quel “Mondo Acustico“; ma essendo spesso un folle, non risultò essere sempre un fedele servitore. Questo Demiurgo ben presto divenne un bugiardo e un ladro, un avversario più o meno dichiarato, o almeno un cattivo imitatore del Maestro, e che contrariamente a Lui, sempre guidato dall’Idea del Bene, fece sorgere quell’innato principio di decadenza del Mondo divenendo successivamente una proprietà tipica del Male.

L’attività di ognuna di queste prime “Figure o Forze“, appare subito assai particolare, perché dal loro atteggiamento si possono rivelare delle dinamiche assai ben specifiche, dove: “l’Assoluto è un Essere puramente Celeste, un “Grande Morto”, il quale non ha alcuna relazione diretta con un Aiutante che mantiene, invece, un contatto con la Creazione e un Demiurgo, poi “Signore della Materia“, in quanto principio di un azione concertante, non di rado confuso con il suo predecessore, entrambi specchio o riflesso dell’altro all’interno di un contesto di una “Duplice Natura“: dove il primo incarna l’essenza Celeste, mentre il secondo quella Terrestre. La cosa più interessante di queste antiche visioni è la loro collocazione, nel Cielo ove si pensava dimorassero i morti, mentre la Terra ospita ovviamente i vivi, ed entrambe queste Divinità, le quali non sono né morte e né vive, ma cadaveri viventi, si ritroverebbero a vivere una “singolarità”, in quanto nel mentre l’Onnipotente dorme profondamente, gli altri Due sognano: dato che la morte e il sonno diventano, inoltre, i serbatoi inesauribili delle loro forze e idee. Ma Lui, il “Grande Morto”, da tutti identificato come il Dio Assoluto o il Tutto, chi è? Nelle religioni e nei sistemi ontologici teisti, il termine Dio indica una Divinità, un essere soprannaturale ed immortale, trascendente ed immanente, unico nei monoteismi e tra i principali nei politeismi. Il termine “Dio” fa riferimento ad una Divinità sovente asessuata (specie nei monoteismi), oppure di sesso maschile (nei politeismi per alcune specifiche “Entità“), mentre si utilizza il termine “Dèa” (sempre nei politeismi), in riferimento a numi di sesso femminile.

Tale rapporto che accomuna gli Umani con Dio (e poi con gli Dèi), all’interno di un paradigma teista (poi dogma), costituisce da millenni, nelle sue più svariate forme e sfaccettature, individuali e sociali, la più grande manifestazione di massa conosciuta con il nome di Religione. Per secoli, se non millenni, si è fondata su tali idee tutta un’indagine filosofica e teologica, ponendo al centro della questione l’esistenza o l’inesistenza di un Dio, fissando le basi dei temi cardini anche della Metafisica. Dio, o l’Assoluto, nei principali monoteismi è concepito come un “Essere Spirituale” (incorporeo), impersonale e trascendente, dal latino Deus, connesso alla radice indoeuropea div, luminoso, celeste, che designa con significati diversi, e a seconda dei contesti e le culture, una “Entità Superiore” dotata di una potenza oltre ogni limite (Sovrumana, o Sopra/Oltre l’Umano). Egli è un “Essere SupremoCreatore” di tutte le cose, immortale, di natura superiore anche a quella umana, degli stessi “Eoni o Spiriti, i Geni“, e con particolari attribuzioni al buon governo universale. “Essere Ultra-Mondano“, che esiste per sé stesso e perciò infinitamente necessario, le varie teologie, religiose e filosofiche, hanno a lui ascritto vari attributi, tra i quali riconosciamo i molti termini di: onniscienzaonnipotenzaperfetta bontàsemplicitàesistenza eterna necessaria. Di pari passo sono stati, sempre a lui connaturati, proprietà e/o ruoli di: “Creatore e Custode dell’Universo“, o sommo legislatore morale, fonte e termine dell’Amore Cosmico ed Umano.

«Tutto sarebbe donato a chi rinunciasse a sé stesso assolutamente, anche per un solo istante.» (Meister Eckhart)

Il filosofo Gottfried Wilhelm von Leibniz[1], sosteneva che “Dio è l’Unità Originaria“, la “sostanza semplice originaria”, da cui derivano tutte le altre sostanze, create mediante “folgorazioni istantanee e continue“; e in questo assurge a ruolo di “Essere Necessario” o ragione sufficiente ed ultima delle cose. Ma in precedenza, nel Medioevo, il filosofo e mistico Meister Eckhart[2] era persino andato oltre, sostenendo che Dio compendiava in sé tutto “l’Essere“, arrivando a negare la determinatezza dell’atto creativo e ad affermare per converso “l’Eternità e l’Infinità del Mondo“. Andando ancora più a ritroso nel tempo, però, si scopre come l’idea di Dio, presso le culture primitive, fosse molto più complessa di quanto gli studiosi moderni avessero inizialmente potuto immaginare, tanto che è venuta a formarsi l’idea, condivisa, in cui Dio costituisse per quei popoli la ragione (o Logos) immanente dell’Universo stesso, con una posizione intermedia tra le sue successive manifestazioni (il Dio-Architetto e/o il Dio-Orologiaio), con un aspetto atipico nei riguardi di un suo disinteressamento, anche affettivo, specie nei confronti del Mondo Umano; idea che si ripresenterà nuovamente, e con aspetti esoterici inusuali da dopo il Rinascimento, arrivando poi attraverso mille rivoli di pensiero sino ai giorni nostri.

«Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel fondo proprio, in ciò che ha di più intimo, giacché nessuno conosce Dio se prima non conosce sé stesso.» (Meister Eckhart, da “Questa è la Vita EternaI sermoni“, Ed. Paoline, p. 408)

Un aspetto interessante affrontato nel corso dei secoli è stato quello della tripartizione di questa “Essenza” originaria, diventando per molti popoli anche un problema non da poco e che ha preoccupato gli Esseri Umani, a più riprese, ovvero quello dell’origine del Bene e del Male, e di conseguenza del “Principio di Dualità” ad essi insito, risultando essere il più difficile da risolvere, tanto da rivelarsi un ostacolo insormontabile per la maggior parte dei filosofi e dei teologi. Emersero, inoltre, ulteriori interrogativi circa “la Perfezione e l’Imperfezione“, la quale sembra insita nella natura di questo principio dualistico, perché per secoli i grandi pensatori si sono chiesti come Dio, essere perfetto ed assoluto, potesse aver creato “l’Errore“. Il neoplatonismo interpretò tale concetto con una figura, una Divinità intermedia, posta tra “l’Intelletto Divino e quello Mondano“, e che gli gnostici identificarono con il Demiurgo, un “Essere” mediatore tra lo Spirito e la Materia, inteso non di rado come una vera e propria “Divinità Malvagia“. Un ulteriore aspetto singolare di questa concezione emerse e si formò in Europa, durante il Medioevo, quando si diffuse una particolare dottrina o eresia dualistica, quella dei Catari (1150-1250 d.C.) Affiorata probabilmente dal Manicheismo e dai Bogomili, provenienti dai Balcani, questa corrente che in modo sotterraneo è arrivata sino ai giorni nostri, – contenente derivazioni gnostiche, manichee, pauliciane, etc. -, presentava influenze religiose e filosofiche le quali giunsero in Europa all’inizio del XII secolo, tramite l’impero bizantino ed attraverso i Balcani, grazie ai Crociati e i Pellegrini che tornavano dalla Terra Santa.

La “Dottrina Catara“, in sostanza, professava un Dualismo in base al quale “il Re d’Amore (Dio) e il Re del Male (Rex Mundi o Satana)”, rivaleggiavano a pari dignità per il “Dominio del Mondo e delle Anime Umane“. Essi arrivarono anche a sviluppare alcune convinzioni dove il tutto veniva risolto mediante un’eterna lotta tra “Spirito e Materia, Luce e Tenebra, Bene e Male“, all’interno della quale il Creato diventava una sorta di “Grande Tranello”, in cui la figura di Satana o Anti-Dio (diverso da quello cristiano), irretiva lo Spirito Umano contro le sue rette inclinazioni, allontanandolo dallo “Spirito del Tutto“. Sostenevano persino come il “Dio-Creatore dell’Antico Testamento” corrispondesse in realtà al “Dio Malvagio (Satana)”, consideravano il Dio che reputavano Buono non onnipotente, sempre in difesa dei continui attacchi del “Dio Malvagio“, costantemente in guerra contro di lui nel contendergli la vittoria finale. Si erano persino spinti oltre, sostenendo che il “Mondo Materiale” non era stato creato dal “Dio Buono“, ma era interamente opera del “Dio Malvagio“, riconoscendo in esso l’opera diabolica del Mondo e della Materia in essa contenuta, tanto che persino l’Uomo era considerato di natura diabolica, essendo fatto di carne. La carne, perciò la Materia, erano il punto più basso del decadimento esperienziale universale, la “Caduta“, l’abisso, un regno creato dal “Dio Malvagio” nel quale sperimentare la causa del Male fisico e morale, rispetto all’opera del “Dio Buono“, creatore invece di una dimensione non visibile e di conseguenza popolata di “Esseri Spirituali e Puri“.

«Dio dice nel primo libro della Genesi: “Guardatevi dal mangiare dell’Albero della Vita, ecc.” Invece il Dio del Vangelo dice, nel primo libro dell’Apocalisse: “A chi vince io darò da mangiare dell’Albero della Vita.” Quello proibisce, questo promette, dunque sono tra loro contrari. Il terzo libro della Genesi afferma: “La terra sarà maledetta per colpa tua.” Ecco il Dio del Vecchio Testamento maledire la terra che il Dio del Nuovo Testamento benedice nel Salmo: “Benedicesti, o Signore, la tua terra”, dunque sono contrari tra loro. Il Dio del Vecchio Testamento vuole che gli si immolino degli animali e si compiace di tali sacrifici; il Dio del Nuovo Testamento dice nel Salmo: “Rifiutasti la vittima e l’offerta, ma mi hai apprestato il corpo; non ti compiacesti di olocausti in cambio del peccato.” Quel Dio comanda tali sacrifici, questo li respinge; dunque sono tra loro contrari.» (Anonimo Cataro, dall’Archivio dell’Inquisizione di Carcassone, XXXVI, 91, documento databile tra il 1270 e il 1290; citato in Ditadi 1994, p. 430.)

Eppure, può l’Unità aver prodotto la Dualità? Molte delle dottrine abitualmente ritenute dualistiche non lo sono che in apparenza. Nel Manicheismo, ad esempio, come pure nella precedente religione Zoroastriana, il Dualismo era una dottrina la quale celava la vera conoscenza esoterica dell’Unità. Abbiamo già affrontato la creazione di Ohrmazd e di Ahriman, i quali furono generati da Zervané-Akerene; e che dovranno poi fondersi in lui alla fine dei tempi. In questo contesto la Dualità si esplica nell’impossibilità di esistere di per sé stessa, ed è dunque prodotta dall’Uno per mera necessità. Nella Dualità bisogna tener presente l’aspetto di opposizione “tra l’Essere e il Non-Essere“, ma poiché l’uno e l’altro sono necessariamente contenuti nella “Perfezione / Imperfezione” totale, appare evidente come tale contrasto non possa essere che fittizio. Qui risiede tutta l’illusione, pertanto, tra Spirito e Materia, sulla quale, specie in tempi recenti, è stato costruito un così gran numero di sistemi filosofici e poi scientifici (vedasi la Fisica Quantistica). Se il “Principio Supremo” differenziandosi dà luogo a due elementi distinti, in quanto li reputiamo tali, questi due elementi accomunati al primo, andranno a formare un “Sistema Ternario” il quale regge tutta la “Creazione Universale“, e che in tutte le mitologie o religioni della Terra è da sempre stato ravvisabile: la Trimurti induista, la Triade olimpica composta da Zeus (il Cielo), Poseidone (i Mari), Ade (la Terra/gli Inferi), non ultima la Trinità Cristiana, etc. Perfezione Suprema (Assoluto), Perfetto (Primo Demiurgo/Creatore) ed Imperfetto (Secondo Demiurgo/Creatore).

«[…] quando si oppone il Bene al Male, generalmente si fa consistere il Bene nella Perfezione, o quantomeno in una tendenza alla Perfezione, ed allora il Male non è nient’altro che l’Imperfezione: ma come può l’imperfetto opporsi alla Perfezione. Abbiamo visto che la Perfezione è il principio di tutte le cose e che, d’altra parte, non può produrre l’Imperfetto, donde risulta che in realtà l’Imperfetto non esiste, o almeno non può esistere che come elemento costitutivo della Perfezione totale; ma allora esso non può essere realmente Imperfetto, e quel che noi chiamiamo imperfezione non è che relatività. […] D’altra parte, se si chiama Bene il Perfetto, il relativo non ne è realmente distinto, poiché v’è contenuto in principio; dunque, dal punto di vista universale, il Male non esiste. Esso esiste solo, se si considerano le cose sotto un aspetto frammentario ed analitico, separandole dal loro Principio comune invece di vederle sinteticamente contenute in questo Principio, che è la Perfezione. Così si crea l’Imperfetto, e distinguendo il Male dal Bene, li si crea entrambi proprio con questa distinzione, poiché il Bene ed il Male sono tali solamente se messi in opposizione l’uno all’altro; inoltre, se il Male non esiste, non si può neppure parlare di Bene nel senso ordinariamente attribuito a questa parola, ma solamente di Perfezione. È dunque la fatale illusione del Dualismo ad attuare il Bene ed il Male, ossia, considerando le cose da un punto di vista particolare, a sostituire la Molteplicità all’Unità, imprigionando così gli Esseri su cui esercita il suo potere nel dominio della confusione e della divisione: tale dominio è l’Impero del Demiurgo.» (René Guénon[3], “Il Demiurgo“)

Il Demiurgo, figura tra le più interessanti della filosofia ermeticaesoterica gnostica, è un essere divino definibile più propriamente come un semidio, descritto per la prima volta in modo sistematico da Platone nel Timeo (Timeo, 28c). Il termine greco che il filosofo utilizzò per descriverlo fu dēmiurgòs, composto da dèmios, cioè “del popolo“, ed èrgon, “lavoratore“, quindi da intendere in qualità di lavoratore al pubblico, o più precisamente un artigiano; nell’Antica Grecia, il termine si riferiva inoltre anche ai lavoratori liberi, o gli artigiani i quali vivevano dei frutti del proprio lavoro, un po’ come i moderni liberi professionisti. Le analogie tra la figura cosmogonica e quella terrestre o artigiana, è ravvisabile in un sincretismo pressoché perfetto, in quanto il Demiurgo, in veste di operaio, trasmette il modello ideale ad una Materia già esistente, e possiede, oltre che carattere intellettuale, pure competenze tecniche. Egli, senza il quale “è impossibile che ogni cosa abbia nascimento”, non è argomentato razionalmente ma è introdotto in veste di ipotesi cosmologica dai risvolti verosimili, ovvero il filosofo, come spesso fece in altri casi (vedasi il “Mito di Atlantide“), si servì di un concetto per descriverlo in modo intuitivo e narrativo, anziché farlo con una rigorosa argomentazione dimostrativa, così da rendere quel pensiero, spesso difficile, facilmente comprensibile da illustrare. Il Demiurgo, “Artefice e Padre dell’Universo”, è pertanto una forza ordinatrice, imitatrice, plasmatrice, che trasforma e forma, ma non crea, dove “le Idee, la Materia e il Ricettacolo” (il luogo originario di tutte le cose, non soggetto a generazione o corruzione), a lui preesistono.

Tenendo conto della Teologia contenuta nel Libro X delle “Leggi” di Platone, si deve riconoscere a questa “Entità” un’attività provvidenziale che regge l’Universo intero tramite l’azione delle varie Divinità, in quanto come dichiarato nel “Timeo“, gli Dèi sono generati a questo scopo dallo stesso Demiurgo. Platone, scrisse “ogni esperto artigiano compie la sua opera in funzione della totalità, tendendo a quello che è il più gran bene comune”, e questo è persino il principio della produzione demiurgica, che emerge e si sviluppa in una mancanza iniziale di invidia, in una visione dell’Universo, come tra i migliori mondi possibili. Il Demiurgo, perciò, iniziò a misurare e a vivificare la Materia, dispensandole forma e ordine, rendendola “Anima del Cosmo“, assumendone il compito di guida o intelligenza che ne progetta gli sviluppi, avendo le idee a modello. Tali idee, inoltre, sono eterne, necessarie, e precedono ogni origine temporale, assumendo l’aspetto di “pura forma” e restando esenti da generazione e corruzione, a differenza di quel “Mondo Sensibile” al contrario generato e corruttibile (problematica di cui ne sarà in parte vittima nelle successive fasi della sua opera). Il Demiurgo, pertanto, “non crea ex nihilo, dal nulla“, ma è costretto ad operare trasmettendo la forma ideale ad una Materia preesistente, variandola incessantemente. L’Eternità diventa il “pensiero-dinamo” (e dinamico) necessario per muovere inesorabilmente il Tempo, il quale mediante la quotidiana rotazione delle “Sfere” (gli Astri) e degli “Strumenti del Tempo” (i Pianeti), conduce alla fase della Vita, che si perpetua per “generazione” attraverso la formazione delle Creature, tutte figlie o singole anime del “Primo Corpo Cosmico” (il “Seme dell’Uomo”), in grado di contenerle e moltiplicarle, macinandole in farina impalpabile nel “Mulino del Tempo“.


[1] Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716), è stato un matematico, filosofo, scienziato, logico, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine soraba. A lui si deve il termine “funzione”, che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l’andamento, la pendenza e la perpendicolare in un punto. A Leibniz, assieme a Isaac Newton, vengono generalmente attribuiti l’introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni. È considerato anche il precursore dell’informatica, della neuroinformatica e del calcolo automatico: fu inventore di una calcolatrice meccanica detta “Macchina di Leibniz“; inoltre alcuni ambiti della sua filosofia aprirono numerosi spiragli sulla dimensione dell’inconscio che solo nel XX secolo, con Sigmund Freud si tenterà di esplorare. Leibniz è uno dei massimi esponenti del pensiero umano e una delle poche figure di “Genio Universale”.

[2] Johannes Eckhart, meglio conosciuto come Meister Eckhart (1260-1327/1328), è stato un teologo e religioso tedesco, tra i più importanti teologi, filosofi e mistici renani del Medioevo Cristiano, e ha segnato profondamente la storia del pensiero tedesco.

[3] René-Jean-Marie-Joseph Guénon, conosciuto anche come Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya dopo la conversione all’Islam (1886-1951), è stato uno scrittore, filosofo, esoterista, intellettuale francese. La sua opera, concepita a partire da una ridefinizione in senso tradizionale della nozione di metafisica, e in quanto «conoscenza dei principî di ordine universale», è volta all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratoria, Compagnonaggio, etc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano. L’opera di Guénon consta di ventisette titoli, dieci dei quali editi dopo la morte dell’autore, raccogliendo scritti apparsi in precedenza sotto forma di articoli e recensioni. Prevalentemente scritti in francese, tali lavori sono stati tradotti e costantemente ripubblicati in oltre venti lingue, esercitando una notevole influenza, a partire dalla seconda metà del Novecento, soprattutto nella precisazione dei “Concetti di Esoterismo e Tradizione“.