“Scomunica, Memento, Ignavia, Communio”

il

[ The Assassination of Inês de Castro”, di Karl Bryullov. 1799-1852]

Scomunica

Nelle Chiese Cristiane, censura ecclesiastica che esclude il battezzato dalla comunione dei fedeli, vietandogli, in particolare, di amministrare e ricevere i sacramenti. Presuppone una grave responsabilità morale, cioè un peccato grave, tale da compromettere l’unione con la Chiesa. È la più grave delle censure ecclesiastiche poiché comporta l’esclusione dalla comunione ecclesiale acquisita mediante il battesimo. Non può essere inflitta ad un corpo morale, ma solo a persone fisiche, ecclesiastiche o laiche. Cessa soltanto con l’assoluzione ricevuta dall’autorità competente.

I loro corpi fluttuavano nell’aria. Per quanto fossero enormi, giganteschi, si libravano nell’etere in completa libertà e autonomia, muovendosi con grazia ed eleganza. Composti in parte di Materia e in parte di Luce, erano rivestiti di sontuosi abiti bianchi, dei veli candidi semitrasparenti che quasi lì avvolgevano completamente, lasciando intravedere una parte interna simile alla pelle, nonostante in realtà potesse essere persino ben altro, una forma a noi oggi probabilmente sconosciuta. Folte chiome bionde e dorate, spesse volte lunghe, si stagliavano sulle loro teste, impetuose, fluttuando anch’esse nell’aria, e nel complesso, seppur fossero giganteschi rispetto a noi terrestri, il loro aspetto era comunque umano, molto probabilmente più umano del nostro, ed in perfetta simbiosi con l’ambiente circostante. Il grande Tempio, anch’esso enorme, e circolare, era costruito di pietra bianchissima, luccicante, simile alle cime luminose delle montagne che si stagliavano in lontananza tutte intorno a loro. Per quanto si potesse scambiare quel bianco così abbagliante per della neve, in realtà era la pietra stessa ad avere caratteristiche così pure e lucide, oserei dire metalliche, da lasciare meravigliati. La vegetazione era folta, lussureggiante e sempre verde, così il clima, in ogni angolo del pianeta, era sempre temperato e molto mite, e l’aria, infine, era densissima, con una gravità totalmente differente dalla nostra e che permetteva a molti esseri, compresi loro, di librarsi senza alcuna costrizione o difficoltà. Assisa su di un trono si trovava Lei, e davanti, inginocchiati, tre Esseri. Intorno una sorta di giuria volteggiava librandosi mentre fuori dal quel Cerchio, altri, forse la popolazione, assisteva a quel giudizio.

Come avete potuto?” Tuonò la sua possente voce. “Quali sono state le gravi motivazioni che vi hanno portato a prendere queste decisioni senza il nostro consenso?

Abbiamo pensato di agire per il bene dell’intera Communĭtas…”

Sapete che esistono delle rigide regole, non possono essere trasgredite e per agire al di fuori della nostra Communĭtas è necessario parlarne in pubbliche adunanze; tali decisioni sono di importanza planetaria.”

Si, ma sappiamo quanto questa circostanza fosse tale e che per non vederla sfuggire, come accaduto altre volte in passato, dovevamo agire in fretta…”

E così avete deciso di farlo senza interpellare nessuno, nemmeno il Consiglio degli Anziani?

In realtà… non abbiamo agito da soli…” dissero tutti e tre in coro, come se fossero connessi in qualche modo.

Cosa intendete dire?

Subentrò nel Grande Cerchio, librandosi, un membro del Consiglio degli Anziani, il quale si distingueva da tutti gli altri per la capigliatura scura, forse l’unico indizio per comprenderne la reale età, più antica rispetto al resto della popolazione, e si andò a posizionare accanto ai tre giudicati, restando pur sempre sospeso nel vuoto.

Hanno avuto il mio consenso, e di altri, nel Consiglio.”

Mi state dicendo che il Consiglio tutto ne è informato?

No… ma alcuni di loro si.

E avete pensato comunque di agire senza una pubblica riflessione, senza avvisare gli altri membri del Consiglio, senza nemmeno infine informarmi?

Si.

È la prima volta in tutta la nostra storia che accade una cosa simile.”

Come forse è arrivato il momento di cambiare le regole, in vigore da troppo tempo, e dati i tempi in continuo mutamento, forse non più idonei a supportare la nostra Civiltà.”

Si alzò un brusio in tutta la folla accalcata attorno al Grande Cerchio, segno che le sue parole avevano stupito e smosso dei sentimenti contrastanti.

Dato che queste regole furono donate a noi da voi Saggi, non oso mettere in dubbio la validità e la necessità delle tue parole, ma come allora, doveva essere necessario prima avvertire la popolazione intera di tali futuri cambiamenti.”

Non tutti nel Consiglio sono però inclini al cambiamento.”

Mi stai forse dicendo che esiste un Consiglio di Saggi il quale sta lavorando su due fronti quasi in contrasto tra di loro?

Purtroppo si…”

Un altro brusio si levò più forte dal popolo, tanto che alcuni presero a librarsi e a volare con più intensità e nervosismo.

Se allora la situazione è questa, era necessario comunque da parte di tutti attendere, riflettere, incontrarsi per cercare un compromesso, uniti…”

Abbiamo ritenuto quanto le vecchie regole siano ormai obsolete, e che la maggioranza del Consiglio avrebbe optato per l’isolamento nei confronti di alcune specifiche e nuove Civiltà consorelle del Grande Verso, e non avendo altra scelta se non quella di andare avanti, abbiamo agito da soli.

Un brusio più forte, e qualche parola di serio rimprovero iniziò a farsi strada tra la densa aria che li avvolgeva, a quel punto la figura femminile decise di alzarsi dal suo trono, librarsi più in alto rispetto a tutti gli altri, ed allargando le braccia, fece cenno di fare silenzio; poi iniziò lentamente e con soave grazia a scendere e si andò ad adagiare d’innanzi al Vecchio Saggio.

NAMER ER KHERE, perché? Ci conosciamo dall’inizio di tutto, avresti potuto venire da me, parlarmene, confrontarti… perché?

Perché non avresti capito, non avresti compreso…”

Cosa vuoi dire?

Che tu non sei stata creata per progredire, per evolverti, ma solo per procreare e dar vita ad un Sistema il quale ti permetta di prosperare ed operare. Così Venus è stata la tua creazione, così come noi siamo tutti i tuoi figli. Ma questo Mondo è destinato a finire e a perire, e tu sarai nuovamente re-inglobata in un altro Sistema, che ti permetterà di progredire ancora, nelle stesse modalità in cui qui hai svolto il tuo compito. Tu sei la Grande Madre, la Grande Venere, ma non sei il Grande Verso e il suo prossimo futuro, sei semplicemente la vita che si manifesta ma non incarni la sua evoluzione. Purché l’evoluzione si manifesti, il Sistema ha la necessità di essere modificato, scardinato se necessario…”

Le tue parole mi feriscono…”

Comprendo mia Innominabile Signora, perché non essendo in grado di capire il cambiamento, non sei nemmeno in grado di comprenderlo se non osservarlo, dall’esterno.”

Se non mi consideri in grado di comprendere questi cambiamenti avresti potuto parlarne con gli altri, anche escludendomi.

Non sarebbe servito, facendo ancora parte del tuo Sistema, dell’antico modo di pensare, il loro risultato sarebbe stato dettato dai vecchi schemi, le ancestrali conoscenze, retaggi che per carità, non dico siano passati ed obsoleti, ma semplicemente non sono più in linea con gli attuali tempi. Mia Signora, i tempi stanno cambiando, il nostro stesso pianeta sta cambiando, il Sole si è fortificato, la sua luce è diventata più potente, così come il suo calore, è questo ci indica che presto tutto muterà, e forse sarà per noi necessario persino migrare altrove, ma per farlo dobbiamo conoscere, comprendere, fare nuove conoscenze…”

A quel punto coloro che facevano parte del popolo presero a librarsi nell’aria irritati, alcuni se ne andarono lamentandosi o piangendo, lasciando dietro di sé delle scie elettriche azzurrognole, modo in cui esprimevano ed esternavano la loro tristezza, frustrazione o risentimento, altri alzarono la voce considerandolo un affronto contro la Grande Madre.

Non è una mancanza di rispetto nei vostri confronti, Grande Madre, semplicemente riteniamo che il vostro compito e quello di molti Anziani, sia superato, ed è necessaria aprire una nuova fase per il futuro della nostra Civiltà…”

Capisco…” si alzò in volo e disse, “Richiamo la Giuria, l’unica ad emettere una sentenza su quanto accaduto.” E così dicendo ritornò a sedersi sul suo trono. I Giudici che volteggiavano attorno a loro si fermarono, restando sospesi nell’aria, completamente in cerchio e attorno agli inquisiti, e all’unisono parlarono.

Tutti coloro che fanno parte di questa nuova visione saranno confinati nelle Terre Orientali, e lì dimoreranno sino ad ulteriori decisioni. Le vostre scelte saranno condotte in completa autonomia, e riguarderanno solo ed esclusivamente la vostra nuova comunità. Non potrete prendere decisioni riguardanti l’intero pianeta e la Civiltà Venusiana, se trasgredirete a questa regola, il vostro esilio sarà forzato e sarete condotti su altri sistemi planetari adibiti al solo scopo di darvi la libertà che cercate. Tu, NAMER ER KHERE e gli altri membri ribelli siete immediatamente espulsi dal Consiglio degli Anziani, come tu, ANAK ARE SHE WHERE con tutti i tuoi sottoposti, seguirete i vostri nuovi superiori. Da questo momento non fate più parte della Communĭtas e ne sarete banditi sino a prossimo giudizio.”

La Grande Madre assisa sul trono divenne completamente azzurrognola, manifestando così la sua più profonda tristezza.

Dai tempi immemorabili è accaduto qualcosa che non pensavo si sarebbe mai verificato. Oggi perdo dei figli da me profondamente amati; possano trovare la loro strada, ovunque li condurrà…”

Così dicendo si alzò spingendosi in alto nel cielo, disperdendo scie azzurre intorno a sé che andarono a ricadere su molti degli astanti, illuminandoli, mentre le gocce cadenti sul terreno, lasciarono dietro di sé una scia di nuovi fiori i quali, immediatamente, uscivano dal terreno e repentinamente sbocciavano; e volò lontano in direzione delle montagne…

Venere. Nome di un’antica divinità italica e romana, assimilata alla dea greca Afrodite, venerata come dèa della natura, dei campi e dei giardini, della fecondità, dell’amore e della bellezza femminile. In varie espressioni e denominazioni dell’uso corrente indica per antonomasia una donna di eccezionale. | In astronomia, Venere, è il pianeta del sistema solare posto tra Mercurio e la Terra, di 6150 km di raggio, con periodo di rotazione della parte solida di 243 giorni circa in senso retrogrado e di rivoluzione di 225 giorni, con temperatura, in superficie, di 480°C, dotato di atmosfera molto densa composta prevalentemente di diossido di carbonio (96%) e di azoto, e caratterizzata da nubi che si presumono formate da acido solforico in soluzione acquosa. Gli antichi, per es. i Babilonesi e i Greci prima di Pitagora, ritenevano esistessero due corpi celesti distinti, i Latini indicavano con i nomi di Espero e Lucifero le apparizioni serali e mattutine del pianeta. | Nella “Divina Commedia“, appaiono a Dante nel Paradiso gli «spiriti amanti», cioè le anime beate di coloro che erano stati più soggetti all’influenza amorosa attribuita al pianeta.

Memento

[The Last Day of Pompei”, di Karl Bryullov. 1799-1852]

Ascolto, nel silenzio, armoniose Essenze,

comprendersi, fondersi, annullarsi,

nell’attimo d’un amore perenne che stabilisce,

l’inizio e la fine del Tempo.

Comprendersi nell’assoluta inerzia,

nei vuoti siderali, nello spazio che separa

il Cuore dalla Mente, nei moti perpetui

noi tutti siamo una cosa sola.

Accendersi nel vento, tra le dense nebbie,

nell’Ovest attendo i tramonti,

di tanti ineffabili palpiti d’amore,

racchiusi in docili attese di tenebra.

Nell’Est ti guardo negli occhi,

tra le cime bianche delle montagne,

tra macigni di metallo fuso.

Il Mondo tutto è il risultato di azioni,

tra l’Io, l’insieme e la Divinità.

Ciò che nasce è un continuo contatto

di Spiriti e Essenze danzanti.

Il dolore viene disciolto in amare lacrime,

svanisce la speranza, ed io solitaria

presso l’arido tumulo che in breve spazio

diventa oscuro nella forma della vita.

Perduta, sospinta da angoscia eterna,

priva di forze, in me misera osservo,

avanzo ed indietreggio, mi aggrappo

e fuggo dalla sottile vita, spenta.

L’infinita nostalgia sono azzurre lacrime,

di altezze crepuscolari e tormentate,

brividi di un’antica beatitudine mi vincolano,

la nascita è come essere incatenati alla Luce.

Svanisce la magnificenza terrestre, tutta,

confluisce in un Mondo Nuovo, magnetico,

impenetrabile diventa l’Estasi notturna.

Sulla nuda terra aleggia il mio Spirito Futuro,

liberato, la roccia diventerà polvere,

trasfigurata rivedrò le fattezze dell’Uomo.

Nei suoi occhi si posa l’Eternità.

Scintillante, inscindibile è il vincolo,

e i millenni si annienteranno come uragani,

perché l’estasi della vita è il primo sogno,

quanto l’immutabile presenza delle Stelle.

*

Memento v. lat. [imperat. di meminisse «ricordare», quindi: «ricòrdati!»]. 1) Usato come nome (dalla parola iniziale) di due preghiere che fanno parte del canone della messa in latino: una all’inizio del canone (la Commemoratio pro vivis comincia «Memento, Domine, famulorum famularumque tuarum»), e una dopo la consacrazione (la Commemoratio pro defunctis: «Memento, etiam, Domine, famulorum famularumque tuarum qui nos praecesserunt cum signo fidei, et dormiunt in somno pacis»). 2) Per influenza dell’uso ecclesiastico, la parola è talora adoperata (oggi raramente) sia come verbo, nel significato proprio di «ricòrdati». 3) Popolarmente, con lo stesso significato, o con quello più generico di ammonimento, severo monito, è in uso la forma mementòmo, in frasi quali direrecitare il mementomo.

Ignavia

Pigrizia, indolenza spirituale, viltà.

Si trovava tra le maestose rovine del Tempio antico, lassù in mezzo alle cime bianche delle alte montagne. Il loro metallo fuso magnificamente scintillava con violenza sotto i raggi abbaglianti del Sole, illuminando a giorno persino gli anfratti più nascosti e nell’ombra. Non fece in tempo a finire di recitare la sua litania che, nel mentre si stava adagiando su di una pietra, volse lo sguardo verso la vallata, dove a svariate leghe di distanza si trovava il suo popolo felice a vivere le proprie giornate spensierate, quando notò in alto, nel cielo, il formarsi di strani vortici nella più alta atmosfera. I filamenti si formavano per poi sparire tra l’azzurro del cielo e la densa atmosfera del pianeta, a volte così intensi da generare dei cerchi di nuvole estremamente sottili ma incisivi, tanto da udire persino dei sordi rimbombi in lontananza, come di tuoni soffocati. Stava per accadere qualcosa di sinistro, ma non sapeva spiegarsi bene cosa, sapeva inoltre che se sarebbe scesa a valle, avrebbe impiegato troppo tempo prima di poter avvertire di persona tutta la popolazione, quindi decise di raccogliersi e farlo in “remoto”. Si sarebbe connessa con tutti, avvertendoli di quanto sarebbe potuto accadere di lì a breve.

E così fece, e nel mentre ad uno ad uno inviava il suo messaggio, un brusio si alzò dalla vallata, e una massa indistinta ed informe di Esseri prese a muoversi in preda al panico. Ma non servì a molto, in brevissimo tempo uno squarcio si aprì nell’azzurro cielo e un immenso e Oscuro Esagono apparve improvviso. Era un gigantesco buco nel vuoto, in mezzo all’azzurro cielo, dove qualsiasi nuvola tentava di avvicinarsi ne veniva disciolta o risucchiata all’interno. Rimase lì, aperto, per un tempo interminabile, nel mentre i tuoni sordidi ripresero a susseguirsi con più veemenza ed intensità, mentre da dentro quel vuoto, iniziò a scendere una densissima aria fredda, glaciale, che contrastando con il clima mite, quasi tropicale del pianeta, prese a generare una fittissima nebbia. Dopo alcune ore la nebbia aveva avvolto un terzo del pianeta e continuava ancora ad espandersi con una velocità inaudita, generando sgomento e paura tra tutti gli esseri viventi. E fu nel momento più freddo e silenzioso che principiò l’inizio di ogni fine. Possenti, veloci, fieri, orribili, presero a scendere da un Triangolo Nero successivamente apparso, una miriade di Entità Nere. Volando fulminee sibilavano sinistramente, disturbando l’udito a tal punto da provocare una sordità temporanea.

I loro sibili e le grida erano così forti che potevano echeggiare per chilometri in ogni dove, incutendo paura e terrore. Il loro aspetto rimase misterioso, nessuno riuscì mai a descriverli veramente, la nebbia era così fitta da non permettere di vederli, e la paura rese come folle qualsiasi tentativo di riconoscimento. Ma erano orribili e tremendamente spietati, e con sé portavano delle armi bianche, affilatissime, di metallo lucente e freddo e con le quali iniziarono la loro mattanza. Ogni corpo che incontravano veniva ripetutamente fatto a pezzi e smembrato, un altro di loro, disarmato, era incaricato di recuperarne i pezzi e trasportarli sino al Grande Esagono Nero, per portarli chissà dove e per farne chissà cosa. Non tutti gli esseri viventi caddero sotto le loro armi, alcuni, pochi, venivano stranamente risparmiati, come se fossero stati prescelti a dover sopravvivere. Altri invece fuggirono, cercando di scampare alla loro mostruosa follia omicida. Quando alcuni raggiunsero la Grande Madre la trovarono debole, quasi esanime, riversa sulla nuda roccia fusa. Dovevano portarla in salvo, non sarebbe dovuta cadere nelle loro mani, dovevano salvaguardarla ad ogni costo.

Sapevano che ad ogni colpo inferto al suo popolo sarebbe morta lentamente, dal dolore si sarebbe annichilita, ma il suo corpo era troppo importante e non sarebbe dovuto finire nelle loro mani, sarebbe stata la loro migliore arma di difesa e di riscatto. E così fecero, sparirono nella nebbia, nel nulla, facendo perdere completamente le loro tracce. Il massacro durò giorni e giorni, la cortina di fumo e nebbia che ormai avvolgeva l’intero pianeta, era diventata così densa e nauseabonda da non lasciare più scampo. Quando pure l’ultimo essere vivente fu smembrato e poi trasportato via attraverso il Grande Esagono Nero nel cielo, il silenzio calò, e con esso anche l’oscurità. A 600 milioni di km di distanza, nei pressi di Giove un’immensa struttura, anch’essa a Forma Esagonale, campeggiava silenziosa ed immobile. Ogni lato della struttura esagonale misurava quasi 14.000 km, dimostrando fiera la sua enormità e la totale natura artificiale di quel manufatto. Improvvisa, dal centro, si accese una luce dallo strano colore giallo, verde, viola, che prese a invorticarsi, divenendo una massa energetica sempre più grande, informe.

Si formò infine un fascio gigantesco di quella massa energetica e di luce che a velocità siderali iniziò a dirigersi verso il Sole. E prese ad attraversare velocemente, per un tempo indefinibile, lo spazio interno del Sistema Solare, accompagnando morte e distruzione. Incrociò dapprima un pianeta fiorente e prospero. Lo colpì in pieno disintegrandolo e la sua energia si condensò così intensamente nel suo nucleo interno, che sembrò come ricaricarsi prima di continuare il proprio cammino. La deflagrazione creò un’infinita scia di minuscoli oggetti, meteore, asteroidi e piccoli planetoidi i quali andarono a disseminarsi nello spazio tutto intorno. Ma quel pianeta aveva anche una Luna, molto grande, ben rigogliosa di vegetazione, con acqua liquida, forme di vita e che durante l’impatto venne sbalzata fuori dalla sua traiettoria, non prima di essere investita, però, da telluriche scosse elettriche. Sconvolsero la superficie a tal punto da strapparne l’atmosfera, disperdendola nello spazio, oltre ad essere poi bombardata dai frammenti del pianeta distrutto, continuandone lo smantellamento e rendendola infine desertica e rossiccia.

Non molto tempo più tardi raggiunse anche Venus, ormai completamente disabitata e ridotta ad un luogo intriso di morte pestilenziale. L’impatto, meno violento del precedente, fu comunque potentissimo. Non distrusse il pianeta ma lo spinse fuori dalla sua orbita, e nel mentre tutti gli equilibri del Sistema Solare vennero sovvertiti, il suo moto divenne retrogrado e un giorno divenne così lento da durare più di un’intera rivoluzione intorno al Sole. E fu così, che non appena raggiunse la sua nuova orbita, dopo aver scalzato in questa immane danza un altro pianeta, ne prese il suo precedente posto. Lentamente iniziò la sua trasformazione divenendo ben presto un luogo opprimente, abissale, infernale. Un monito nei riguardi di tutti coloro che avrebbero osato interferire contro il Nuovo Ordine

Communio

Moltissimo tempo dopo, quando tutto riprese un insperato e rinnovato equilibrio, i superstiti di quell’immane catastrofe si ritrovarono a vivere in un nuovo pianeta, che nel corso delle sue lunghe Ere venne chiamato in molti modi, non ultimo, Gaia. Ma all’epoca, e all’inizio di tutto, in una struttura avveniristica, al suo interno, e all’interno di una teca di cristallo, vi si trovava custodito il pallido ed emaciato corpo della Grande Madre, e tutto attorno una serie di Entità, alcune Venusiane, altre non, si aggiravano al suo capezzale. Seppure fosse morta, il suo corpo veniva tenuto in vita tramite quella strumentazione ipertecnologica.

Credo che la soluzione migliore sia sezionarlo in parti uguali.”

No assolutamente”, ribatté un altro dei presenti, “In questo modo non ci sarà una distribuzione equa.”

Equa? Per come è stata gestita la questione non ci vedo nessun equilibrio…”

Adesso non ricominciamo con le recriminazioni, sappiamo tutti quanti come il suo sacrificio sia stato estremamente necessario per noi, e le nostre rispettive Civiltà…”

Noi Venusiani abbiamo sacrificato 144.000 dei nostri, i loro corpi, anch’essi smembrati, daranno il via ad un nuovo e più grandioso esperimento, ed essendo la nostra Grande Madre, ne rivendichiamo la parte più cospicua…”

Allora propongo di sezionarla in base al numero di abitanti di ogni nostra singola Civiltà, e da lì dividerlo in percentuali spettanti ad ognuno. I Venusiani avranno un 40% pieno del corpo, mentre il restante 60% sarà tra noi suddiviso. Cosa ne pensate?

Calò il silenzio nella stanza, poi ad un cenno della testa o della mano, tutti acconsentirono a quell’ultima proposta. Quando il fascio di luce prese a tagliare il corpo, con orribile precisione chirurgica, nelle sezioni decise da tutte le parti in causa, rimasero ammutoliti, senza alcun rimpianto o ripensamento nel vedere quell’ultimo scempio consumarsi davanti ai loro occhi. Della grande Civiltà Venusiana, adesso, non ne restava che un cumulo di pezzi di carne maciullati, in attesa di essere utilizzati in nuovi esperimenti i quali avrebbero permesso la nascita di svariate forme di vita ibride.

Un pozzo senza fine costellato di orrori...