“Divinità Antropomorfe dell’Antico Egitto” [1]

È innegabile, la figura del Leone ha sempre esercitato un grande fascino sull’Uomo, tanto che in numerose culture è stato usato come simbolo di virtù, identificato sovente con qualità quali la forza, la fierezza, la maestosità, la nobiltà e il coraggio. La sua “naturale” nomina a “Re degli Animali” (originaria del Mondo Classico) arricchì ulteriormente la sua immagine di significati metaforici, e oltre a un senso positivo, il Leone colpì l’immaginario collettivo anche per la sua poderosa aggressività e la potenziale pericolosità. È chiaro, pertanto, come tale specie abbia dato l’opportunità di generare così tanti Miti nelle culture di tutto il pianeta, a iniziare dalle più antiche di cui si abbia testimonianza. In India, ad esempio, si riscontra Narasiṃha (Uomo-Leone), chiamato anche Narasingh e Narasinga in devanagari, quarta incarnazione o Avatar di Visnu, sia nei Veda che nei Purana, testi sacri dell’Induismo, descritto come un essere dall’incontenibile furia animalesca, placata solo grazie all’intervento di Śiva, nonostante in varie fonti si narra che nessuno dei semidei fosse in grado di fermarlo. Probabilmente persino la gigantesca creatura di pietra, metà Uomo e metà Leone (la Sfinge) presente nella piana di Giza in Egitto, raffigurava Sekhmet, il cui nome significa “Colei che è Potente” o la “Signora Rossa”, divinità solare zoomorfa della mitologia egizia. “Figlia di Ra“, nella tarda teogonia menfita, a partire dal Nuovo Regno divenne membro della triade come sposa del demiurgico Ptah e madre di Nefertum, prendendo l’epiteto di “La grande, amata da Ptah”.

Similmente a quanto è narrato nel Mito Indiano, anche in Egitto impersonificava una temibile creatura, una “Dèa della Guerra” la quale, con i suoi raggi dal calore mortale, incarnava il potere distruttivo del Sole così come l’aria rovente del deserto, i cui venti erano il suo alito di fuoco utilizzati per punire i nemici che si ribellavano al volere divino, rappresentando pure lo strumento della vendetta di Ra (così lo sarà il vendicativo Zeus) contro l’insurrezione degli uomini, imponendo “l’Ordine del Mondo“. Temuta persino nell’Aldilà, dove il malvagio Seth ed il serpente Apopi venivano da lei sconfitti, abbracciava poi le spire di fuoco di Ra nel suo viaggio notturno, mentre in un ulteriore “Mito Egizio“, quello della “Dèa Lontana“, veniva raccontato di come Ra, adirato con gli Uomini che avevano cospirato contro di lui, la inviò ad ucciderli, ma dovette poi fermarla ubriacandola con la birra, colorata di rosso sangue, come sovente narrato nel “Mito Induista“. Ma le varianti del Mito sono imprevedibili. In quello egizio si racconta come dopo essersi addormentata a séguito del suo eccessivo stato di ebbrezza, al risveglio prese le sembianze di Bastet che, al contrario, rappresentava le peculiarità benefiche della potenza solare. In Grecia, e successivamente a Roma, la sua figura subì un radicale cambiamento, dal momento che non solo acquisì sembianze del tutto umane, ma pure qualità fisiche maschili (come quelle indiane), venendo identificata persino con Ares, il “Dio della Guerra” (e da qui il poco successivo Marte dei Romani), tutte figure, comunque, legate da un filo conduttore riscontrabile nel “colore rosso, l’adamitico colore del sangue”.

Sempre nel Peloponneso, si raccontava il “Mito del Leone Nemeo” che dimorava a sud est di Corinto, in una caverna con due aperture dalla quale usciva solo per uccidere gli abitanti del luogo (come il Narasiṃha indiano), i quali diminuivano a vista d’occhio. La bestia, di incerti natali, era così invulnerabile tanto si pensava fosse stata generata dal cane Ortro (Anubi), ma che fosse addirittura figlio del mostro Tifone (Apopi) o persino di Zeus (Ra) in persona, il “Re degli Dèi”, e Selene, la Dèa della Luna (Bastet?) Si racconta avesse la pelle a prova di qualsiasi arma, perché il suo mantello era indistruttibile, come scoprì Ercole quando la colpì con tre frecce e queste si limitarono a rimbalzare, oppure quando la spada si piegò o la clava si spezzò colpendolo; fu dopo un terribile duello ove Ercole ebbe la meglio e lo vinse, uccidendolo, e fu solo a quel punto che Zeus pose il Leone nello “Zodiaco“, dove formò la Costellazione omonima. La storia della presenza Leonina ha radici assai più profonde nell’immaginario collettivo storico umano. Celebre è la vicenda del “Leone Umano” (in tedesco Löwenmensch) iniziata nel 1939, quando un gruppo di archeologi tedeschi, impegnato in uno scavo presso il sito paleolitico di Stadelhole (“grotta stabile”), a Hohlenstein, nel sud della Germania, scoprì un centinaio di frammenti di avorio di mammut. Solo una settimana dopo la scoperta, prima che il gruppo potesse completare il lavoro di ricerca e analizzare i reperti, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale costrinse gli archeologi ad abbandonare il sito.

I frammenti furono poi custoditi in un deposito presso un Museo nelle vicinanze della città di Ulm, dove vi rimasero dimenticati per quasi trent’anni, fino a quando l’archeologo Joachim Hahn, dopo averli rinvenuti iniziò ad analizzarli. Lo studioso catalogò e analizzò più di 200 frammenti, con i quali, alla fine, compose una straordinaria figurina umanoide, risalente al Periodo Aurignaziano (più di 30 mila anni fa). Subito ci si accorse chiaramente come la figura presentasse caratteristiche sia umane che animali, ma essendo incompleta, – solo una piccola parte della testa e dell’orecchio sinistro erano state ritrovate -, non si riuscì a capire quale tipo di creatura potesse rappresentare. Poi, tra il 1972 e il 1975, furono consegnati al Museo altri frammenti raccolti sul pavimento della grotta, e altri ancora furono scoperti in un ulteriore campagna di scavi del 1960 ma che erano stati conservati in un’altra sede. Nel 1982, infine, un’archeologa riuscì a svelare finalmente il mistero. Infatti, fu una certa Elizabeth Schmidt a riprendere il lavoro iniziato da Hahn, dove non solo corresse alcuni errori da lui commessi, ma riuscì persino ad aggiungere anche le parti mancanti, rendendo sempre più chiara la sua conformazione. Alla fine, si comprese come quella statuetta rappresentasse un essere antropomorfo, dall’aspetto felinoide, classificato di sesso maschile, anche se la Schmidt, sulla base di frammenti aggiuntivi, affermò doveva trattarsi di un essere femminile con la “Testa di Leone“, ovvero di una “Löwenfrau” (Donna-Leone).

La statuina, alta 29,6 e larga 5,6 centimetri, venne ricavata da dell’avorio di mammut, con uno scalpello in pietra di selce. Inizialmente si pensava fosse stata scolpita circa 30.000 anni fa, ma la datazione al radiocarbonio, eseguita di recente, ha retrodatato di ben 10.000 anni nel passato la sua creazione, facendola risalire addirittura a 40.000 anni fa! Solamente da questa scoperta archeologica avvenuta in Germania, senza doverne menzionare altre, altrettanto importanti in altre zone del Mondo, si può comprendere quanto la “Figura del Leone” sia stata presente e costante nella “Storia Umana” sin dagli albori, anche in popolazioni distanti tra loro nel tempo e nello spazio, e sovente con caratteristiche umanoidi del tutto insolite. Il Leone (in latino Leo) è una grande “Costellazione Zodiacale” del Cielo settentrionale, si trova infatti lungo la linea dell’eclittica, tra la debole Costellazione del Cancro ad ovest e la vastissima Vergine a est, individuabile con facilità tra i mesi di dicembre e giugno; la sua presenza ad est dopo il tramonto, indica l’arrivo della primavera, mentre nell’emisfero australe è una Costellazione tipica dei cieli tardo-estivi e autunnali. Le sue Stelle principali formano un grande trapezio al quale è connesso un famoso asterismo, noto come la Falce, composto da Regolo, η Leonis e Algieba, assieme alle Stelle più deboli Adhafera (ζ Leonis), Ras Elased Borealis (μ Leonis) e Ras Elased Australis (ε Leonis). Anticamente sappiamo che la Costellazione era più estesa: la parte della testa comprendeva la zona settentrionale del Cancro e della Lince, mentre la parte terminale della coda era rappresentata dalla famosa “Chioma di Stelle” della Costellazione di Berenice.

La Stella principale è Regolo (α Leonis, in latino Regulus) ed è anche l’astro più brillante della Costellazione, il nome che in latino significa “Piccolo Re“, data la sua posizione è conosciuta anche come Cor Leonis, “il Cuore del Leone”, ed insieme a Aldebaran, Antares e Fomalhaut, era considerata una delle “Quattro Stelle Regali” dai Persiani. Con una magnitudine apparente da Terra di 1,36, è la ventunesima Stella più brillante del Cielo notturno, distante dal Sistema Solare 77,5 anni luce; appartiene inoltre alla sequenza principale, è di tipo spettrale B, ed è 4 volte più massiccia del Sole, trattandosi di una Stella bianco-azzurra, molto più calda del Sole e circa 130 volte più luminosa. Possiede, inoltre, una piccola compagna distante 4200 unità astronomiche che a sua volta è una Stella doppia, le cui componenti sono un astro di tipo spettrale K1, con una massa pari all’80% di quella solare e una luminosità di meno di un terzo di quella del Sole, più una compagna molto più debole, di classe spettrale M, con una massa pari un quinto di quella solare; queste due componenti distano fra loro 95 UA, ed entrambe orbitano intorno alla principale con un periodo di almeno 130.000 anni.

Anche le altre Stelle sono tutte importanti e alquanto vicine al nostro Sistema Solare: γ Leonis (Algieba) è una Stella doppia distante 126 anni luce; β Leonis (Denebola) è una Stella bianca distante 36 anni luce (dunque relativamente vicina); δ Leonis (Zosma) è una Stella bianca di magnitudine a 58 anni luce; ε Leonis (Ras Elased Australis) è una Stella gialla lontana 251 anni luce; θ Leonis (Coxa) è una Stella bianca che si trova 178 anni luce; nel Leone si trova persino uno degli astri più vicini alla Terra, Wolf 359, distante soli 7,7 anni luce. Prima di descrivere la Razza Felina da noi conosciuta, i Sek, dobbiamo però fare un passo indietro e affrontare la questione delle loro origini. I “Felinoidi o Felini Extraterrestri” sono una delle “Civiltà Cosmiche” più diffuse della nostra Galassia, tra cui si riconoscono i “Felini Bianchi della Costellazione della Lyra“, abitanti il pianeta cosiddetto Avyon che orbita attorno alla Stella Vega, un Mondo il quale si presenta come un vero e proprio “Paradiso” trasognato, fatto di montagne, laghi, fiumi e oceani; un pianeta azzurro scuro, somigliante alla Terra per varietà di forme di vita, vegetazione e paesaggi diversificati. Originari di un altro Sistema Solare (addirittura forse di un’altra Galassia), furono il prodotto di un’antichissima quanto oscura transmigrazione genetica, grazie alla quale furono poi in grado di acquisire una forma sempre più Umana, seppure non abbandonarono i lineamenti del volto e altre caratteristiche tipiche della propria specie, così come fu dal successivo incrocio fra Razze che ebbe poi inizio la linea genetica pura, conosciuta col nome di “Linea Reale di Avyon”, o “Casa di Avyon”.

Ancora oggi, i “Felini Bianchi di Avyon o Lyriani“, sono una Razza bipede con individui alti da 360 cm fino a quasi 5 metri, con una pelle ricoperta da una peluria morbida di colore bianco latte o candido, sebbene non abbiano una pelliccia vera e propria; presentano comunque una criniera folta e lunga. Il colore dei loro occhi varia dal blu all’oro, e può cambiare man mano che essi invecchiano; varia, inoltre, da un colore dorato scuro al bianco. Dal temperamento cordiale, sanguigno e finemente intellettuale, maturando assumono una natura più cupa, introspettiva e gentile, tanto che gli anziani sono venerati per la loro saggezza, compassione e l’acuta intuizione. Tutti però si contraddistinguono per un’innata curiosità, oltre ad essere estremamente solidali e dimostrando tra di loro un grande senso di appartenenza e lealtà; le femmine della specie, altresì, sono venerate e onorate a parità dei maschi. I “Felini Lyriani“, seppur riconosciuti come dei grandi genetisti della nostra Galassia, accusarono ben presto dei difetti congeniti, e fu in questo frangente della loro lunghissima storia che iniziarono delle collaborazioni con altre “Civiltà Umane Extraterrestri“, principiando così un programma di incrocio e miglioramento genetico, mirato poi alla creazione di nuove forme intrinseche all’interno della specie. Fu da questi esperimenti che così ebbe vita la nuova “specie felinoide” dei Sekh-El-Met (o Sek), i quali furono poi messi a svernare nella “Costellazione del Leone“, arrivando ben presto a raggiungere dei livelli sociali e tecnologici, addirittura più superiori, tanto da formare in breve tempo una potente Civiltà a sé stante.

Attualmente i Lyriani sono una società morente, costituita da poche migliaia di individui ancora in vita, come si pensa che moltissimi membri dell’originaria specie di Avyon, si siano poi integrati spiritualmente con la nuova e più forte “Civiltà dei Sek” su Regolo (Leone), continuando, così, una “perpetuazione mistica” della propria specie. I “Felini Sek” hanno un Corpo dalle fattezze umane ma con la testa da Leone, sono interamente ricoperti di una pelliccia color marroncino chiaro, quasi dorata (i Felini più giovani presentano un colore più chiaro rispetto agli anziani, che raggiunge tonalità più scure). Alti più di 2 metri (forse sino a 3 o 4 metri), portano tutti una tuta (blu, spesso argentata) aderente e degli stivali, neri per i maschi e bianchi per le femmine. Sovente sono presenti vari simboli su queste tute, specie all’altezza del petto, dove il più comune è formato da una coppia di ali, simile al “Disco Solare” egizio (Sehkhmet infatti era la Figlia di Ra, la “Divinità Solare” per eccellenza). Possiedono grandi capacità telepatiche, telecinetiche, un’impressionante forza fisica e una complessa filosofia di vita, unita ad una visione spiritualmente elevata del Cosmo. Vige una parità dei sessi tra maschi e femmine per la gestione regolare del potere, con un conseguente cambiamento nelle linee guida tra “stati patriarcali e matriarcali“; tutta la Società, comunque, è forgiata secondo uno schema fortemente militare. Civiltà tra le più antiche e radicate nel Quadrante della nostra Galassia, ha sempre svolto una politica ambigua, mirata a tenere saldi i rapporti con i “Vertici del Potere” e a sostenere, dall’altra, una certa ribellione allo Status quo vigente, iniziando poi il “Progetto Abductions” con altre Razze e Civiltà, restando abilmente in bilico su due fronti, cambiando più volte, nel corso della propria storia, alleanze e obiettivi.

Attualmente svolgono un ruolo di protezione nei confronti della “Razza Aliena Umanoide Siriana“, e da quando è nata questa collaborazione, si è venuta a creare persino una sorta di simbiosi che ha condotto i “Siriani” a sviluppare una maggiore conoscenza genetica e spirituale, ripresa dalla complessa filosofia di vita dei “Felini“, nonché una visione comune ed uno scambio reciproco di conoscenze e risultati conseguiti. Riscontrabile, comunque, è la loro necessità di condurre in silenzio il proprio lavoro, tenendo così un comportamento elusivo che ha delegato i protetti “Siriani” a svolgere le mansioni più spinose, arrivando a non sporcarsi quasi più le mani direttamente nel “Progetto Abductions”. L’interferenza dei “Felini Sek”, nei nostri confronti, subì una drastica spinta in avanti quando entrarono in contatto con la branca esiliata della “Civiltà Andromediana“, allora capeggiata da Ariel. Entrati pure quest’ultimi a far parte del “Progetto Umano”, iniziarono insieme una serie di collaborazioni, tra cui nuovi studi genetici che ben presto dettero i loro frutti. Da alcune specie acquatiche e terrestri, forme animali autoctone dimoranti in alcuni pianeti orbitanti attorno alla Stella Sirio, nel Cane Maggiore, tra cui dei pre-cetacei, dettero vita ai primi “Esseri” dalla forma compiuta Umanoide, dai quali discesero poi gli “Alieni Siriani“. L’intervento della “Razza Felina” sul Genere Umano è infatti intimamente connesso alla protezione che prodiga nei riguardi degli “Umanoidi Siriani“, infatti sono questi ultimi a svolgere per loro il lavoro sporco nelle “Abductions“, anche se ci sono casi censiti in cui intervengono direttamente, e se accade, la situazione muta radicalmente.

Seppure al momento non disponiamo di molti dati al riguardo, sia perché questo genere di interferenza è alquanto raro, sia perché il lavoro svolto è avvolto nel più fitto mistero, sappiamo però che la “Razza dei Felini Sek“, insieme a quella dei “Canidi Anubis” e altre Civiltà, fa parte di una potente e temuta “Gerarchia Aliena Superiore”, sorta di “cupola” la quale detiene un certo potere galattico. Sappiamo, inoltre, come nelle rare volte che intervengono direttamente, rimuovono o inseriscono nuovi impianti, molto più sofisticati e tecnologicamente avanzati, praticano alcune tipologie particolari di manipolazione dei feti (“Ibridi Umano-Alieni“) nelle donne, sono persino in grado di possedere anche la psiche degli addotti, sostituendosi mentalmente e spiritualmente al soggetto così parassitato. Essendo tra le prime e più antiche “Razze” generatesi, grazie alla loro particolare evoluzione e potenza, quella dei “Felini Sek” è stata quasi sempre al vertice del potere interno alla “Gerarchia Superiore”, interferendo su ogni sviluppo di qualsiasi altra “Razza Aliena” presente nel nostro “Quadrante della Galassia”. Infatti, sono loro i fautori di una suddivisione dei centri di potere per il controllo su tutte le altre “Razze Aliene“, non solo da monitorare, – come sostenere e indirizzare in questo modo il “Progetto delle Abductions” -, ma anche per decidere le sorti di quelle Civiltà avverse ai loro piani, decretandone persino la distruzione.

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Con il termine Cinocefalo (dal greco antico dal significato di “Testa di Cane”), si designa un essere mitologico dal “Corpo Umano e la Testa dalla forma di un Canide“, di dimensioni variabili. I Cinocefali, assieme agli Sciapodi, i Blemmi, i Ciclopi, gli Ippopodi ed altre simili creature, vennero anticamente classificati tra i popoli mostruosi che dimoravano su alcune regioni della Terra, seppure ai Cinocefali furono attribuite, nella maggior parte dei casi, caratteristiche negative quali: l’irrazionalità, l’aggressività e la dissolutezza dei costumi. Il Mito del popolo degli “Uomini-Cane” è presente in tutte le culture indo-europee di età classica, dall’Africa settentrionale alla Grecia, dalla Persia all’India, sovente descritti come creature mostruose, realmente esistenti, talvolta mutuati da racconti o miti di altri paesi; così probabilmente fece Ctesia (IV secolo a.C.), descrivendo nella sua “Storia dell’India” i Calystrien, creature che coincidono con gli Swamukha indiani (letteralmente “Faccia di Cane”), citati nei “Purana”. La fonte greca più antica (VII/VIII secolo a.C.) si riscontra in Esiodo, che menziona gli Hemikynes (in greco antico “Mezzi Cane”), descritti in forma di “Umanoidi dal Corpo di Cane”, e i Kynokephaloi, dalla “Testa di Cane e il Corpo Umano”, entrambi da lui collocati sulle coste del Mar Nero e trattandoli come un’unica popolazione. Per Strabone e Plinio il Vecchio, si chiamavano invece Cynamolgi e abitavano in Etiopia, mentre Tertulliano descriveva i Cynopennae e li collocava nella Persia.

I Cinocefali vennero, successivamente, catalogati in trattati quali il “Liber monstrorum de diversis generibus” (VIII secolo), assieme a molteplici creature mostruose, abitanti nelle terre orientali lontane e sconosciute, ritenute contigue al “Giardino dell’Eden”. È nella religione egizia ove questa figura assunse la conformazione più universalmente nota. Anubi, infatti, è passato alla storia in qualità di “Divinità che proteggeva le Necropoli e il Mondo dei Morti”, per il quale veniva anche chiamato “Il Signore degli Occidentali”. “Prima Divinità dell’Oltretomba”, come recitano i “Testi delle Piramidi”, venne successivamente sostituito da Osiride verso la V dinastia, ma restò comunque la “Divinità protettrice del XVII nomos dell’Alto Egitto“, il cui capoluogo, Khasa, fu chiamato in epoca ellenistica Cinopoli, ossia “Città dei Canidi”, per il culto che vi veniva celebrato. Possedeva numerosi titoli i quali coglievano i vari aspetti della sua complessa natura, tra i quali: “Colui che presiede l’imbalsamazione”; “Colui che è sulla montagna”, intendendo la montagna ove erano scavati gli ipogei; “Colui della necropoli”; “Colui che è nelle bende”, intendendo le bende funerarie, seppure resti oscuro il suo significato. Nel primitivo culto zoolatrico, Anubi era raffigurato come un Cane dal pelo stranamente rossiccio, con grandi orecchie e lunga coda, mentre a partire dal “Nuovo Regno” iniziò a essere rappresentato con il “Corpo di Uomo e la Testa di Cane”, chiamata poi genericamente “Testa di Sciacallo“, per identificare così l’animale che si nutre di carogne, strettamente connesso alla morte.

Da quel momento, la “Testa” venne sempre raffigurata nera, a indicare il colore della putrefazione dei corpi, o il bitume impiegato nella mummificazione, ma anche il limo fertile simbolo di rinascita, mentre la comune immagine di questa “Divinità” altro non era che un geroglifico, indicante la natura e le sue più spiccate caratteristiche. Oltre ad Anubi, di “Divinità Ibride con la Testa di un Canide”, ricordiamo Upuat e Khentamentyu, sempre a lui assimilabili. Anubi veniva definito nei “Testi delle Piramidi” come il “Quarto Figlio di Ra“, generato con la dèa Hesat dalla “Testa di Vacca“, nonostante tra le varie teologie, alquanto confuse, venisse indicato “figlio” e frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti, oppure dalla coppia Nefti-Seth; quest’ultimo fratello di Osiride, seppure inizialmente nei testi antichi non gli vennero attribuiti né genitori o coniuge. La dèa Qeb-Hwt, conosciuta come Kebechet, ossia “Colei che versa l’acqua fresca”, ristorando i defunti, era considerata la figlia di Anubi e qualche volta sua sorella, la sua paredra era invece la dèa Inpwt, avente anche lei per simbolo il Canide ed un centro di culto sempre nel XVII distretto dell’Alto Egitto. “Protettore della Sacra Terra della Necropoli”, Anubi aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al “Tribunale degli Dèi”, così come narrato nel “Libro dei Morti”, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano; in questa circostanza diveniva la forma sincretica del dio Upuat, che significa “Colui che apre la strada”, ed era pure assimilato all’altra divinità canide, Khentamentyu, ossia “Colui che è a capo della necropoli”.

Ebbe pure un ruolo importante nel “Mito di Osiride” del quale imbalsamò le spoglie su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo il “Dio protettore dell’Imbalsamazione”. Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti, e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del Dio, assumendo egli stesso la “Personificazione della Divinità“; partecipava, inoltre, alla psicostasia, ove conduceva il defunto nella “Sala delle Due Verità” e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che, come scriba, ne registrava la pesatura. Il Cane Minore (in latino Canis Minor) è una delle “46 Costellazioni” elencate da Tolomeo ed è pure una delle “88 Costellazioni Moderne“, oltre a rappresentare uno dei Cani che seguono Orione, “il Cacciatore” (ricordiamo che per gli Egizi questa Costellazione raffigurava Osiride). È una piccola Costellazione dell’emisfero boreale la quale consiste principalmente di due Stelle, Procione (α Canis Minoris), e Gomeisa (β Canis Minoris). Procione (α Canis Minoris), Stella bianco-azzurra di sequenza principale di magnitudine 0,38, trovandosi ad una distanza di soli 11,4 anni luce è la tredicesima Stella più vicina al Sole. Gomeisa (β Canis Minoris) è una nana bianco-azzurra di magnitudine 2,89 ed è distante 170 anni luce, mentre γ Canis Minoris è una gigante arancione di magnitudine 4,33 distante 398 anni luce.

Costituisce il vertice nordorientale dell’asterismo del “Triangolo Invernale“, ciò rende la Costellazione, nonostante le sue piccole dimensioni, immediatamente individuabile anche dalle aree urbane più popolate. Procione (Procione A o α Canis Minoris A), in realtà è una Stella doppia, con una nana sub-gigante giallo-bianca con una massa 1,4 volte quella del Sole, e 7,5 più volte luminosa, mentre la componente secondaria (Procione B o α Canis Minoris B), è una nana bianca. Procione B orbita ad una distanza media dalla principale di circa 14,9 UA (2,229 miliardi di km), poco meno di quella che separa Urano dal Sole, sebbene l’eccentricità dell’orbita la porti ad una distanza minima di 9 a una massima di 21 UA. L’età della Stella era stimata sui 3 miliardi di anni, ma nuovi studi hanno ridotto questo valore a 1,7 ± 0,3 miliardi di anni, ritenendo che nei prossimi 10-100 milioni di anni ultimerà la sua espansione, sino a diventare una gigante rossa di dimensioni da 80 a 150 volte quelle attuali. Le due “Stelle del Cane” sono menzionate nella letteratura sin dall’antichità ed erano venerate sia dai Babilonesi come dagli antichi egizi. La “Razza Aliena degli Anubis“, rispetto a tante altre che già conosciamo, è tra le poche a presentare un aspetto simile a quello già noto nelle nostre antiche culture terrestri. Vedere una raffigurazione del dio Anubi degli antichi egizi, in sostanza, equivale a vedere in fotografia un esemplare di questa “Razza Aliena“, per quanto sono somiglianti.

Fisicamente presentano un’altezza variabile dai 3 ai 6 metri, più alti sono i maschi mentre più basse sono le femmine della specie, mentre in entrambi i sessi il colore della pelle è di un nero ebano, più lucido nei maschi e leggermente più opaco e rossiccio nelle femmine. La corporatura è del tutto “Umanoide“, possente e forte, le uniche differenze che si riscontrano con noi terrestri, sono presenti nelle mani e nei piedi, più a forma di “zampa” invece di arto umano, anche se sono in grado di poter tenere oggetti di qualsiasi fattura. Altra differenza è la “Testa dalla Forma Canina“, simile a quella di un lupo nei maschi, con il muso allungato in avanti (e le orecchie a punta), mentre al contrario è più tondeggiante nelle femmine. Entrambi i sessi, inoltre, presentano una capigliatura simile a quella di capelli intrecciati finemente, tanto da diventare quasi rasta nei maschi, di lunghezza variabile, ma che non oltrepassa mai le spalle (questa unione di viso canide con capelli rasta, conferisce un aspetto a caschetto o di copricapo tipicamente “egizio”). Estremamente simili tra di loro, ci sono leggerissime differenze tra singoli individui che passerebbero quasi inosservate per noi terrestri, mentre il loro abbigliamento non lascia spazio ad ulteriori individualizzazioni. Quasi del tutto nudi, portano solamente un gonnellino in vita, di vario colore a seconda della funzione, mentre ai piedi indossano dei calzari o dei “sandali”.

Raramente vestono con delle tuniche, indossate più che altro soprattutto quando si svolgono funzioni pubbliche di una certa importanza, al contrario, portano svariati gioielli e bracciali, gli unici a permettere di riconoscere il livello di appartenenza di ognuno all’interno della Società. Più ornamenti sono presenti sul Corpo, più elevato sarà il potere, in special modo carismatico, dell’individuo sugli altri della stessa specie. La loro Società è gestita in modo vagamente “democratico” da un “Consiglio degli Anziani”, retaggio di un’antica tradizione e di quando il popolo dei Canidi viveva su di un diverso pianeta, allo stato brado, e dove al posto delle città si trovavano tribù erranti guidate dagli “Anziani” (come in una popolazione del tutto simile a quella degli Indiani d’America). Nel “Consiglio” si accede dopo aver raggiunto la completa maturità adulta e aver conseguito, durante la propria lunga vita (stimata in migliaia di anni), innumerevoli riconoscimenti. Dotati di grande forza fisica, possiedono persino una straordinaria capacità psichica, con la quale riescono a comunicare tra di loro telepaticamente e a riconoscersi; nei più anziani sono presenti anche casi di telecinesi, amplificata grazie all’utilizzo di un’appropriata tecnologia. Se i “Felini Sek” sono coloro che hanno suddiviso i “Centri di Potere”, per meglio gestire, monitorare e controllare le altre “Razze Aliene“, specie in relazione al “Progetto Abductions”, gli “Anubis” sono invece il braccio armato che detta legge nel nostro “Quadrante della Galassia” (o buona parte di esso), decretando persino la distruzione di Civiltà avverse ai loro propositi, o nemiche.

Società dalla natura ambigua, stranamente rispecchia la visione che abbiamo della figura del Cane presente nelle diverse Civiltà terrestri, il quale rappresenta simbolicamente la fedeltà e la vigilanza. Non di rado viene considerato il “Guardiano dell’Oltretomba”, oppure viene sacrificato ai defunti per poter servire loro da guida anche nell’Aldilà. I nostri Cani sono considerati in grado di “Vedere gli Spiriti”, e quindi di salvaguardarci dai pericoli invisibili. In alcune primitive popolazioni, il Cane, a causa della sua intelligenza e la facilità di apprendimento, veniva considerato portatore di molti beni per la Civiltà Umana. In Cina, il Cane è “l’Undicesimo Segno dello Zodiaco“, ma il suo significato simbolico e mitico ha invece caratteristiche diverse, perché in primo luogo, i Cani dovevano scacciare i “Demoni“, ma in alcune regioni venivano ritenuti anche commestibili, (quindi portatori di cibo), mentre per la popolazione dello Yao, nella Cina meridionale, divenne “Progenitore dell’Umanità” attraverso numerose leggende di “Uomini dalla Testa di Cane”. Nell’antichità si menzionavano, inoltre, l’adulazione e la spudoratezza dei Cani, ma si sottolineava pure il loro attaccamento alla casa e le varie doti di “Guardiani del Gregge”, senza dimenticare, infine, che nel Medioevo “Cani Infernali” accompagnavano Satana, il “Cacciatore di Anime.”