“Divinità Antropomorfe dell’Antico Egitto” [3]

In un remoto passato, gli Dèi non esitavano a trasformarsi in animali potenti, e nella mitologia greca uno di essi, l’Ariete, comparve sulla Terra nell’esatto istante in cui il Re Atamante di Beozia si accinse a sacrificare suo figlio Frisso, per allontanare una carestia incombente. Il re Atamante e sua moglie Nefele non erano una coppia felice, allora il Re si unì a Ino, figlia del Re Cadmo della vicina Tebe. A Ino non andavano a genio i figliastri, Frisso ed Elle, e organizzò una cospirazione per farli uccidere, cominciò, così, a bruciare il grano per evitare ci fosse un raccolto, e quando Atamante chiese aiuto all’Oracolo di Delo, Ino corruppe i messaggeri affinché ritornassero con la risposta falsa che Frisso doveva essere sacrificato per salvare il salvabile. A malincuore, Atamante portò suo figlio in cima al Monte Lafisto che sovrastava il suo palazzo a Orcomeno, e quando era sul punto di sacrificarlo, Zeus, dopo essere stato consigliato da Ermes, e dietro richiesta di Nefele, intervenne mandando giù dal Cielo un Ariete alato dal “Vello d’Oro“, conosciuto anche come il Crisomallo (da notare la somiglianza con la storia di Abramo e di suo figlio Isacco). Il “Vello d’Oro” (secondo la mitologia greca, pelle intera dorata di Crisomallo, generato da Poseidone e Teofane), era un Ariete alato capace di volare, che aveva il potere di guarire le ferite perché dotato di poteri magici. L’animale caricò in groppa i due fratelli e li trasportò, volando, nella Colchide, Elle però cadde in mare durante il volo ed annegò, mentre Frisso arrivò a destinazione e fu ospitato da Eete. Frisso sacrificò poi l’animale agli Dèi, donando il “Vello” a Eete, nascondendolo in un bosco e ponendovi un “Drago” a guardia. Il “Vello” venne successivamente rubato da Giasone e dai suoi compagni, gli Argonauti, con l’aiuto di Medea, figlia di Eete e posto infine nel Tempio di Zeus a Orcomeno.

Più a sud della Grecia, in Egitto, l’Ariete era impersonificato da Khnum, dio di origine antichissima il cui nome significa “creare“. Venne adorato soprattutto nell’Isola di Elefantina situata vicino alla prima Cataratta del Nilo, dove formava una triade insieme alle dee locali Anukis e Satis. Khnum era considerato il “Guardiano delle Sorgenti del Nilo“, che anticamente si immaginava emergessero da due grotte nei pressi di Elefantina, e presiedeva alle inondazioni comandando perciò l’elemento determinante della fertilità in Egitto. Generalmente Khnum venne rappresentato con figura umana e testa di Ariete dalle corna girate a spirale orizzontalmente verso l’esterno (la razza di animali con questa caratteristica si è estinta nel II secolo a.C.), qualche volta apparve anche con l’aspetto di un Ariete eretto sulle zampe anteriori, e in questo contesto chiamato “Anima vivente di Ra“. Sembra che Khnum personificasse la forza creatrice del “Dio Sole Ra” in quelle parti dell’Egitto, dove egli non era riconosciuto come creatore supremo. Si riteneva che si fosse auto-generato, diventando in séguito il “Creatore del Cielo, della Terra, del Regno dei Morti (Duat), dell’Acqua e di tutte le cose presenti e future. Inoltre, era colui che con l’argilla aveva modellato l’uomo e gli animali, per questo motivo il suo simbolo era la ruota da vasaio e quindi era considerato il protettore dei vasai, oltre ad essere venerato come un “Dio Creatore”. Con il processo di solarizzazione del pantheon egizio rivestì anche la forma di Khnum-Ra.

L’Ariete (in latino Aries) è una delle “Costellazioni dello Zodiaco“, si trova tra i Pesci ad ovest e il Toro a est ed è una figura caratteristica dei cieli autunnali boreali. Si tratta di una Costellazione di dimensioni relativamente contenute, anche se le sue stelle sono tuttavia abbastanza appariscenti, in particolare HamalArietis) e Sheratan (β); altre stelle importanti sono Mesarthim1) e Botein (δ). La Costellazione diventa visibile nel Cielo serale alla fine dell’estate boreale (settembre) e resta visibile per tutto l’autunno e l’inverno, fino al mese di marzo. Dall’emisfero australe invece la sua visibilità è più limitata, anche a causa dell’incremento delle ore di luce nei mesi compresi fra ottobre e dicembre. Le due principali Stelle di nostro interesse sono Hamal e Sheratan, HamalArietis) è la stella principale di magnitudine 2,01, spicca per il suo colore arancione vivo e dista da noi 66 anni luce, mentre SheratanArietis) è una stella bianca, di magnitudine 2,64, che fa coppia con Hamal e la sua distanza è stimata sui 60 anni luce. Alpha ArietisAri / α Arietis) è anche la stella più luminosa della Costellazione dell’Ariete, il nome tradizionale della stella è Hamal (in origine riportato come Hamel, Hemal, Hamul o Hammel), che deriva dall’espressione in lingua araba ove si riferisce all’intera Costellazione. Hamal è una stella gigante, circa 55 volte più brillante, 18 volte più grande in diametro, e 4,5 volte più massiccia del Sole. Nell’antichità fu una stella di grande importanza. Duemila anni fa “l’Equinozio di Primavera“, il punto in cui il percorso apparente del Sole nel Cielo interseca “l’Equatore Celeste” era situato nell’Ariete, ed è per questo motivo che nell’Astrologia il “Primo Segno Zodiacale” prende il nome proprio da questa Costellazione.

Essenzialmente la forma di questo “Essere Alieno” non si discosta molto da quella che ci è stata tramandata dal pantheon egizio. Il dio Khnum veniva rappresentato con figura umana e testa di Ariete dalle corna girate a spirale orizzontalmente verso l’esterno, spesso con la testa colorata di verde, in altri casi marrone o rosa come la pelle umana. In realtà si è sempre trattato di raffigurare in forma umana una “Entità” che in comune aveva soltanto un vago aspetto “umanoide”. La “Razza degli Arieti” si distingueva in maschi (dalla pelle color verde, quasi fosforescente), femmine (dalla pelle color marrone) e una tipologia rara ermafrodita dalla pelle colore quasi rosato. Tutte e tre le tipologie presentavano un fisico alto, quasi tre metri, possente e molto forte, muscoloso nei maschi e più aggraziato nelle femmine. Caratteristica comune era la testa, con il muso simile a quello del nostro Ariete, ma con debite differenze somatiche e la particolarità di larghe e forti corna orizzontali. Altra caratteristica si riscontrava nella pelle, costituita da un vasto reticolo poroso e che, presentava una vera e propria folta pelliccia posizionata tra il collo, gli avambracci, le spalle, sino quasi a scendere sul fondo schiena. Tale pelliccia era di un colore simile all’oro, cangiante in più sfumature, dal rossiccio al marrone. Fisico possente e forte, quasi del tutto umanoide e bipede, ancora portava insito nella sua natura l’aspetto primordiale e quadrupede.

I fianchi, sporgenti e dalla grossa ossatura, permettevano ancora di poter prediligere, a seconda delle situazioni, la posizione eretta o quella a quattro zampe e, proprio grazie a questa particolarità, avevano mantenuto agli arti inferiori una sorta di zoccolo, mentre in quelli superiori si erano evoluti, oltre allo zoccolo più piccolo ancora presente, degli arti simili a delle mani formate da quattro tozze dita. La “Società degli Arieti” poteva essere definita assai complessa e naturista, i cuccioli venivano cresciuti sino alla maggiore età allo stato brado, lontani dalla propria casa e i genitori, dai quali sarebbero tornati una volta maturi, immersi nella più completa natura e seguiti da dei maestri di vita, ovvero dagli Anziani. Lo “Stato Brado” della “Società degli Arieti” fu un’esclusiva dell’età giovanile e anziana, iniziando e concludendo un ciclo della propria esistenza che principiava e terminava nella stessa Natura. L’età matura, invece, si svolgeva nelle città, nell’agio e il comfort della tecnologia più avanzata. Appena raggiunta la maturità, i giovani venivano introdotti nell’alta società e immersi in un mondo artificioso e avveniristico, per la prima volta veniva presentata la loro famiglia di origine e nella quale avrebbero poi abitato e scalato la propria ascesa professionale. La tecnologia in possesso si pensa gli fosse stata “donata”, e prima dell’avvento della definita “Era Moderna” furono un popolo pacifico e bucolico, evoluto spiritualmente e con una propria cultura ben definita, lontani da idee di sviluppo e ricerca.

Tutto mutò quando quella “Razza” primigenia fu modificata forzatamente e resa più intelligente dopo un intervento esterno, lo stesso intervento il quale modificò persino lo sviluppo di altre razze, tra cui le “Mantidi“. Figura astrologica corrispondente alla Costellazione che segna l’ingresso nella Primavera, quando i nati del gregge cominciano ad allontanarsi dalle madri e a scoprire il Mondo, sentendo incipiente lo spuntare delle corna sulla fronte, l’Ariete assume una chiara valenza solare, guerriera e creatrice (non a caso la macchina da guerra a prendere il suo nome è quella che atterra e viola i battenti). D’altronde, esso è nel mondo greco-romano, come in quello biblico, vittima designata del “sacrificio”, poiché si sacrificano spesso agnelli che stanno per compiere un mese di vita e ai quali stanno per spuntare o sono già spuntate le corna. La stessa indecisione si nota nel mondo cristiano, dove l’Agnello, figura simbolica centrale de “l’Incarnazione e del Mistero Eucaristico“, è sovente raffigurato come un Ariete e dove è spesso contrapposto al cattivo Capro, con una precisa opposizione basata sul concetto di purezza-impurità. In tale contesto, l’Ariete non invecchia perché il suo sacrificio lo rigenera continuamente, nonostante la capacità creativa, il proprio sacrificio, l’utilizzo dell’argilla, unite al mito della nascita dell’Uomo, lo accomunano a quelli della Mesopotamia dove si racconta che in origine gli Dèi erano divisi in due classi: le divinità della classe inferiore degli Igigi, lavoratori per la classe più elevata degli Annunaki, i quali vivevano tranquillamente nell’agiatezza. In séguito a una rivolta degli Igigi che, guidati dal dio Wê-ilu (Unico Dio) o Kingu (il Manovale) si rifiutarono di continuare a lavorare, gli Annunaki decisero di riunirsi per cercare una soluzione e il loro re Enlil minacciò di ucciderli.

Suo fratello Ea (nome accadico per il sumerico Enki), avendo compreso che questo non avrebbe risolto il problema, propose di creare l’Uomo. L’Uomo sarebbe stato in tutto simile agli Dèi, all’infuori del dono dell’immortalità, e avrebbe lavorato per nutrire gli Dèi mediante i sacrifici. La proposta fu accettata all’unanimità, l’Uomo sarebbe stato modellato nell’argilla con l’aggiunta del sangue del Dio che si era ribellato, Kingu, immolato per la circostanza, mentre la dea madre Ninmah donò la vita all’Essere così creato sputando dentro la mistura. Perché gli Arieti si estinsero? Perché si ribellarono e successivamente vennero sacrificati per perseguire precisi obbiettivi. Questo spiegherebbe come nelle culture antiche della Terra fosse usuale nei sacrifici agli Dèi, offrire Arieti, Vitelli, Tori (ma non solo), portando sul piano umano il retaggio di un sacrificio molto più grande e che si era consumato in un “Mondo Lontano“. Sacrificare “l’Ariete o l’Agnello al Dio” delle varie culture della Terra, significava perpetuare il sacrificio della “Razza degli Arieti” (e dei “Taurini“) il quale aveva permesso la nascita del Genere Umano. Comprendere il grado di influenza che questa “Razza Aliena” poteva avere sulle altre o nella nascente “Gerarchia Aliena Superiore” non è impresa facile, ma sta di fatto come gli “Arieti” ad un certo punto si ribellarono alla “cupola settaria” che si era formata.

Grandi conoscitori della Natura e delle sue capacità alchemiche, gli “Arieti” furono generati per dar vita ad una “Civiltà di abili manipolatori della Materia.” Una volta raggiunto un alto grado di evoluzione, non solo civile, ma anche scientifico, furono utilizzati per studiare e catalogare la maggior parte delle specie viventi, intelligenti e non, in tutti i pianeti allora conosciuti, compresi quelli del nostro sistema solare. Successivamente furono gli “Arieti” che selezionarono i più idonei “Esseri“, non solo per dar vita a nuove “Forme Aliene“, ma arrivando a manipolare “la Natura e l’Energia” in essa contenuta, avviando, così, lo studio di una manipolazione genetica la quale avrebbe portato, infine, alla nascita del nostro Genere Umano. Probabilmente quando gli “Arieti” capirono che sino a quel momento erano stati usati per uno scopo ben preciso, quello di imbrigliare questa “Energia” in un qualcosa di avverso alle stesse leggi della Natura, si ribellarono entrando in guerra con la “Gerarchia Superiore”. La punizione fu spietata e arrivò per mano delle altre “Razze Aliene“, bramose del potere assoluto: “Felini, Canidi, Horusiani, Sauroidi, etc.” In questa guerra trovarono degli alleati, la “Razza dei Taurini“, ma questo fronte, seppur potente e temuto, non ebbe la meglio contro un asse ben più numeroso e finì per soccombere e la loro Civiltà fu annientata; come distrutti finirono anche i pianeti in cui erano vissuti. Gli “Arieti” fecero appena in tempo a gettare i germi della nascente razza umana quando furono sterminati, altri, poi, presero in eredità e svilupparono successivamente le loro conoscenze per altri scopi.

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Il “Culto del Toro Sacro” presente nell’antichità è conosciuto nel Mondo Occidentale soprattutto per l’episodio biblico riguardante il “Vitello d’Oro“: la vicenda è raccontata nel “Libro dell’Esodo” (cap.32), quando il popolo ebraico, in attesa nel deserto del ritorno di Mosè che si era recato a piedi in cima al Monte Sinai, per ricevere da Dio le “Tavole del Decalogo”, costrinse il sacerdote Aronne a costruire un’immagine dorata a forma di Toro da poter adorare; tale forma idolatrica venne poi rabbiosamente respinta dal profeta al suo ritorno dopo che YHWH aveva minacciato di sterminare letteralmente il suo popolo. Ma l’Aurochs/Uri Bos taurus primigenius, antenato dell’animale domestico storico, venne raffigurato in moltissime pitture rupestri europee del Paleolitico, come ad esempio in quelle presso a Lascaux e Livernon in territorio francese e successivamente anche in varie sculture; si pensava probabilmente come la loro forza vitale potesse in qualche modo avere qualità magiche benefiche per gli umani, e per questo motivo vi era associato un culto parallelo riguardante la “Grande Madre“. Il dio babilonese Marduk era considerato il Toro di Utu (il sumero dio Shamash), mentre il destriero di Shiva, uno degli Dèi appartenenti alla “Trimurti” indiana, era il Toro chiamato Nandi. L’epopea sumera che narra la storia di Gilgamesh descrive l’uccisione da parte dell’eroe, assieme a Enkidu, del “Gran Toro Celeste”, nonché sposo di Ereshkigal, chiamato Gugalanna; crimine compiuto come atto di sfida agli Dèi.

Fin dai primordi della civiltà storica in Mesopotamia, il Toro fu considerato come una rappresentazione divina lunare e le sue corna raffiguravano difatti la Luna crescente. Nell’antico Egitto il Toro veniva adorato col nome di Apis, incarnazione in terra prima del dio creatore Ptah e poi del “Grande Signore dell’aldilà“, Osiride. La nuova reincarnazione di Apis veniva identificata dai sacerdoti ogni qual volta il vecchio animale moriva, creando in tal modo una successione genealogica di “Tori Sacri“. Dopo esser stato ospitato nel Tempio a lui dedicato per tutti gli anni della sua esistenza, veniva in séguito imbalsamato e racchiuso in un grande sarcofago. Una lunga serie di questi sarcofagi in pietra monolitica veniva alloggiata nel Serapeo (riscoperti in epoca moderna grazie agli scavi archeologici compiuti a Saqqara per merito di Auguste Mariette nel 1851). Il Toro veniva anche adorato come Mnevis, incarnazione di Atum-Ra ad Heliopolis, e la parola Ka in egizio rappresentava sia un concetto religioso indicante il potere e la forza vitale, sia la parola per identificare l’animale taurino. La figura del Toro è stata uno dei principali temi centrali all’interno della Civiltà Minoica, dove teste e corna dell’animale erano utilizzate come simboli nel palazzo di Cnosso.

Affreschi e ceramiche raffiguravano il salto del Toro (Taurocatapsia), un sacro rituale in cui i partecipanti, giovani di entrambi i sessi, dovevano riuscire a saltare il Toro afferrandolo per le corna. Tarda incarnazione di ciò, assimilata dal mondo greco, fu quella rappresentante la figura del Minotauro imprigionato nel celebre “Labirinto”. Per i Greci il Toro cretese era fortemente legato al mito riguardante Teseo. Inizialmente il giovane eroe doveva catturare il “Toro Sacro” che viveva indisturbato nella pianura vicino a Maratona, per poi affrontare “l’Uomo-Toro o Toro di Minosse“, chiamato Minotauro, un essere umano con la “Testa di Toro” dimorante al centro del “Labirinto”. Nato a séguito dell’amore mostruoso della regina per un Toro, venne fatto vivere all’interno del “Labirinto” costruito dal re per nascondere la terribile vergogna familiare; cresciuto in totale solitudine come un ragazzo selvaggio e feroce, incapace d’essere addomesticato, si cibava di carne umana. Tale figura, infine, venne associata anche a Moloch, divinità dei cananei e poi dei cartaginesi, al quale si sacrificavano dei bambini, mentre al contempo, idoli a forma di “Vitello” furono indicati in molti passi delle scritture ebraiche (Antico Testamento), facendo in tal maniera notare che il suo culto era fortemente radicato in quelle terre.

Per tale motivo, la figura taurina venne associata al “Demone o Diavolo Cornuto” in perenne conflitto con la fede nell’unico “Dio di Abramo“, e in contrasto con tutta la precedente tradizione. Il Toro (in latino Taurus) è una grande e prominente “Costellazione del Cielo Invernale Boreale“, tra l’Ariete ad ovest e i Gemelli ad est; verso nord si trovano il Perseo e l’Auriga, a sudovest Orione e a sudest Eridano e la Balena. Costellazione di dimensioni medio-grandi situata nell’emisfero boreale, la sua caratteristica più conosciuta in assoluto è la presenza delle brillanti Pleiadi, il più luminoso ammasso di Stelle dell’intera volta celeste. Le Pleiadi, riconoscibili con facilità anche dai meno esperti, si trovano nella parte più occidentale della Costellazione, la quale continua in direzione est-sudest verso un altro gruppo di Stelle molto noto e luminoso, quello delle Iadi. Le Iadi, che appaiono dominate da una stella arancione di magnitudine 0,8, chiamata Aldebaran, costituisce l’Occhio del Toro. Verso oriente si stendono poi le corna dell’animale, rappresentate dalle stelle β Tauri (El Nath) e ζ Tauri, poste sul bordo della scia luminosa della Via Lattea. Nonostante sia una Costellazione Boreale, il Toro è ben osservabile da tutte le aree abitate della Terra e il periodo più propizio, per la sua osservazione nel Cielo serale, va da ottobre ad aprile. Nell’emisfero nord è una tipica figura del Cielo Stellato Invernale, la cui discesa ad ovest, subito dopo il tramonto del Sole, indica l’arrivo prossimo dell’Estate.

AldebaranTauri) è la stella principale, si tratta di una gigante arancione (circa 500 volte più luminosa del Sole e una quarantina di volte più grande), di magnitudine è 0,87, e si trova ad una distanza stimata sui 65 anni luce; si tratta in realtà di una stella doppia, giacché la principale possiede una piccola e debole compagna. Aldebaran sembra visualmente associata all’Ammasso delle Iadi (l’ammasso aperto più vicino alla Terra), ma si trova in realtà molto più vicina a noi e l’associazione è data solo dalla prospettiva. Il suo nome deriva dalla parola araba al-Dabarān, “l’inseguitore“, in riferimento al modo in cui essa sembra seguire l’Ammasso delle Pleiadi nel loro moto notturno. Astrologicamente, Aldebaran era considerata una “Stella Fortunata” che portava ricchezze e onori, ed insieme ad Antares, Regolo e Fomalhaut, fu una delle quattro “Stelle Regali” dei Persiani dal 3000 a.C. Come accaduto sulla Terra, dove all’interno della razza bovide si trovano sia Arieti e Tori, anche altrove, nel Cosmo, deve essere accaduta la stessa cosa. Molto probabilmente la “Razza dei Taurini” doveva trovarsi in origine sullo stesso pianeta in cui vi abitavano gli “Arieti” e che poi, successivamente, una volta manipolati, vennero da lì trasferiti. Tale divisione è stata necessaria per permettere ad una sola razza di vivere e svilupparsi su un pianeta, in modo da non intralciare le rispettive evoluzioni e non creare conflitti. È facile, analizzando le informazioni che abbiamo, riscontrare come doveva essere l’aspetto di entrambe queste “Razze“, per molti versi del tutto simili.

Comune era il busto e il pube dalla forma quasi umana, mentre le gambe restavano animali e ripiegate, permettendo anche la posizione da “quadrupede”. Le braccia si concludevano con delle mani dove si fondeva la precedente forma di zampa e sul dorso, dal collo sino al fondo-schiena, era presente una folta pelliccia di diverso colore. La testa ovviamente differiva notevolmente nella morfologia, soprattutto le corna: quelle degli “Arieti” erano lunghe e orizzontali, mentre le corna dei “Taurini“, possenti e verticali. È in questo contesto che apparve la “Civiltà del Toro”, un primordiale animale, possente, grande, dalla forza indescrivibile, un animale simile ai nostri tori, bisonti e bufali, fusi insieme in un qualcosa di unico. Grazie a tutte queste particolarità venne deciso in origine il suo sviluppo, come avvenuto con tante altre “Razze Antropomorfe Primigenie” (Arieti, Felini, Canidi, Sauroidi, Mantidi, etc.), perché molto probabilmente le caratteristiche di questa “Razza Aliena“, sarebbero potute risultare utili per svariati scopi. In effetti, questa antichissima Civiltà fu tra le più potenti e temute della Galassia, infatti fu altamente sofisticata e quanto mai complessa, sia culturalmente che tecnologicamente e perché venne investita, probabilmente dal suo Creatore, del ruolo di “Guardiano” per la messa in sicurezza di tutti i Sistemi Planetari e le Costellazioni dove aveva avviato i suoi nuovi progetti di vita. Da qui nacque il “Mito del Minotauro” e del suo compito di proteggere il celeberrimo “Labirinto“, un labirinto rappresentante, seppur in modo archetipico, un complesso progetto di portata cosmica e che si trovava nel Cielo tra le varie “Costellazioni” attorno alla Terra, ove doveva restare segreto e ben custodito.

Originariamente, animali selvaggi che vivevano allo stato brado e con caratteristiche di vita molto simili a quelle degli “Arieti“, ad un certo punto della loro tranquilla esistenza, si ritrovarono ad interagire con una “Entità” (YHWH) la quale cambiò il corso degli eventi. Egli attuò una manipolazione che portò allo sviluppo di una società evoluta, culturalmente e tecnologicamente, modificando pesantemente anche la loro costituzione fisica, la quale da quadrupede diventò bipede e dall’aspetto molto più umanoide. La “Razza dei Taurini” si distingueva in maschi (dalla pelle color marrone scuro) e femmine (dalla pelle color marrone chiaro). Tutte e due le tipologie presentavano un fisico alto, quasi quattro metri, possente e molto forte, muscoloso sia nei maschi che nelle femmine. Caratteristica comune era la testa, con il muso schiacciato e forti e lunghe corna verticali. Altra peculiarità si riscontrava nella pelle, quasi simile al cuoio, presentando una vera e propria folta pelliccia, affine a quella degli “Arieti“, posizionata tra il collo, gli avambracci, le spalle, sino quasi a scendere sul fondo schiena, tale pelliccia si presentava dello stesso colore della pelle. Fisico possente e forte, quasi del tutto umanoide e bipede, ancora portava insito nella sua natura l’aspetto primordiale e quadrupede. Altra somiglianza con la “Razza degli Arieti” si poteva riscontrare negli arti. I fianchi, sporgenti e dalla grossa ossatura, permettevano ancora ai “Taurini” di poter prediligere, a seconda delle situazioni, la posizione eretta o quella a quattro zampe e, proprio grazie a questa particolarità, avevano mantenuto agli arti inferiori una sorta di zoccolo. Gli arti superiori, invece, si erano evoluti diversamente perché oltre allo zoccolo più piccolo ancora presente, si trovava una sorta di mano, formata da cinque tozze dita.

La “Società dei Taurini” fu molto semplice. Presentava al vertice una guida o sorta di Dittatore, con funzioni di governatore, a scalare vi si trovavano dei sotto-dittatori o governatori, incaricati di amministrare le varie sottostrutture della società. Fortemente militarizzati, sin da giovanissimi tutti i maschi venivano avviati ad un duro addestramento, che alla maggiore età li avrebbe portati a svolgere le più diverse mansioni nell’esercito. Le femmine, al contrario, erano dedite al lavoro “casalingo”, alla crescita dei piccoli, ma pure nel svolgere tutta una serie di attività amministrative pubbliche, comprese le alte cariche. Come avvenuto per gli “Arieti“, un’altro sacrificio è alla base della loro scomparsa. Questo spiegherebbe perché nelle culture antiche della Terra fosse usuale, nei “Sacrifici agli Dèi“, uccidere dei “Tori“, portando sul piano umano il retaggio di un’immolazione molto più grande e che si era consumata in chissà quale angolo del Cosmo. Tutto iniziò nel momento in cui gli “Arieti” si ribellarono al progetto del loro Creatore e delle “Razze” a lui sottomesse, quando compresero come sino a quel momento erano soltanto stati usati per uno scopo ben preciso. Da sempre grandi alleati, non solo per l’origine in comune, ma anche per una inossidabile amicizia e collaborazione, mossero guerra contro la primigenia “Gerarchia Superiore Aliena” (Felini, Canidi, Horusiani e Sauroidi). Questa alleanza, seppure potente e temuta, non ebbe la meglio contro le altre “Razze“, ben più numerose, e finì per essere completamente distrutta. Attualmente, si pensa esistano ancora dei superstiti di questa “Civiltà“, in qualche pianeta di Costellazioni o Stelle più lontane ma sempre all’interno della nostra Galassia.