“Gli Dèi-Re del Karn o dalle Corna”

L’Universo è intriso di una illusoria bellezza che nasconde una ben altra finalità: cibarsi di voi ammaliandovi con la sua inconcepibile grandezza. L’Universo utilizza la Materia e la sofferenza per tenervi qui prigionieri, portandovi alla follia in modo tale da non farvi più fuggire oltre. L’Universo è una bestia cieca e che, come il demiurgico Kronos, divora i suoi stessi figli. E voi? L’unica cosa che siete in grado di fare è piangervi addosso, come cellule tumorali, lamentandovi perpetuamente. (Federico Bellini)

Le “Divinità Cornute“, dotate di Corna o Palchi, appaiono in numerose culture antiche e moderne. Il termine “Dio Cornuto” è una moderna associazione per descrivere una “Forma” sincretica sviluppatasi nel corso dei millenni, derivante dall’unione di svariate “Entità“, quali: Cernunnos, presso i Celti, Pan e Dioniso tra i greci e i romani, etc. Tale combinazione produsse poi una “Forma Divina” ove si radunarono vari culti pagani, specie quelli che si rifiutarono di convertirsi al nascente Cristianesimo, venendo assimilata persino da quest’ultimo per descrivere il successivo concetto cristiano votato al Male, in veste di “Diavolo“. Infatti, nei molti adoratori del Demonio, tale manifestazione ultraterrena, assieme alla sua controparte, la “Dea Triplice“, faceva e fa ancora parte di un culto venerato ancora oggi da molti “neopagani moderni” (in particolare i Wiccan), i quali hanno contribuito a una maggiore integrazione di varie “Divinità” riprese da numerosi miti naturalistici, includendo anche: Herne, l’inglese “Cacciatore“, l’Orione greco-romano e l’egizio Osiride, il pre-vedico Pashupati e il romano Fauno. Tutte “Divinità provviste di possenti Corna“, dotati sessualmente, associati alla natura, seppure in alcune varianti successive, nonostante la prestanza fisica, le Corna vennero “perse” come nel caso degli inglesi Puck, Robin Goodfellow, il Green Man, etc.

Vari studiosi, nel corso di quest’ultimi secoli, hanno tentato a più riprese di dare una spiegazione sulla presenza e sopravvivenza di tale culto, centrale specie durante il “Periodo delle Streghe“, avanzando a più riprese la presenza di un culto unico pagano anche successivamente all’arrivo del Cristianesimo. Nonostante i pareri discordanti è necessario sottolineare alcune questioni ancora oggi rimaste aperte, tanto che la maggior parte degli storici della “Stregoneria“, concordano nell’affermare come tali credenze e pratiche sopravvissero dai culti originari pagani, contribuendo al successivo conflitto con il nascente Cristianesimo, accelerando non solo la “Caccia alle Streghe” in tutta Europa, ma persino la persecuzione della Chiesa Cattolica mediante l’ufficio della “Santa Inquisizione“, la quale, aveva cercato di appiattire dentro un enorme calderone tutte queste conoscenze, attribuendole ad un fantomatico “Culto Diabolico“. Probabilmente da questa idea sincretica nacque anche il ben famoso mito del Baphomet[1], nome che seppure apparve la prima volta durante i processi sommari contro i Templari all’inizio del 1300, divenne poi un simbolo moderno grazie all’opera di Eliphas Lévi, nel suo “Dogme et Rituel de la Haute Magie” del 1855, suggerendo così la presenza di un “Antico Dio Cornuto” reso clandestino dalla diffusione del Cristianesimo.

Nel corso dei secoli numerose “Divinità Pagane“, compresi anche diversi personaggi legati al folklore locale, sono stati descritti con delle Corna, dalle fattezze animali, non di rado simili a capre o cervi, figure sovente metà uomo e metà cervo, spesso dai tratti e dai modi tipici di una relativa attività ritualistica sciamanica. Un esempio è il dio celtico Cernunnos, dalle Corna di cervo e il Corpo umano, associato alla fertilità. [In vari culti neopagani, “Il Dio Cornuto” fa riferimento a un qualsiasi dio di una moltitudine proveniente da differenti culture o a un vero e proprio archetipo universale, sovente associato al “Grande Dio” o al “Grande Padre“, che mette incinta la “Dea” prima di morire durante i mesi autunnali e invernali per poi rinascere in primavera; non di rado è associato anche a rituali orgiastici sia eterosessuali e omosessuali.] Simili esempi si ritrovano nell’inglese Herne il Cacciatore, affine all’Orione greco-romano, oppure al Pan greco o il Fauno romano, muniti di zampe di capra; lo stesso Dioniso era minuto di piccole corna da capretto similmente a Pashupati in India, “Signore degli Animali“, visto pure come epiteto del dio Shiva. L’idea sincretica di tutte queste immagini cornute, rappresentanti le manifestazioni di un singolo “Dio dalle Corna“, si sviluppò in vari circoli occultistici alla moda nell’Inghilterra e la Francia del XIX secolo: da Eliphas Lévi nel 1855, ancor prima nel “Sabba delle Streghe” dipinto nel 1789 dal pittore spagnolo Francisco Goya. Tale immagine era già presente da secoli nell’iconografia dei molti dipinti relativi alla figura del “Diavolo“, basti pensare alla celebre carta dei “Tarocchi di Marsiglia” del XVII e XVIII secolo che ne fecero un ulteriore sintesi: ali di pipistrello, Corna, ungulato con seni femminili, sovente posato su di un globo, probabilmente la Terra, in veste di “Re demiurgico di questo Mondo“.

Eppure un filo conduttore etimologico unisce tutte queste manifestazioni “Divine e Cornute“. Fin dalla preistoria, il Corno apparve associato a varie Potestà, sia come raffigurazione, sovente simbolica, sia in qualità di offerta sacra. Antichi esempi si trovano in villaggi palafitticoli della Svizzera, in Ungheria, in vari Dolmen della Bretagna, nelle incisioni rupestri della Valcamonica e del Monte Bego in Italia. In Egitto le “Corna di Capra” rappresentavano la dignità, non a caso quelle presenti nella “Corona del Faraone” simboleggiavano quelle del dio Khnum. Ma anche altre Divinità ne erano provviste, come la dea Hathor, la Ashtoreth Qarnaim, ovvero la “Ashtoreth dalle Due Corna” della terra di Canaan, la Ishtar sumera (similmente alla Hathor egizia). Secondo René Guénon, la parola “Cornus” sarebbe assimilabile all’appellativo “Karneios” di Apollo e con Kronos, attraverso una radice indo-europea, KRN, che avrebbe il significato di “potenza“. Tale sincretismo non si sarebbe riscontrato solo nel “Kronos” greco, ma anche al “Satya Loka” della tradizione induista, il “Saturno” romano de “l’Età dell’Oro” (o “Satya Yuga” induista), al “Karneios” derivante dal “Dio del Karn“, il “luogo elevato” indicato dal termine “cairn“, ove nelle lingue celtiche indicava il “mucchio di pietre o i tumuli sacri“. E se per alcuni il simbolo delle “Corna di Ariete” poteva avere una valenza solare, le “Corna del Toro” ne acquistavano una lunare.

Un ambivalenza “Duale“, quindi, riscontrabile anche “nell’Agnello e la Bestia dell’Apocalisse“, nell’Alessandro Magno che nella tradizione araba veniva chiamato al-Iskandar dhul-qarnaim, cioè “Alessandro dalle Due Corna“, non solo per il suo duplice potere sull’Oriente e l’Occidente ma in quanto egli stesso dichiarò di discendere nientemeno che dal dio Ammone (la cui raffigurazione era caratterizzata dalle “Corna di Ariete“). Cristian (seguace, devoto, consacrato a Cristo) è una parola greco-latina (Christianós e Christianus, dal greco Kristós o Christós e latino Christus: Cristo, l’unto per antonomasia dal “Dio-Padre“), originariamente poco attinente con la vicenda cristica, ove l’Unto, il “Cristo“, è in realtà un Re. Cristo, Krishna (Cristna) e tutta un’altra serie di termini affini, utilizzano la radice sanscrita “KR” e che è alla base del termine “Corna“. Così anche del successivo termine “Càrmina“, da “Carmen, Carmenis“, ove in latino ha il significato di poesia. Infatti nella lingua latina è del resto ben nota l’importanza magico-sacrale del significato che racchiude il termine “Carmen“, canto, formula magica e profezia, sempre connesso al medesimo tema: nome della Dèa/ninfa Carmentis/a, personificazione femminile, figura divina di alta antichità, associata ad Apollo e collocata nel mito ben prima della nascita di Roma, già onorata all’arrivo di Enea e dei suoi (Plutarco, Romolo, XXI, 4). La radice “KR” assume perciò valenza di funzione regale e sacerdotale, per tale motivo il Mosé biblico fu dipinto o scolpito con le “Corna“, nel mentre il condottiero-sacerdote o Re, veniva considerato un “iniziato“, un “Unto” direttamente dalla Divinità, sancito e consacrato con il portare il “copricapo, l’elmo con le Corna, la Corona“, appunto, sulla “Testa“.

Concretamente, la radice completa della qualità regale si ritrova in “KRN” di derivazione indoeuropea, dimostrando un nesso diretto non solo con le “bestie cornute“, simboleggianti la potenza e la grandezza delle molteplici figurazioni divine, o i simboli astrali del Sole e della Luna, ma anche l’idea di potenza ed elevazione attribuita a Kronos. Kronos, Crono (Chronos nell’Orfismo), ci conduce al sostantivo “Corona“, il copricapo reale tipico, oltretutto, di tutti gli Dèi antichi (Brahma, Baal, Osiride, etc.). Corna, Corona, Cranio, proprio per la loro posizione, dapprima sulla “Testa degli Dèi” e poi su quella degli Animali e degli Uomini, sono l’emblema dell’idea di sommità, elevazione, potere, qualifica, riconoscimento, simbolo, immagine di irraggiamento solare e lunare, con funzioni sacerdotale e regali poste a ornamento sul capo, luogo di incontro tra la Terra e il Cielo, dimora delle “Forze Invisibili e Sottili“. Da un punto di vista lessicale non è un caso che dal sostantivo accadico qarnū (“Corno”, nel senso sia di picco montuoso, sia di strumento musicale) si ritrovi persino l’origine delle varie regioni montuose (luogo più alto, “Cornu Parnasi“, la “Vetta del Parnaso” o il tumulo, come nell’irlandese Cairn, il “mucchio di pietre“) riscontrabile anche in Italia nella regione del Friuli: Carnia, Carinzia e Carniola, nonché nella catena delle Caravanche, al confine tra Austria e Slovenia, e nel monte Krn! Scendendo al Centro Italia, possiamo notare come Quirinus[2] (QRN mutuato da KRN) sia quasi un calco dell’accadico kirhu-īnu (Signore della Città Fortificata). Il sostantivo īnu (Signore), si può forse ritrovare sia negli “Inuit” della Groenlandia, sia nella misteriosa etnia degli “Ainu” del Giappone (che sembra siano approdati sull’isola provenienti dalla Siberia).

A conclusione di questo Studio è doveroso menzionare anche il romano Saturno (Saturnus in latino), divinità antica venerata dai latini, la cui origine risulta ancora oggi problematica. Già in antichità lo si riteneva non indigeno dell’Italia ma proveniente dalla Grecia, dato che i sacrifici a lui dedicati erano eseguiti nel “modo greco” (graeco ritu) ovvero a capo scoperto (aperto) e “Coronato”, proprio dei Papi e i sacerdoti della Chiesa Cattolica. Non a caso il “Saturno“, detto “Cappello Romano“, è un copricapo indossato dai presbiteri della Chiesa con l’abito talare. Come indicato dalla parola, la forma di questo cappello ricorda l’omonimo e celebre pianeta del nostro Sistema Solare, Saturno, in quanto è circolare con una tesa larga tutt’attorno, solitamente piatta ma che può essere piegata sui lati. Solitamente di colore nero, può essere ornato con dei fiocchi di vario colore, simbolo del diverso grado dei prelati: verde per i vescovi, rosso per i cardinali. Quello indossato dai Pontefici è solitamente di colore rosso, con presenti ornamenti d’oro.


[1] Bafometto è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i medievali Cavalieri Templari. Ricorrente nella letteratura occultista del XIX secolo, ne esistono varie descrizioni ed iconografie: un idolo con un teschio umano, una testa con due facce, un idolo-gatto e una testa barbuta. L’etimologia del nome è ancora oggi incerta, nonostante questo, il nome di Baphomet, come suggerito dall’illustrazione di Eliphas Levi, è stato associato col tempo alla figura di Satana, al sumero-babilonese Enki, protettore dell’Umanità e il cui simbolo era una capra, rivale dell’ebraico YHWH, considerato il crudele “Demiurgo” gnostico.

[2] Nella mitologia e nella religione romana, Quirino fu uno dei primi Dèi dello stato romano. Nella Roma augustea, egli fu anche un epiteto di Giano, Giano Quirino. Il nome del dio Quirino è riportato attraverso fonti romane come Curino, Corinus, Querinus, Queirinus e QVIRINO (QRN mutuato dal KRN indoeuropeo). Il termine è anche attestato pure in qualità di cognome di Ercole: Ercole Quirino. Quirīnus deriva probabilmente dal latino quirīs, il nome dei cittadini romani nella loro funzione in tempo di pace. Sia quirīs e Quirīnus erano collegati, inoltre, con immigrati sabellici a Roma in antiche leggende, tanto che il significato di “portatore della lancia” (Sabine quiris), o una derivazione dalla città sabina di Cures, sono stati proposti da Ovidio. Alcuni studiosi hanno persino interpretato il nome come una contrazione di *Co-Virīnus (originariamente “il protettore della comunità“, da li poi la parola “cūria, *co-viria“),scendendo da un precedente *Co-Wironos, composto dall’etimo *wihₓrós (“Uomo“). [Da qui il latino virilis, vir, “maschio“, affine al proto-indoeuropeo *wihₓrós, al sanscrito वीर (vrá), l’antico irlandese fer, il verr norreno, il wer in antico inglese, etc.] Quirino, nell’arte romana, era raffigurato come un uomo barbuto con abiti religiosi e/o militari, associato al Mirto, oltre ad essere festeggiato il 17 febbraio durante il “Quirinale“. Il sacerdote di Quirino, il Quirilis flamn, era uno dei tre flamines maiores patrizi (“fiamme maggiori“) l’unico ad avere la precedenza sul Pontifex Maximus. Quirino, molto probabilmente, fu in origine un dio della guerra sabina. I Sabini avevano un insediamento vicino all’attuale sito di Roma, ove si presume eressero un altare al Quirinale, il “Collis Quirinalis“, uno dei “Sette Colli” di Roma (QRN, una cima). Quando i Romani si stabilirono nell’area, il “Culto di Quirino” divenne parte del loro antico sistema di credenze. Verso la fine del I secolo a.C., Quirino venne considerato pure un leggendario re deificato, assimilato a Romolo, tanto che secoli dopo la caduta dell’Impero Romano, il Quirinale di Roma fu sempre associato al potere, come: sede della Casa Reale dopo la presa di Roma da parte dei Savoia, infine residenza dei Presidenti della Repubblica Italiana.