“Metamorfosi Alchemica del Sistema Solare [1]”

Nella Bibbia è scritto come Dio abbia creato il Mondo e tutto ciò che contiene mediante l’utilizzo della parola, della propria volontà ed azione. Nel momento in cui si fece Verbo, tutto Fu ed iniziò a prendere Forma:

«I detti del Signore sono puri, argento raffinato nel crogiuolo, purificato nel fuoco sette volte.» (Salmo 12,7)

D’Argento raffinato (“koesoef saruf”) è il Trono dal quale scendeva a saziare con il soffio, – “onde dai Cieli lo Spirito di Dio si effonde sulla Terra” -, ed era ritenuto essere di Orione (“il Trono del Potente”), il cui luogo di origine o di dimora, s’intravede nel suo stesso nome ebraico. Inoltre, anche le Pleiadi assunsero un ruolo egemone nella grande economia mitologica, in quanto visibili a occhio nudo, affascinavano con il numero Sette, come Sette sono le Stelle visibili ad occhio nudo del loro piccolo ammasso. E il Sette (7) è sempre stata la sigla del “Creatore del Cielo“, perché Sette sono persino le Stelle dei carri dell’Orsa Maggiore Minore.

«Crea l’Orsa e l’Orione, le Pleiadi e i penetrali del cielo australe.» (Giobbe 9,9)

Ma Sette sono pure le Stelle che compongono la Costellazione di Boote e dove si trova la stella Arturo, la più luminosa dopo Sirio.

«Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere i vincoli di Orione? Fai tu spuntare a suo tempo la Stella del Mattino, puoi guidare l’Orsa insieme con i suoi figli?» (Giobbe 38,31s)

A tal proposito si può ritenere che le Costellazioni principali, – in quanto essere le più visibili ad occhio nudo -, sono composte di almeno “Sette Stelle“, considerato il numero magico della manifestazione divina.

«Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione, cambia il buio in chiarore del mattino e stende sul giorno l’oscurità della notte…» (Amos 5,8)

Il numero Sette, evidentemente, diventa importante nella Bibbia, in quanto sembra indicare il sigillo della “Divinità“, della sua perfezione e completezza, accompagnando e sottolineando molte vicende in cui si manifesta Dio e la sua volontà. Per i credenti, sia ebraici e cristiani, la cifra perfetta e sacra per eccellenza in cui veniva rappresentato lo Spirito, era proprio il numero Sette (“Che fa Egli presente così come tutte le cose che provengono da Lui”). Quando Mosè ritornò dal monte Sinai, prima di erigere il suo santuario, comandò:

«Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare: Per sei giorni si lavorerà, ma il settimo sarà per voi un giorno santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel giorno farà qualche lavoro sarà messo a morte. Non accenderete il fuoco in giorno di sabato, in nessuna delle vostre dimore.» (Esodo 35,1-3)

Nell’antica visione misterica, al numero Sette era attribuita la “Luce dentro che agisce” e “che si completa”, pur restando “in esilio”. Questa convinzione portò gli ebrei a non accendere il fuoco nelle loro case il sabato, in quanto erano convinti ci sarebbe stata la compagnia speciale dello “Spirito di Dio” ad illuminarli (le donne ebree accendono i lumi al tramonto del venerdì prima che arrivi il sabato). Ma era pure connesso con una sorta di “giuramento” (e la ritualistica questo esigeva), tanto che Gesù spiazzò i suoi discepoli quando disse (come se volesse tirare giù dal trono quel Dio, il quale si portavano appresso da secoli e secoli):

«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il Cielo, perché è il Trono di Dio; né per la Terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del Gran Re. Non giurare neppure per la tua Testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.» (Matteo 5,33-37)

Per gli antichi è chiaro come Dio, o il Creatore, vivesse oltre i Cieli, in altre regioni spaziali o realtà dimensionali, immaginate in qualità di vere e proprie “Sfere” di azione, ognuna relativa a uno dei più grandi “Corpi Celesti” allora conosciuti, e che erano proprio Sette (almeno quelli visibili): Luna, Mercurio, VenereSoleMarteGiove e Saturno. Da questa chiara visione nacquero “i Sette Giorni della Settimana, i Sette Giorni della Creazione, le Sette Luci della Lampada della Menorah“[1] ebraica (ove ne rappresenta la fede), oltre alle “Sette Sfere” (oltre il Settimo Cielo). Il numero Sette, quindi, permea l’intero creato, a tal punto che secondo il pensiero tomistico-aristotelico, ripreso pure da Dante nella “Divina Commedia“, si diceva come c’era una Sfera detta “Primo Mobile” la quale guidava il moto delle stesse “Sfere“, in quel Cielo che i greci chiamavano “Empireo“. Infatti, secondo la teologia cattolica medievale, il “Cielo Empireo” (dal greco antico empýrios, cioè «infuocato», «ardente») è il più alto dei Cieli possibili, luogo della presenza fisica di Dio, dove risiedono gli Angeli e le Anime accolte in Paradiso. Esso si inquadra nell’ambito del sistema geocentrico che fino alla pubblicazione delle teorie rivoluzionarie di Niccolò Copernico (1543), era unanimemente accettato da tutti gli studiosi dell’epoca. Secondo il modello di Aristotele la Terra era al “Centro dell’Universo“, circondata da “Otto Sfere” concentriche (i Cieli), in ciascuna delle prime Sette aveva sede un Pianeta (nell’ordine, contando dall’interno verso l’esterno) come sopra descritto, mentre nell’Ottava Sfera si collocavano le Stelle. Tolomeo, ispirandosi alla dottrina di Aristotele, introdusse persino un “Nono Cielo“[2], il “Primum Mobile“, che non conteneva alcun astro visibile, ma originava ed alimentava il movimento di tutti gli altri “Otto Cieli“. Al di sopra dei “Nove Cieli“, i filosofi islamici e cristiani aggiunsero un ulteriore spazio esterno, detto appunto “Empireo“, dove supponevano risiedessero Dio e le sue schiere angeliche, insieme alle “Anime dei Beati“. Esso, tuttavia, non fu immaginato come un’ulteriore “Sfera“, poiché il Centro era Dio stesso, inoltre, non era limitato in dimensione e né costituito di Materia similmente agli altri Cieli, quanto piuttosto inteso in qualità di luogo Spirituale e fuori dal Tempo e dallo Spazio; mentre i “Nove Cieli” erano in perpetuo movimento, una sorta di orologio cosmico che scandiva lo scorrere inesorabile delle epoche, ove “l’Empireo” era eternamente immobile. La più celebre descrizione di questa “Sfera” è quella data da Dante nella “Divina Commedia“, il quale, dopo l’attraversamento dei “Nove Cieli“, descritto nei primi 29 canti (su 33) del Paradiso, il poeta immagina di salire in questo ultimo che Beatrice così gli descrive:

«Noi siamo usciti fore / del maggior corpo al ciel ch’è pura luce: / luce intellettüal, piena d’amore; / amor di vero ben, pien di letizia; / letizia che trascende ogne dolzore. / Qui vederai l’una e l’altra milizia / di paradiso, e l’una in quelli aspetti / che tu vedrai a l’ultima giustizia.» (Paradiso XXX, 38-45)

Si tratta di una sorta di anfiteatro dotato di sedili a forma di “Rosa“, dove siedono le “Anime del Paradiso” che sono candide; esse sono fatte di pura luce, simbolo di beatitudine divina, tanto che è quasi difficile riconoscerne i tratti. Le Anime sono disposte in due gruppi: quelle credenti nel Cristo Venturo, e quelle nel Cristo Venuto.

«In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa.» (Paradiso – Canto XXXI, vv. 1-3)

Nel XXXI Canto del Paradiso, l’ultima guida di Dante, nientemeno che Bernardo di Chiaravalle, spiega come al “Centro della Rosa” risiede la Vergine Maria, il cui fascio di luce è più forte di quello di tutte le altre Anime. Vicino a lei siedono i beati di fama più grande, tra i quali vengono menzionati Francesco d’Assisi, sant’Agostino d’Ippona, san Benedetto da Norcia, mentre nella parte più superiore della “Candida Rosa“, i beati sono divisi in due parti uguali: una composta dalle Anime salvatesi per propria volontà, mentre dall’altra vi siedono quelle dei bambini o di quelli che non sono riusciti a raggiungere l’età della ragione[3]. Nell’Esoterismo, il numero Sette, è considerato il numero della perfezione, espressione privilegiata della mediazione tra l’Uomo e la Divinità, della manifestazione dei poteri occulti; ed in quanto tali sono descritti con la simbologia della “Luna Sepolta“. Sette sono pure le lettere dell’alchemico V-I-T-R-I-O-L, ovvero di «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»: “Visita l’interno della Terra e rettificando scoprirai la pietra nascosta.” Nell’Alchimia Ermetica si fa riferimento a vari materiali di lucentezza vitrea, particolarmente forti ed acidi, come il vetriolo, l’acido solforico[4], il solfato metallico, mentre sul piano metaforico indica il procedimento alchemico della “Grande Opera” e che consiste nel dissolvimento degli aspetti più duri ed egoistici della persona, similmente a quanto avviene negli elementi fisici più grossolani, per poi ricomporli in forma più nobile e giungere alla realizzazione della “Pietra Filosofale“. Il termine nasce in qualità di acronimo formato dalle prime lettere di un celebre motto dei Rosacroce, comparso inizialmente nell’opera “Azoth“, del 1613, dell’alchimista Basilio Valentino, una frase che sovente continuava con le parole «Veram Medicinam», ad indicare come la pietra è pure il «vero rimedio» per ogni malattia; in tal caso l’acronimo diventava V-I-T-R-I-O-L-U-M. In sostanza, l’espressione suggeriva l’esigenza di scendere nelle viscere della Terra, ovvero in quegli anfratti più oscuri dell’Anima per conseguire l’iniziazione, ed operando quella trasmutazione della “Materia nello Spirito“, permettendo di raggiungere, infine, l’immortalità, e riportare alla luce la vera Sapienza (Sophia), attraversando le diverse fasi de “l’Opera Alchemica“: Nigredo, Albedo e Rubedo. A tal fine, occorreva un acido simile al vetriolo in grado di sciogliere la “Pietra” più dura, o l’elemento più elevato ed incorruttibile, per provocare la trasformazione più radicale e conferire, quindi, un potere totale ed illimitato[5]. La singolarità di questo processo è che si otteneva il “Colore Verde“[6], risultante dalla distillazione dell’acqua di vetriolo e dello zolfo, come testimoniato da un trattato arabo del XIII secolo.

«Si distilli il vetriolo verde in una cucurbita o in un alambicco, usando il fuoco come strumento; prendendo quanto ottenuto dal distillato lo si troverà chiaro con una sfumatura verdastra.»

“L’Acqua Celeste” si sposa con il “Fuoco Infernale“, convertito e messo al servizio della “Grande Opera” in tutta la sua purezza, dove il numero Sette rappresenta il Tutto, in quanto Creazione. Ogni cosa esiste, sia essa di origine umana, animale, vegetale, minerale, etc., e contiene nella sua unità due opposti (senza che non vi sia il suo opposto), ove la “Legge della Dualità” è quella dominante nell’Universo, condizionando la nostra stessa esistenza. Così nascono i “Sette Sacramenti“, i “Sette Spiriti di Luce” e i “Sette Pianeti” ad essi collegati e che come controparte hanno i loro “Sette Princìpi Negativi“. Sette erano persino le “Divinità Supreme” dell’assemblea costituente il pantheon sumero degli Anunnaki[7]. Il Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico, simbolo magico e religioso della perfezione, perché sovente legato al compiersi dello stesso ciclo lunare (l’elemento egoico della Terra), mentre ogni pianeta ha un’orbita crescente ed una decrescente, perciò una vera e propria doppia polarità. Se sommiamo cabalisticamente il numero 7 (1+ 2+3+4+5+6+7=28) esso ci dà inizialmente la somma 28, cioè 2 e 8, simbolo del binario (il 2 sono l’Uomo e la Donna, il Bene e il Male, il Positivo e il Negativo, etc.), mentre l’8 rappresenta l’Infinito, o la lemnisca, la continua lotta degli opposti per il raggiungimento dell’equilibrio, quindi simboli del continuo evolversi della vita per mezzo dei contrari. Ma il numero sommato (2+8) dà come risultato 10, a sua volta formato da 1 e 0, che rappresentano il bastone e la coppa dei Tarocchi, il Tutto e il Nulla, il pieno e il vuoto: il primo è il principio attivo e fecondatore, lo “Spirito di Dio” il quale si libra sulle acque, mentre il secondo è il principio passivo delle acque primordiali fecondate nel buio delle tenebre, nel caos primigenio, l’Ouroboros. Perché tutto nasce nel buio, che non è altro luce nera, conosciuta dagli ermetici in veste di “Luce Astrale“, la stessa dove è immerso il bambino nell’utero materno prima di venire al Mondo, durante i nove mesi di gestazione, seppur al settimo mese (analogamente ai “Sette giorni della Creazione“) sia già formato completamente. Platone definiva il Sette come “l’Anima Mundi“, i Greci lo chiamarono “Venerabile” e lo associarono all’adorazione di Selene (la Luna) e di Apollo (il Sole), in quanto Sette erano pure le corde della sua Lira (i Pianeti sino ad allora conosciuti). Nella cultura ellenica, inoltre, l’armonia tra il pensiero e l’azione veniva indicata mediante i “Sette Sapienti“: Cleubulo con in mano la bilancia, Pittaco con un ramo d’ulivo, Solone con un teschio, Pariandro in posa calma e rassegnata, Talete colui il quale non sa e infinitamente sa, Chilone con in mano uno specchio, Biante che solleva una gabbia contenente un uccello.

«All’isola della Trinacria arriverai: là, numerose, pascolano le vacche e le pingue grecci del Sole, Sette armenti di vacche e Sette belle greggi di pecore…» (Omero, Odissea, XII, 127-133)

Sette erano anche le “Meraviglie del Mondo Antico“: il Colosso di Rodi, i Giardini pensili di Babilonia, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Diana in Efeso, il Faro di Alessandria, il Giove Olimpico di Fidia e le Piramidi d’Egitto. Il Sette è il numero della Piramide, formato dal Triangolo (3) su un Quadrato (4), in quanto presso gli Egizi simboleggiava la Vita, o il perfezionamento della natura umana che congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre, essendo formato dall’unione della Triade con la Tetrade, indicante la pienezza della perfezione, partecipando così alla duplice natura fisica e spirituale, Umana e Divina, centro invisibile di ogni cosa. Nella Cabala ebraica, l’uomo viene rappresentato in una triplice essenza, seppure la sua evoluzione è settemplice: vegetativa e nutritiva, sensitivaintellettivasociale, naturaledivina. Il Settimo giorno dalla nascita avveniva la circoncisione dei maschi, Sette volte venivano assolti i peccati (le “Sette Virtù” da opporre ai “Sette Vizi Capitali“) e sempre il Sette era il simbolo della perfezione contenente il loro sigillo etnico: la “Stella di David“. Così come nella tradizione islamica, il Sette viene ripetuto più volte nel “Corano“, in quanto si sostiene il Mondo sia sorretto da “Sette Colonne“, poggianti nientemeno che sulle spalle di un Gigante!

Ma Sette sono pure i giri che il musulmano deve fare per conquistarsi il Paradiso intorno alla Kaaba, dove è sigillata la pietra dell’Arcangelo Gabriele inviata ad Abramo ed Ismaele, quando sulla base dei disegni dati da Dio, vi costruirono il Tempio. Persino i Romani non potevano essere da meno, perché quando disegnarono il recinto della Città, futura “Capitale del Mondo[8]” antico occidentale, non vi ammisero che “Sette Colline” conosciute come i “Sette Colli” (Capitolino, Esquilino, Palatino, Quirinale, Viminale, Celio e Aventino), lasciando le altre fuori dalle mura. Governata da “Sette Re” (Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), leggenda vuole, la città divenne Eterna per “Sette Oggetti” ivi condotti perché di buon auspicio: l’Ago di Cibele (una pietra nera adorata in Asia minore); la Quadriga donata dalla città di Veio; le Ceneri di Oreste, figlio di Agamennone; lo Scettro di Priamo, re di Troia; il Velo di Ilione; la Statua di Atena Pallade; i Dodici Scudi Ancili. Roma, inoltre, è la “Citta delle Sette Chiese” e delle Quattro Basiliche MaggioriS. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Paolo fuori le mura; e le Tre Basiliche Minori: di S. Sebastiano sull’Appia, S. Croce in Gerusalemme e S. Lorenzo fuori le mura.

I Pitagorici lo considerarono simbolo di Santità, secondo la loro scuola il Sette era “amitor” (Senza Madre), non prodotto fattoriale ma generato solo dall’Unità. Considerato “Veicolo di Vita” in quanto formato dal Quattro (Azione, Materia, Anima, Femminile) più il Tre (Spirito, Sapienza e Maschile). Pitagora, studioso per eccellenza e promulgatore della “Scienza dei Numeri“, applicata anche alla “Numerologia“, era solito scegliere i suoi discepoli tra quelli che avevano il Sette nel loro profilo numerologico, persone riservate ed introspettive, con un forte intuito ed una predisposizione al misticismo. Nel più tardo Medioevo, le Arti e le Scienze Muratorie furono divise in due gruppi: un “Trivio“, detto letterario, composto di “tre discipline propedeutiche” quali Grammatica, Logica e Retorica, e un “Quadrivio“, detto scientifico e composto da “quattro scienze fondamentali”, con AritmeticaGeometriaMusica, Astronomia. Queste “Sette Discipline” vennero poi ulterioremente sintetizzate in “Sette Parole“, ovvero: Lingua (Grammatica), Ratio (Logica), Tropus (Retorica), Numerus (Aritmetica), Angulus (Geometria), Tonus (Musica) e Astra (Astronomia).

Il Sette, pertanto, è ovunque e lo sono pure i: Plessi o Chakra principali che costituiscono la Monade umana; Sette sono le ossa del tarso nel piede dell’uomo (calcagno, astragalo, scafoide, cuboide, tre cuneiformi); Sette sono le vertebre cervicali; Sette sono gli attributi di Allah (Vita e Conoscenza, Potenza e VolontàUditoVista e Parola); Sette sono gli Dèi della felicità del Buddhismo e dello Shintoismo, come Sette è il numero buddhista della completezza; Sette erano gli Dèi principali del Pantheon della Mesopotamia, gli AnunnakiSette furono anche le disastrose Piaghe (o colpi) d’Egitto; Sette sono i doni dello Spirito Santo nella fede Cristiana (Sapienza e Intelletto, Consiglio e Fortezza, ScienzaPietà e Timor di Dio); Sette sono i Sacramenti del Cristianesimo Cattolico Romano (Battesimo, Cresima o ConfermazioneEucaristiaPenitenzaUnzione dei MalatiOrdine Sacro, Matrimonio); Sette sono le Chiese dell’Asia dedicatarie dell’Apocalisse (Ap 1:4), destinatarie di Sette Lettere, contenute nei cap. 2 e 3 (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea); Sette sono i Sigilli la cui rottura annuncerà la “Fine del Mondo“, seguita dal suono di Sette Trombe suonate da Sette Angeli, quindi dai Sette Portenti e infine dal versamento delle Sette Coppe dell’Ira di Dio (Giovanni, “Apocalisse“); Sette furono i Veli della Danza di Salomè; le opere di MisericordiaSette sono i Rishi, i saggi profeti della tradizione dell’Induismo; l’Uomo stesso è definito dai buddisti come Saptaparna, la “Pianta a Sette Foglie”, attribuendogli Sette Princìpi; il Buddha individuò “Sette Mondi” o gradi Maya, costituito ciascuno da “Sette Cerchi” di evoluzione di una catena planetaria formanti 49 (7×7) stazioni di esistenza attiva; nel “Libro Tibetano dei Morti” questi 49 (7×7) giorni sono rappresentati dal segno della Swastika (7×7), sulle corone delle “Sette Teste del Serpente dell’Eternità dei Misteri“, mentre nella mitologia indiana, al mistero dei “Sette Fuochi“, si accompagnano in genere le 49 (7×7) suddivisioni o 49 (7×7) aspetti del FuocoSette sono i colori dell’Arcobaleno, ovvero il numero di bande di frequenza in cui viene suddiviso lo spettro visibile (Giallo, Arancione, Rosso, Verde, BluIndaco e Violetto); Sette sono le note musicali e le chiavi musicali (Violino, Soprano, Mezzosoprano, ContraltoTenoreBaritono e Basso); Sette sono i giorni della settimana, i mesi di 31 giorni (gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, ottobre e dicembre); Sette sono i simboli usati per esprimere i numeri romani (I, V, X, L, C, D, M); Sette è anche sinonimo di “Governo dei Cicli e dei Ritmi della Vita Umana“; Sette sono gli anni della carica a Presidente della Repubblica Italiana; le uova di gallina si schiudono dopo 21 giorni (7×3), quelle di anatra si aprono dopo 28 giorni (7×4), quelle di struzzo dopo 56 giorni (7×8), le cagne partoriscono dopo 63 giorni dalla fecondazione (7×9), le mucche dopo 280 giorni (7×40); dopo il concepimento, l’embrione rimane tale per ben Sette settimane per poi trasformarsi in feto, il movimento di questo processo è seguito da un periodo di 126 giorni (7×18), il periodo di variabilità di 210 giorni (7×30), quello della gestazione si chiude in 280 giorni (7×40), o volendo usare una diversa misura temporale, il parto avviene dopo “Sette Lune Nuove“; in fase di sviluppo e crescita, il bambino intorno al settimo mese pone i primi denti da latte, e attorno ai Sette anni ottiene i denti definitivi, ogni Sette anni completa un ciclo fisico e psico-fisico, a 14 (7×2) lascia lo stadio della pubertà, e a 21 (7×3) completa il suo sviluppo; nell’ambito dei processi patologici umani, molte malattie si risolvono nell’arco di Sette giorni.

Ovviamente anche un libro enigmatico, quanto mai iniziatico ed esoterico come la Bibbia, non poteva non contenere riferimenti al numero Sette, così importanti da non destare qualche sospetto. Perché in una sommaria descrizione, emergono i seguenti riferimenti:

  • Noè condusse nell’Arca Sette coppie di ciascun animale, dopo Sette giorni arrivò il Diluvio (Genesi 7,2-10), a fine evento, quando inviò fuori la colomba passarono periodi di Sette giorni prima del suo ritorno (Genesi 8,10);
  • Il Settimo giorno dalla nascita avveniva la circoncisione dei maschi secondo il “Patto di Dio” con Abramo (Genesi 17);
  • Abramo concluse un patto con Abimelech con Sette agnelle (Genesi 21,28-31);
  • Da Labano, Giacobbe lavorò Sette anni per Lia e altri Sette per Rachele (Genesi 29,18-20; 29, 27), così come la settimana nuziale durò Sette giorni (Genesi 29,28); Labano infine inseguì Giacobbe per ben Sette giorni (Genesi 31,23);
  • Giacobbe si prostrò Sette volte prima di incontrare Esaù (Genesi 33,3);
  • Le vacche grasse e le vacche magre, come le spighe piene e le spighe vuote dei sogni del faraone, sono Sette (Genesi 41,17-24);
  • In Numeri, Balaam, che vuole maledire Israele, iniziò propiziandosi gli eventi col numero Sette e fece costruire Sette altari per sacrificarvi Sette giovenchi e Sette arieti (Numeri 23,1);
  • Chi tocca un cadavere d’uomo è immondo per Sette giorni (Numeri 19,11);
  • Nel Libro dell’Esodo, Madian ebbe Sette figlie e Mosè ne prese una in moglie (Esodo 2,16-21);
  • La Pasqua dura Sette giorni (Esodo 11,15);
  • Il Settimo anno è l’anno sabbatico, al pari del sabato (Esodo 23,10-12);
  • Mosè attese sei giorni sul monte Sinai e il Settimo, il Signore lo chiamò finalmente dalla nube (Esodo 24, 16);
  • La Lampada del Tempio, la “Menorah“, come abbiamo già visto è composta di Sette Bracci (Esodo 25,37);
  • L’investitura dei sacerdoti dura Sette giorni (Esodo 29,37);
  • Nel Libro del Levitico dal secondo giorno della Pasqua: “Conterete Sette Settimane Complete” (Levitico 23, 15-18) e Sette settimane dopo la Pasqua verrà celebrata la Pentecoste, ed in tale festa saranno sacrificati Sette agnelli;
  • La Festa delle Capanne è nel settimo mese e dura Sette giorni (Levitico 23,33-6);
  • Nei riti va fatta Sette volte l’aspersione dell’altare (Levitico 8,11);
  • Alla nascita di un maschio la madre è impura per Sette giorni (Levitico 12,2-3);
  • Dopo l’esame da parte di un sacerdote, il sospetto affetto dalla Lebbra restava isolato per Sette giorni, se nel mentre la piaga non si sarebbe allargata, veniva isolato per altri Sette giorni prima di essere infine dichiarato guarito (Levitico 13,5-6);
  • La donna mestruata restava “impura” per Sette giorni dalla fine del flusso del sangue (Levitico 15,19);
  • Il calendario liturgico era strutturato in un ciclo di Sette solennità o feste (Levitico 23), nel settimo anno si celebrava un riposo completo per la Terra e il Giubileo era modellato sulla solennità di Pentecoste: “tu conterai Sette settimane di anni…” (Levitico 25);
  • Dopo “Sette settimane di anni” veniva celebrato il Giubileo, il settimo mese, il giorno stesso del “Kippur“, al decimo giorno del settimo mese al suono della tromba “Shofar“, veniva, inoltre, proclamata la liberazione di tutti gli abitanti del paese (Levitico 25,8-10);
  • La cerimonia d’ordinazione dei sacerdoti durava Sette giorni (Esodo 29,35 e Levitico 8,33; 9,1) ed il sacerdote doveva compiere Sette aspersioni di sangue per l’espiazione dei peccati (Levitico 4,6);
  • Per prendere Gerico, Sette sacerdoti portarono Sette trombe di corno d’ariete, lo “Shofar”, davanti all’Arca e il settimo giorno girarono intorno alla città per Sette volte suonando le trombe, e ad un gran grido del popolo entrarono senza ostacoli nella città nemica (Giosuè 6,4-5);
  • Re Davide consegnò su loro richiesta Sette nipoti di Saul ai Gaboniti e furono impiccati (2Samuele 21,5);

Nel “Libro dei Proverbi” si legge:

“Sei cose odia il Signore, anzi Sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda, mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti, piedi che corrono verso il male, falso testimone che diffonde menzogne e chi provoca litigi tra fratelli.” (Proverbi 6,16-19)

“Non si disapprova un ladro se ruba per soddisfare l’appetito quando ha fame; eppure se è preso, dovrà restituire Sette volte…” (Proverbi 6,30)

“Chi odia si maschera con le labbra, ma nel suo intimo cova il tradimento; anche se usa espressioni melliflue, non ti fidare, perché egli ha Sette abomini nel cuore.” (Proverbi 26,25)


[1] Nella tradizione ebraica il “Candelabro a Sette Luci“, detto Menorah, è il simbolo della fede, fatto costruire da Mosè su ordine di Geova. Le “Sette Luci” ardevano per rappresentare simbolicamente la fede eternamente accesa.

[2] I teologi medioevali ripresero questa visione, rafforzata dal fatto che il numero nove era considerato “perfetto“, in quanto espressione della “Trinità di Dio” (9 = 3×3).

[3] San Bernardo, poi, innalza una preghiera alla Vergine per concedere la grazia al poeta, a cui si uniscono le invocazioni dei beati, ottenendo infine il miracolo e la liberazione da ogni peccato.

[4] Lo stesso acido che compone l’atmosfera di Venere.

[5] La Massoneria si è poi riappropriata dell’acronimo VITRIOL, facendone non solo un semplice invito al compimento di un percorso, ma anche un “Codice Esoterico” da decifrare per il conseguimento alle loro iniziazioni. La parola VITRIOL si trova impressa infatti sulla parete della camera oscura massonica, cioè del gabinetto di riflessione dove deve sostare il nuovo adepto prima di essere infine affiliato.

[6] Sul “Colore Verde” è singolare persino una “Legge” enunciata da Gustavo Rol. Nato a Torino nel 1903 da famiglia agiata, visse in un ambiente ricco e colto, laureandosi in legge nel 1933; sebbene prediligesse l‘Arte e la Musica. Secondo i suoi racconti e le testimonianze, la sua svolta spirituale avvenne dopo l’incontro con un “personaggio misterioso” a Marsiglia. Durante la sua vita studiò e affinò proprie qualità spirituali mettendole al servizio del prossimo; morì a Torino il 22 settembre 1994. Egli sosteneva di aver scoperto: “una tremenda Legge che lega il Colore Verde, la Quinta Musicale ed il Calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla.” A parte le sue abilità “magiche” per le quali è ancora oggi noto al grande pubblico, egli comprese come l’Uomo può divenire la “Porta” che mette in comunicazione il Mondo della Materia e dello Spirito. Attraverso i suoi studi, i talenti e la pratica, divenne portavoce ed espressione di questo “Spirito nel Mondo Materiale“, e per fare ciò utilizzava i tre canali percettivi più comunemente usati: visivo, uditivo e cinestesico, per “accordare” il proprio Corpo con la Psiche in una precisa vibrazione.

[7] Anunnaki (o Anunnaku), ossia “Figli di An”, indicava l’insieme degli Dèi sumeri costituitisi in una vera e propria assemblea divina, presieduta da AnDio del Cielo. Tale assemblea si componeva di “Sette Divinità Supreme“, di cui facevano parte i quattro principali “Dèi Creatori“: An, Enlil, Enki e Ninhursag, a cui si aggiungevano anche InannaUtuNanna, ed ulteriori 50 divinità minori, gli Igigi.

[8] Costantinopoli, la seconda capitale dell’Impero Romano d’Oriente, venne anch’essa costruita su “Sette Colline“.