“Il Taccuino Bianco del Poeta – Parte I”

[Il Poeta povero“, dipinto di Carl Spitzweg. 1808-1885]

1

Gravide nuvole di pioggia,
veloci nel Cielo si rincorrono.
Saetta luce, rimbomba,
nella vallata echeggiano
tuoni di una guerra atmosferica.

Balena ancora, ruzzola,
grandina sulla terra affranta.
Scricchiola la zolla umida,
soffoca qualsiasi forma di vita.
Ansima la gioia inattesa.

Con fulgore rinasco.
Ascolta! Ascolta!
Non questi suoni naturali,
l’attesa si è ormai dissipata.

*

2

Chiara luce s’innalza leggiadra,
mito antico riverbera
dal sapore di insipida serpe.

Mela, cogli con distesa mano
Tu, Madre degli uomini
e delle Madri tutte.

Invano scorre il peccato
nelle vene ribollenti.
L’ingiusta causa sopprime
ogni ardore di rivalsa.

Attende cauto il compagno,
vergognoso del proprio pene.
Nudo come un verme si nasconde,
nel fango dal quale emerse.

Più nulla toglie al Creato,
la vera Nemesi, perché in lei risiede
l’estrema sintesi universale.

*

3

Apice di una montagna
che aguzza accarezza il Cielo,
venti impetuosi ti levigano
scalfendo polvere depositata.

Sotto nuda roccia, ricorda
l’acqua si cela negli anfratti,
umidi di sostanza che scorre
con la vita, inquinandosi.

Non esiste Poesia più muta
di una vallata verde,
ricolma di fiori e creature.
E leggiadro è il canto dei volatili
che si confonde con le aurore.

*

4

Scrivere dell’Esistenza
non ha alcun senso.
E’ priva di significato
se tacita non scorre via.

Sfreccia lungo la strada
dell’Eclittica luminosa.
Notturna soffice sognatrice,
radiosa nelle Costellazioni Zodiacali.

Un unico volto riconosco,
quello dell’uomo mortale
inviso al Grande Disegno Cosmico:
Demiurgo risorgo!

*

5

Natura siffatta ammiro,
un raggio di Sole accolgo.
Tanto è la distanza che
la radiazione percorre,
nell’aureo abisso.

Il Cosmo è assai nocivo,
intriso di venefici respiri mortali,
ma da essi come mantice rigonfia,
caricandosi ogni volta di scintille.

L’intelligenza avanza e cade,
nell’immagine stampata
dell’Iperuranio.

*

6

Insani segreti ardono
tra soffice lava,
trema la Terra,
si scuote prepotente.

Come in un grafico,
avanza la linea,
cursore di un segno
in perenne movimento.

Nanometri segnano
l’infinitamente piccolo,
balzando simili ad erezioni
tra corpi bramosi e affamati.

Così la Scienza
declina a dittatura,
perché annaspa
nel tentativo logoro
di svelare l’Ignoto.

*

7

Più non ascolto Musica
in queste serate vuote.
Cos’è l’Amore, se non illusione?

Persino gli Angeli, avidi
succhiamo il nettare della Vita.
Le quarantene stupide.

Masse informi si accalcano
sperando in una cura,
e non conoscono la Morte
che fiera hanno dentro.

*

8

Lento fiume scorre
tra le aride campagne.
Le Stelle declinano
nella volta celeste.

Meteore si frantumano.

Un cane abbaia,
un gufo vola maestoso.
Risuona la musica di Bach
tra buie sonorità naturali.

Vana è la pia speranza
per questa Umanità deludente.
Essa odora di immondizia,
farcita solo di sperma e sangue.

*

9

Un diagramma disegnato,
fermo, segna il confine;
oltre, l’Universo è solo un Utopia.

*

10

Un Uomo nudo viene incontro,
ingordo afferra e succhia;
attende il nettare divino.

A gambe divaricate
la Donna brucia desiderosa;
d’impeto protende le braccia.

Così la Sacra Lancia, trafigge
penetrando nella Carne e nell’Anima,
ed eiacula esclamando: “Oh, Dio!

Sono Figlio di un Orgia Animale,
Ostara è il suo nome.

*

11

Rivendico la mia libertà d’uomo.
Io non sono fatto per amare,
i sentimenti rendono stupidi.

Mi emoziono controllandomi,
ritrovo il “Centro di ogni Azione“.
Medito ogni volta superandomi,
restando in ascolto delle maree.

Piango del mio esistente vuoto,
e lo riempio masturbandomi di idee.

*

12

Nubi si inseguono candide
nel Cielo terso autunnale.
Uccellini svolazzano
cantando soavemente.
Tra i rami degli alberi,
foglie ingiallite cadono.

E un uomo scorreggia!

Il Poeta è un assassino,
con le parole uccide, e la penna
è l’arma di ogni suo delitto.