“L’Osservazione Astrologica nei secoli”

[Le Sette Sfere Celesti osservate da Dante e Beatrice nel Paradiso” di Giovanni di Paolo, 1440]

Nell’Antico Oriente

Il primo sistema organizzato di studi astro-logici/nomici fu quello babilonese, il quale sorse attorno al II millennio a.C., nonostante una forma ancor più primitiva possa essere sorta tra i sumeri durante il Periodo di Uruk nel III millennio a.C. Il ricercatore Otto Eduard Neugebauer (1899-1990)[1], nel capitolo “Astronomia Babilonese” del suo celebre “Le Scienze esatte nell’Antichità“, sosteneva: “Troviamo dunque già in questo periodo molto antico i primi segni di uno sviluppo che porterà in epoche più tarde all’Astrologia Giudiziaria e, in un’ultima istanza, all’Astrologia Personale od Oroscopica del Periodo Ellenistico.” Per i babilonesi era estremamente importante l’osservazione dei fenomeni astronomici, e l’unica fonte in nostro possesso la quale attesti tale utilizzo è legato allo Enuma Anu Enlil, un vero e proprio registro di eventi astronomici, raccolti in 70 tavolette in scrittura cuneiforme risalenti al XVII secolo a.C., scoperte nel 1846 in quella che fu la biblioteca di Assurbanipal, re assiro del VII secolo a.C. a Ninive. Esso contiene tutta una serie di osservazioni astronomiche e meteorologiche, in particolare di eclissi lunari e solari e delle fasi del pianeta Venere, alcune esempi di predizioni tratte da questo testo recitano quanto segue:

  • Se la Luna, quando sorge, Sirio sta al suo interno vi sarà guerra tra i re di tutti i paesi;
  • Se la Luna, quando sorge, lo Scorpione la circonda come un alone: leoni e lupi saranno inferociti, le vie di comunicazione saranno interrotte, (variante) i re di tutti i paesi diventeranno ostili;
  • Se la Luna, quando sorge, un pianeta sta al suo interno: in questo anno vi saranno epidemie in tutti i paesi;
  • Se la Luna è raccolta con le Pleiadi il paese si raccoglierà nelle fortezze;
  • Se la Luna scivola all’interno di una nuvola: giungerà la piena;
  • Se la Luna, quando sorge, è scura vi sarà omicidio e confusione nel paese;
  • Se la Luna, quando sorge, splende: in tutti i paesi gli scambi non saranno fiorenti.

Durante questo lasso di tempo, in Mesopotamia, l’osservazione del Cielo era legata soprattutto ad aspetti mondani, ovvero alla previsione dei tempi più propizi agli atti umani verso questioni politico-religiose. Se fino al VII secolo a.C. la comprensione della pratica astronomica era alquanto rudimentale, a partire dal IV secolo a.C., i loro metodi matematici progredirono a tal punto da riuscire a calcolare le posizioni planetarie future con ragguardevole accuratezza; fu a quel punto che iniziarono ad apparire le prime “Effemeridi“. Esiste pure una raccolta di 32 tavolette risalente al 1875 a.C., contenente dettagliati resoconti di divinazione babilonese, con all’interno riportati studi sul fegato degli animali sacrificati per tali occasioni, le eventuali macchie o segni particolari, interpretati come messaggi simbolici provenienti dagli Dèi e diretti al sovrano. I babilonesi erano convinti che le varie Divinità si presentassero nelle immagini celesti dei Pianeti e delle Stelle, ai quali erano oltretutto associati. Presagi celesti infausti collegati ad un certo pianeta erano visti come segni d’insoddisfazione da parte di un Dio e che quel dato pianeta incarnava; le eventuali indicazioni ricavate fungevano da tentativi volti a placare tale Dio nei confronti del sovrano e del popolo.

Un interessante rapporto astronomico consegnato al re Esarhaddon, circa un’eclissi lunare verificatasi nel mese di gennaio del 673 a.C., mostra come l’uso rituale di “Re o eventi sostitutivi“, combinati con una fede nei confronti della Magia e nei presagi in una prospettiva puramente “Meccanica“, avesse un qualche tipo di correlazione all’interno dello stesso mondo naturale: “All’inizio dell’anno un diluvio verrà a rompere le dighe. Quando la Luna ha fatto l’eclissi, il re, mio signore, dovrebbe scrivere a me. Come sostituto per il re, voglio passare attraverso una diga, qui a Babilonia, nel bel mezzo della notte. Nessuno potrà sapere.” Ulla Koch-Westenholz, nel suo libro del 1995 “Mesopotamian Astrology: An Introduction to Babylonian and Assyrian Celestial Divination“, scrisse come questa ambivalenza tra una visione del mondo teistica e al tempo stesso meccanicistica, contribuì a definire il concetto del tutto babilonese di “Divinazione Celeste” il quale, nonostante la pesante dipendenza dalla Magia, rimase privo di implicazioni ulteriori, arrivando a condividere persino: “alcuni dei tratti che definiscono anche la Scienza moderna: è oggettivo e privo di valore, opera secondo regole note, e i suoi dati sono considerati universalmente validi ed infine può essere consultata in tabulazioni scritte.”

Nell’Egitto Ellenistico

Nel 525 a.C. l’Egitto venne conquistato dai Persiani, dando così vita al periodo tardo, ove è probabile vi sia stata una certa influenza mesopotamica sull’Astrologia Egiziana. E’ evidente vi sia stato, in tale periodo, un’influenza mesopotamica sullo Zodiaco Egizio, con il quale vi era la condivisione di due Segni Zodiacali, quello della Bilancia e dello Scorpione, come evidenziato nello “Zodiaco di Dendera” risalente al I secolo a.C. (mentre nella versione greca la Bilancia era conosciuta in quanto parte degli artigli dello Scorpione). Dopo l’occupazione da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C., l’intero Egitto persiano passò sotto il dominio e l’influenza Ellenica. La città di Alessandria d’Egitto venne fondata dal conquistatore macedone tra il III e il II secolo a.C., periodo in cui molti studiosi ivi residenti furono dei prolifici scrittori di Astrologia. Fu proprio durante quest’epoca dove l’Astrologia Babilonese si mescolò con quella tradizionale egizia dei Decani per creare l’Astrologia Oroscopica, comprendente non solo lo Zodiaco Babilonese col suo sistema di Esaltazione dei Pianeti, Triplicità dei Segni e l’importanza data alle Eclissi. Insieme a tutto ciò venne incorporato anche il concetto egizio di “Suddivisione dello Zodiaco in 36 Decani di 10 gradi ciascuno“, con l’accento posto sul Decano Crescente, il sistema greco di Divinità Planetarie, la Sovranità dei Segni e i Quattro Elementi.

I Decani erano un sistema di misurazione del tempo secondo le Costellazioni ed erano guidati da Sothis o Sirio. I moti dei Decani nel Cielo sono stati poi utilizzati per suddividere la notte in ore. Il sorgere di una Costellazione poco prima dell’alba (il suo sorgere o levata eliaca), veniva considerata come l’ultima ora prima del giorno, e nel corso dell’anno ogni Costellazione appariva appena prima dell’alba per dieci giorni. Quando divennero parte integrante dell’Astrologia nell’Età Ellenistica, ogni Decade venne associata con circa dieci gradi zodiacali, e non a caso alcuni testi risalenti al II secolo a.C. sono relativi alle posizioni dei Pianeti nelle varie Case Zodiacali al momento del sorgere di alcuni Decani, in particolare la sopracitata Sirio. Uno tra i più importanti studiosi dell’epoca è stato Claudio Tolomeo, il quale visse proprio ad Alessandria d’Egitto e che con la sua opera intitolata “Tetrabiblos“, pose le basi della tradizione astrologica occidentale, godendo “quasi dell’autorità di una bibbia per gli studiosi di Astrologia per più di mille anni.” Questi fu inoltre uno dei primissimi testi fatti circolare nell’Europa Medievale, dopo essere stato tradotto dall’arabo al latino da Platone Tiburtino in Spagna nel 1138. Il “Tetrabiblos” è inoltre collegato a “L’Almagesto“, sempre di Claudio Tolomeo, ove l’autore distinse già in antichità i diversi campi dell’Astronomia e dell’Astrologia.

Qui, l’Astronomia fu identificata come Mathematiké da distinguersi dall’Astrologia Oroscopica in quanto analisi contemplativa delle “Leggi Eterne e Sistemiche che regolano i movimenti degli Astri“, i quali a loro volta fornirebbero attraverso i “Transiti Celesti” la base all’esame degli avvenimenti che si verificano sul pianeta; “l’Almagesto“, pertanto può essere considerata l’antica Astronomia di oggi, mentre il “Tetrabiblos” rappresenterebbe la base antica dell’Astrologia occidentale, nelle sue varie tradizioni e correnti. Secondo Firmico Materno (IV secolo) il sistema dell’Astrologia Oroscopica risalirebbe a un faraone di nome Nekaub e al suo sommo sacerdote Petosiris. I testi dell’Ermetismo sono anch’essi stati raccolti e conservati in quel periodo, tant’è che Clemente Alessandrino, scrivendo a riguardo dell’epoca dell’Antica Roma, sottolineò il grado in cui gli astrologi si attendevano di avere la dovuta conoscenza dei riti sacri egizi: “Questo è principalmente dimostrato dal loro sacro cerimoniale. Per primo giunge il cantore, recante alcuni dei simboli della musica. Perché dicono che egli deve imparare due dei libri di Ermete Trismegisto, quelli in cui sono contenuti gli inni degli Dèi, in secondo luogo le regole previste per la vita del re. E dopo avanza l’astrologo, con un misuratore del tempo in mano, e una palma, i simboli dell’Astrologia. Deve avere i libri astrologici di Ermete, che sono in numero di quattro, sempre in bocca.

Nella Grecia e la Roma Antica

La conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno cambiò letteralmente il mondo antico ed espose i Greci alle culture e alle idee cosmologiche siriane, babilonesi, persiani, indiane e dei popoli dell’Asia Centrale. La lingua greca antica soppiantò la scrittura cuneiforme come lingua internazionale della comunicazione e trasmissione intellettuale, e buona parte di questo processo coinvolse anche gli scritti astrologici e astronomici. Intorno al 280 a.C., Berosso, un sacerdote del dio Marduk proveniente da Babilonia, si trasferì nell’isola greca di Cos con l’intento di insegnare Astrologia e Cultura Babilonese agli Antichi Greci. Un fatto storico senza precedenti che trasferì l’oriente e le sue conoscenze verso il Mondo Ellenistico e l’Egitto. Nel I secolo a.C. si alternavano due varietà di Astrologia: quella “Divinatrice” che richiedeva la lettura di Oroscopi per stabilire i dettagli precisi sul Tempo, e l’altra definita “Teurgica“, la quale sottolineava l’esigenza di una risalita dell’Anima in direzione delle Stelle.

L’influenza greca non solo svolse un ruolo fondamentale in Asia, ma al contempo pure nella trasmissione delle sue conoscenze celesti verso l’Antica Roma. I primi riferimenti in tal senso dimostrano come il suo arrivo a Roma esercitò un forte influsso negli strati più bassi della società, tanto che il Senato arrivò a preoccuparsi nei confronti di questo ricorso acritico alle idee babilonesi sull’osservazione delle Stelle. Tra i Greci e i Romani, la religione di Babilonia nota anche come Terra di Caldea, arrivò a identificarsi talmente tanto con l’Astrologia (la “Saggezza Caldea“), da diventare un sinonimo comune per indicare “l’Arte della Divinazione mediante lo studio dei Pianeti e delle Stelle“. Il primo riferimento preciso all’uso dell’Astrologia di origine orientale nei territori romani, ci arriva dall’opera dell’oratore Marco Porcio Catone (detto “Il Vecchio“), il quale nel 160 a.C. compose un trattato avvertendo dei pericoli insiti nel consulto dell’Astrologia Caldea, richiedendone al contempo una sorveglianza attiva.

Tra i maggiori astrologi del I secolo a.C. si annovera il poeta Marco Manilio, autore degli “Astronomica“, dove egli tratta i Segni Zodiacali, gli Oroscopi, i Decani e la Melotesia. Tra i detrattori di tali conoscenze vi ritroviamo, invece, il poeta romano del II secolo Giovenale, nel suo attacco satirico alle abitudini delle donne romane, spiegando il livello della “forte e pervasiva influenza della Scienza dei Caldei” nella società romana. Uno dei primi ad aver portato l’Astrologia Ermetica nei territori romani fu Trasillo di Mende, il quale operò come astrologo di corte per l’imperatore Tiberio; eppure, questi non fu il solo a richiedere consulti agli Astri, dato che già il suo predecessore Augusto aveva richiesto l’aiuto di abili astrologi per legittimare i propri diritti imperiali, in qualità di diretto successore di Giulio Cesare.

Nel Mondo Islamico

Lo studio sistematico del Cielo venne ripreso con entusiasmo anche dagli studiosi islamici a séguito della caduta di Alessandria d’Egitto nelle mani degli invasori arabi nel corso del VII secolo, succeduta poi dalla fondazione del Califfato Abbaside. Il secondo califfo, Al Mansur (754-775 d.C.) fondò la città di Baghdad per renderla il centro di apprendimento ed includervi un punto di raccolta e traduzioni noto come “Bayt al-Hikma” (Casa della Sapienza), luogo ove il quale continuò a svilupparsi con i suoi eredi e finendo per dare un importante impulso per le traduzioni arabe-persiane dei testi astrologici ellenistici. Tra i primi traduttori ricordiamo: Masha’allah ibn Athari (750-815 d.C.), il quale contribuì ad eleggere il “tempo più propizio” per la fondazione di Baghdad, e Sahl ibn Bishr (786-845 d.C.), i cui testi sono stati direttamente influenti sui successivi astrologi europei come Guido Bonatti nel XIII secolo e William Lilly nel XVII secolo. Da allora la conoscenza dei testi arabi si è fatta sempre più presente in Europa, contribuendo in qualche misura ad avviare uno dei più importanti periodi del mondo occidentale, il Rinascimento.

Tra gli autori più influenti dell’epoca, bisogna menzionare Abu Ma’shar al-Balkhi (787-886 d.C.) la cui opera “Introductorium in Astronomiam” divenne un trattato popolare in tutta l’Europa medievale, un altro autore molto conosciuto fu il persiano Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (VIII-IX secolo, matematico, astronomo, geografo ed astrologo). Gli arabi contribuirono notevolmente alla conoscenza dell’Astronomia dell’epoca, specie in occidente, tant’è che molti dei nomi dati alle Stelle, comunemente note al giorno d’oggi come Aldebaran, Altair, Betelgeuse, Rigel e Vega, conservano l’eredità semantica della loro lingua d’origine. A loro si deve lo sviluppo dell’elenco dei “Lotti Ellenistici” della misura in cui essi divennero universalmente noti come parti arabe, seppur la paternità sia dell’Astrologia Ellenistica precedente. Durante il progresso della Scienza Islamica, alcune pratiche astrologiche vennero confutate su basi teologiche da astronomi quali: al-Farabi (870-950 d.C.), Alhazen (965-1039 d.C.) e Avicenna[2].

Le loro critiche sostenevano come i metodi degli astrologi fossero congetturali più che empirici, oltre ad essere pure in conflitto con il punto di vista ortodosso religioso degli ulamā (gli studiosi dell’Islam), ove la volontà divina può essere conosciuta con precisione e prevista in anticipo. Tali confutazioni interessarono principalmente l’Astrologia Giudiziaria (e Oraria), a discapito di quella Medica e Meteorologica, considerate queste ultime rami naturali e parti integranti delle Scienze del Tempo. Ad esempio, la celebre “Confutazione contro l’Astrologia” di Avicenna, argomenta contro la pratica astrologica pur sostenendo invece il “Principio dei Pianeti” nella loro qualità di agenti della causalità divina, tesi quindi atta a esprimere il “Potere di Dio sopra l’intera Creazione“. Avicenna ritenne che il “Movimento dei Pianeti” assuma un’influenza deterministica sulla vita terrena, sostenendo la propria contrarietà, però, nei confronti della presunta capacità di determinare l’esatta influenza astrale.

Nella Cina e nell’India

Nell’Antica Cina a partire dalla dinastia Han, Astronomia e Astrologia furono considerate come due discipline di uguale importanza. Oltre all’osservazione della Sfera Celeste e al Calcolo del Calendario, la Predizione del Futuro per mezzo dell’Astrologia fu considerata una pratica giornaliera, sovente legata alla società e alla politica, inoltre aveva pure lo scopo di ottenere una maggiore conoscenza nei riguardi dei dettami del Cielo, nonché di offrire una risposta ai molti interrogativi dell’Uomo. L’Astrologia Indiana chiamata anche Horā è una tecnica divinatoria in cui viene principalmente utilizzato l’Oroscopo di nascita, l’origine della parola stessa presenta un’etimologia greca antica: ὥρα, hṓra, «durata di tempo». Essa presenta diverse ramificazioni: quella divisa in jātaka (oroscopia classica) e tājika (oroscopia proveniente dalla cultura musulmana); quella catartica o muhūrtaśāstra suddivisa in Astrologia Militare (yātrā), Astrologia Matrimoniale (vivāha) e Astrologia Medica (karmavipāka); e ancora Astrologia dell’Interrogazione (praśna) più oracolare e divinatoria. Gli astrologi che la praticano sono chiamati jyotiṣī, oltre ad essere fautori di numerose modificazioni e innovazioni dello scibile temporale.

Nel Medioevo e nel Rinascimento Europeo

Se l’Astrologia in tutto l’Oriente fiorì dopo il crollo dell’Impero Romano, mischiando influenze indiane, persiane e islamiche, compenetrandosi in una sintesi tra studi, traduzioni, etc., l’Astrologia in occidente, nel medesimo periodo dell’Alto Medioevo, divenne «frammentaria e non sofisticata […] in parte a causa della perdita dell’Astronomia scientifico-filosofica greca ed in parte anche a causa delle condanne espresse dalla Chiesa.» Fu verso la fine del X secolo ove le traduzioni di opere arabe in latino principiarono a fare la loro comparsa in Spagna, e specie nel corso del XII secolo la trasmissione di sempre più consistenti studi astrologici dall’Arabia verso l’Europa, ritrovò un rinnovato impulso. Re Alfonso X di Castiglia fu tra i primi a raccogliere questi studi nelle celebri “Tavole Alfonsine“, e nella formazione universitaria dell’Europa dell’epoca, l’Astronomia (allora ancora unita con l’Astrologia), faceva parte integrante dell’insegnamento scolastico, essendo una delle “Sette Arti Liberali“, in particolare del “Quadrivio” su cui si fondava il curriculum di molti studiosi, sovente membri del clero.

Attorno alla Chiesa, vari esponenti mostrarono aperture in più di una occasione verso l’Astrologia, tra tutti San Tommaso d’Aquino, massimo teologo del Medioevo, il quale respingendo il fatalismo considerò tale pratica una Scienza affine a quelle congetturali applicate alla conoscenza della Materia, il cui studio avrebbe consentito il presunto dominio sugli Astri. Poiché tale influsso di questi non costringe necessariamente la volontà, altri la considerarono una sorta di “Scienza Sacra” di cui Dio si serve per interagire con l’uomo mediante i “Segnali delle Stelle“. Attorno al XIII secolo l’Astrologia era diventata parte integrante della pratica medica e gli stessi medici combinavano la “Medicina Ippocratica dei Quattro Elementi dei Quattro Umori” (ereditata dal fisiologo romano Galeno) con i vari studi delle Stelle. Verso la fine del 1500 in tutta Europa, inoltre, erano tenuti per legge a calcolare la posizione della Luna prima di effettuare alcune complesse procedure mediche, comprese operazioni chirurgiche e salassi.

Opere influenti del XIII secolo furono quelle del monaco britannico Giovanni Sacrobosco e dell’astrologo italiano Guido Bonatti, tra l’altro quest’ultimo servì anche in vari governi comunali tra cui Firenze, Siena, Forlì e persino come consulente dell’imperatore Federico II di Svevia. Il suo libro di testo astrologico intitolato “Liber Astronomiae” (Libro dell’Astronomia) e scritto attorno al 1277, ebbe fama di essere «il più importante lavoro astrologico prodotto in latino nel XIII secolo.» Persino il sommo poeta fiorentino Dante Alighieri elogiò apertamente l’Astrologia, citando spesso le Costellazioni e mostrando di conoscere il proprio segno zodiacale, quello dei Gemelli. Egli indicava, inoltre, come la più alta e ardua delle attività liberali umane sia per la «nobilitade del suo subietto» che per «la sua certezza». Attribuiva agli Astri persino una forte influenza sulla vita mondana degli uomini, le stagioni e il tempo, connotando le varie Sfere Celesti di significati di grande importanza. Nel “Convivio“, in particolare, equiparava l’Astrologia alle caratteristiche di Saturno.

«Lo cielo di Saturno hae due proprietadi per le quali si può comparare a l’Astrologia: l’una sì è la tardezza del suo movimento per li dodici segni, ché ventinove anni e più, secondo le scritture de li astrologi, vuole di tempo lo suo cerchio; l’altra sì è che sopra tutti li altri pianeti esso è alto. E queste due proprietadi sono ne l’Astrologia: ché nel suo cerchio compiere, cioè ne lo apprendimento di quella, volge grandissimo spazio di tempo, sì per le sue [dimostrazioni], che sono più che d’alcuna de le sopra dette scienze, sì per la esperienza che a ben giudicare in essa si conviene. E ancora è altissima di tutte le altre, però che, sì come dice Aristotile nel cominciamento de l’Anima, la scienza è alta di nobilitade per la nobilitade del suo subietto e per la sua certezza; e questa più che alcuna de le sopra dette è nobile e alta per nobile e alto subietto, ch’è de lo movimento del cielo; e alta e nobile per la sua certezza, la quale è sanza ogni difetto, sì come quella che da perfettissimo e regolatissimo principio viene. E se difetto in lei si crede per alcuno, non è da la sua parte, ma, sì come dice Tolomeo, è per la negligenza nostra, e a quella si dee imputare.» (Dante Alighieri, Convivio, XIII)

Le uniche accuse che egli rivolse ad alcuni astrologi, – come il Bonatti da lui inserito nell’VIII cerchio dell’Inferno, luogo in cui coloro i quali “divinano il futuro” sono costretti ad avere la testa rovesciata all’indietro -, furono formulate non tanto per le pratiche in sé quanto all’utilizzo fraudolento sempre delle stesse: «veramente de le magiche frode seppe il gioco». Riprendendo la suddivisione armonica del sapere medievale in “Sette Aree” ben specifiche, ciascuna rappresentata da un Pianeta e conosciute come “Arti Liberali“, Dante vide nella loro peculiarità disciplinare un ordine crescente, al pari dei Pianeti con il loro ordine di velocità decrescente, così: la Grammatica fu assegnata alla Luna, il Corpo Celeste più veloce in movimento, la Dialettica a Mercurio, la Retorica a Venere, l’Aritmetica al Sole, la Musica a Marte, la Geometria a Giove e l’Astrologia/Astronomia a Saturno. Comunque sia, usuale per gli scrittori medioevali era l’utilizzo del simbolismo astrologico nei loro svariati temi letterari.

Varie dispute si diffusero nel continente, tra quanti continuavano a condannare l’Astrologia come retaggio del Paganesimo, o tra coloro i quali distinguevano l’elemento superstizioso, limitativo del libero arbitrio, dalla propensione a trattarne gli aspetti materiali e mutevoli, ad esempio la salute, i fenomeni atmosferici, etc. Tra le varie dottrine che ebbe molta fortuna ricordiamo quella del Congiunzionismo, sostenuto anche dal cardinale Pierre d’Ailly, il quale intravedeva nella “Congiunzione dei Pianeti Superiori” (Marte, Giove, Saturno) l’arrivo di significativi cambiamenti epocali, simili a quelli del 6 a.C. quando i Re Magi lessero l’annuncio della nascita del Cristo. In ambito neoplatonico rimase in vigore la differenza posta dal filosofo Plotino tra la Provvidenza e il Fato, ovvero tra Esseri dotati di Spirito, liberi di modificare il proprio destino, e gli Enti Fisici soggetti al determinismo degli eventi.

«Soggetto al destino vive soltanto quell’essere che è privo di Anima: per lui quaggiù gli Astri non sono soltanto segni, ma diventa egli stesso un frammento e dipende dal mondo di cui è parte.» (Plotino, Enneadi, II, 3, 9)

L’umanista Marsilio Ficino nella “Disputatio contra iudicia astrologorum” (1477) spiegò sulla base della dottrina plotiniana quanto le pratiche divinatorie dovessero essere intese, non come capacità degli Astri di esercitare un influsso causale sugli eventi umani, bensì una forma di “consonanza” tra questi e la posizione dei Pianeti, i quali si limitano a “descrivere” quel che accade. Quella di Ficino fu una concezione basata sulla corrispondenza e l’interdipendenza tra le varie parti costituenti l’Universo, da leggere e interpretare secondo l’esperienza spirituale mediante la capacità di tradurre il Mondo in forma di Simboli. Non sempre i filosofi accolsero rigorosamente la dottrina di Plotino, ammettendo una certa affinità tra l’Anima e il proprio Tema Natale, almeno ai fini di una sua collocazione in uno dei “Quattro Temperamenti Costituzionali“, riabilitando anche l’Astrologia Individuale.

Nel Rinascimento, nonostante vari distinguo, si verificò una generale riabilitazione dell’Astrologia, sia su basi ermetiche ed esoteriche, le quali consistevano in una continua corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, Fenomeni Celesti e Terrestri, nonché tra strutture della Mente Umana e quelle reali dell’Universo sino ad allora osservabile, comunque incentrata sull’azione pratica. In ambito ecclesiastico, papa Giulio II fece predire dagli astrologi il giorno più opportuno per la sua elezione al soglio pontificio, mentre papa Leone X fece istituire una Cattedra di Astrologia alla Sapienza di Roma; anche i papi Adriano VI e Paolo III tennero in grande considerazione l’utilizzo degli Oroscopi.

L’Astrologia, inoltre, faceva parte delle così dette “Arti Liberali”, la cui istituzione si faceva risalire alla Scuola Pitagorica, mentre secondo altre fonti da Platone o da Filone e Aristotele. Secondo il “Institutiones divinarum et saecularium litterarum” di Cassiodoro (485-583 d.C.), nell’insegnamento medievale le “Arti Liberali” esercitarono un notevole influsso sulla cultura cristiana del Medioevo. Esse, inoltre, erano così suddivise: “Gram. (Grammatica) loquitur, Dia. (Dialettica) vera docet, Rhe. (Retorica) verba colorat, Mu. (Musica) canit, Ar. (Aritmetica) numerat, Geo. (Geografia) ponderat, As. (Astronomia) docet astra“, quest’ultima studiata sia come fenomeno astronomico ma anche con approccio astrologico giudiziario.

Nell’Età Moderna

L’insorgere della Rivoluzione Copernicana, la quale sosteneva l’eliocentrismo del Sistema Solare, non modificò il linguaggio utilizzato dagli astrologi, tra cui vi menzioniamo Tycho Brahe, Keplero e Galilei. Venne pure formulato da Tycho Brahe un nuovo modello geocentrico, completamente equivalente a quello eliocentrico, detto “Ticonico“, basato sulle nuove scoperte dell’epoca. Nel frattempo, i dibattiti sull’Astrologia all’interno della Chiesa, portarono nel 1586 a una condanna definitiva di quella “Divinatoria“, con l’iscrizione nell’Indice dei “Libri Proibiti” dei vari studi pubblicati e diffusi, mentre “l’Astrologia Genetliaca“, basata sull’Oroscopo Individuale, venne riconosciuta solo in forma congetturale, secondo la linea interpretativa esposta da papa Sisto V nella bolla “Coeli et terrae creator Deus” del 1586. L’avviarsi della crisi moderna dell’Astrologia, fu innescata più da motivazioni religiose che dalla nascente Scienza Cartesiana, la quale rifiutava quanto non fosse dimostrabile mediante il “Metodo Scientifico“.

Fu da questo periodo che iniziò un lento e progressivo allontanamento dell’Astrologia dagli insegnamenti propriamente scientifici, periodo culminante nel 1666 quando il ministro Colbert in Francia vietò tale insegnamento all’Académie des Sciences; nel 1682 furono persino proibiti gli Almanacchi Astrologici. La Rivoluzione Astronomica, d’altro canto, unita alle esplorazioni geografiche nell’Emisfero Australe, permise di ampliare la conoscenza del Cielo Stellato, portando alla scoperta di nuove Costellazioni da parte, tra gli altri, di Tycho Brahe, Johann Bayer, Johannes Hevelius, John Flamsteed, e di due nuovi Pianeti (tra cui Urano e Nettuno). Dopo la demonizzazione dell’Astrologia, specie da parte dell’Illuminismo, essa poi riemerse in maniera alquanto inaspettata verso la fine dell’Ottocento e poi durante il Novecento, specie in seno alle più recenti correnti esoterico-spirituali come la New Age.

«L’attuale prevalente atteggiamento cristiano – e cattolico in particolare – ci sembra qui troppo sbrigativo e sembra avere ereditato lo sprezzo e il rifiuto proprio di coloro che furono gli avversari della fede: i vecchi illuministi, razionalisti, positivisti. Quindi tutto nell’astrologia, sarebbe imbroglio, menzogna o, nei casi migliori, illusione. Tanto che non varrebbe neppure la pena di discuterne, lasciando simili cose ai superstiziosi e ingenui. Sul piano pastorale questa chiusura senza spiragli non sembra affatto positiva. L’attrazione che su molti cristiani esercitano certe religioni orientali, certe sette, certe proposte alla “New Age” è determinata anche dal rigido rifiuto “cattolico” attuale di tutto ciò che non rientri nel quadro di una “razionalità” che sembra talvolta sconfinare nel razionalismo, nato come anticristiano, di cui parlavamo sopra. Magistero e prassi ecclesiali sembrano talvolta non rendersi conto che l’incapacità della proposta cattolica di raggiungere oggi le masse deriva anche dal fatto che ci si sbaglia sui destinatari di quell’annuncio. Si crede, cioè, di rivolgersi ancora all’uomo “moderno” quello formato (o deformato) dall’Illuminismo, mentre in realtà è ormai l’uomo entrato nella “postmodernità” dove la Ragione, quella con la maiuscola, non è più la divinità davanti alla quale inchinarsi silenziosi e riverenti. […] Se oggi in tutto l’Occidente ritornano in forze e trovano fortuna proposte giudicate per due secoli “irrazionali” come quelle astrologiche è inutile scandalizzarsi e lanciare anatemi, come si fa anche in un certo mondo cattolico. Proprio quel dovere, per il credente, di “scrutare i segni dei tempi” sottolineato dal Vaticano II deve portare alla riflessione: non ci sarebbe offerta se non ci fosse domanda, da parte di un così grande numero di nostri contemporanei.» (Vittorio Messori, Davvero nell’astrologia tutto è imbroglio e illusione?, dalla rivista “Jesus”, gennaio 2000, pag. 91)


[1] Otto Eduard Neugebauer (1899-1990) è stato un matematico austriaco, noto per le sue ricerche sulla storia dell’Astronomia e delle altre scienze esatte nell’antichità, in particolare su quella mesopotamica, egizia e greca. Egli è famoso per aver fondato le due maggiori riviste di recensioni matematiche, Zentralblatt für Mathematik e Mathematical Reviews. Studiando le tavolette di argilla ha scoperto come gli antichi Babilonesi sapevano molto di più sulla Matematica e sull’Astronomia di quanto si era pensato fino a quel momento. La National Academy of Sciences l’ha definito “lo studioso più originale e produttivo della storia delle scienze esatte, forse della storia della scienza, della nostra epoca“.

[2] Ibn Sīnā, alias Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina più noto in occidente col nome di Avicenna (980-1037 d.C.), è stato un medico, filosofo, matematico, logico e fisico persiano. Le sue opere più famose sono “Il libro della guarigione” e “Il canone della medicina” (conosciuto pure come Qānūn). Il suo nome latinizzato è un’alterazione di Ibn Sīnā, il suo nasab (rapporto di filiazione). Fu una delle figure più note nel mondo islamico, tant’è che in Europa Avicenna divenne una figura importante a partire dall’anno Mille, in qualità di autore di importantissime opere nel campo della medicina rimaste incontrastate per più di sei secoli. È considerato da molti come “il padre della medicina moderna“.