“Falena, Ufo, Rettile”

(“I Misteri di Calcinaia“)

Falena

Le Falene sono degli insetti che, come le farfalle, appartengono all’ordine dei lepidotteri. La distinzione più usuale in passato, seppur caduta in disuso, era tra macrolepidotteri o “Macrolepidoptera” (che comprendono le farfalle e le famiglie di falene di dimensioni maggiori) e microlepidotteri o “Microlepidoptera” (le famiglie con esemplari di dimensioni minori, a volte due mm di apertura alare, anche se alcuni sono più grandi). Gli eteroceri vengono talvolta indicati anche come macroeteroceri o “Macroheterocera” per distinguerli dai microlepidotteri. a parola “falena” deriva dal termine greco phálaina ( ϕάλαινα o ϕάλλαινα). Tali creature sono animali notturni, attivi perciò soprattutto durante le ore successive al tramonto. Nonostante questa caratteristica esse sono attratte dalle fonti luminose per un fenomeno chiamato dagli esperti “fototassi“, riscontrabile anche in altre specie animali, il quale provoca attrazione (come nel caso delle falene) o repellenza dalla luce. Tale fenomeno è ancora materia di dibattito nell’ambiente dei ricercatori, si pensa che possa essere dovuto all’abitudine di insetti simili a orientarsi in base alla posizione degli astri visibili nel cielo notturno, cosa che provoca confusione e disorientamento quando essi si imbattono nelle luci artificiali.

Primavera del 1944. Guerrino faceva il capotreno e quella notte aveva con sé una torcia elettrica, che spesso usava come segnalatore quand’era in servizio. La notte stava affondando nel buio più pesto quando si ritrovò a camminare sull’argine dell’Arno, ancora umido e bagnato di pioggia, in direzione del ponte della ferrovia. Quel ponte lo conosceva bene, lo aveva visto costruire quasi vent’anni prima, e un giorno, passeggiando con il suo cane, vi aveva scorto un’insenatura tra i mattoni e che decise di utilizzare come nascondiglio per alcuni oggetti di valore. La guerra imperversava, e i pochi oggetti di valore in suo possesso, aveva deciso di nasconderli lì, in quel buco tra i mattoni, cercando di salvarli dalle grinfie dei ladri o dei soldati nemici in fuga che saccheggiavano le case. Ma la guerra non risparmiava niente e nessuno, i ponti, come ben sapeva, venivano spesso bombardati dagli aerei alleati o fatti saltare in aria dai tedeschi in ritirata, pertanto si era deciso a tornare sotto il grande arco sull’argine a recuperare i suoi pochi averi, prima che fosse troppo tardi. L’Arno, dopo le insistenti piogge degli ultimi giorni si era gonfiato, ma non era minaccioso o pericoloso, perse un attimo l’equilibrio, quasi scivolò sull’erba bagnata e con passo deciso arrivò infine a destinazione. La luminosità era scarsa, la sua torcia difettosa, ma ritrovò quasi subito il nascondiglio, tolse il mattone e ritrovò i suoi pochi oggetti di valore, tirando un sospiro di sollievo. Li nascose dentro la giacca, ripose il mattone al proprio posto, ma quando si voltò per fare ritorno a casa accade qualcosa di inaspettato.

Davanti a sé si trovava una figura misteriosa, alta molto più di lui, sicuramente sopra i due metri, vestita di un grande impermeabile nero, lucido, fatto di un materiale sconosciuto, che dal collo scendeva sino a terra sull’erba bagnata. Rimase impietrito da quella visione, alzò la torcia per guardare meglio quel losco figuro, ma la mano gli tremava e la luminosità prese a tremolare sempre più forte, quando poi, dopo aver urlato dallo spavento, la fece cadere a terra. Questo Essere non aveva una testa umana, nemmeno dei tratti riconoscibili, era completamente nera, indistinta, con una forma vagamente simile a quella di un insetto, di una falena, con degli occhi a mandorla di un colore rosso acceso e quasi minaccioso. Scappò via! Come un fulmine risalì l’argine e si mise a correre come un forsennato verso casa, nel buio più completo della notte con il cuore che gli batteva all’impazzata, pensando di aver visto l’ultima diavoleria dei nazisti, mentre sotto il grande arco del ponte, la torcia si spense e la sua luminosità cesso di irradiarsi. L’essere svanì nel nulla, così come era apparso. Dopo pochi mesi, durante l’estate, il ponte venne distrutto da un bombardamento degli aerei alleati. Dall’estate precedente gli attacchi si erano intensificati causando migliaia di morti tra Pisa e la provincia, e chissà, quell’Essere, quell’Entità, si era lì presentata (persino in altre parti del Mondo in simultanea), come monito per le generazioni future…


Ufo

UFO è l’acronimo dell’espressione inglese Unidentified Flying Object o Unknown Flying Object, ovvero “oggetto volante non identificato” (OVNI), con cui si indica genericamente ogni fenomeno aereo le cui cause non possano facilmente o immediatamente essere individuate da un osservatore. Il termine UFO è diventato anche sinonimo di navicelle aliene nella cultura popolare e la maggior parte delle discussioni sugli UFO ruota attorno a questa tesi. Il “Concetto di UFO” si è evoluto in un mito di primo piano nella cultura moderna, con appassionati e devoti che hanno istituito organizzazioni varie e persino culti religiosi. Alcuni ricercatori ora preferiscono usare il termine più ampio di “Unidentified Aerial Phenomenon” (o UAP) ovvero “fenomeno aereo non identificato“, per evitare la confusione o le associazioni speculative con il termine UFO. Un altro noto acronimo di UFO in spagnolo, portoghese, francese e italiano è OVNI (rispettivamente Objeto Volador No Identificado, Objeto Voador Não Identificado, Objet volant non identifié o appunto Oggetto Volante Non Identificato).

13 luglio 1966. Giovanni era seduto su di una sedia fuori dalla porta di casa. La sua modesta abitazione, di umili origini, si trovava di fronte al maestoso edificio della Fornace Coccapani, la poderosa struttura un tempo fabbrica di pregiate ceramiche fondata nel 1768, e che nel corso dei secoli aveva subito profonde trasformazioni, per poi venire dismessa e riconvertita, in parte, in abitazioni. Era notte e faceva molto caldo, saranno state quasi le due, e aveva deciso di uscire un attimo per cercare un po’ di fresco fuori dalle mura di casa, quando mentre stava osservando le poche luci accese irradiarsi flebili dalle finestre di alcune case lì attorno, alzò gli occhi al Cielo per vedere le Stelle quando notò lo sfrecciare di una luce color violetto, con una scia granulosa e fosforescente, passargli letteralmente sopra la testa in direzione di Fornacette, scomparendo oltre il tetto della Fornace. Rimase alquanto sorpreso e sul momento non riuscì bene a comprendere cosa potesse aver visto. Pensò ad una stella cadente, poi ad un aereo, anche se non ne aveva avvertito il rumore. Alla fine pensò che forse era meglio ritornare a letto a dormire, perché in preda alla stanchezza, probabilmente aveva avuto delle allucinazioni e quasi sicuramente aveva alzato un po’ troppo il gomito, la sera a cena, bevendo del buon vino…

In realtà, durante la notte fra il 12 ed il 13 luglio, accadde un evento senza precedenti presso Fornacette di Calcinaia. Un casellante, all’epoca dei fatti un giovane di 35 anni, fu testimone di un atterraggio di un piccolo “Disco Volante“, un UFO, e della comparsa di due esili Entità, descritte come delle non meglio precisate “ombre scure“. Egli sosteneva che un modesto “oggetto luminoso“, dallo strano colore violaceo, era andato a posarsi su di un isolotto posto al di sotto del ponte della ferrovia sul greto del Canale Imperiale, per poi avervi sostato quasi un’ora ed essere infine ripartito, sparendo nel nulla. Il caso fece molto scalpore e fu ampiamente investigato dagli studiosi dell’epoca, ma gli aspetti più interessanti riguardarono gli sviluppi di questa singolare vicenda: pochi giorni dopo il fatto, si racconta che due americani e un italiano che faceva da interprete, avrebbero interrogato il testimone e successivamente accompagnato lo stesso in una sconosciuta base militare. Qui, il casellante, sarebbe stato soggetto ad un esame approfondito da parte di personale (si dice straniero) in camice bianco, e al testimone venne detto che le apparecchiature da esame “avrebbero cancellato l’immagine impressa sulla sua retina, stampandola poi su pellicola, e che tutta questa esperienza, alla fine, si sarebbe rivelata essere soltanto una grande Illusione…”


Rettile

I Rettili (Reptilia Laurenti, 1768, dal latino reptilis = “strisciante“) rappresentano la prima classe di vertebrati svincolatasi dall’ambiente acquatico e quindi adattata, per le fondamentali funzioni biologiche, alla vita in un ambiente strettamente terrestre. La classe Reptilia comprende tartarughe, coccodrilli, serpenti, anfibi, lucertole, tuatarae i loro parenti estinti. Lo studio degli ordini di rettili tradizionali, storicamente combinato con quello degli anfibi moderni, è chiamato erpetologia. Il numero stimato di specie di rettili attualmente viventi è di circa 11341.

Autunno inoltrato dell’anno 2011. Partito a piedi dalla mia casa ad Oltrarno, dopo aver superato la breve salita che porta al ponte, mi accinsi a prendere il marciapiede che costeggia la strada e superare così il fiume. Il Sole volgeva al tramonto e l’imbrunire avanzava da est inesorabile, quando mi fermai a metà del ponte ad ammirare lo scorrere delle acque del fiume, così silenziose, verso Pisa e il mare. Per un breve attimo rimasi rapito da quella visione così poetica, così naturale, l’aria non era poi così fredda e tirava un leggero vento da est, tipico del periodo, quando i colori nel Cielo si accesero d’improvviso tra le nuvole, illuminate da quel Sole ormai pronto a cadere oltre l’orizzonte. Decisi di proseguire oltre, di andare in paese per fare alcune commissioni. Terminai il tratto di marciapiede che costeggia la strada sul ponte e sulla sinistra mi incamminai sulla stradina sterrata lungo l’Arno. Alla mia destra la biblioteca stava per chiudere, e una mamma con suo figlio, appena usciti, si accingevano a prendere la macchina e andarsene. Piazza Indipendenza, di fianco al Comune, era quasi deserta e per l’ora non così tarda rimasi sorpreso, ma fui ancora più sorpreso quando arrivato all’altezza del centro cittadino, mi resi conto come le persone o il traffico che mi aspettavo di trovare, fosse svanito, come se tutti, in paese, fossero improvvisamente scomparsi.

Erano appena le 17.30 e non c’era più nessuno!

Rimasi sconcertato nel guardarmi intorno, sperando di scorgere qualcuno, poi mi ricordai della mamma con il bambino e mi voltai verso la piazzetta sterrata per vedere se ci fossero ancora, ma persino loro erano svaniti nel nulla e della macchina non v’era più traccia. Poi, davanti a me, da dietro al monumento ai caduti, da questo Angelo in piedi sulla sua possente colonna e che brandisce verso il Cielo la sua gloriosa spada, apparve Lui. Coperto da un mantello di un rosso scurissimo, inquietante, avanzò lentamente aggirando il monumento, andandosi a posizionare proprio sotto la statua, sotto l’altero Angelo, e alzando la testa, da sotto il suo cappuccio ne intravidi le fattezze. Non era umano, e il suo aspetto Alieno mi penetrò dentro con i suoi occhi dalla pupilla verticale, luminosi, di un giallo elettrico, come di fuoco, la pelle del viso quasi bruciata, squamata simile a quella di un rettile. Indicò le Stelle che da poco si erano accese, e con esso l’Angelo alle sue spalle, e mentre i colori del tramonto svanirono portando l’oscurità, puntò il dito verso terra, gli inferi, il luogo dalla quale forse era arrivato e dove probabilmente fece ritornò. L’Alieno dall’enorme mantello svanì nel nulla. Intorno a me la gente riprese a camminare per i vialetti della piazza, le macchine a sfrecciare lungo la strada, e tutto ritornò nuovamente ad essere vivo e rumoroso come una sera d’autunno a Calcinaia, come se niente di insolitamente sinistro fosse mai avvenuto…

[Tutte le storie sono ambientate a Calcinaia (anche Calcinaja, Vicus Vitri in Latino), un comune italiano di 12757 abitanti della provincia di Pisa, in Toscana, dove attualmente l’autore vive.]