“Finirà anche il tempo degli Uomini”

[“Pandemonium” dipinto di John Martin. 1841]

Nuda terra affranta
sommersa d’acredine spuria,
logora, sanguina bitume
e smoccia catarro verde.

Pugni ripetuti affondano
carni livide ed emaciate,
si strappano i muscoli
quasi fossero squame.

Il bisturi incide la carne
e le dita s’addentrano,
estraendo il cancro
dall’organo infetto.

Credi nell’orrido
e imprechi, pregando,
un Dio cieco e sordo che
preferisce gozzovigliare.

Avanza con fare barbaro
la tirannia, e dilaga,
come un fiume in piena,
la stupidità su tutta la Terra.

S’inginocchia il potente.
Affonda più volte il viso
tra le natiche degli Dèi.
Lecca il buco del culo divino,
ripulendo la merda sacra.

Vomita poi lussuria,
dopo aver bevuto piscio
dal sapore di Ambrosia,
ed eiacula figli senza nome.

Nulla perdura nell’infinito,
si schianteranno pure le Stelle,
e tra ronzii d’emicranie sibilanti
Finirà anche il tempo degli Uomini“.

[Subitanea affonda l’Estasi,
in meretrici lascive e grasse
di antica ed etrusca memoria.
Il lupanare è in rovina, e la pietra
poggia sulla “Nuova Chiesa”.

Nel mentre Marte si allontana,
obliandosi nel vuoto infinito,
persino la “Rossa” ci lascia
col suo possente ruggito.
Tu non ascolti nessuna voce,
e canti opere senza nome.
]