“Il Taccuino Bianco del Poeta – Parte III”

[Florentine Poet” di Alexandre Cabanel. 1861]

1

Forme mutanti, s’inabissano
tra maree trasognanti Luce.

Un vortice virtuoso avvinghia
la flebile fiamma di Hestia.

Un cazzo poderoso penetra
l’aperta vagina sul Sacro Altare.

Consuma in brevi attimi
lo sporco amplesso religioso.
S’adegua tra carni soffici
e labbra ardenti di sesso.

I Pianeti scrutano l’abisso
mentre le tacite Stelle osservano.
Anche l’Albero non ha più foglie
e dorme, mentre affonda le radici
nel letto umido della Terra.

*

2

Irradia Luce.

Corpi lunari si ammassano
tra le strade nauseabonde.
La gente muore d’inedia
senza motivi apparenti.

Serpeggia la catastrofe
si urlano divinità sorde.
Affranto il pianto inonda
terra arida di miseria.

Nemmeno i sogni, sognano
tra laceranti follie lucide.
Non più il buio assoluto, ristora
il necessario eterno riposo.

La vera liberazione è un’idea.

*

3

Attimi si inseguono
tra languide attese estive.

La volta celeste trasuda
di miti antichi dimenticati.

Persino Pegaso ha perso le ali
e la fioca Andromeda svanisce.

Evapora subitaneo il ricordo
di ciò che eravamo, e mai
ritorneremo ad essere.

*

4

Mangio polvere,
bevo la mia urina.

Deserti immoti
si stagliano innanzi.

Miraggio osservo,
nell’accecante Sole.

Lo Spirito s’infiamma
di malsana agonia.

[Datemi dell’acqua.
Sono putrido dentro
.]

*

5

Cerco disperato una App,
il forte desiderio m’assale.
La trovo, la scarico come
se fosse merda nel cesso.
Scorro tra utenti arrapati,
mi spoglio e nudo attendo.
Poi, mi fingo una puttana,
davanti una stupida webcam.

*

6

Fetido bosco annuso
e lecco muschio sporco.
Buia caverna esploro
con lingua biforcuta.

Mi atteggio a prode diavolo,
seppur sia un risibile angelo.
E masturbo con il mio alito,
batteri silenziosi e nascosti.

*

7

Sinistra luce lunare
inonda la vallata.
Nebbia lieve emerge
dalla Terra greve.

Guarda: “persino la Terra
suda le sue sofferenze
.”

*

8

Latitano le parole,
la Poesia ha perso
pure di significato.

Osservo fuori,
lo scorrere delle nubi
tra scrosciante pioggia.

Bevo dell’acqua,
da un piccolo bicchiere
fatto di vetro decorato.

Lontane voci, odo
di bambini che piangono
tra urla strazianti di madre.

Vorrei andarmene,
ma non conosco la meta
del mio triste destino.

*

9

Ascolto Bach:
quieto mi rilasso.

Ascolto Mozart:
come un Sufi, volo.

Ascolto Beethoven:
irrequieto martello.

Ascolto Schumann;
arriccio lo sguardo.

Ascolto Wagner:
di seghe mi sfinisco.

Ascolto Brahms:
eiaculo precoce.

Ascolto Mahler:
nell’abisso viaggio.

Ascolto Schönberg:
mi torturo l’Anima.

*

10

Non è il mio compito
dispensare speranze,
e non accetto consigli
da chi non sa vivere.

Racconto la crudezza
di una vita che annaspa,
tra radiazioni cosmiche
e fiere feroci e affamate.

Lassù una Stella, brilla
persino per il mio lumicino
stanco e addormentato,
perché il cuore s’affatica
perdendo sempre più colpi.

E nonostante tutto, sai,
nel tuo più intimo “Io“,
la verità delle mie parole:
“Noi siamo corpi stanchi
insipidi, del tutto inutili,
pieni di vermi orrendi
nelle nostre viscere.

*

11

Cerco annoiato un porno.
Lo trovo dopo vari minuti
passati a scorrere fiumi
di cazzi, fiche, tette e culi.

Corpi ammassati s’avvinghiano,
con fare famelico, sulla Donna.
Lei è al centro dell’attenzione,
e gli Uomini, con i cazzi eretti,
ripetutamente la penetrano.

Senza pietà si avvicendano
con fare bestiale e d’animale.
Un’orda barbara e selvaggia
che stupra, ripetutamente,
la Dèa Sacra Universale.

Se questa è la Materia,
non oso immaginare
cosa sia lo Spirito.
E se questi sono Anima,
non voglio sapere
di cosa Essa sia capace.

*

12

Dove finisce la Terra,
si trova il Mare.

Dove finisce il Mare,
si trova il Cielo.

Dove finisce il Cielo,
si trova il Mito.

Dove finisce il Mito,
si trova l’Uomo.

Dove finisce l’Uomo,
si trova la Poesia.

Dove finisce la Poesia,
inizia l’Assoluto.