“Il Nazismo, o la Banalità del Male” [2]


[Scena tratta dal film “Schindler’s List – La lista di Schindler” del 1993 di Steven Spielberg]

Cannibalismo, annegamenti, crocifissioni. Queste sono solo alcune delle orribili pratiche che i prigionieri inglesi, per mano dei nazisti, subirono durante il corso della Seconda Guerra Mondiale. Le testimonianze, contenute nelle richieste di risarcimento presentate dai britannici negli anni ’60 del Novecento, rivelarono pure le oggettive difficoltà di molti per poter ottenere un risarcimento per le torture subite. Pensate, ad oggi, solo 1015 delle 4206 persone che allora presentarono richiesta sono state risarcite, se consideriamo i molti decenni passati e l’età delle vittime, molte delle quali nel frattempo decedute per vecchiaia o malattia, tale possibilità andrà sempre più velocemente sfumando. Tra le varie testimonianze citiamo quella di Harold Le Druillenec, l’unico britannico sopravvissuto al Campo di Concentramento di Bergen-Belsen, dove rimase chiuso per ben dieci mesi.

«Ho trascorso i miei giorni nel campo gettando cadaveri nelle fosse comuni gentilmente scavate da ‘lavoratori esterni’, dato che, fortunatamente, i responsabili del campo si erano accorti che noi non avevamo più le forze per fare quel tipo di lavoro. Tra i prigionieri regnava la legge della giungla, soprattutto durante la notte: o uccidevi qualcuno, o venivi ucciso. E di giorno i casi di cannibalismo erano frequenti. Quando sono stato rinchiuso, gran parte dei detenuti di Auschwitz erano stati trasferiti a Belsen[1]. Lì sentii questa frase: “C’è solo una via d’uscita da qui: attraverso il camino.” […] E per ammazzare i detenuti, i quali includevano le botte, l’annegamento, la crocifissione, e l’impiccagione in varie posizioni, il tentato suicidio era considerato un reato grave poiché la scelta di come morire non era nostra, e visto che non c’era nessuna privacy. Non ricordo nessun suicidio andato in porto

Nel corso della prigionia il suo peso corporeo si dimezzò, per quasi un anno dopo la liberazione, patì le conseguenze della dissenteria, della scabbia, la denutrizione e persino la setticemia; il Ministero degli Esteri britannico, riuscì a garantirgli un risarcimento di 1.835 sterline, equivalenti alle odierne 40 mila euro. Tra coloro a cui è stato negato, però, un risarcimento, figura il luogotenente Bertram James, ufficiale inglese coinvolto nella “Grande Fuga” dal campo per i prigionieri di guerra gestito da Luftwaffe, lo Stalag Luft III. James vide negare il risarcimento dal governo tedesco, con la motivazione che non avrebbe ricevuto un “trattamento disumano ed umiliante, [proprio] di un vero campo di concentramento.” L’uomo riuscì però ad ottenere un risarcimento di soli 27 mila euro. Pure un’altra persona si vide rifiutare il meritato risarcimento, l’inglese di adozione Elizabeth Spira, imprigionata nel famigerato Campo di Theresienstadt, nella Repubblica Ceca. Spira descrisse scene terribili che si svolgevano nel Campo, raccontando ove tanti bambini: “non riuscivano a mangiare per paura [di] ciò che potevamo fare loro, perché avevano visto che i loro genitori non erano più venuti fuori” dalle camere a gas.

La donna raccontò, inoltre, che: “Cercavamo di lavare [i bambini] nei bagni pubblici. Si rifiutavano di entrare e si aggrappavano alla maniglia della porta, quando cercavamo di portarli dentro. Alla fine, ho preso il bambino più piccolo, siamo entrati nei bagni, [gli] ho fatto un bel bagno caldo… dopo poco [i bambini] sono stati tutti mandati a morire nelle camere a gas.” I soldi dei risarcimenti furono prelevati da un fondo di 1 milione di sterline (circa 1.260.000 euro) donato dal governo tedesco al Regno Unito per le vittime delle persecuzioni naziste, ma molte delle richieste inviate furono negate perché alcune persone non erano cittadini inglesi, altre disponevano di una doppia personalità, i soldati inglesi, infine, vennero riconosciuti legalmente come prigionieri di guerra, facendo passare così la loro esperienza con la modalità di una pena da scontare, piuttosto che di una vera e propria persecuzione di cui tenacemente dimostrarono, invece, di essere rimasti vittime. Nella Romania, appena occupata militarmente dai nazisti, fu addirittura peggio, perché venne ordinato che solo i nomadi Rom fossero deportati perché causavano problemi al regime. La maggioranza di loro, una volta smistati nei vari campi di concentramento, furono sottoposti ad orribili trattamenti e dove non c’era alcun tipo di cura, e se qualcuno si ammalava, i poveri malcapitati venivano curati sommariamente dalle vecchie zingare con rimedi olistici, creati precariamente con i pochi mezzi a disposizione.

Molti morivano di tifo, i cadaveri, il più delle volte, non venivano portati fuori dai campi ma lasciati a marcire all’interno, diffondendo le malattie. In seguito, vennero costruite delle fosse comuni per poterli almeno seppellire. Le derrate alimentari erano ridotte al lumicino, quelli che lavoravano ottenevano poco meno di 500 grammi di polenta al giorno, e molti lavoravano più di otto ore al giorno. Le razioni non erano sufficienti per le famiglie numerose e quando iniziarono a scarseggiare, cominciò l’orrore. Gli Ebrei erano trattati peggio dei Rom, dato che non avevano razioni di cibo in cambio del loro lavoro, ma dopo un po’ iniziarono ad usare gli stessi metodi. Morivano di fame, allora iniziarono a mangiarsi l’un l’altro, e fu così che cominciarono ad uccidere i loro figli perché gli altri non morissero di fame. Ci sono racconti di padri i quali uccisero i propri figli, più deboli o malati, per poter nutrire sé stessi o gli altri figli ancora in forze per permettergli di sopravvivere…

Ma sin dove può arrivare la crudeltà dell’Uomo?

Durante l’Olocausto, tanti soldati tedeschi, spinti dalla vena folle del loro Führer, si macchiarono di ogni orribile azione tra le più sadiche e sanguinose, perpetuate sulla povera pelle di migliaia di deportati, tra Ebrei, Rom, disabili, omosessuali, prigionieri politici e di guerra, costretti a subire torture di ogni tipo nei Campi di Concentramento. Ci fu un periodo, nel momento più buio e oscuro della Seconda Guerra Mondiale, dove gli uomini delle SS concentrarono tutte le idee più malate e malsane, dando sfogo ad ogni tipo di fantasia sadica che passava per la loro testa, come se quel teschio, tanto fieramente indossato sulla divisa, gli avesse donato una qualche forza sovrumana ed ultraterrena. Solo che, con il passare degli anni, la memoria di tutto quell’orrore scivolò sempre più verso l’oblio, ma non finì dimenticato, però, nella ritentiva di coloro i quali lo avevano vissuto in prima persona, dopo che avevano conosciuto sulla loro pelle il peggiore “Girone Infernale“, ove si aggiravano soldati avidi di nutrirsi come veri e propri Parassiti, o Arconti, di tutta quell’esecrazione che provocarono ai prigionieri, e dove la morte non fu nemmeno il peggiore tra i vari epiloghi della loro vita. E tra i peggiori mostri, ed incubi, che l’epoca riuscì a partorire vi furono personaggi del calibro di Amon Goth, comandante del Campo di Concentramento di Plaszow, in Polonia, noto per essere persino uno dei personaggi presenti nel film di Spielberg, “Schindler’s List[2]”; entrato nelle SS in giovane età, venne soprannominato “Il Boia” dopo aver sterminato migliaia di cittadini polacchi a séguito della conquista di Cracovia. O Oskar Dirlewanger, meglio noto come “Il Boia di Varsavia”, laureato in Scienze Politiche, finì a capo di un’orda di mercenari feroci e sanguinari con i quali seminò orrore in varie zone della Spagna e poi della Russia.


E un altro demone fu Ilse Koch. Nata nel 1906 in un’umile e affettuosa famiglia di Dresda, i Köhler, sin da giovane fu considerata da tutti una ragazza modello, dal buon carattere, dall’aspetto dolce, desiderata ed elogiata da molti ragazzi e uomini adulti. Compiuti quindici anni lasciò gli studi per inserirsi nel mondo del lavoro, dapprima come operaia di una fabbrica, poi bibliotecaria. Annoiata un po’ da quella vita monotona decise di sfruttare il suo fascino per ammaliare i suoi giovani clienti e, forse senza accorgersene, iniziò a fare carriera nel corpo delle SS. Venne notata da il capo delle SS, Heinrich Himmler, il quale gli combinò un matrimonio con Karl Otto Koch, per andare a formare, secondo i suoi voleri, la “coppia modello del regime nazista“, un modello a cui tutti i tedeschi dovevano aspirare. Karl, poi, ottenne una promozione, diventando colonnello del Campo di Concentramento di Sachnhausen, facendosi ben presto riconoscere come il “sadico aguzzino”, trascinando anche la moglie a scoprire il suo lato più oscuro. Tra quelle mura, costruite dagli stessi prigionieri con il sudore e il sangue, Ilse condusse una vita agiata, circondata dal lusso e ogni privilegio. Inizialmente si concesse dei piccoli vezzi, ad esempio farsi chiamare dai prigionieri con titoli nobiliari, poi, accortasi del piacere che le procurava osservare, vedere e sperimentare la sofferenza altrui, si spinse oltre, utilizzando coloro che definiva i suoi “elementi antisociali”, come vere e proprie cavie personali. Durante le sue passeggiate mattutine si ritrovò in più di una occasione, a frustare i detenuti incrociati lungo il suo cammino, arrivando pure a farli uccidere a forza di percosse o ad incitare i suoi cani rabbiosi contro le donne incinte.

Non soddisfatta, la notte prese ad organizzare delle orge saffiche con le mogli degli altri ufficiali, per poi passare agli altri componenti delle SS, arrivando ad avere rapporti sessuali con molti uomini, ripetutamente, anche una dozzina a notte, acquistandosi la fama di sadica ninfomane, fama confermata da una sua nuova perversione: scegliere i detenuti più piacenti per praticare il voyeurismo, mentre li costringeva ad ogni sorta di atto sessuale. Col passare del tempo, sempre più ossessionata dal proprio aspetto fisico e dalle varie reazioni osservate che questo suscitava nel sesso maschile, decise di farsi trovare in topless ogni volta arrivava una nuova carovana, e chiunque si fosse degnato di guardarla sarebbe stato punito e massacrato di botte, davanti a tutti. Questa ossessione aumentò a tal punto che la casa in cui viveva con la sua famiglia venne decorata dalle teste rimpicciolite dei prigionieri, con dei paralumi fatti di pelle umana (preferiva quella degli zingari e dei prigionieri di guerra sovietici) e da inquietanti quadri in cui vi erano lembi di pelle umana tatuata, precedentemente scelti dalla donna in basi ai disegni impressi. Ed il marito, ovviamente, non era da meno, dato che era solito torturare i prigionieri con un frustino modificato con lame di rasoio, oltre ad approvare, tra i suoi soldati, l’uso degli schiacciapollici e dei ferri per marchiare, come aveva pure una passione smodata per gli animali. Appena arrivato nel campo si fece costruire uno zoo privato, dove la sua gabbia prediletta conteneva un orso e un’aquila, gabbia dove venivano portati i prigionieri e dentro la quale, l’orso, dopo aver attaccato il malcapitato, squarciandolo e smembrandolo, i suoi poveri resti venivano poi beccati dall’aquila, mentre egli si godeva lo spettacolo come se fosse al cinema ad assistere ad un film horror…

La coppia era diventata talmente famosa, per la loro efferata fantasia, che a volte si macchiarono di brutalità fine a sé stesse, tipo il versare dell’asfalto fuso sugli Ebrei, o in altri casi, a scuoiarli vivi, e per tutti gli anni della guerra, i mostruosi coniugi, continuarono a compiere imperterriti atti aberranti, tanto che il Terzo Reich[3] fu costretto, addirittura, a richiamarli innumerevoli volte per “eccessiva brutalità, corruzione ed infamia”…(!) Ma qualcosa cominciò a cambiare dal 1941, e la coppia iniziò ad avere dei problemi. Karl venne trasferito nel Campo di Concentramento di Majdanek, in Polonia, e Ilse, separata dal marito, perse la sua posizione di rilievo e si ritrovò ad intraprendere diversi rapporti con degli ufficiali delle SS, stando attenta a non attirare troppo l’attenzione. Dopo pochi anni, Karl venne condannato per altre accuse e fucilato nello stesso campo in cui si era divertito a spezzare altre vite umane, Ilse venne invece assolta per mancanza di prove, finché nel 1947 fu nuovamente arrestata; durante la sua permanenza in carcere rimase incinta di un detenuto e sfruttò questa situazione per rimandare il processo. Finalmente, dopo innumerevoli errori giudiziari, venne processata e condannata al carcere a vita nel 1949. La pubblica accusa dichiarò: “Se mai un grido è stato udito nel Mondo, è quello degli innocenti torturati e morti per mano sua.” Il 1° settembre del 1967, dalla sua cella del carcere di Aichach, in Baviera, scrisse un’ultima lettera al figlio, lamentandosi della sua condizione e sostenendo di essere solamente un capro espiatorio di un complotto ordito contro di lei per proteggere le alte sfere delle SS. Poi, annodò delle lenzuola e dopo averle fissate alla lampada della cella, si impiccò; aveva sessantun anni.


[1] Tra il 1941 e il 1945, nel solo Campo di Bergen-Belsen, sono morte oltre 70.000 persone.

[2] Oskar Schindler (1908-1974) è stato un imprenditore tedesco, famoso per aver salvato durante la Seconda Guerra Mondiale circa 1.100 ebrei dallo sterminio (Shoah), con il pretesto di impiegarli come personale necessario allo sforzo bellico presso la sua fabbrica di utensili, la D.E.F. (Deutsche Emaillewaren-Fabrik), situata in via Lipowa n. 4, nel distretto industriale di Zablocie, a Cracovia. L’intera vicenda fu divulgata al grande pubblico grazie all’incontro tra lo scrittore australiano Thomas Keneally e il negoziante Leopold Pfefferberg (detto Poldek), un sopravvissuto allo sterminio grazie a Schindler e del quale, dopo la guerra, divenne fraterno amico. Keneally fu colpito dalla storia e, stabiliti vari contatti con gli altri Schindlerjuden (gli «Ebrei di Schindler»), nel 1982 scrisse il romanzo La lista di Schindler da cui, successivamente, fu tratto il celebre film del 1993, Schindler’s List, diretto da Steven Spielberg.

[3] Con il termine Terzo Reich (in tedesco, Drittes Reich) la storiografia moderna indica il periodo di tempo compreso tra il 1933 e il 1945 in Germania, quando il regime totalitario del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori guidato da Adolf Hitler, meglio noto come Partito Nazista, estese il suo dominio assoluto su tutta la nazione tedesca, e poi in buona parte dell’Europa e del nord Africa.