“I Re Dragoni del Mondo Antico” [1]

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Nel cuore del distretto finanziario di Los Angeles, centinaia di metri sotto le fondamenta di grattacieli, case, uffici governativi, banche, sedi di importanti corporazioni, organizzazioni, etc., esiste una vera e propria città fantasma, il cui ricordo è conservato soltanto in alcune oscure leggende indiane, e che affondano le loro radici nell’oblio di un lontanissimo passato. Questa fantastica città si racconta venne costruita da un’antica razza di “Uomini-Lucertola“, scomparsa cinquemila anni fa, o almeno è ciò che sosteneva l’ingegner W. Warren Shufelt nel gennaio del 1934, rilasciando un’intervista al Los Angeles Times. Secondo quanto riportato in quell’articolo, Shufelt, da tempo alla ricerca delle “prove inoppugnabili” dell’esistenza di questa “Civiltà Sotterranea“, sosteneva come il suo studio fosse nato grazie ad alcune leggende degli Indiani Hopi, i quali raccontavano dell’estinzione di una razza di “Uomini-Lucertola” nel 3.000 a.C. circa, a causa di un meteorite che impattò sulla loro più grande città. Alcuni di questi “Esseri” riuscirono a scampare alla morte costruendo un complesso sotterraneo situato all’incirca dove oggi si estende la città di Los Angeles. In sostanza si trattava di un vero e proprio rifugio composto da più comunità, interconnesse grazie a lunghi tunnel scavati nella roccia, e dove si racconta che vi furono nascosti persino importanti manufatti o reperti scientifici.

Shufelt, inoltre, sosteneva che Piccola Foglia Verde, un capotribù Hopi, lo aveva aiutato a localizzare un punto di accesso tra il nostro “Mondo di Superficie” con i vecchi domini sotterranei rettiliani, e l’indiano era convinto persino che il complesso infero avesse una struttura simile ad un “corpo di lucertola“: con la “Testa” situata sotto dove attualmente si trova il Dodger Stadium, mentre la “Coda” dovrebbe arrivare in corrispondenza delle fondamenta della Central Library. Fatto sta che questa intervista fece un tale scalpore e l’allora sindaco della città ordinò di effettuare delle ricerche, salvo poi arrestarne i finanziamenti e le operazioni in corso d’opera. I pochi lavori di scavo vennero ben presto abbandonati, sostenendo come gli accessi dovevano trovarsi a centinaia di metri di profondità, e i pochi locali scavati furono poi utilizzati dalla malavita cinese per nascondere merci di contrabbando, droghe ed altro materiale; di Shufelt, invece, non si seppe più nulla. A parte la veridicità o meno delle affermazioni di Shufelt, in realtà di “Uomini-Rettile, Uomini-Serpente o Uomini-Lucertola“, la letteratura mitologica mondiale (e non solo) ne è letteralmente intrisa.

Creature leggendarie presenti nel folclore di varie culture, aventi fattezze di Rettili dall’aspetto Umanoide, in epoca contemporanea sono diventate addirittura una costante anche nei vari prodotti Fantasy (celebri sono il drago Smaug ne “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien o i draghi presenti nella Saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, da cui è tratta l’altrettanto nota serie TV de “Il Trono di Spade”) o di Fantascienza, così come nell’Ufologia o tra le varie “Teorie del Complotto“, tanto da coniare per essi una serie sterminata di termini: Rettiloide, Rettiliano, Umanoide Rettiliano, Dinosauroide, Sauriano, Sauroide, Uomo Lucertola, Homo Saurus e Popolo Lucertola. Ci fu persino chi si spinse oltre, in ambito scientifico, tra cui il paleontologo Dale Russell, – poi curatore dei fossili di vertebrati presso il Museo Nazionale del Canada ad Ottava -, che ipotizzò nel 1982 un percorso evolutivo che avrebbe potuto seguire la specie del Troodon, un dinosauro predatore bipede, se non fosse completamente sparito nell’estinzione di massa di 65 milioni di anni fa e che decretò la fine dell’Era Giurassica. Eppure, se accantoniamo per un attimo le varie speculazioni scientifiche e ci rivolgiamo verso i miti antichi, facciamo delle scoperte a dir poco sconcertanti, perché prima che la Civiltà Umana facesse la sua comparsa sul pianeta, in Cielo, si racconta regnavano i “Serpenti“, custodi delle sacre tradizioni, i quali donarono alla neonata umanità il “Frutto della Conoscenza”, come atto di ribellione contro i propri “Creatori“.

Figura tra le più antiche, animale affascinante e misterioso, che si insinua di prepotenza in molti aspetti della nostra stessa cultura, pure occidentale, la sua storia ha origine remote e complesse quanto il suo culto, tramandato nei millenni da un gruppo sempre ristretto di iniziati. Ogni popolo venerava i Rettili, con tutta una serie di culti e rituali complessi, legati ad un sapere ancestrale confluito poi nell’Arte Sacra e negli stessi Miti, attraverso una sorta di multiforme presenza. Quetzalcoatl, il “Serpente con le Piume” (anche chiamato Viracocha o Kontiki), era il nome Azteco del “Serpente Piumato“, una delle divinità più importanti per molte civiltà centro americane. La sua figura rivestì un’importanza così vasta e variegata da abbracciare più ambiti, sia nell’arte che nella religione in gran parte del territorio mesoamericano per quasi 2.000 anni, dall’età preclassica fino alla conquista spagnola. Tale culto si manifestò persino in altri popoli, tra gli Olmechi, i Mixtechi, i Toltechi, ed i Maya, spingendosi anche negli immensi territori dell’America del Nord, dove popoli come gli Hopi, per l’appunto, raccontavano dell’esistenza di una “Razza di Uomini Rettile” la quale vivrebbe ancora sottoterra, chiamata Sheti o “Fratelli Serpente”.

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, in Africa, vari miti costellano l’immaginario collettivo, ad iniziare dall’antica divinità egizia di Sobek, dal “Corpo Umanoide e la testa di Coccodrillo“, o il più temuto Apopi (Apep o Apophis), che secondo la mitologia egizia era la rappresentazione del Buio e del Caos, sovente raffigurato in veste di un Cobra; eterno rivale del dio-sole Ra, al quale cercava ogni giorno di impedire di sorgere, minacciandolo durante il suo viaggio notturno attraverso il Duat. Più a nord, nell’antica Grecia, si raccontava come il primo re di Atene fosse stato un personaggio mitologico di nome Cecrope, metà Uomo e metà Rettile. Nato sul suolo dell’Attica chiamò la sua terra “Cercopia”, riunì poi tutti gli abitanti e li divise in dodici demi (Comuni), introducendo delle leggi statali, di diritto, proprietà, lo stesso matrimonio, così al contrario gli furono anche attribuiti rituali quali il sacrificio cruento e la sepoltura dei morti. Ma la figura del Serpente si insinuò strisciando persino nei bestiari e nelle leggende, non solo greche, ma soprattutto europee dei secoli successivi. Il Basilisco (dal greco “piccolo re”) era una creatura mitologica citata come “Re dei Serpenti”, che si narrava avesse il potere di uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi; era chiamato “Re” a causa della sua cresta a forma di Mitra (lo stesso copricapo raffigurato in molte tradizioni religiose terrestri, compresa quella cattolica) presente sulla testa.

In italiano, il termine Drago deriva dal latino Draco, a sua volta originatosi dal greco Drákōn, dalla radice darc, “vedere”, così come sempre dal latino Draco deriva il romeno Drac, che significa “Diavolo”, pure alla base del nome della Casata dei Drăculești (da qui l’Ordine del Drago), quindi i Dracula, in qualità di “Figli del Diavolo”. Non deve sorprendere l’analogia fra Draco/Serpente e Draco/Diavolo, se si considera che nel Medioevo la Chiesa adoperò con minuzia tali termini e simbologie per confondere le divinità, e le creature pagane, con il Diavolo dell’Eden biblico così come il Drago dell’Apocalisse di Giovanni. Volgendo lo sguardo più ad est, in Medio Oriente, vi erano presenti i Jinn (figure simili agli Arconti della Gnosi), i quali, si racconta: “appartengono ad un Mondo che non è quello degli Uomini, né quello degli Angeli.” Il nome, derivante dalla radice Janana, significa “coprire, velare o nascondere”, in quanto si nascondono alla nostra vista, seppure loro possano vedere noi. Allah sostiene nel Corano: «Esso [Shaytan] e la sua specie [gli Shayatin e le loro schiere] vi vedono da dove voi non li vedete». Essi possono assumere forme, visibili all’uomo, sia umane che animali, e in particolar modo: cani, asini, cammelli, vacche, gatti e soprattutto serpenti, prediligendo di sovente il colore nero, “perché il nero accomuna la forza dei Demoni, e in essa c’è la forza del calore.”

Il Serpente, inoltre, non poteva mancare persino nella Genesi ebraica, dopo che YHWH lo punì per aver convinto con l’inganno Eva a mangiare il già citato “Frutto della Conoscenza”: “Allora il Signore Dio disse al Serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita” (tra l’altro questo passo della Bibbia suggerirebbe che i Serpenti avessero originariamente le gambe…) Spostandoci ancora più ad est, addentrandoci nella variegata mitologia sumera, si scopre come il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia “Figli di An”, indicava l’insieme degli Dèi sumeri costituitisi in una vera e propria assemblea divina, presieduta da An, Dio del Cielo. Tale assemblea si componeva di “Sette Divinità Supreme“, di cui facevano parte i quattro principali “Dèi Creatori“: An, Enlil, Enki e Ninhursag, a cui si aggiungevano anche Inanna, Utu, Nanna, ed ulteriori 50 Divinità Minori detti Igigi. Enki, conosciuto come Ea in accadico e nella mitologia babilonese, vide il suo culto diffondersi non solo in tutta la Mesopotamia antica, ma persino nella regione di Canaan, tra gli Ittiti e gli Hurriti.

Divinità dei mestieri, del bene, dell’acqua, il mare, i laghi, della sapienza e della creazione in qualità di “Entità Demiurgica“, veniva considerato anche il “Modellatore del Mondo“, in questo caso identificato come il Signore di Abzu o Apsu (in accadico), il mare d’acqua dolce o sotterraneo situato, si raccontava, all’interno della Terra. “Signore della Terra”, custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione, veniva raffigurato in veste di Serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, del tutto simile al Bastone di Asclepio, utilizzato come attuale simbolo della Medicina. Eppure, non è un caso che sempre in Mesopotamia la regalità fosse collegata alla “Figura del Drago” (così in Cina), definita a Babilonia con il termine Sir o Dragoni (ossia “Grande Serpente”), dal sanscrito sarpa, parola che originariamente descriveva il “Dio-Dragone”, creatore e governatore dell’antichissima cultura dravidica. In epoca più recente, vari autori hanno proposto pure la teoria di una presunta “Linea del Sangue dei Dragoni”, una variante del Sacro Graal collocata però nell’antica Valle del Tigri e dell’Eufrate, quando gli Anunnaki sarebbero discesi sulla regione creando una vera e propria linea di sangue reale, grazie ad una manipolazione genetica, e che poi si sarebbe perpetuata attraverso i secoli fra tutti i sovrani della Terra.

Celebri, in questo caso, sono le statuine di Al Ubaid, risalenti a circa 7 mila anni fa e che rappresentano enigmatici umanoidi con chiari “lineamenti rettiliani“! Misteriosa e ancora avvolta nell’oscurità è la cultura di Ubaid, apparsa in Mesopotamia tra il 5 mila e il 4 mila a.C., così come la sua origine risulta ad oggi sconosciuta. Sappiamo che la popolazione viveva in grandi insediamenti costituiti di case di mattoni e di fango, dove sviluppò a poco a poco l’architettura, l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. L’architettura abitativa comprendeva grandi case a forma regolare, cortili aperti, strade lastricate, insomma, una sorta di anteprima delle successive città sumere. Il primo esploratore a scavare il sito fu Harry Reginald Hall nel 1919, il quale lavorando su di un piccolo tumulo di circa mezzo chilometro di diametro, con un’altezza di due metri dal suolo, portò alla luce diverse figurine maschili e femminili in varie posture. Molte di esse indossavano, tra l’altro, una sorta di casco con una qualche imbottitura alle spalle, mentre altre, dai tratti tipicamente serpentiformi (con lunghe teste, occhi a mandorla, naso simile a quelle delle lucertole), reggevano una sorta di scettro o un bastone, oppure persino degli infanti.

E ancora più ad Est? In India si menzionano i Naga, “Esseri a forma di Serpente” i quali si riteneva vivessero sottoterra (a quanto pare una costante abitativa). Pur avendo avuto vari contatti con gli uomini, si raccontava, in alcuni testi antichi, avessero persino vissuto su di un continente che si sarebbe poi inabissato nelle acque dell’Oceano Indiano. Tale figura si spinse pure nel sud-est asiatico, invadendo la cultura cinese, vietnamita, coreana e giapponese, dove emergono le storie dei Long (Yong in coreano, Ryu in giapponese) o Dragoni, forme a metà tra il piano fisico e quello astrale, ma raramente descritte in forma umanoide, ma che comunque potevano assumere forma umana; i giapponesi, inoltre, raccontavano pure le storie dei Kappa, popolo di “Rettili Umanoidi“. In tutte queste aeree erano tipiche le leggende di reami sottomarini, popolati da Re Dragoni e dai loro discendenti, gli “umani ibridati” derivati da questa misteriosa “razza rettiliana“, tanto che questa genealogia venne spesso rivendicata da molti imperatori asiatici (infatti, si credeva fossero in grado di mutare, volontariamente, da una forma Umana a quella di un vero e proprio Drago). E’ in Cina, però, che abbiamo la maggior corrispondenza di queste presenze metà umane e metà rettiliane. I Tre Augusti, compresi i successivi Cinque Imperatori (Sān Huáng Wǔ Dì) furono dei sovrani mitologici della Cina durante il periodo compreso dal 2.850 a.C. al 2.205 a.C., cioè il tempo che precede la dinastia Xia.

I titoli huáng e , abitualmente tradotti Augusto e Imperatore, in origine erano probabilmente riservati alle Divinità, poiché nei testi prima dell’era imperiale non erano usati per designare i sovrani, i quali venivano chiamati wáng (“re“), gōng (“duca“), etc. Fu l’imperatore Shǐ Huángdì della dinastia Qin, il primo a combinare i due titoli per formare il termine huángdì, “Augusto Imperatore“, poi ripreso dagli altri sovrani cinesi. Gli storici moderni ritengono che questi sovrani siano il risultato della fusione di personaggi reali, antichi capi di varie etnie, e personaggi mitologici, rappresentati come arcaici civilizzatori, infatti, essi usarono la loro saggezza e i loro poteri per migliorare la vita degli uomini; alcuni di essi divennero più tardi veri e propri Dèi dell’olimpo taoista (Huángdì e, in misura minore, Fuxi, Nüwa e Shennong). Secondo la mitologia, i Tre Augusti, noti pure col termine di “Tre Sovrani“, erano semi-dèi o re-dèi che usavano i loro poteri magici per migliorare la vita del loro popolo, e per le loro virtù sovrannaturali vissero fino a età leggendarie, nonché governarono in un periodo di lunga pace. Ai Tre Augusti si attribuiscono varie identità in diversi testi storici cinesi, tra cui le “Memorie di uno Storico” (Shǐjì) di Sima Qian, dove si sostiene fossero: Il “Celeste Sovrano” (Tiān-huáng), che regnò per oltre 18.000 anni; il “Sovrano Terreno” (Dìhuáng), che si dice regnò per quasi 11.000 anni; e infine il “Sovrano Umano” (Tàihuáng o Rénhuáng), che regnò addirittura per 45.600 anni.

Lo Yundou shu e lo Yuanming bao li identificano come: Fuxi, Nüwa e Shennong. Sia Fu-Xi che Nüwa sono il Dio e la Dèa, marito e moglie, a cui si attribuisce la discendenza dell’Umanità in séguito a un Diluvio catastrofico, mentre Shennong avrebbe inventato l’agricoltura e sarebbe stato il primo a usare le erbe mediche. Lo Shangshu dazhuan e il Baihu tongyi sostituiscono Nüwa con Suiren, l’inventore del Fuoco, mentre il Diwang shiji sostituisce Nüwa con l’Imperatore Giallo (Huángdì) l’antenato presunto di tutto il popolo Han.

Fuxi Fu Xi, fu uno dei tre mitici sovrani cinesi detti I Tre Augusti. Si tramanda avesse quattro occhi e una coda di serpente, e veniva rappresentato sempre allacciato tramite la coda alla sorella Nüwa (e che prese in sposa), lei con in mano un compasso e lui una squadra; i due strumenti indicano che entrambi sovrani inventarono norme e regole, divenute standard in séguito, così come è forte l’analogia con un altro simbolo alquanto famoso, quello della Massoneria in occidente. Difatti, Fu Xi, è considerato il primo eroe civilizzatore cinese, in quanto a lui vengono attribuite l’invenzione del sistema divinatorio Yi Jing, della metallurgia, della scrittura, del calendario, oltre ad essere stato l’iniziatore di varie attività umane, tra cui l’allevamento degli animali, la pesca, la musica. Viene ricordato pure per il suo celebre diagramma, detto Diagramma di Fu Xi. Narra la leggenda che sia nato in una palude, nella quale abitavano i Draghi.

Nüwa – Secondo la mitologia cinese è una divinità femminile della Creazione; altre tradizioni successive la associano a Pangu o Yu Huang. Sorella di Fuxi o Fu Xi, primo degli eroi civilizzatori cinesi, oltreché sposa, fu persino l’inventrice dell’istituzione del matrimonio. Il suo aspetto era a metà strada tra l’essere umano (di cui appare la testa) e l’animale, solitamente con il corpo dalle sembianze di serpente o di pesce. Secondo la tradizione fu Nüwa a inventare la musica e la tecnica per suonare il flauto, ma soprattutto è lei che creò gli uomini, plasmandoli dall’argilla. Inizialmente diede vita agli Uomini Neri, essi furono però cotti un po’ troppo, poi limitando eccessivamente i tempi di cottura, sfornò gli Uomini Bianchi, ed infine finalmente i Gialli. La leggenda afferma che i “Primi Uomini” furono preparati con la terra gialla, e proprio per questo motivo divennero nobili, mentre per gli altri, i quali assunsero poi una condizione sociale servile, la Dèa utilizzò solamente il fango.

Shennong Shen Nung o Shennong, talvolta noto come Imperatore Yan o Imperatore dei Cinque Cereali, fu un leggendario imperatore cinese (ed eroe mitologico). Fu lui, secondo la tradizione, a introdurre nell’antica Cina le tecniche dell’agricoltura, tant’è che il suo nome significa il “Contadino Divino“. Considerato il padre dell’agricoltura cinese, questo imperatore mitologico insegnò al suo popolo a coltivare i cereali per sfamarsene, in modo da evitare l’uccisione di animali. Si dice abbia assaggiato centinaia di erbe per valutarne il valore medicinale, e che sia l’autore di un trattato medico, il più antico testo cinese sui farmaci include 365 medicine derivate da minerali, piante e animali (ancora oggi il vero autore del testo è sconosciuto). La catalogazione di centinaia di erbe medicinali o velenose fu un punto cruciale per lo sviluppo della medicina tradizionale cinese. Il , che agisce da antidoto ad una settantina di erbe velenose, è considerato una sua scoperta e secondo la leggenda si racconta come, attorno al 2.737 a.C., delle foglie provenienti da un ramoscello di in fiamme caddero nel suo calderone, in cui stava bollendo dell’acqua. L’opera a lui attribuita più famosa è il “Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino“, compilato in realtà verso la fine della Dinastia Han Occidentale, che elenca le varie erbe medicinali con associato un voto di efficacia e rarità; si crede che in esso il riferimento al sia stato aggiunto successivamente. Shen Nung oltre ad essere considerato il padre della medicina cinese è pure l’inventore dell’agopuntura. Parente stretto dell’Imperatore Giallo, è considerato un patriarca dal popolo cinese (l’etnia Han li considera entrambi propri antenati) e di quello vietnamita. Fu deificato come uno dei San Huang, e si dice inoltre che Shen Nung abbia preso parte all’invenzione del Gǔqín, antico e celebre strumento a corde, insieme a Fuxi e all’Imperatore Giallo.

Suiren – Secondo l’antica mitologia cinese è lo scopritore del Fuoco (la scoperta del Fuoco è attribuita dalla Scienza agli Erectus attorno ai 400.000 anni fa, guarda caso sempre in Cina), si dice inoltre che fosse uno dei Tre Augusti nell’antica Cina primitiva. Nelle sue raffigurazioni appare di solito con un “terzo occhio posizionato sulla sua fronte“.