“La Musica Visionaria e Profetica di Alemdar Sabitovich Karamanov”

«Con l’Amore Divino per le persone, recepisco la Musica dalle Chiavi del Cielo e trasferisco questi Suoni Eterni a tutta l’Umanità.» (Alemdar Karamanov)

Con queste parole Alemdar Sabitovich Karamanov (Simferopol, 10 settembre 1934 – 3 maggio 2007), descriveva il suo lavoro di musicista e compositore. Dapprima compositore sovietico, poi ucraino, è stato l’iniziatore della “Religion in Symphony“, autore di colonne sonore, ben 24 monumentali sinfonie, musica corale, da camera, per pianoforte, etc. Artista Popolare dell’Ucraina (1994), vincitore del Premio Nazionale Ucraino Taras Shevchenko (2000), autore dell’Inno Nazionale della Repubblica di Crimea. Nacque a Simferopol il 10 settembre 1934, il padre Sabit Temel Kagyrman (Karamanov è una versione russificata del cognome del padre), arrivò in Crimea dalla Turchia all’età di 14 anni, si laureò all’Università Comunista dei Popoli d’Oriente a Mosca, prestò poi servizio a Simferopol come segretario del Partito di Crimea. La madre, invece, Polina Karamanova (nome da nubile, Velichko), lavorava in una biblioteca. Alemdar fu il primogenito, a cui seguirono anche una sorella e un fratello più piccolo. Nel 1944 il padre fu deportato in Kazakistan dove alcuni anni più tardi venne rilasciato, senza però poter tornare dalla famiglia in Crimea.

La famiglia possedeva un pianoforte, la madre che si dilettava nella musica, notò l’interesse del figlio maggiore quando ancora era un bambino, ed iniziò a insegnargli le basi musicali e del pianoforte. Il ragazzo possedeva l’orecchio assoluto e all’età di sette anni, nel 1941, fu ammesso alla Scuola di Musica di Simferopol, nonostante in quel periodo la Crimea fosse occupata dalle truppe tedesche, la madre Polina riuscì a far frequentare ad Alemdar le lezioni; qui, all’età di sette anni scrisse la sua prima composizione. Si fece subito notare tanto da ottenere una borsa di studio e nel 1953 entrò al Conservatorio di Stato di Mosca. Dopo essersi laureato in due dipartimenti, quello di Compositore e in Pianoforte, continuò i sui studi post-laurea. Fu in questo periodo che compose le sue prime “Dieci Sinfonie“, essendo all’epoca molto produttivo, scrisse opere di diversi generi. Nel 1956 nacque il primo figlio, Oleg Karamanov, un pianista che vive e lavora a Yalta. Nei primi anni ’60, si interessò persino all’avanguardia musicale divenendone un notevole rappresentante, insieme ai colleghi Andrei Volkonsky, Alfred Schnittke, Edison Denisov e Sofia Gubaidulina, questi ultimi destinati a diventare ben più famosi anche al di fuori dell’URSS.

«Si tratta di un talento interessante e originale, la cui inventiva è impossibile non notare già nelle opere studentesche.» (Dmitrij Dmitrievič Šostakovič)

Sempre negli anni ’60 iniziò a padroneggiare nuove tecniche compositive, tra cui la Dodecafonia, tant’è che all’epoca fu additato col termine di “modernista“. Tale musica era in netta contraddizione con i precetti ideologici del “Realismo Socialista“, pertanto le possibilità di esecuzione delle sue opere vennero drasticamente limitate. A causa di queste accuse e, nonostante fosse appoggiato da compositori importanti come Shostakovich e Hrennikov, amareggiato decise di lasciare la capitale nel 1965 per fare ritorno alla sua Simferopol, qui nacque nel 1971 anche la figlia Karamanova Kristina Alemdarovna, la quale a tutt’oggi vive e lavora a Mosca. Fu sempre in questo periodo che si rivolse alla fede, infatti ritornato a casa si fece battezzare, “convertendosi consapevolmente al cristianesimo“. Da allora smise quasi del tutto di comporre opere da camera e per pianoforte, iniziando a scrivere “Musica Spirituale“, sinfonica e vocale-sinfonica, creando cicli basati sul Vangelo e le Rivelazioni, continuando questo lavoro da lui definito “Apocalittico“, fondendo insieme elementi cristiani e induisti. Ampliò così i suoi orizzonti, non solo musicali ma pure culturali e spirituali. Nel 1991 fece un tour in Cecoslovacchia, nel 1995 furono organizzate delle sue prime esecuzioni a Londra, a quel periodo risale la strepitosa incisione della “Ventiduesima e Ventitreesima Sinfonia” da parte di Vladimir Ashkenazi con la German Symphony Orchestra.

Lavoro, faccio schizzi per un’altra Sinfonia sull’Apocalisse, ma non ho molte opportunità per progredire, vivo in condizioni materiali assai difficili, con ben pochi mezzi di sussistenza…“, scriveva di sé nei primi anni del XXI secolo, incontrando serie difficoltà economiche, nonostante si fosse acceso un vivo interesse per il suo lavoro. Suoi concerti si tennero a Kiev, Mosca, San Pietroburgo, Krasnodar, Saratov e in molte altre città. La morte però sopraggiunse nella notte tra il 2 e il 3 maggio del 2007, a Simferopol, lasciando incompiuta la sua ultima opera, “Gli Addii di Crisostomo“, su suo libretto. Diceva della sua Musica: “Nella mia Musica vive la pienezza della Percezione Cosmica: Stelle, Pianeti, Aria rarefatta. C’è uno Spazio nella mia Musica. Quello che ho scritto è frutto di una Rivelazione. Ho ricevuto una Rivelazione dal Cielo e da allora ho iniziato a lavorare con sempre maggiore attenzione, disvelandosi in modo più semplice e chiaro, potente e leggero. La mia Musica richiede tutto, significa vivere rettamente, amare ed ascoltare senza conoscere l’inizio e la fine, intravedendo solo l’abisso.” In effetti, come non ravvisare una “Chiamata Mistica” durante l’ascolto della sua Musica? La forma diventa aperta, potenziale, i confini dell’opera vengono spinti all’infinito, passando da un livello astratto a un altro metafisico, ove tutto si fonde in un’unica visione che cessa di essere fine a sé stessa, trasmutandosi in una manifestazione stessa dell’Essenza.

“Siamo tutti dei talenti, ma lui è un genio! Ha creato alcune delle opere sinfoniche più notevoli che mi hanno influenzato in gioventù e che hanno un impatto tutt’ora. Alemdar Karamanov non è solo un grande talento. È un genio! (Alfred Schnittke)

Potremmo definire Karamanov un “Bruckner Ucraino“, tanta è la complessità della sua opera. Un autore purtroppo ancora poco conosciuto, non solo nei vasti territori dell’ex URSS ma persino nel nostro Occidente, ancora sordo da quelle mistiche e visionarie metamorfosi musicali che, specie durante il secolo scorso, hanno prodotto dei veri e propri “Profeti“. Karamanov è uno di questi, vissuto ai margini, quasi ignorato a discapito di altri colleghi, spesso troppo osannati, nel mentre silenziosamente ha intessuto in vita la sua meravigliosa tela fatta di note, di suoni e armonie, sovente familiari, mai scontate, ma fuse all’interno di un vulcanico mondo fatto di momenti senza tempo, proiettati sempre verso l’infinito. E nonostante l’esigue esecuzioni e pubblicazioni delle sue opere, quel poco che riusciamo ad ascoltare è talmente potente da lasciare esterrefatti e senza parole. La grandezza della sua opera, per troppo tempo rimasta in ombra e sconosciuta, necessita di essere riscoperta e riscattata di fronte ad un Mondo ancora troppo sordo e dedito alla stupida frivolezza di una Musica sciatta e immediata. Karamanov richiede un totale coinvolgimento dei Sensi e dell’Intelletto, della Carne e dello Spirito, al pari di un Mahler e di un Bruckner.

“Alemdar Sabitovich Karamanov è una figura profetica nella Musica Contemporanea. È considerato uno degli artisti più misteriosi degli ultimi decenni del secolo scorso.” (Yuri Leonidovich Kochnev)