“Mercurio, il Messaggero degli Dèi”

Mercurio è il primo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dalla nostra Stella ed è pure il più piccolo in dimensioni, tanto che il suo aspetto ricorda molto quello della Luna. Si ritiene si sia formato per accrezione dal materiale sospeso nel disco protoplanetario, il quale ha dato origine, 5 miliardi di anni fa circa, al Sistema Solare, come similmente avvenuto per altri corpi rocciosi interni. La sua superficie è ricca di crateri a causa dei molti impatti avvenuti nel corso del tempo, sia con meteoriti e asteroidi, intercalati da bacini riempiti da antichissime colate laviche, ancora evidenti a causa della mancanza di una atmosfera, crateri che variano da un minimo di 10 a 200 km di diametro. Tale superficie, fortemente craterizzata, indica quanto il pianeta sia apparentemente inattivo da miliardi di anni. La superficie, inoltre, è caratterizzata da notevoli escursioni termiche che vanno dai 350° nelle zone esposte al Sole sino a -170° in quelle all’ombra. Tra le altre sue caratteristiche, l’accelerazione di gravità di Mercurio risulta di 0,377 volte quella della Terra, perciò un uomo di 70 kg sul piccolo pianeta peserebbe solo 25,9 kg, inoltre, da alcuni dati recenti sembra si sia rimpicciolito di circa 5km, a causa del suo nucleo ferroso in raffreddamento e che, solidificandosi, fa diminuire il suo volume.

L’intensa azione del vento solare produce un insolito fenomeno assente in altri pianeti, la presenza di una coda cometaria. Il vento solare espelle atomi neutri di sodio in prossimità del pianeta, rendendo misurabile una coda fino a distanze di oltre un milione di chilometri; Mercurio, pertanto, è l’unico “Pianeta-Cometa” dell’intero Sistema Solare. Mercurio è il pianeta più interno e più vicino al Sole ed è il più piccolo in termini di dimensioni e massa, più piccolo persino di Titano e Ganimede, satelliti naturali di Saturno e Giove, tanto che a causa delle sue ridotte dimensioni e la troppa vicinanza al Sole, l’attrazione gravitazionale del pianeta non è riuscita a trattenere una consistente atmosfera. Presenta, però, delle tracce di gas, probabilmente frutto dell’interazione del vento solare con la superficie, tale composizione è la seguente: ossigeno (42%), sodio (29%), idrogeno (22%), elio (6%), potassio (0,5%), oltre a tracce di argon, anidride carbonica, vapore acqueo, azoto, xeno, kripton, neon, calcio e magnesio. La pressione atmosferica al suolo, misurata dalla sonda Mariner 10, è di un millesimo di pascal. La sua forma è grossomodo sferica e non presenta caratteristiche da geoide (con schiacciamento ai poli e rigonfiamento all’equatore), presente negli altri pianeti.

Non possiede satelliti naturali ne anelli ma presenta un’orbita eccentrica, la meno circolare tra tutti gli altri otto pianeti. Esso orbita in senso diretto (in senso antiorario, come tutti gli altri) a una distanza media di 0,371 UA dal Sole con un periodo siderale di 87,969 giorni terrestri. Inoltre è anche in risonanza orbitale-rotazionale, ovvero completa tre rotazioni intorno al proprio asse ogni due orbite, ovviamente sempre attorno al Sole. Trattandosi di un pianeta interno, appare sempre molto vicino al Sole, al punto che i nostri telescopi possono osservarlo raramente. Durante il giorno la luminosità solare ne impedisce l’osservazione, possibile raramente solo dopo il tramonto sull’orizzonte a ovest, o poco prima dell’alba verso est; eccezionalmente è visibile in occasione delle Eclissi Totali. L’estrema brevità del suo moto di rivoluzione ne permette l’osservazione solo per pochi giorni consecutivi, dopodiché diventa inosservabile dalla Terra. Esso è visibile solitamente per sei periodi l’anno, con tre apparizione la mattina prima dell’alba e tre la sera immediatamente dopo il tramonto. I migliori periodi sono dopo il tramonto attorno all’Equinozio di Primavera per l’Emisfero Boreale e prima dell’alba attorno all’Equinozio di Autunno per l’Emisfero Australe, questo a causa dell’inclinazione dell’Eclittica sull’orizzonte.

Le osservazioni più antiche del pianeta di cui abbiamo memoria storica sono riportate nelle tavole MUL.APIN, eseguite quasi sicuramente da astronomi assiri intorno al XIV secolo a.C. Il nome utilizzato all’epoca, redatto in scrittura cuneiforme risulta essere “il pianeta saltellante“. Le registrazioni babilonesi risalenti al I millennio a.C., lo identificavano con il pianeta Nabu (o Nebo), dio della scrittura e della saggezza nella loro mitologia. Gli Egizi e i Greci, invece, assegnarono a Mercurio, come similmente fecero con Venere, due nomi: uno in quanto Stella del Mattino e l’altro Stella della Sera. Per gli Egizi, nelle due apparizioni corrispondevano rispettivamente Seth, dio nefasto scacciato dalla luce accecante del Sole di Ra nascente, e l’altro Horus, dio benigno associato alla figura del Faraone e dello Stato. Nella tradizione greca, invece, sono rintracciabili due coppie di nomi. La più antica attestata all’epoca di Esiodo (fine dell’VIII e inizio del VII secolo a.C.), riporta la parola Στίλβων (Stilbon, “il brillante“), come Stella del Mattino, e Ἑρμάων (Hermaon), ovvero Stella della Sera; successivamente tali denominazioni furono sostituite rispettivamente da Apollo ed Hermes. Alcune fonti attribuiscono a Pitagora (500 a.C. circa) la comprensione del fatto si trattasse di un unico Corpo Celeste. I Romani chiamarono il pianeta Mercurio in onore del “Messaggero alato degli Dèi“, dio romano del commercio, dei viaggi, similmente al greco Hermes. Assai probabile che il pianeta acquisì tali nomi a causa del suo rapido moto nel Cielo, più veloce di tutti gli altri visibili dalla Terra a occhio nudo.

Nell’Antica Cina Mercurio era conosciuto come Chen Xing (辰星), la Stella delle Ore, oltre ad essere associato con il Nord e l’Elemento dell’Acqua nel Wu Xing. Nella moderna cultura cinese, coreana, giapponese e vietnamita si è conservato il legame con il Wu Xing e il pianeta è chiamato la “Stella dell’Acqua” (水星). Nella mitologia indiana veniva identificato con il dio Budha che presiedeva il mercoledì. Nel Surya Siddhanta, un trattato di astronomia indiano del V secolo, è fornita addirittura una stima del diametro di Mercurio con un errore rispetto al valore oggi noto inferiore dell’1%; tuttavia il calcolo era basato sull’inaccurata supposizione che il diametro angolare del pianeta fosse di 3,0 arcominuti. In quella germanica e norrena, sia il pianeta e il giorno furono dedicati al dio Odino (Woden in germanico), mentre nelle Americhe, presso i Maya, veniva rappresentato come un Gufo o associato a quattro gufi, due che ne esprimevano le caratteristiche mattutine e gli altri due quelle serali, recanti “Messaggi dall’Oltretomba“. Nel mondo islamico medievale si deve all’astronomo andaluso Al-Zarqali, nell’XI secolo, la descrizione del deferente dell’orbita geocentrica di Mercurio come un ovale; seppure questo non influenzò in séguito né le sue teorie, né i suoi calcoli astronomici. Nel XII secolo Ibn Bajja osservò “due pianeti simili a macchie scure sulla faccia del Sole“, mentre nel XIII secolo Qotb al-Din Shirazi dell’Osservatorio di Maragheh, suggerì che il suo predecessore potesse aver osservato il transito di Mercurio o di Venere sul disco solare; questi rapporti medievali di transiti planetari furono in séguito reinterpretati come osservazioni di macchie solari.

Mercurio (in latino Mercurius, in greco Hermes), nella mitologia greca e romana era il nome del “Dio dell’Eloquenza, del Commercio e dei Ladri“. La sua bacchetta o bastone alato, il Caduceo, su cui si attorcigliavano due serpenti è divenuto in séguito il “Simbolo della Medicina“. Essendo il “Messaggero degli Dèi” veniva sovente raffigurato con le ali ai piedi. L’Inno Omerico ad Hermes lo invoca come: “Dio dalle molte risorse (polu’tropos), gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli“. Sempre da lui deriva il termine “ermeneutica“, ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti, mentre in greco un uomo fortunato veniva chiamato “hermaion“. Nella mitologia greca, Hermes, era figlio di Zeus e della ninfa Maia, e oltre alle suddette capacità, veniva considerato “il Portatore dei Sogni e il Conduttore delle Anime dei Morti negli Inferi“. Quando i Romani invasero i territori delle tribù celtiche e germaniche, anziché considerare divinità separate le loro con quelle dei popoli sottomessi, li interpretarono come manifestazioni locali o con aspetti dei loro stessi Dèi, la cosiddetta “interpretatio romana“. In particolare Mercurio fu segnalato con qualità estremamente popolari tra le nazioni conquistate, lo stesso Giulio Cesare si accorse della popolarità di questo dio in Gran Bretagna e Gallia, considerato l’inventore delle Arti, constatando una equiparazione con il dio celtico Lugus (accompagnato dalla dèa Rosmerta). Nonostante in origine Lugus fosse una divinità della Luce legata al Sole, associabile al romano Apollo, la sua importanza come dio del commercio lo rese paragonabile a Mercurio, mentre Apollo fu accostato a Belenus. Tra i popoli germanici, invece, fu associato al dio Wotan.

Mercurio non compariva tra i Di Indigetes (i Numi Indigeni) della prima religione romana, piuttosto riprese i precedenti Dei Lucrii dopo che la religione romana si sincretizzò con quella greca durante il periodo della Repubblica, dal IV secolo a.C., venendo così introdotto per influenza degli Etruschi, i quali già lo avevano assimilato con Turms. Sin da subito Mercurio assunse gli aspetti di Hermes, indossava scarpe alato (talari), un cappello alato (petaso) e portava il caduceo, un bastone da araldo con due serpenti intrecciati, donatogli da Apollo. Accompagnato sovente da un galletto, araldo del nuovo giorno, un ariete o una capra, simboleggiante la fertilità e una tartaruga, riferendosi all’invenzione leggendaria della Lira da parte di Mercurio dal suo guscio. Da Hermes assunse il ruolo di Messaggero, di Nume dell’eloquenza e del commercio, in particolare del grano, fu considerato dio dell’abbondanza e del successo, specie in Gallia dove era particolarmente venerato. A Roma svolgeva funzioni di psicopompo, mentre Ovidio scrisse che egli trasportava i sogni di Morfeo dalla “Valle di Somnus” agli umani addormentati. Mercurio è persino menzionato nella Vulgata, in Proverbi 26:8, in relazione all’usanza pagana e al detto popolare di “gettar sassi nel Vaso di Mercurio“. Il passo, – uno dei rari riferimenti di divinità, popoli o luoghi del mondo greco-latino presenti nell’Antico Testamento -, è spiegato nella “Summa Theologiae” di Tommaso D’Aquino.

«Come i principi e i prelati vengono onorati anche se sono cattivi, in quanto fanno le veci di Dio e della collettività a cui sono preposti, secondo le parole dei Proverbi [26, 8 Vg]: «Come chi getta sassi nel mucchio di Mercurio, così chi attribuisce onori a uno stolto». Poiché infatti i pagani attribuivano a Mercurio il commercio, si denomina mucchio di Mercurio una somma di calcoli in cui talora i mercanti mettono un sassolino al posto di cento marchi: e così anche viene onorato lo stolto, poiché sta al posto di Dio e di tutta la collettività.» (ST II-II, q. 63, a.3[14])

Mercurio rappresenta l’attività cerebrale in quanto ricezione ed elaborazione di informazioni presenti nel Mondo circostante, nell’Etere, divenendo una sorta di filtro attraverso il quale vediamo e conosciamo il Mondo stesso. Il contatto intellettivo, la percezione dei dati, il tempo, la rapidità, la velocità di apprendimento, l’attenzione, il desiderio di comunicare, la socievolezza, la lucidità, l’invidia, il senso dell’umorismo, la scaltrezza, l’abilità commerciale, l’ascolto, la giovinezza, le relazioni, etc. Il Pianeta e il Metallo sacri a questa divinità sono facili da identificare in quanto ne portano il nome: l’Elemento Chimico Mercurio e il Pianeta omonimo, legati tra loro e caratterizzati dalla velocità. In qualità di metallo, il Mercurio è chiamato in italiano “Argento Vivo“, proprio per la sua caratteristica imprendibilità, lo stesso avviene in altre lingue, come in Francese (argent vif), Inglese (quicksilver), Tedesco (quecksilber), Rumeno (argint viu). In veste di Pianeta, inoltre, Mercurio è tra tutti quello più veloce a spostarsi rispetto alle stelle fisse: rimane solo 7,33 giorni in ogni Costellazione dello Zodiaco. La pianta sacra era la Lavanda, considerata in grado di favorire le trasformazioni e perciò utilizzata in momenti di grandi cambiamenti, specie durante le occasioni di nozze.

Altre piante sacre a Mercurio erano la Portulaca, il Cinquefoglio per la loro capacità di diffondersi velocemente sul terreno, la Mercorella, il cui nome allude al dio, seppure tale nome può derivare più dall’aspetto della pianta secca o dalle proprietà erboristiche e curative, la cui scoperta fu a lui attribuita; per tali motivi era considerata un ingrediente essenziale della “Pietra Filosofale“. Sul piano fisico, Mercurio dona un aspetto giovanile anche in età avanzata, in particolare attraverso un’espressione del viso viva con una corporatura snella, longilinea, dinamica. Il tipo Mercuriale presenta in genere una testa di dimensioni leggermente ridotte rispetto alla media, una carnagione bianca, un fisico che lascia intravedere i contorni ossei, una fronte convessa con le arcate sopraccigliari sporgenti, sottili, rade e allargate, un naso di ridotte dimensioni, sovente appuntito, una bocca stretta con labbra sottili. La statura non è mai eccessivamente elevata, ma nel complesso la persona è in pieno e costante movimento, grazie a riflessi nervosi particolarmente pronti per ogni evenienza. In una posizione complessa del proprio “Archetipo Planetario Mercuriale” al momento della nascita può persino portare ad una certa gracilità fisica. Essenzialmente il tipo Mercuriale è incostante, sempre occupato in qualsiasi cosa gli sia di interesse, seppur momentaneamente, in quanto prima o poi si ritroverà ad abbandonare quello che sta facendo senza portarlo a compimento, passando con estrema leggerezza ad altre attività.

Carente di perseveranza, al contempo i suoi maggiori talenti sono riscontrabili nell’adattabilità, la viva intelligenza, le capacità manuali, commerciali, etc., che gli consentono consistenti successi in diversi campi. Possiede pure capacità diplomatiche nonostante non propenda per delle scelte irrevocabili, è astuto, abile a raggirare gli ostacoli pur di non affrontarli frontalmente. Il tipo Mercuriale non possiede capacità creative ma risulta abile nella ragione, sovente nel plagiare, e sentimentalmente riscontra difficoltà ad impegnarsi in relazioni serie. Infine, non ama particolarmente i ruoli di comando o di organizzazione, ma si esplicano al meglio nella rappresentanza, nella gestione di attività commerciali, nel giornalismo, le relazioni sociali o in quelle professioni le quali richiedono del dinamismo, anche fisico, e continui spostamenti fisici. Il Mercuriale è inoltre lucido, burlone, spietato e critico, con un senso tutto personale dell’onestà e della giustizia, annoiandosi in fretta, essendo in perenne ricerca di stimoli e novità, incarnando perfettamente “l’Archetipo dell’Adolescente, del Cercatore e del Viaggiatore“. Il Cercatore è anche quella parte in cerca di soluzioni, risposte, di un maggiore profitto, del benessere, persino a costo di attraversare esperienze complesse. Mercurio, infine, è continuamente stimolato da eccessi di informazioni, suoi strumenti contemporanei per eccellenza sono TV, Computer, Internet, Smartphone, etc.