“Vulcano, l’indomabile Fabbro”

Vulcano è un ipotetico pianeta del nostro Sistema Solare, collocato presumibilmente in un’orbita interna a quella di Mercurio, menzionato per la prima volta dal matematico Urbain Le Verrier nel 1859 per spiegare delle anomalie del moto dello stesso Mercurio, rispetto alle previsioni correlate dalla Legge di Gravitazione Universale di Isaac Newton. All’epoca furono condotte numerose ricerche per trovarlo ma, nonostante sporadiche dichiarazioni, l’esistenza di questo pianeta non venne mai confermata. Lo stesso Le Verrier ne annunciò la scoperta il 2 gennaio del 1860, accreditandola all’astronomo amatoriale Edmond Lescarbault, il quale credeva di averne osservato il transito il 26 marzo del 1859. Negli anni seguenti si avvicendarono ulteriori presunti avvistamenti, sovente accompagnati da non qualche critica, tant’è che durante l’Eclissi Solare del 1878, due importanti astronomi statunitensi dichiararono di averlo finalmente trovato. Con l’introduzione di nuovi strumenti di osservazione, la possibilità della sua esistenza si affievolì e venne definitivamente scartata grazie alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein del 1915. La Teoria di Einstein fu verificata empiricamente durante l’Eclissi Solare del 29 maggio 1919, misurando la deflessione della Luce gli Astronomi dedussero come Vulcano non potesse esistere. Il nome Vulcano, assegnato secondo una tradizione che attribuisce ai pianeti del Sistema Solare le qualità degli Dèi della mitologia classica, è quello dell’omonima divinità romana del Fuoco e dei Metalli, corrispondenti al greco Efesto, appropriato per la sua estrema vicinanza al Sole.

Nonostante non sia mai stato trovato, il suo nome è divenuto in ogni caso specifico tanto che l’Unione Astronomica Internazionale, preposta all’assegnazione dei nomi degli Oggetti Celesti dal 1919, non acconsente ancora oggi che sia utilizzato (stranamente) per nominare altri Corpi Celesti del Sistema Solare. Oltretutto è indicato col termine “vulcanoide” qualsiasi ipotetico asteroide orbitante attorno al Sole e all’interno dell’orbita di Mercurio. Vulcano in ambito astrologico è preso scarsamente in considerazione, nonostante alcune effemeridi si basino sui calcoli di Le Verrier e tengono conto della sua orbita. Altre invece, elaborate dal teosofo Douglas Baker, si basano sulle affermazioni fornite dall’esoterista Alice Bailey nel suo “Trattato dei 7 Raggi“, secondo cui Vulcano sarebbe un pianeta ancora in via di formazione, dal significato simbolico piuttosto complesso e arcano, la cui sostanza fisica sarebbe costituita da miriadi di frammenti sparsi tra Venere, Mercurio e il Sole. Inoltre, le sue qualità astrologiche sono poste da Baker in analogia a quelle dell’Elemento Fuoco, con una forte valenza distruttrice e trasformatrice, dotato quindi di un potere alchemico-sacrale nel forgiare gli stessi Elementi. Pure l’antroposofo Rudolf Steiner menzionò Vulcano, considerandolo un “organismo spirituale” al pari degli altri pianeti, pur essendo privo di un “Corpo Materiale“, in quanto si troverebbe tuttora negli “Spazi del Sistema Solare che circondano la Terra“. Sempre secondo Steiner, queste “Grandi Ere” le quali scandiscono la formazione e l’evoluzione del Sistema Solare, prendono nell’ordine i nomi di “Saturno, Sole, Luna, Terra (divisa in due parti: Marte e Mercurio), Giove, Venere e infine Vulcano“.

Attualmente ci troviamo nell’Era della Terra, caratterizzata dalla formazione dei solidi, dopo essere passati da l’Era di Saturno (il Sistema Solare allo stato primigenio di calore), poi del “Sole” (formazione dei gas), e della “Luna” (formazione dei liquidi). Ovviamente il “Vulcano” citato da Steiner si riferisce a un’Era Evolutiva e non necessariamente a un pianeta fisico, ma il fatto che comunque tale nome venga associato a quello degli altri pianeti, fa pensare possa esistere persino fisicamente, a sostegno pure di quanto viene affermato da altre fonti teosofiche. Quale che sia lo stato delle cose, l’Astronomia moderna non esclude a priori la possibilità della presenza di uno o più Corpi Celesti all’interno dell’orbita di Mercurio, nonostante le molte osservazioni non abbiano a oggi dato alcun esito. Esista o meno, Vulcano è riuscito in ogni caso a suggestionare il pensiero di molte persone, specie in ambito letterario. Ad esempio viene menzionato nel romanzo “A Thousand Years Hence” di Nunsowe Green nel 1882 come oggetto di un’esplorazione, fu descritto in “By Aeroplane to the Sun” di Donald Horner nel 1910, in “The Hell Planet” di Leslie F. Stone del 1932 è al centro della conquista da parte di un gruppo di avventurieri, in “Mathematica” di Vargo Statten del 1936 viene descritto come un pianeta artificiale, il quale porta alla realizzazione dei pensieri di coloro che vi si avvicinano, scoperto da alcuni esploratori diretti su Mercurio. In altri due romanzi le sue caratteristiche vengono attribuite a pianeti chiamati in modo diverso: “Circe” in “Outlaws of the Sun” (1931) e “Inferno” in “Revolt on Inferno” (1931), entrambi di Victor Rousseau Emanuel; inoltre è ispirato a Vulcano anche “Vulcan’s Forge” (1983) di Poul Anderson, in cui Vulcano è un asteroide dalla superficie di metallo fuso.[1]

Vulcano (in latino Vulcanus, Volcanus o arcaico Volkanus) è il dio romano del Fuoco e della Distruzione. Appartiene alla fase più antica della religione romana, spesso erroneamente indicato come figlio di Giove e Giunone, sebbene sia stato generato per partenogenesi da quest’ultima. L’etimologia del nome è ambigua, la tradizione romana sosteneva derivasse il proprio nome da alcuni termini latini collegati alla folgore (fulgere, fulgur, fulmen), collegata al Fuoco. Al Dio sono attribuiti pure diversi epiteti: Mulciber (qui ignem mulcet), ovvero “che addolcisce“, Quietus e Mitis, col significato di “tranquillo“; tutti epiteti i quali servono a scongiurare la sua azione distruttiva. In séguito all’identificazione di Vulcano con il greco Efesto, l’epiteto Mulciber fu interpretato come “colui che addolcisce i Metalli nella forgia.” Più volte, specie nei secoli scorsi, è stato associato al dio cretese Velkhanos, dio della Natura e degli Inferi (arrivato nel Mediterraneo attraverso gli Etruschi), altri ad un personaggio irlandese, Olcán (ogamico Ulccagni, al genitivo). Un’ulteriore ipotesi, avanzata da Vasilij Abaev, prende in esame una possibile relazione tra Volcanus e l’osseto –waergon variante del nome di Kurdalaegon, il fabbro mitico dell’epopea nartica. Infatti la forma Kurdalaegon è stabile e ha un significato chiaro (kurd, “fabbro” + -on “della famiglia” + Alaeg, nome di una delle famiglie nartiche). Secondo Georges Dumézil, la reale natura di Vulcano si può spiegare con la “Teoria dei Tre Fuochi Vedici“.

Secondo tale teoria per celebrare un sacrificio si devono accendere sul terreno “Tre Fuochi“: il primo, chiamato “Fuoco del padrone di casa“, rappresenta il sacrificante stesso e serve ad accendere gli altri, il secondo, “Fuoco delle offerte“, porta il sacrificio agli Dèi per mezzo del fumo, il terzo, “Fuoco di destra o del sud“, è situato al limite dell’area sacrificale e serve da sentinella contro l’attacco degli spiriti maligni. Questa pratica si sarebbe conservata a Roma, dove i primi “Due Fuochi” furono rappresentati da Vesta mentre il terzo era Vulcano. Il dio è quindi il “Fuoco” che divora e distrugge, i suoi templi dovevano essere costruiti fuori o al limite esterno delle mura, come già avvenne per il Volcanal alle origini di Roma. A Vulcano venne attribuita variatamente la paternità di alcuni personaggi della tradizione romana e latina: Ceculo, il fondatore di Preneste; Caco, un essere primordiale e mostruoso che si dice abitava nel luogo in cui sorse Roma; Servio Tullio, il penultimo re di Roma. Catone nelle “Origini” sosteneva come alcune vergini andate ad attingere acqua trovarono Ceculo in mezzo al fuoco e perciò pensarono fosse figlio di Vulcano. Anche Virgilio, in “Eneide“, ricorda la discendenza da Vulcano di Ceculo e Caco, mentre Ovidio raccontava nei “Fasti” come Servio Tullio fosse stato concepito dalla schiava Ocresia sedutasi sopra un fallo eretto apparso nel focolare; la paternità divina fu poi riconosciuta quando un “Fuoco” circondò la testa del piccolo senza procurargli lesioni.

Jacqueline Champeaux e Attilio Mastrocinque hanno persino avanzato l’ipotesi che sia identificabile con Vulcano il dio ignoto della più antica mitologia latina, il quale avrebbe fecondato una dea vergine e madre corrispondente alla Rea greca (la dea Fortuna a Praeneste e Feronia ad Anxur); in tal caso Vulcano sarebbe stato addirittura il padre di Giove. A Vulcano sono collegate due divinità femminili antiche, Stata Mater, probabilmente la dèa che ferma gli incendi, e Maia, il cui nome deriverebbe dalla radice MAG, per cui andrebbe interpretata come la dèa che presiede alla crescita, sovente dei raccolti. Macrobio riferiva l’opinione di Cincio secondo il quale la compagna di Vulcano sarebbe stata la stessa Maia, giustificando l’affermazione con il fatto che il flamine di Vulcano sacrificava a questa dèa alle calende di Maggio, mese a lei associato. Nell’antichità, Vulcano venne ben presto assimilato al dio greco Efesto, assumendone pure la mitologia relativa e ritrovandosi così ad essere considerato un figlio di Giove e di Giunone, sposo di Venere, nonostante fossero in origine assai diversi tra loro. Efesto (in greco antico: Ἥφαιστος, Hḕphaistos) nella mitologia greca è il “Dio del Fuoco, delle Fucine, dell’Ingegneria, della Scultura e della Metallurgia.” Adorato in tutte le città della Grecia antica in cui si trovassero attività artigianali, specialmente ad Atene dove aveva sede un tempio a lui dedicato. In “Iliade“, Omero racconta di come Efesto fosse brutto e avesse un cattivo carattere, seppure dotato di una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle, con i quali riusciva a creare cose perfette ed impareggiabili.

La sua grande fucina si trovava nelle viscere dell’Etna, in Sicilia, e lavorava insieme ai Ciclopi dove i colpi delle loro incudini, e il continuo ansimare del vulcano, arrossivano la cima dei suoi crateri. I suoi simboli sono il martello da fabbro, l’incudine e le tenaglie, in alcune rappresentazioni è ritratto con una scure accanto. Si narra fosse figlio di Zeus ed Hera o di Talos, oppure autoconcepito dalla sola Hera. Ebbe numerosi figli immortali, da Cabeiro i Cabiri, Cadmilo e le Cabiridi, da Aglaia ebbe Eucleia, Eufemia, Eutenea e Filofrosine, nonché dalla ninfa Etna i Palici e fu padre della ninfa Talia; innumerevoli sono anche i figli mortali, tra cui si ricorda Perifete, Ardalo, Oleno, Erittonio, Cercione, Radamanto e Filammone. Efesto fu concepito da sua madre Era per vendetta nei confronti del marito Zeus, una rivalsa per i suoi continui tradimenti con le numerosi amanti avute nel corso del tempo. Appena lo vide, però, Era lanciò il figlio dall’Olimpo, facendolo cadere giù. Efesto era brutto, zoppo e deforme dalla nascita, sebbene altre leggende sostengano che tali disabilità sorsero dopo la sua caduta dall’Olimpo, e nonostante tutto riusciva a camminare da solo grazie all’aiuto di un bastone. Nel testo “Iliade” è lo stesso Efesto a raccontare come continuò a cadere per molti giorni e notti per poi finire nell’oceano, dove venne allevato dalle Nereidi, in particolare da Teti ed Eurinome, le quali gli donarono anche una grotta ove realizzò la sua fucina. Successivamente si prese una vendetta personale nei confronti di Era, costruendole e donandole un trono d’oro magico, ma una volta sedutavisi ne rimase prigioniera, non permettendole più di alzarsi. Gli Dèi, allora, lo pregarono di tornare nell’Olimpo e liberarla ma egli ostinatamente si rifiutò di farlo più volte, sin quando Dioniso non riuscì ad ubriacarlo e, una volta riportato indietro legato sul dorso di un mulo, acconsentì infine di liberarla, non prima di essere stato riconosciuto come un “Dio“.

In séguito venne unito in matrimonio con Afrodite, ma essendo combinato da Zeus portò la bellissima dèa, sposata con il bruttissimo Efesto, a tradirlo segretamente con Ares, dio della guerra. Efesto, stanco dei ripetuti tradimenti, decise di ritornare sulla Terra, nelle viscere del monte Etna dopo aver lasciato per sempre l’Olimpo. Efesto, inoltre, realizzò la maggior parte dei magnifici oggetti di cui si servivano gli Dèi, nonché quasi tutte le splendide armi dotate di poteri magici che nei miti greci compaiono in mano agli eroi. Tra le sue realizzazioni menzioniamo: la sua intera fucina; i suoi automi o Robot di Metallo, suoi aiutanti; il suo bastone a forma di martello dal manico allungato; i magnifici gioielli di Teti ed Eurinome; il trono dorato in cui imprigionò Era; gli edifici e le abitazioni dell’Olimpo; l’arco e le frecce d’oro di Apollo; l’arco e le frecce d’argento della sua gemella Artemide; le opere artistiche a Lemno; la catena o rete con cui immobilizzò Ares e Afrodite; l’elmo e i sandali alati di Ermes; lo scettro, l’Egida e lo scudo di Zeus; la cintura di Afrodite; il bastone di Agamennone; l’armatura, le armi e lo scudo di Achille; i batacchi di bronzo di Eracle; il carro di Helios; la corazza e l’elmo di Enea; la spalla di Pelope; l’intera armatura di Memnone; Pandora, la prima donna e il vaso; Talo, il gigante di bronzo guardiano di Creta; la delimitazione in due parti del suo martello, sotto volere di Zeus, per non fare avere ad Ares la sua stessa potenza in armi.

[La Fucina di Vulcano” del 1630 del pittore Diego Velázquez. Museo del Prado.]

«O Hefesto, dal cuore possente, dall’animo forte / infaticabile Fuoco / dai raggi lampeggianti, o Demone splendente / Lucifero dalle mani robuste, immortale artigiano, / lavoratore, parte del Mondo, integerrimo Elemento / il più alto di tutti, che ogni cosa divori e domi e ogni cosa consumi.» (Inni Orfici)

Schivo, solitario, burbero, irruento, collerico, vulcanico, di poche parole e dotato di immensa creatività. Efesto-Vulcano è l’Archetipo Maschile incarnante il “genio creativo“, colui che attraverso il “fare” modula, manipola, modifica, modella ed esprime passioni e azioni insospettate. Nel lavoro ritrova il proprio elemento o “genius loci“, la sua “fucina emotiva“, in quanto “Dio del Fuoco, Artigiano e Fabbro” delle Divinità Olimpiche. Genio e follia caratterizzano la sua esistenza, persino in una moderna società patriarcale come la nostra, improntata sull’ambizione, la logica razionale, il successo economico, questo Archetipo è sovente ripudiato, poiché la sua troppa “Energia” lo porta ad essere emarginato, fuori posto, “diverso rispetto al Mondo circostante“. Accade spesso come tale isolamento nasca dall’aver avuto dei genitori che non sono stati in grado di apprezzare le sue doti, percependolo deludente rispetto alle loro aspettative. In questo, egli cerca di rimarginare le proprie ferite emotive attraverso la creatività, compensando la “deformità” (spesso interiore e psicologica), generando bellezza, attraverso una continua catarsi della propria esistenza. Introverso, non lascia trapelare i propri tumulti interiori verso l’esterno, rendendoli invisibili o al contrario visibili solo attraverso il suo processo creativo. Solitamente si unisce a una donna con un Archetipo di Afrodite (oppure di Atena), perché nutre grande ammirazione per le donne intelligenti e belle, tanto che tali incontri possono diventare tra gli eventi più importanti della sua vita. Se incontra un Afrodite (Venere) da questa unione mistica può nascere un connubio particolare, dove la donna diventa “musa ispiratrice“, rendendo il suo lavoro fecondo e vitale, egli può pure ritrovarsi assorbito dal suo lavoro, arrivando a trascurarla; quando ciò accade, non è detto che la compagna rimanga fedele al compagno.

Un’altra Dèa di cui è attratto è Atena, Archetipo del pensiero strategico, in grado di compensare le sue scarse capacità sul piano politico e sociale. In questo caso, la donna Atena diventa persino la responsabile del suo mantenimento economico, prendendo le redini del successo lavorativo del compagno. Egli è individualista, introverso, non sa “vendersi“, non ambisce al successo e perciò difficilmente coltiva delle ambizioni se la donna che ha accanto non compensa tali “parti ombra“, specie se in lui non sono presenti altri Archetipi Planetari. Inoltre, se coltiva altri Archetipi Planetari può essere un buon compagno, fedele, un buon padre e un grande lavoratore. Oltretutto è uno dei pochi Archetipi in grado di portare dentro di sé anche quelli altrui, consentendogli di sviluppare: abilità nel linguaggio (Ermes-Mercurio), ambizione (Zeus-Giove), strategia (Atena), razionalità e disciplina (Apollo), sessualità (Pan-Dioniso), etc., in questo modo il suo genio creativo riesce a nutrire relazioni soddisfacenti, alimentando il proprio percorso. Lavora sovente in solitudine, raramente raggiunge il successo, la sua primaria necessità è quella di liberare la propria espressività attraverso il creare, nel “rendere forma alle cose“. Prova sentimenti appassionati, forti, intensi, con una vita sessuale ed erotica “magmatica” che spesso rimane chiusa nel corpo finché non trova fuori espressione. Non di rado, comunicare con persone le quali presentano tale Archetipo è assai difficile, non è il tipo di persona capace di fare gruppo, il cameratismo maschile non è nella sua indole in quanto si sente persino escluso dagli altri uomini. Tale difficoltà deriva spesso da parte di un rifiuto del padre (o la madre), che crescendo può portarlo ad un senso profondo di rabbia per i propri simili, considerandosi escluso dai suoi pari e dall’Olimpo degli Dèi.


[1] Ovviamente non si può non menzionare il pianeta Vulcano (nell’originale inglese Vulcano), menzionato nella serie televisiva di fantascienza “Star Trek“, luogo di origine della specie umanoide dei Vulcaniani a cui appartiene il sig. Spock, seppure sia situato in un altro Sistema Solare.