“I Popoli Nativi del Nord America” [2]

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Sempre tra gli indiani, questa volta tra i Navaho, sono ben presenti ulteriori leggende e ancestrali culti relativi al contatto con questi “Esseri” provenienti dal Cielo. Si racconta che in California, la celebre Death Valley (la Valle della Morte), fosse chiamata dai Navaho con il termine Tomesha, la “Terra Fiammeggiante“. Secondo i loro racconti è abitata nel sottosuolo da tempi immemorabili, e i suoi abitanti, gli Hav-Musuvs, sono capaci di viaggiare a bordo di canoe volanti simili alle aquile. Pure questi Hav-Musuvs indossano abiti bianchi e possiedono strane armature che generano una sensazione “tremenda”, come una pioggia di spine di cactus. I Navaho sono convinti dimorino ancora oggi in quei luoghi e a volte si lascino mostrare nel Cielo, venendo scambiati per i moderni U.F.O. Persino tra i Cherokee ci sono molte leggende che descrivono di contatti tra “Entità Sovrannaturali” e Umani, mentre tra i miti degli Irochesi si racconta di quando il “Creatore” fece uscire dal Mare la Terra, ma all’epoca era tutto buio e gli animali si accorsero come non fosse possibile vivere in quelle condizioni, perciò la “Tartaruga” organizzò un’assemblea per valutare la situazione e, dopo varie discussioni, tutti furono d’accordo di quanto fosse necessario sistemare una grande luce nel Cielo, affinché la Terra fosse adeguatamente illuminata. Ed è chiaramente ravvisabile in questo mito quello giapponese di Amaterasu, la quale si rintanò nella caverna e fece piombare la Terra nel buio più completo, costringendo gli “80.000 Dèi della Galassia” a trovare una soluzione.

«Un tempo c’era una giovane molto bella. Era rimasta orfana da molti anni e viveva col padre, Sette fratelli e una sorellina. Tanti giovani volevano sposarla, ma lei li respingeva tutti. Aveva un orso come amante e lo incontrava di nascosto quando i fratelli andavano a caccia col padre; in questi casi andava a far legna nel bosco, lasciando la sorellina sola in casa. Quando la sorellina crebbe notò che la sorella impiegava troppo tempo a prendere la legna, così un giorno la seguì e scoprì che era l’amante dell’orso. Corse a casa velocemente e raccontò al padre ciò che aveva visto. Il padre capì che era quella la ragione per cui la figlia maggiore non si voleva sposare; chiese aiuto a tutti i cacciatori e andò con loro nel bosco a uccidere l’orso. I cacciatori trovarono l’orso e lo uccisero. La giovane andò su tutte le furie; con la carne dell’orso morto acquistò il potere di trasformarsi in orso, si recò nel villaggio e uccise tutti gli abitanti, poi riprese il suo aspetto normale. La sorellina raccontò tutto ai fratelli, essi ebbero timore che la sorella potesse uccidere anche loro, e decisero di andarsene e partirono il più velocemente possibile. La sorella maggiore, allora, si trasformò in un’orsa per inseguirli. Stava per raggiungerli quando uno dei ragazzi prese un po’ d’acqua e la spruzzò tutt’intorno, e immediatamente si formò un grande lago fra loro e l’orsa. I bambini si misero a correre mentre l’orsa li seguiva; furono raggiunti, ma uno di loro gettò per terra un aculeo di istrice, che si trasformò in un grande bosco folto d’alberi; ma l’orsa riuscì a superarlo e li raggiunse. Questa volta salirono tutti su un albero alto. L’orsa prese un bastone, lo tirò sull’albero e fece cadere quattro fratelli, che morirono. Un uccellino, che volava intorno all’albero, gridò ai bambini: “Colpitela alla testa!” Allora uno dei ragazzi lanciò una freccia alla testa dell’orsa, che cadde a terra morta. Poi scesero dall’albero. Il fratellino prese una freccia, la lanciò dritta nell’aria e, quando cadde, uno dei fratelli morti tornò in vita. Egli ripeté il lancio finché tutti resuscitarono. Alla fine, discussero fra loro: ormai erano soli al Mondo; la loro gente era morta e non sapevano dove andare a vivere. Alla fine, decisero che avrebbero preferito vivere in Cielo. Chiusero gli occhi e iniziarono a salire. Sono rimasti per sempre lassù, dove brillano di notte. Il fratellino è la Stella Polare, i sei fratelli e la sorellina formano l’Orsa Maggiore. Tutti i fratelli sono disposti a seconda dell’età, cominciando dal più grande. Così sono nate le Sette Stelle dell’Orsa Maggiore.» (“La Leggenda delle Sette Stelle” dei Piedi Neri, nativi americani)

Una leggenda straordinaria che fonde non solo le storie sui “Sette Rishi provenienti dal Grande Carro“, ma persino tante altre vicende diventate famose nel Cinema, da “Sette Spose per Sette Fratelli“, “I Sette Samurai“, “I Magnifici Sette“, etc., dimostrando una comunanza di fondo in miti così lontani nel tempo, in grado ancora oggi di infonderci profonde e imperiture verità celate. Una leggenda Abenaki narra la singolarissima storia del capo M’Sartto (Stella del Mattino) e di suo figlio, un ragazzo spigliato e indomito che lo preoccupava molto perché si allontanava spesso dalla tribù, scomparendo per giorni, viaggiando verso nord, e senza mai dare spiegazioni al ritorno. Un giorno il padre si rese conto di come fosse arrivato il momento di vederci chiaro e decise di seguirlo. Percorse tutte le sue tracce sino a quando, preso dalla stanchezza, chiuse gli occhi e dopo averli riaperti si ritrovò in un posto sconosciuto senza Sole, Luna o Stelle, avvolto da una luce soffusa e sinistra. Nel frattempo, attorno si erano radunati molti “Esseri“, diversi da lui e dalla sua gente e con i quali inizialmente non riusciva a comunicare perché parlavano una lingua sconosciuta. Finalmente, dopo diversi giorni “un vecchio” comunicò a M’Sartto nella sua lingua e gli disse che si trovava nel paese delle “Luci Settentrionali, Wa-ba-ban“, e lui era l’unico dal “paese inferiore” a capire tale lingua.

Parlarono a lungo e scoprirono che avevano seguito la stessa strada per arrivare sin lì, attraverso la “Pista degli Spiriti“, ovvero la Via Lattea, chiamata nella loro lingua “Ket à gus wowt“, dove erano riusciti a raggiungere quel “Regno Celeste“. Ad un certo punto gli rivelò che il capo di “Wa-ba-ban” lo avrebbe aiutato a ritornare a casa, ma lui insistette per ritrovare suo figlio, a quel punto “il vecchio” parlò con le autorità perché tale desiderio si potesse esaudire. Il “Capo delle Luci Settentrionali” radunò, quindi, l’intero suo popolo per salutarli e li rimandò a casa, e ripercorrendo la Via Lattea a ritroso ritornarono nel proprio villaggio sulla Terra. Anche i Lakota narravano di avere incontrato una bella donna vestita con una pelle bianca di bufalo con sulle spalle uno strano “fagotto”. Diceva di provenire dalle profondità del Cielo ed era arrivata sulla Terra per insegnare loro l’agricoltura ed altre utili tecnologie e conoscenze, mentre è tra i Chippewa ove abbiamo persino una delle prime testimonianze di un “Crop Circle” ante-litteram, essendo un fenomeno poi non raro, dato che già i Nativi lo avevano denominato “Cerchio degli Spiriti”. Nota è la storia del cacciatore di nome Algon, il quale sul sentiero si imbatté in un “circolo” che sembrava pestato da molti piedi, malgrado al di fuori di esso non ci fossero impronte.

«Un giorno in un bosco alcuni arbusti secchi presero fuoco; le fiamme si innalzarono rapidamente, estendendosi dappertutto. La tribù si chiese come combattere quell’incendio e uno di loro propose di cercare l’Uomo del Ghiaccio, che viveva in una terra lontana del Nord. Furono inviati alcuni di loro per cercarlo e condurlo sul luogo. Quando lo raggiunsero, videro un uomo molto vecchio, con i lunghi capelli bianchi legati in trecce. Appena seppe qual era il problema, si sciolse le trecce e si batté i capelli tra le due mani. Subito si sollevò un gran vento; batté nuovamente i capelli tra le mani e scese la pioggia, rifece il gesto per la terza volta. Dal Cielo caddero prima la grandine e poi fiocchi di neve. Disse loro di avviarsi, promettendo che li avrebbe raggiunti l’indomani. Tornati al loro paese, portarono la speranza ai propri compagni spaventati da quell’incendio indomabile. Il giorno dopo si alzò il vento e capirono che l’Uomo del Ghiaccio stava arrivando. Il vento sollevò ancora di più le fiamme; scese la pioggia, ma non bastò a spegnere l’incendio; caddero prima la grandine e poi la neve e l’incendio si spense. Al posto della radura incendiata ora c’era un grande lago.» (“La Leggenda dell’Uomo di Ghiaccio“, nativi americani)

Prima dell’arrivo degli europei, in America del Nord esistevano centinaia di tribù, clan e popoli dalle credenze e dai costumi più svariati, e se anche queste culture erano molto diverse tra di loro, le accomunava però una spiritualità intrisa di naturismo e animismo. Credevano, infatti, come l’Universo fosse popolato di Spiriti e che animavano ogni forma di vita naturale: piante, animali, uomini, compresi gli “Elementi“, così come ogni cosa si dice fosse abitata dalla Divinità. Uno di questi popoli, i Creek (del sud-est degli Stati Uniti), conosciuti anche con il loro nome originario, i Muscogee (o Muskogee), discendevano presumibilmente dai “Costruttori di Tumuli della Cultura del Mississippi“, lungo il fiume Tennessee, e si pensa ebbero legami pure con gli Utinahica nella Georgia del Sud. I Muscogee, o Creek, vivevano nelle valli fluviali degli attuali stati americani del Tennessee, della Georgia e dell’Alabama, ed erano composti da numerosi gruppi etnici che parlavano diverse lingue distinte, come l’Hitchiti, l’Alabama, e il Coushatta; quelli siti lungo il fiume Ocmulgee furono chiamati indiani “Creek” dai commercianti inglesi della Carolina del Sud, e in seguito questo termine fu dato a tutti gli indigeni della regione per meglio riconoscerli. Ebbene, nella loro variegata e complessa cosmogonia si trova un’interessantissima storia della “Creazione“, la quale narra di un Creatore soddisfatto della propria opera, eppure dopo aver osservato gli oceani, le montagne, le pianure, i deserti, i laghi, i fiumi, le piante e gli alberi, notò che mancava ancora qualcosa.

Niente si muoveva in quel Mondo perfetto, quindi diede vita ad animali, uccelli, rettili e pesci, plasmandone di ogni forma e colore. Alla fine si compiacque nuovamente della sua opera, in quanto vi aveva apportato anche un ulteriore bellezza al proprio disegno, e la vita sulla Madre Terra sembrò da quel momento svolgersi in perfetto equilibrio e armonia. Dopo molte lune, un giorno gli animali chiamarono a sé il Creatore, lo ringraziarono per tutto ciò che gli aveva loro donato, tuttavia gli fecero notare come non avessero alcuno scopo all’interno di quel perfetto equilibrio. Il Creatore stupito rifletté a lungo su quelle parole, e dopo un po’ rispose loro che gli avrebbe donato una nuova creatura, più debole, di cui occuparsi, curare e istruire, una creatura la quale non sarebbe stata perfetta similmente a tutte le altre, ma debole, piccola e ignorante. A quel punto plasmò l’Uomo e la Donna e li pose in mezzo a loro, e gli animali iniziarono subito a prendersi cura di questi esseri inermi, ad insegnargli come trovare cibo e rifugio, a mostrargli quali erano le erbe medicinali, etc. Gli Umani, anche grazie alle cure di tutti gli animali, si moltiplicarono a dismisura e in breve divennero moltissimi, gli animali, però, iniziarono ben presto a preoccuparsi non appena gli uomini diventarono più forti ed arroganti, chiedendo sempre più cibo e soddisfazioni.

Quando gli animali iniziarono a ritirarsi o a non soddisfare più le richieste dell’Uomo, questi, profondamente irato, raccolse una pietra e iniziò ad ucciderli. Fu a quel punto che l’Uomo scoprì di potersi nutrire della carne degli animali morti, a usarne le pelli per coprirsi, con le ossa, le unghie e i denti avrebbe creato i suoi trofei, e quando tra di loro capirono come tutto questo potesse condurli verso una strada di potere e dominio, iniziarono a massacrare tutti gli animali un tempo loro fratelli e che vivevano attorno. Il Creatore, il quale osservava dall’alto gli sviluppi, un giorno chiamò a sé gli animali e disse loro che aveva deciso di richiamarli tutti presso il suo Spirito e di lasciare gli Umani a regnare su Madre Terra per un periodo di tempo, fintanto non si fossero accorti dei loro tragici errori. Gli animali, però, spinti a compassione, sapendo che gli uomini non sarebbero sopravvissuti senza di loro, pregarono il Creatore di avere pietà, ed egli ascoltò la richiesta esaudendola con una precisa volontà. Per proteggerli dall’Uomo tolse agli animali la possibilità di parlargli, infuse nel loro animo la paura per non farli avvicinare più a lui, ma al contempo creò persino uno “Spirito Animale” che li potesse rappresentare nel “Mondo del Sogno“. Questo “Spirito Animale” o “Animale Totem“, sarebbe andato solo da quegli uomini giusti, buoni e dal cuore nobile e puro, diventando così il “Custode del loro Spirito“, la “Guida” dalla quale imparare ad essere gentili e saggi.

«Un giorno un ragazzo, molto abile benché giovane, andò a cacciare e nel carniere raccolse diverse pernici. Mentre tornava verso casa avvertì una grande stanchezza e si poggiò vicino ad una grande roccia che somigliava ad una testa umana. Una voce parlò. A parlare era la grande pietra alla quale si era appoggiato per riposare. “Ti racconterò una storia, – disse -, io sono la Grande Roccia.” Così cominciò a parlare, raccontando la Creazione della Terra. Durante questa splendida narrazione, il giovane avvertì un grande calore, che sciolse il gelo e si sentì in pace. Alla fine, il ragazzo ringraziò e corse a casa per far conoscere quella magnifica storia alla famiglia. Entrato nella capanna annunciò di dover raccontare qualcosa di straordinario, tutti si radunarono intorno al fuoco e il giovane ripeté il lungo racconto della Grande Roccia. Le sue parole scacciarono il gelo dell’inverno e riscaldarono gli animi di tutti, e quella notte tutti dormirono in pace. Il giorno seguente, il ragazzo si recò nuovamente dalla Grande Roccia e le chiese di narrargli una nuova storia. Continuarono così per molti giorni, nel corso di tutto il lungo tragitto invernale, quando il gelo cerca di mordere il cuore degli uomini. Grande Roccia gli raccontò dei tempi antichi, quando il Cielo e la Terra erano nuovi e il Sole e la Luna dei giovani amanti. Giunta la primavera, la Grande Roccia non raccontò più, ma gli disse: “Ti ho raccontato tutte le mie storie. Ora dovranno essere custodite dal tuo popolo. Le racconterete ai vostri figli e loro ai nipoti e aggiungerete altre storie che verranno. Torna dai tuoi e vivi nella pace.” Fu così che le storie entrarono nella vita e nella cultura degli Indiani e sono raccontate ancora oggi davanti al fuoco durante le notti invernali, per riscaldare il cuore degli uomini.» (“La Leggenda della Grande Roccia“, nativi americani)