“Marte, il selvaggio guerriero”

Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole, risulta visibile a occhio nudo ed è l’ultimo dei pianeti di tipo terrestre dopo Mercurio, Venere e la Terra. Conosciuto pure col nome di “Pianeta Rosso“, per via del suo caratteristico colore causato dall’enorme quantità di ossido di ferro che lo ricopre, Marte prende il nome dell’omonima Divinità della mitologia romana, e il suo simbolo astronomico è la rappresentazione stilizzata dello scudo e della lancia del Dio (Mars symbol.svg; Unicode: ♂).[1] Pur presentando temperature medie superficiali assai basse (tra -120 e -14 °C) e un’atmosfera rarefatta, è il pianeta più simile al nostro tra quelli presenti nel Sistema Solare. Le sue dimensioni sono intermedie, tra quelle della Terra e della Luna, l’inclinazione dell’asse di rotazione e la durata del giorno sono simili a quelli terrestri, presenta una superficie con alcune formazioni vulcaniche notevoli, valli, calotte polari, deserti sabbiosi, formazioni geologiche che suggeriscono la presenza di un’idrosfera in un lontano passato. La superficie del pianeta è fortemente craterizzata, a causa della quasi totale assenza di agenti erosivi come attività geologica, atmosferica, idrosferica, della totale assenza di attività tettonica delle placche capace di formare e modellare la superficie. La bassa densità atmosferica non è in grado di consumare le meteore provenienti dallo Spazio, le quali raggiungono il suolo con una frequenza maggiore che sulla Terra. Tra le formazioni geologiche più notevoli si menzionano: l’Olympus Mons, il vulcano più grande del Sistema Solare (alto 27 km); le Valles Marineris, un lungo canyon notevolmente più esteso di quelli terrestri; un enorme cratere sull’emisfero boreale, ampio circa il 40% dell’intera superficie marziana. Attorno al pianeta, inoltre, orbitano anche due satelliti naturali, Fobos e Deimos, di piccole dimensioni e dalla forma irregolare.

A occhio nudo Marte solitamente appare di un marcato colore giallo, arancione o rossastro e per luminosità è il più variabile nel corso della sua orbita tra tutti i pianeti esterni: la sua magnitudine apparente infatti passa da un minimo +1,8 fino a un massimo di −2,91 all’opposizione perielica[2] (anche chiamata grande opposizione). La distanza con la Terra varia da un minimo di 55,7 milioni di chilometri ad un massimo di 401 milioni, con una media di 254 milioni di chilometri. Marte, inoltre, orbita attorno al Sole a una distanza media di circa 2,28×108 km (1,52 au) e il suo periodo di rivoluzione è di circa 687 giorni (1 anno, 320 giorni e 18,2 ore terrestri). Il giorno solare di Marte (il Sol) è poco più lungo del nostro: 24 ore, 37 minuti e 23 secondi. L’inclinazione assiale marziana è di 25,19° che risulta simile a quella della Terra, per questo motivo le stagioni si assomigliano eccezion fatta per la durata doppia su Marte. In passato Marte seguiva un’orbita molto più circolare: circa 1,35 milioni di anni fa la sua eccentricità era equivalente a 0,002, che è molto inferiore a quella terrestre attuale. Presenta pure un ciclo di eccentricità di 96.000 anni terrestri paragonati ai 100.000 della Terra; negli ultimi 35.000 anni l’orbita marziana è diventata sempre più eccentrica a causa delle influenze gravitazionali degli altri pianeti e il punto di maggior vicinanza tra Terra e Marte continuerà a diminuire nei prossimi 25.000 anni.

Si è formato 4,6 miliardi di anni fa con una storia simile agli altri tre pianeti terrestri, dopo la condensazione della nebulosa solare primordiale. A causa della sua distanza dal Sole, durante la fase iniziale della formazione, nella sua orbita si trovava una concentrazione maggiore di elementi con basso punto di ebollizione, come cloro, fosforo e zolfo, probabilmente spinti via dalle orbite interne dal forte vento solare della giovane stella. La storia del pianeta viene inoltre suddivisa in quattro ere geologiche, le quali caratterizzano la sua formazione ed evoluzione.

  • Noachiano – in un’età compresa tra i 4,1 e i 3,7 miliardi di anni fa, il pianeta fu oggetto di un intenso bombardamento tardivo di cui fu vittima pure la Terra. Circa il 60% della superficie presenta dei marcatori risalenti a tale epoca, in particolare alcuni crateri da impatto. Il più grande di questi si trova nell’emisfero settentrionale con un diametro di circa 10.000 km, quasi metà della circonferenza del pianeta. L’ipotesi più accreditata sulla formazione di questo cratere è l’impatto con un possibile planetoide delle dimensioni di Plutone, il quale lasciò una profonda traccia sul pianeta con un bacino boreale, occupante circa il 40% del pianeta, conferendogli una carrateristica del tutto unica. Un’altra formazione particolare è la regione di Tharsis, soggetta a vulcanismo e inondata, verso la fine dell’Era, da una grande quantità d’acqua, molto abbondante all’epoca. Tali condizioni potrebbero aver permesso lo sviluppo di vita microgiologica.
  • Esperiano – in poco più di un miliardo e mezzo di anni, Marte passò da una fase calda e umida a quella fredda e arida attuale. Durante questa fase di transizione ci fu un’intensa attività vulcanica con alluvioni catastrofiche, le quali scavarono immensi canali lungo la superficie. Sono tipiche di questo periodo le grandi pianure basaltiche e l’Olympus Mons. Le continue eruzioni portarono in superficie grosse quantità di anidride solforosa e acido solfidrico, mutando le grandi distese di acqua in piccoli bacini ad alta acidità. Sebbene la scomparsa dei fiumi e dei laghi sia generalmente considerata ascrivibile verso la fine di questa Era, un recente modello sembra aprire alla possibilità che l’esistenza di corsi d’acqua sulla superficie del pianeta siano stati possibili sino a meno di un miliardo di anni fa.
  • Amazzoniano – da circa 3 miliardi di anni fa a oggi, il pianeta fu caratterizzato da un periodo povero di bombardamenti meteoritici e da condizioni climatiche fredde e aride, simili a quelle attuali. Una formazione tipica di questa Era è l’Amazonis Planitia, una vasta pianura con pochi crateri, grazie anche all’attività geologica relativamente stabile e la diminuzione degli effetti caotici del Sistema Solare.

Imponente anche l’attività vulcanica, a dimostrazione del fatto che uno dei più grandi vulcani dell’intero Sistema Solare si trova proprio su Marte. L’Olympus Mons, con una base di 600 km e un’elevazione pari a circa 24 km rispetto alle pianure circostanti, presenta una caratteristica simile ai vulcani a scudo delle isole Hawaii, originatisi dall’emissione per lunghissimi tempi di lava molto fluida. Uno dei motivi per cui su Marte sono presenti dei giganteschi edifici vulcanici è la mancanza della mobilità delle placche tettoniche nella crosta marziana, questo significa che i punti caldi da cui sale il magma in superficie, si trovano sempre nelle stesse zone del pianeta senza spostamenti nel corso delle varie epoche. Un’altra notevole struttura è un gigantesco canyon, lungo 5000 km, largo 500 e profondo 5-6 km che attraversa il pianeta all’altezza dell’equatore e prende il nome di Valles Marineris. Costituisce un vero e proprio sfregio sulla superficie marziana, e data la sua enorme struttura, non è chiaro cosa possa averla generata, infatti, tale struttura è così immensa da far sembrare minuscolo il Grand Canyon americano, tant’è che l’equivalente terrestre dovrebbe partire da Londra e arrivare a Città del Capo, con una profondità dell’ordine di 10 km. Un altro importante canyon è la Ma’adim Vallis (dal termine ebraico indicante appunto Marte), la sua lunghezza è di 700 km, la larghezza 20 km e raggiunge in alcuni punti una profondità di 2 km. Durante l’epoca Noachiana la Ma’adim Vallis appariva come un enorme bacino di drenaggio di circa 3 milioni di chilometri quadrati. Marte presenta 43.000 crateri d’impatto con un diametro superiore a 5 km, tra i quali spicca il Bacino Hellas e per le sue dimensioni ha meno probabilità della Terra di entrare in collisione con un oggetto esterno, tuttavia si trova in prossimità della Cintura degli Asteroidi dove la possibilità di entrare in contatto con gli oggetti intrappolati nell’orbita di Giove è molto più alta.

La pressione atmosferica media è di 700 Pa ma varia da un minimo di 30 Pa sull’Olympus Mons a oltre 1155 Pa nella depressione di Hellas Planitia, pertanto per paragone Marte ha una pressione atmosferica che è meno dell’1% rispetto a quella della Terra. L’atmosfera marziana si compone principalmente di anidride carbonica (95%), azoto (2,7%), argon (1,6%), vapore acqueo, ossigeno e monossido di carbonio. Inoltre è stata definitivamente provata la presenza di Metano e in certe zone addirittura di ingenti quantità, ed essendo un gas instabile che viene scomposto dalla radiazione ultravioletta, – solitamente in un periodo di 340 anni nelle condizioni atmosferiche marziane, – la sua presenza indica l’esistenza di una fonte di produzione relativamente recente; tra le diverse possibili cause vi sono l’attività vulcanica, l’impatto di una cometa o la presenza di forme di vita microbiche, un’altra possibile causa potrebbe essere un processo non biologico. Durante l’inverno l’abbassamento della temperatura provoca della condensa attorno al 25-30% nell’atmosfera e che forma spessi strati di ghiaccio d’acqua o di anidride carbonica solida (ghiaccio secco). Con l’estate il ghiaccio sublima causando grandi sbalzi di pressione e conseguenti tempeste con venti i quali raggiungono persino i 400 km/h; tali fenomeni stagionali trasportano grandi quantità di polveri e vapore d’acqua che contribuiscono a generare grandi cirri nel Cielo, tra l’altro recentemente fotografate da diverse missioni spaziali sul pianeta rosso.

Tra tutti i pianeti del Sistema Solare, Marte è quello con il clima più simile al nostro per via dell’inclinazione del suo asse di rotazione, seppur le stagioni durino circa il doppio data la distanza dal Sole, in quanto lo porta ad avere una rivoluzione di poco meno di 2 anni. Le temperature variano dai -140° degli inverni ai sorprendenti 20 °C dell’estate, e la forte escursione termica è dovuta al fatto che Marte presenta una sottile atmosfera e una bassa capacità di trattenere il calore del suolo. Rilevanti sono pure le Tempeste di Sabbia che possono estendersi su una piccola zona o sull’intero pianeta. Solitamente si verificano quando il pianeta si trova prossimo al Sole, infatti è stato dimostrato come aumentino la temperatura atmosferica del pianeta grazie ad un particolare effetto serra. Entrambe le calotte polari, inoltre, sono composte essenzialmente da ghiaccio ricoperto da uno strato di circa un metro di anidride carbonica solida (ghiaccio secco) al polo nord, mentre lo stesso strato raggiunge gli otto metri in quello sud; entrambi i poli presentano dei disegni a spirale causati dall’interazione tra il calore solare disomogeneo e la sublimazione e condensazione del ghiaccio, e le loro dimensioni variano a seconda della stagione.

Marte possiede anche due satelliti naturali: Fobos e Deimos. Entrambi vennero scoperti da Asaph Hall nel 1877 e i loro nomi, Paura e Terrore, richiamano la mitologia greca secondo la quale essi accompagnavano il padre Ares, il Marte dei Romani, in battaglia. Non è ancora chiaro come il pianeta abbia catturato le sue lune, entrambe hanno un’orbita circolare, prossima all’equatore, cosa piuttosto rara per dei corpi catturati, tuttavia la loro composizione suggerisce che entrambi siano degli oggetti simili a degli asteroidi. Fobos è la maggiore delle due lune misurando 26,6 km nel suo punto più largo, presentandosi come un oggetto roccioso dalla forma irregolare, segnata da numerosi crateri tra cui quello di Stickney che ne ricopre quasi la metà in larghezza. La superficie del satellite è inoltre ricoperta di regolite, la quale riflette solo il 6% della luce solare che lo investe, mentre la densità media molto bassa ne ricorda la struttura dei meteoriti di condrite caronacea e suggerisce che sia stata catturata dal campo gravitazionale di Marte. La sua orbita dura 7 ore e 39 minuti ed è circolare, tuttavia essendo instabile può far pensare che sia stato catturato di recente, inoltre l’asse più lungo del satellite punta sempre verso il pianeta mostrandogli, come la nostra Luna, solo una faccia. Poiché si trova sotto l’altitudine sincrona, Fobos è destinato entro 50 milioni di anni ad avvicinarsi a Marte fino a disintegrarsi per effetto delle intense forze mareali. Deimos, invece, è il satellite più esterno e più piccolo, essendo di soli 15 km nella sua sezione più lunga, presentando una forma abbastanza ellittica e, a dispetto della sua modesta forza gravitazionale, trattiene un significativo strato di regolite sulla superficie, che ne ricopre parzialmente i crateri facendoli apparire più regolari rispetto a Fobos. Esso si trova appena al di fuori dell’orbita sincrona e sorge a est impiegando però circa 2,7 giorni per tramontare a ovest, nonostante la sua orbita sia di 30 ore e 18 minuti, mentre la distanza media dal pianeta rosso è di 23.459 km; come Fobos mostra sempre la stessa faccia nel cielo di Marte.

Marte prende il nome dal dio romano della guerra, Mars (e in generale di buona parte dei popoli italici antichi), tanto che era conosciuto pure dai Sabellici col nome di Mamers. Gli astronomi babilonesi lo chiamavano Nergal, divinità del fuoco, della distruzione e della guerra, probabilmente per la sua colorazione rossastra. I Greci identificarono Nergal con il loro dio della guerra Ares, denominandolo Ἄρεως ἀστἡρ (Areos aster) o “Stella di Ares“; altro nome con cui lo identificavano era anche Πυρόεις (Pyroeis) o “infuocato“. A seguito della successiva identificazione presso gli antichi romani di Ares con Mars, la denominazione venne tradotta in “Stella Martis” o semplicemente Mars. Nella mitologia indù era conosciuto col nome di Mangala (मंगल), sebbene in sanscrito fosse noto come Angaraka, dal nome del dio celibe della guerra che possedeva i segni dell’Ariete e dello Scorpione, oltre ad essere insegnante delle “Scienze Occulte“. Per gli antichi egiziani era Ḥr Dšr o “Horus il Rosso“, mentre per gli Ebrei Ma’adim (מאדים) o “colui che arrossisce“; da qui inoltre deriva il nome di uno dei maggiori canyon di Marte: la Ma’adim Vallis. Gli Arabi lo conoscono col nome di al-Mirrikh, i Turchi come Merih e in Urdu e in Persiano è noto col termine di Merikh (مریخ): sono evidenti le somiglianze della radice del termine ma l’etimologia della parola resta sconosciuta. Gli Antichi Persiani lo chiamavano Bahram(بهرام) in onore del dio della fede zoroastriana, mentre Cinesi, Giapponesi, Coreani e Vietnamiti si riferiscono al pianeta come “Stella Infuocata” (火星), nome che deriva dalla mitologia cinese del ciclo dei “Cinque Elementi“.

Ritornando nel nostro territorio, Marte fu venerato con numerosi nomi, sia dai Latini, gli Etruschi e altri popoli Italici e Celtici: Maris, nome Etrusco da cui deriva il nome del Dio Romano; Mars, nome Romano; Marmar; Marmor; Mamers, nome con cui era venerato dai popoli italici di stirpe osca; Marpiter; Marspiter; Mavors. Aveva inoltre diversi epiteti, tra cui ricordiamo: Diuum deus: ‘dio degli dèi’, nome con cui viene designato nel Carmen Saliare; Gradivus: ‘colui che va‘, con valore spesso di ‘colui che va in battaglia‘, ma può essere collegato al “ver sacrum“, quindi ‘colui che guida, che va‘; Leucesios: epiteto del Carmen Saliare dal significato di ‘lucente‘, ‘dio della luce‘, questo epiteto può essere persino legato alla sua caratteristica di dio del tuono e del lampo; Silvanus: in Catone, nel libro “De agri cultura“, Marte viene soprannominato Silvanus in riferimento ai suoi aspetti legati alla natura e collegandolo con Fauno; Ultor: epiteto tardo, dato da Augusto in onore della vendetta per i cesaricidi (da ultor, -oris: vendicatore). Rappresentava inoltre la virtù, la forza della natura e della gioventù, specie legata alla pratica militare. In relazione con l’antica pratica italica del “uer sacrum“, la “Primavera Sacra“, dove i cittadini, in difficili situazioni, prendevano la decisione sacra di allontanare dal proprio territorio le nuove generazioni, non appena fossero diventate adulte. Giunto il momento, Marte prendeva sotto la sua custodia i giovani espulsi che formavano solo una banda, proteggendoli finché non avessero fondato una nuova comunità sedentaria espellendo o sottomettendo altri occupanti; accadeva che sovente intervenissero alcuni animali consacrati a Marte a guidarli, diventando loro eponimi: un lupo (hirpus) aveva guidato gli Irpini, un picchio (picus) i Piceni, mentre i Mamertini fanno derivare il loro nome direttamente dal Dio.

Marte, nella società romana, assunse un ruolo molto importante della sua controparte greca (Ares), probabilmente perché venne considerato il padre, non solo del popolo romano ma di tutti gli Italici in generale; ricordiamoci come Marte, accoppiatosi con la vestale Rea Silvia generò Romolo e Remo, fondatori di Roma. Di conseguenza fu considerato il padre del popolo romano tanto che i romani si chiamavano tra loro “Figli di Marte“. Marte comparve spesso sulla monetazione romana, sia repubblicana che imperiale, con vari titoli: Marti Conservatori (protettore), Marti Patri (padre), Mars Ultor (vendicatore), Marti Pacifero (portatore di pace), Marti Propugnatori (difensore), Mars Victor (vincitore). Il mese di marzo, il giorno di martedì, i nomi Marco, Marcello, Martino, il pianeta Marte, il popolo dei Marsi e il loro territorio Martia Antica (la contemporanea Marsica) devono a lui il loro nome. Una Divinità estremamente importante di cui però non sappiamo molto delle sue origini. Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione, chiese aiuto perciò a Flora la quale le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia, permettendo di concepire al solo contatto. Così diventò madre e fece allevare il figlio da Priapo, insegnandogli l’arte della guerra. La leggenda, ricalcandone il mito greco è di tradizione assai tarda, con innesti di testimonianze più antiche, del resto pure l’equivalente norreno, Thor, nacque dalla terra, o Jǫrð e così le molte divinità elleniche.

Gli antichi monumenti rappresentano il dio Marte in maniera piuttosto uniforme: quasi sempre è raffigurato con indosso l’elmo, la lancia o la spada e lo scudo, raramente con uno scettro mentre talvolta è ritratto nudo, altre volte con l’armatura e spesso ha un mantello sulle spalle. Sovente è rappresentato con la barba, nonostante nella maggior parte dei casi sia sbarbato, spesso posto ai piedi o su un carro trainato da due cavalli imbizzarriti, e ha sempre un aspetto combattivo. Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l’effigie di una lancia chiamata “Quiris” da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo, nome anche del famoso colle di Roma, il Quirinale, dove ha la propria residenza l’attuale Presidente della Repubblica Italiana[2]. Tra tutti gli italici ma specie tra i Latini, fu molto venerato già a partire dal regno di Numa Pompilio, quando venne istituito un “Consiglio di Sacerdoti“, scelti tra i patrizi, chiamati Salii, incaricati di vigilare sui “Dodici Scudi Sacri“, gli Ancilia, di cui si dice uno fosse caduto direttamente dal Cielo; questi sacerdoti, inoltre, si distinguevano dal resto della popolazione per la loro tunica purpurea. Nella capitale vi era pure una fontana consacrata a Marte, venerata dai cittadini, tanto che una volta persino l’imperatore Nerone vi si bagnò, gesto interpretato dal popolo come sacrilego tanto da fargli perdere consensi e credibilità; si narra che da quel giorno Nerone iniziò ad avere problemi di salute, ritenuti dal popolo una vendetta da parte dello stesso Dio. Marte era inoltre venerato fastosamente in marzo, il primo mese dell’anno nel calendario romano, il quale segnava la ripresa delle attività militari dopo l’inverno e che portava il suo nome, con le Feriae Martis, Equirria, Agonium martiale, Quinquatrus e Tubilustrum; altre cerimonie importanti avvenivano in febbraio e in ottobre.

Gli Equirria si tenevano il 27 febbraio e il 14 marzo. Erano giorni sacri con significato religioso e militare, dove i romani vi mettevano molta enfasi per sostenere l’esercito e rafforzare la morale pubblica, mentre i sacerdoti tenevano riti di purificazione dell’esercito e si tenevano corse di cavalli nel Campo Marzio. Le “Feriae Martis“, inoltre, si tenevano dal 1º al 24 marzo e durante queste festività, “Dodici Salii Palatini” percorrevano la città in processione, portando ciascuno un Ancile, uno dei “Dodici Scudi Sacri” e fermandosi ogni notte ad una stazione diversa (mansio), similmente a quanto avviene nella cristiana Via Crucis. Nel percorso i Salii eseguivano una danza con un ritmo di tre tempi (tripudium) e cantavano l’antico e misterioso Carmen Saliare. Il 19 marzo si teneva il Quinquatrus, durante il quale gli scudi venivano ripuliti, mentre il 23 marzo si teneva il Tubilustrium, dedicato alla purificazione delle trombe usate dai Salii e alla preparazione delle armi dopo la pausa invernale. Infine, il 24 marzo gli Ancilia venivano riposti nel sacrario della Regia. L’October Equus si teneva alle idi di ottobre (15 ottobre), quando si svolgeva una corsa di bighe e veniva sacrificato a Marte il cavallo di destra del trio vincente tramite un colpo di lancia del Flamine marziale. La coda veniva tagliata e il suo sangue sparso nel cortile della Regia. Si svolgeva, poi, una battaglia tradizionale tra gli abitanti della Suburra che volevano la coda per portarla alla Turris Mamilia e quelli della Via Sacra che la volevano per la Regia. Il 19 ottobre si teneva l’Armilustrium, dedicato alla purificazione delle armi e alla loro conservazione per l’inverno, mentre ogni cinque anni si tenevano in Campo Marzio le Suovetaurilia, dove davanti all’altare di Marte (Ara Martis) il censo veniva accompagnato da un rito di purificazione tramite il sacrificio di un bue, un maiale e una pecora[3].

Marte da sempre ha alimentato la propria immagine collettiva, specie anche nella nostra epoca più moderna, specie grazie ad una nutrita produzione fantascientifica. A capo di questa vasta produzione spicca il romanzo “La Guerra dei Mondi” di H.G. Wlls, pubblicato nel 1898, nel quale i Marziani abbandonano il loro pianeta morente per invadere il nostro. Negli Stati Uniti il 30 ottonre 1938 venne trasmesso in diretta un adattamento del romanzo in forma di finta radiocronaca, in cui la voce di Orson Wells annunciava alla popolazione dello sbarco sulla Terra dei Marziani; tale evento scatenò reazioni di panico tra la popolazione in vere e proprie scene di panico per le strade di molte città. Nel suo romanzo “I Viaggi di Gulliver” del 1726, Jonathan Swift menzionò le lune di Marte 150 anni prima della loro scoperta da parte di Asaph Hall, con una descrizione dettagliata e sorprendente delle loro orbite; tali similitudini restano ancora oggi un mistero. Influenti furono anche il “Ciclo di Barsoom” di Edgar Rice Burroughs, le “Cronache Marziane” di Ray Bradbury del 1950, ove alcuni esploratori dalla Terra distruggono accidentalmente una civiltà marziana. Un altro riferimento estremamente interessante si trova nella “Trilogia Spaziale” di Clive Staples Lewis, in particolare nel primo libro intitolato “Lontano dal Pianeta Silenzioso“. Dopo l’arrivo delle prime fotografie delle sonde Mariner e Viking si svelò finalmente il vero aspetto del pianeta, un mondo apparentemente senza vita e senza i famosi canali pieni di acqua. Le storie di fantascienza, allora, si concentrarono nella futura terraformazione marziana, come nella “Trilogia di Marte” di Kim Stanley Robinson, che descriveva in maniera realistica delle colonie terrestri sul pianeta. Altro tema ricorrente, specie nella letteratura americana, è la lotta per l’indipendenza della colonia marziana dalla Terra, questo infatti è l’elemento che caratterizza la trama di alcuni romanzi di Greg Bear e Kim Stanley Robinson, o del celebre film “Atto di Forza” basato su una storia di Philip K. Dick, o la serie televisiva “Babylon 5“, o diversi videogiochi.

Esotericamente Marte è associato alle qualità dell’aggressività, dell’azione, del dinamismo e dell’impulsività. Marte è un Archetipo dall’identità maschile, pur essendo mosso dall’inconscio, portato al reagire più che all’agire. Concepito dalla sola Era, autonomamente senza il contributo (in parte o diretto) del “padre” Zeus, come la Sophia della Gnosi genererà così il Demiurgo, fu poi considerato collerico e per questo legato alla guerra, la distruzione, ma anche la virilità. Dante Alighieri collocò nel suo Cielo i “Guerrieri della Fede“, mentre nel “Convivio” lo associò alla musica, sia per la sua posizione mediana e armonica, sia per la capacità di attrarre gli “Spiriti Umani” distogliendoli da altre attività. Sul piano alchemico è associato al ferro e al colore rosso. Secondo le più moderne concezioni esoteriche (sul “Corpo Eterico di Marte“, di cui il pianeta fisico è solo l’espressione visibile), avrebbero dimora gli “Spiriti Luciferici“, i quali esercitano un influsso sulla Terra accendendo negli uomini desideri e impulsi sfrenati di libertà ed emancipazione, specie sessuale. Marte, secondo la mitologia romana, venne considerato anche il dio del tuono, della pioggia, la natura e la fertilità. La sua natura prettamente italica lo fece essere un “Dio Guida degli Uomini“, ma venne poi più tardi associato alla guerra attraverso una assimilazione dell’Ares greco, assai diverso. In quanto “Dio della Primavera“, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui dedicate, presiedeva sull’agricoltura e alle guerre che iniziavano in quel periodo, favorite grazie dalle condizioni climatiche. Rappresenta inoltre l’energia vitale che si esprime attraverso il dinamismo, l’aggressività, specie nel senso più etimologico del termine “andare verso” (dal latino ad-gredior). Nel suo Archetipo si esplica pure la necessità di una autoaffermazione personale, la competitività, il desiderio di combattere e vincere, sconfiggere i propri avversari, uccidere i mostri (specie interiori), superare gli ostacoli e conquistare favolosi tesori e bellissime fanciulle (Venere). E’ Energia ed azione, forza bruta, coraggio, determinazione, costanza, disciplina, aspetti compresi persino nei suoi lati più violenti. Archetipo che manifestandosi nel sesso maschile può presentare un partner ideale per la donna, riscontrando in lui un tipo di uomo attraente e che porta verso una piena soddisfazione personale, specialmente in ambito fisico e carnale.


[1] Il simbolo del pianeta, derivante dal simbolo astrologico di Marte, è un cerchio con una freccia che punta in avanti. Simboleggia lo scudo e la lancia sovente usate dal dio romano in battaglia. Lo stesso simbolo è usato in biologia per identificare il genere maschile e in alchimia per simboleggiare l’elemento ferro a causa del colore rossastro del suo ossido che corrisponde al colore del pianeta. Il suddetto simbolo inoltre occupa la posizione Unicode U+2642.

[2] Il nome Quirinus, come il nome Quirites, deriva da *co-uiria, cioè assemblea del popolo e indicava il popolo in quanto corpus di cittadini, da distinguere con Populus (dal verbo populari = devastare), che descrive il popolo in armi.

[3] Animali e oggetti sacri a Marte: Lupo – si ricorda il nipote Fauno, o la Lupa che ha allattato Romolo e Remo; Picchio – uccello del tuono e della pioggia oracolare, il quale nutrì Romolo e Remo insieme alla Lupa; Cavallo – simbolo della guerra (si ricorda Nettuno e gli Equirria); Toro – altro animale molto importante per il “ver sacrum” e per tutti i popoli italici; Hastae Martiae – sono le lance di Marte che si scuotevano in caso di gravi pericoli, tenute nel sacrario della Regia; Lapis manalis – la pietra della pioggia, in quanto dio della pioggia. A Marte si offrivano come vittime sacrificali vari tipi di animali: dei tori, dei maiali, delle pecore e, più raramente, cavalli, galli, lupi e picchi verdi, molti dei quali gli erano consacrati. Le matrone romane gli sacrificavano un gallo il primo giorno del mese a lui dedicato che, fino al tempo di Gaio Giulio Cesare, era il primo dell’anno.